<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804</id><updated>2012-02-16T12:08:15.221+01:00</updated><category term='politica'/><category term='italia'/><category term='economia'/><title type='text'>Salon Voltaire</title><subtitle type='html'>LA CULTURA DELLA RAGIONE</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>392</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8640772656180436353</id><published>2012-01-05T00:59:00.001+01:00</published><updated>2012-02-16T12:08:15.229+01:00</updated><title type='text'>Luigi Einaudi. Altro che Far West: la Legge, lo Stato liberale e il “liberalismo sociale” di mercato</title><content type='html'>&lt;p&gt;Oggi chiunque prova a definirsi “liberale”, spesso con imperturbabile faccia di bronzo. Perché la parola, si sa, è bella, e può servire a coprire le proprie personali magagne o la propria irrimediabile mancanza di idee. Così abbiamo visto nel passato Governo e in questo degradato Parlamento (non che i precedenti fossero immuni…) più d’un politico corrotto e senza programmi, tranne quello dell’arricchimento personale a tutti i costi, definirsi “liberale”, come se il Liberalismo ai suoi occhi sottoculturali sembrasse – a causa del suo supposto “lassismo” – il sistema più adatto a coprire i trucchi, i maneggi, le illegalità e i favori della politica, nei suoi intrecci perversi con l’economia e la finanza. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ebbene, una vulgata di tali politicanti di second’ordine vorrebbe che il “liberismo” einaudiano corrispondesse al puro e cinico “&lt;em&gt;laissez faire, laissez passer&lt;/em&gt;” di cui si scriveva e teorizzava tra Settecento e Ottocento. Tutt’altro. La posizione di Luigi Einaudi, grandissimo esponente della cultura, dell’economia e della politica liberale, più citato che effettivamente conosciuto, rivela a chi lo legge, specialmente nelle sue bellissime &lt;em&gt;Lezioni di politica sociale&lt;/em&gt;, il bel lato solidaristico del Liberalismo, attraverso una visione sorprendentemente moderna e agile, capace di coniugare senza sforzo mercato e tutela dei più deboli, lotta durissima ai monopoli pubblici e privati, uguaglianza nei diritti, rispetto delle regole, e iniziativa di uno Stato – lo Stato liberale, di cui sempre troppo poco si parla, ma che è pur sempre quello che ha fatto grandi le grandi democrazie liberali dell’Occidente – che non è assente, come si ritiene dai non-liberali o dai finti “liberali”, ma anzi, maieuticamente, deve facilitare, col minimo ingombro possibile, nientemeno che la libera realizzazione dei cittadini, cioè il loro uso delle libertà.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Basta per tutti – liberali e no – una pagina di Einaudi: "Va confutata la grossolana favola che il liberalismo sia sinonimo di assenza dello Stato o di assoluto lasciar fare o lasciar passare (*), e che il socialismo sia la stessa cosa dello Stato proprietario e gestore dei mezzi di produzione. Che i liberali siano fautori dello Stato assente, che Adam Smith sia il campione assoluto del lasciar fare e lasciar passare sono bugie che nessuno studioso ricorda;... ma, per essere grosse, sono ripetute dalla più parte dei politici, abituati a dire 'superata' l’idea liberale; non hanno letto mai nessuno dei libri sacri del liberalismo e non sanno in che cosa esso consista. Che i socialisti vogliano dare allo Stato la gestione compiuta dei mezzi di produzione è dettame talvolta scritto nei manifesti elettorali, ma ripugnante ai socialisti che aborrono dalla tirannia dello Stato onnipotente, e tali sono tutti i socialisti" (Luigi Einaudi).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per di più, Einaudi non era affatto appiattito sugli interessi degli industriali, come sono comprensibilmente molti ex-fascisti, ex-comunisti o conservatori riciclati che si spacciano per “liberisti”, mostrando la loro enorme coda di paglia. Ed era anche strenuo difensore della Natura e dell’ambiente. Niente privilegi per le aziende, insomma, neanche di impunità in caso di inquinamento: “Questa del fumo e della polvere intollerabile che esce fuori dalla zona industriale di Pozzuoli e dalle altre… è una prova del disprezzo protervo che troppe imprese industriali private e pubbliche dimostrano verso l’interesse pubblico. Devono certamente esistere dispositivi tecnici grazie ai quali è possibile ridurre al minimo i danni del fumo e della polvere. I dispositivi costano per spese d’impianto e di esercizio, ma non è lecito a coloro che godono i profitti o prediligono le perdite sperate o temute nelle industrie, liberarsi da quei costi solo perché essi sono sopportati da altre categorie di cittadini”. (Luigi Einaudi, &lt;em&gt;In difesa dei monumenti e del paesaggio&lt;/em&gt;, 29 luglio 1954). E ancora: “La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi, se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli italiani. Significherebbe che lo stato intende vegliare affinché, dopo secoli di distruzione, si salvi quel poco che resta delle foreste e del suolo delle Alpi e degli Appennini e si ricostruisca parte di quel che fu distrutto”. (&lt;em&gt;Della servitù della gleba in Italia&lt;/em&gt;, 15 dicembre 1951).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ecco perché questi due illuminanti brani di Einaudi li abbiamo posti a dedica, con altri di Croce e Bentham, nel colonnino a destra del nostro anticonformistico blog di &lt;a href="http://ecologia-liberale.blogspot.com/"&gt;Ecologia Liberale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sorpresi? Ne siamo sicuri. E perfino non pochi giovani e vecchi liberali doc saranno meravigliati dall’apprezzamento che il Presidente Napolitano, ex comunista, ma certo uno dei più “einaudiani” e quindi più illuminati Presidenti della Repubblica, ha fatto in più occasioni della figura di Einaudi (l’ultima è stato un &lt;a href="http://www.reset.it/focus/127/284"&gt;articolo&lt;/a&gt; su Reset). &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Così, il grande liberale Einaudi – bastava leggerlo – comincia a piacere perfino a Sinistra, tanto è sfaccettato, completo, bipartisan, intriso di buonsenso e umanità, rigore ma anche solidarietà e progressismo sociale il Liberalismo che raffigura. E dopo decenni di silenzio o di ostilità preconcetta verso chiunque parlasse bene del mercato libero (incomprensione frutto di un deficit culturale che dura tuttora nell’estrema Destra, nel Centro integralista cattolico e nella Chiesa, oltreché nella Sinistra, compresi molti ecologisti), la Sinistra più laica (ex PCI), la stessa che in passato fu crociana, oggi è addirittura einaudiana, perché ha scoperto che a saperlo rettamente intendere e governare il liberalismo economico potrebbe essere la medicina efficace per molti problemi della società moderna, non escluso quello della crescente divaricazione tra le condizioni dei diversi ceti. Perché la lotta ai privilegi, ai monopoli e al parassitismo che realizza efficacemente l’economia liberale permette davvero quella eguaglianza nelle libertà e quella centralità democratica del cittadino (la “domanda”) che socialismo e comunismo non hanno potuto né potrebbero mai dare. Del resto, il miglior allievo di Einaudi, Ernesto Rossi, è sempre stato apprezzato anche dalla migliore Sinistra.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Fa piacere, perciò, ed è molto illuminante, che la rivista Reset abbia dato spazio a Einaudi e alla riscoperta del valore liberatorio e progressista del mercato, purché davvero libero, proprio in favore delle classi più svantaggiate. Bello, approfondito e originale (sottolinea qualche aspetto di Einaudi poco noto agli stessi liberali…) l’&lt;a href="http://www.caffeeuropa.it/loader.php"&gt;inserto&lt;/a&gt; monografico a più voci (“&lt;em&gt;Il Liberalismo di Einaudi&lt;/em&gt;”) pubblicato da Caffè Europa, rivista della medesima area, a firma degli intellettuali Enzo Di Nuoscio, Paolo Heritier, Paolo Silvestri, Corrado Ocone e&amp;nbsp; Flavio Felice. Di questa monografia pubblichiamo il bell’&lt;a href="http://www.caffeeuropa.it/index.php?id=1,646"&gt;articolo-saggio&lt;/a&gt; a firma di Enzo Di Nuoscio, col quale concordiamo totalmente da einaudiani della prima ora &lt;font size="3"&gt;(NICO VALERIO):&lt;br&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font color="#ffffff" size="3"&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“In tempi, come i nostri, in cui circola una buona dose di liberalismo &lt;em&gt;à la carte&lt;/em&gt;, pronto a ignorare i princìpi pur di compiacere i prìncipi, magari teorizzando che la rivoluzione liberale possa farla un pluri-oligopolista e arrivando persino a sostenere che Giovanni Gentile debba essere considerato un autorevole liberale; tempi nei quali alcuni che si dichiarano liberali sembrano colti da amnesie prolungate e molti critici del liberalismo ne danno una versione di comodo, leggere Luigi Einaudi è un salutare esercizio che rafforza lo spirito critico e le difese immunitarie della nostra liberal-democrazia. Se è vero, come ha scritto Italo Calvino, che è classico un autore «che non finisce mai di dire tutto quel che ha da dire», certamente Einaudi può essere oggi considerato un classico del pensiero politico, oltre che di quello economico, proponendo un liberalismo non riducibile ad astratti cliché, tanto pragmatico nella soluzione dei problemi quanto inflessibile sui principi, tanto legato alla vita quotidiana quanto ancorato ai grandi classici della tradizione liberale. Un liberalismo che alla crociana «filosofia della libertà» preferisce la difesa dei presupposti epistemologici e delle condizioni economiche e sociali che permettono agli uomini di essere non solo liberi ma anche solidali.  &lt;p&gt;Tra le tante tesi di Einaudi che hanno attraversato il «secolo breve» credo che ve ne sia soprattutto una che dovrebbe essere considerata un prezioso orizzonte teorico per alcuni fondamentali problemi del tempo presente: l’idea che la giustizia sociale possa essere una conseguenza del mercato e, più in generale, della competizione interindividuale, nell’ambito di un quadro di regole stabilite; in altri termini, che il «principio di uguaglianza» può e deve essere inteso come la massima realizzazione del «principio di libertà», nel rispetto del «principio di legalità». Idee, queste, di cui si troverà ben più di un’eco in Socialismo liberale di Carlo Rosselli, che di Einaudi è stato giovane e brillante assistente alla Bocconi, e alle quali hanno consacrato buona parte delle loro riflessioni esponenti di spicco del liberalismo (come Mill, Hayek e i teorici dell’«economia sociale di mercato»), a conferma del fatto che solo l’ignoranza o il pregiudizio ideologico può indurre a sostenere che i liberali non si sono posti il problema della giustizia sociale. Dopo il crollo del comunismo e la irreversibile crisi dello statalismo socialdemocratico, questi principi, che hanno ispirato l’intera riflessione einaudiana, possono rappresentare oggi un prezioso terreno di incontro tra differenti tradizioni politiche e culturali, socialiste e liberali, laiche e cattoliche.  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Concorrenza e solidarietà.&lt;/strong&gt; Conoscitore come pochi altri dei classici dell’economia e dell’empirismo inglese, Einaudi è consapevole che l’economia di mercato è frutto di un processo evolutivo che non si può certo pianificare dall’alto. E tuttavia ciò non gli impedisce di assegnare un ruolo tutt’altro che marginale allo Stato, di difesa e di promozione della concorrenza, non solo da nemici esterni al capitalismo (pianificatori di tutti tipi), ma anche dai suoi più subdoli e sempre in agguato nemici interni.  &lt;p&gt;Tre sono i principali compiti assegnati da Einaudi a uno Stato il quale voglia che la concorrenza produca efficienza economica, solidarietà sociale e democrazia politica: combattere i monopoli, intervenire fuori dal mercato per migliorare le chance dei meno abbienti e assicurare il rispetto della legge. Un vero Stato liberale deve dichiarare guerra ai monopoli, i quali, riducendo il potere di scelta dei consumatori, annullando l’incentivo all’innovazione rappresentato dalla concorrenza e imponendo i prezzi dei beni e servizi, sono «il nemico numero uno dell’economia libera», nonché fonte di «disuguaglianze sociali», consentendo di realizzare profitti che in realtà sono «un ladrocinio commesso ai danni della collettività». Dunque, l’eliminazione per quanto possibile dei monopoli deve essere «uno dei principali scopi della legislazione di uno Stato, i cui dirigenti si preoccupino del benessere dei più e non intendano curare gli interessi dei meno».  &lt;p&gt;Ma i monopoli minacciano non solo gli interessi dell’individuo-consumatore, ma anche i diritti dell’individuo-cittadino. Le libertà civili e politiche sono «un fatto strettamente connesso con la struttura economica della società»; e ciò perché dare all’uomo «la sicurezza della vita materiale, la libertà dal bisogno» è la condizione a che egli sia «veramente libero nella vita civile e politica, davvero uguale agli altri uomini e libero dall’obbligo di ubbidire a essi nella scelta dei governanti, nella manifestazione del pensiero e delle credenze».. Ciò significa, afferma Einaudi in polemica con Croce, che «la libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica». Stabilendo un «privilegio esclusivo» sui mezzi di produzione, il monopolio riduce quindi anche le libertà civili e politiche dei singoli. «Vi sono due estremi, spiega Einaudi, nei quali sembra difficile concepire l’esercizio effettivo, pratico, della libertà: all’un estremo tutta la ricchezza essendo posseduta da un solo colossale monopolista privato; all’altro estremo dalla collettività. I due estremi si chiamano comunemente monopolismo e collettivismo: e ambedue sono fatali alla libertà». Dunque, la «lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze ha il nome della lotta contro il monopolio», il quale «sta alla radice della sopraffazione dei forti contro i deboli, e delle punte di ricchezza stravaganti e immeritate».  &lt;p&gt;Quanto all’eliminazione dei monopoli naturali storicamente affermatisi sulla base di «necessità economiche» (si pensi a molti servizi pubblici), per Einaudi, nemico come pochi di ogni ideologismo, non ci sono soluzioni precostituite, ma c’è soltanto un principio da affermare, caso per caso e con gradualità: evitare di sostituire un monopolio pubblico con uno privato e invece introdurre anche in questi settori forme limitate di concorrenza, adottando gli opportuni provvedimenti per evitare che la competizione non danneggi la qualità delle prestazioni e non renda questi servizi di pubblica utilità economicamente inaccessibili per i più svantaggiati.  &lt;p&gt;Strettamente legata alla lotta contro i monopoli, per Einaudi è la battaglia per la libertà di associazione sindacale. Le leghe operaie non solo «non contraddicono lo schema della concorrenza, ma sono uno strumento perfezionato della piena e più perfetta attuazione di quello schema». Mediante le associazioni di interessi, i soggetti della competizione tendono, infatti, a ridurre le asimmetrie conoscitive per risolvere al meglio i loro problemi. Ne risulterà quindi una concorrenza più efficace nell’esplorazione dell’ignoto; a condizione che si evitino sindacati monopolisti (degli operai e degli imprenditori).  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ridurre le differenze.&lt;/strong&gt; Ma affinché la logica della concorrenza assolva pienamente alla sua funzione di motore del progresso umano non basta combattere i monopoli e difendere la concorrenza, occorre anche che gli individui siano messi in condizione di competere attraverso un intervento dello Stato a sostegno di coloro che non sono in grado di sostenere la concorrenza. Il «principio di libertà» trova il suo completamento nel «principio di solidarietà».  &lt;p&gt;Esule in Svizzera, nel 1944 Einaudi scrive le &lt;em&gt;Lezioni di politica sociale&lt;/em&gt;, opera matura di un intellettuale consapevole che le vicende storiche dell’ultimo ventennio trovavano nella lacerazione del tessuto sociale una delle cause più importanti. E allora, nella sua concezione pluralista e dinamica della società, incentrata sul principio di competizione, trova posto una impegnata riflessione sul tema della solidarietà sociale, nel tentativo di proporre un «liberalismo della povera gente».  &lt;p&gt;Nelle &lt;em&gt;Lezioni&lt;/em&gt; Einaudi disegna i tratti di una solidarietà liberale che non solo non è incompatibile con le leggi dell’economia di mercato, ma che è funzionale proprio a potenziare la capacità di &lt;em&gt;problem solving&lt;/em&gt; del principio di competizione. L’obiettivo strategico che deve perseguire una efficace «legislazione sociale», a giudizio di Einaudi, è quello di «avvicinare, entro i limiti del possibile, i punti di partenza» degli individui, affermando «il principio generale che in una società sana l’uomo dovrebbe poter contare sul minimo necessario per la vita». Un minimo che non induca i singoli all’ozio, che «non sia un punto di arrivo ma di partenza; un’assicurazione data a tutti gli uomini perché tutti possano sviluppare le loro attitudini». Lo Stato liberale, quindi, non solo deve garantire l’uguaglianza giuridica dei cittadini, ma deve anche intervenire, non per tentare di realizzare il miraggio di una uguaglianza sostanziale, incompatibile con i principi liberali, bensì per migliorare le chance dei più svantaggiati. Imposte progressive, tasse di successione sulle grandi eredità, assicurazioni contro gli infortuni, assegni familiari per i figli, pensioni di vecchiaia, servizi pubblici gratuiti, sussidi per i disoccupati, sono i principali strumenti della politica sociale immaginata da Einaudi per uno Stato liberale. Questa sensibilità per la solidarietà sociale porta inevitabilmente Einaudi a mettere a confronto liberali e socialisti. Se tra liberalismo e comunismo vi è un «abisso invalicabile», perché il comunismo elimina libertà individuali e proprietà privata, tra liberalismo e socialismo democratico vi sono più o meno significative differenze di grado. «Liberali e socialisti sono concordi nel sentire il rispetto per la persona umana» e «sono parimenti persuasi che la verità si conquista» solo attraverso la «libera discussione». Liberali e socialisti, inoltre, concordano sul fatto che «tutti sono uomini e hanno diritto a tutta quella libertà di opinare e di operare, la quale non neghi l’ugual diritto di tutti gli altri uomini».  &lt;p&gt;Ma, oltre che sul terreno della libertà, liberali e socialisti possono fare un significativo tratto di strada comune anche sul quello dell’uguaglianza: sono d’accordo sull’eguaglianza giuridica dei cittadini e sull’impossibilità e irrealizzabilità di una «eguaglianza assoluta o aritmetica». E convergono anche sulla necessità di interventi statali per ridurre eccessive disuguaglianze. Ciò su cui si dividono non sono i «principi», ma i «limiti» e le «applicazioni» delle politiche di intervento. Ad esempio i socialisti «oltrepassano il punto critico della progressività delle imposte», perché, sulla base di un’idea «manifestamente sbagliata», pensano che «il vero problema sia quello della distribuzione della ricchezza, e non più, come in passato, della sua produzione».  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Inventare un altro nome.&lt;/strong&gt; Nonostante queste differenze, che possono essere anche molto accentuate, quello tra liberalismo e socialismo democratico è «un contrasto fecondo e creatore», perché in esso si esprime quel confronto tra idee che è alla base del progresso sociale. I liberali, dunque, sono anch’essi favorevoli a un certo grado di intervento dello Stato, cosicché per identificarli «bisognerebbe inventare un altro nome» rispetto a quello di «liberisti», «tanto il loro atteggiamento mentale è lontano dal laisser faire, laisser passer». La vera linea di demarcazione tra liberali e socialisti non è «fra chi vuole e chi non vuole l’intervento dello Stato nelle cose economiche, ma tra chi vuole un certo tipo di intervento e chi vuole un altro tipo». Per cui «va confutata ancora una volta la grossolana favola che il liberalismo sia sinonimo di assenza dello Stato o di assoluto lasciar fare o lasciar passare e che il socialismo sia la stessa cosa dello Stato proprietario e gestore dei mezzi di produzione.  &lt;p&gt;Che i liberali siano fautori dello Stato assente, che Adam Smith sia il campione assoluto del lasciar fare e lasciar passare sono bugie che nessuno studioso ricorda; ma, per essere grosse, sono ripetute dalla più parte dei politici, abituati a dire «superata» l’idea liberale; non hanno letto mai nessuno dei libri sacri del liberalismo e non sanno in che cosa esso consista. Che i socialisti – conclude Einaudi – vogliano dare allo Stato la gestione compiuta dei mezzi di produzione è dettame talvolta scritto nei manifesti elettorali, ma ripugnante ai socialisti che aborrono la tirannia dello Stato onnipotente, e tali sono tutti i socialisti».  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il «governo della legge».&lt;/strong&gt; E tuttavia il «principio di libertà» può generare solidarietà solo nel rispetto del «principio di legalità». La competizione economica e politica, e più in generale la «lotta» per la difesa dei vari interessi, possono essere al servizio del progresso umano solo se si svolgono nell’ambito di uno Stato di diritto nel quale viga «l’impero della legge», una legge che stabilisca vincoli «uguali per tutti, oggettivamente fissati e non arbitrari», e che come prima cosa difenda gli individui dall’«onnipotenza dello Stato» e dalla «prepotenza dei privati». Il cittadino, quindi, «deve ubbidienza alla legge e a nessun altro fuori che alla legge»; la quale deve essere «una norma nota e chiara, che non può essere mutata per arbitrio di nessun uomo, sia esso il primo dello Stato». «Nel regime liberale la legge pone i vincoli all’operare degli uomini; e i vincoli possono essere numerosissimi e sono destinati a diventare tanto più numerosi quanto più complicata diventa la struttura economica». E l’esperienza «dei millenni e dei secoli dimostra l’eccellenza del metodo della cornice», cioè di regole che lasciano un margine di azione agli individui, liberi di agire nell’ambito dei confini stabiliti dalle norme.  &lt;p&gt;Affinché la legge assolva a pieno alla sua funzione di regola del gioco sociale è necessario che essa venga fatta rispettare da «magistrati ordinari, indipendenti dal re, dal potere esecutivo e da quello legislativo» e «posti al di fuori e al di sopra dei favori del governo». Un paese – incalza Einaudi – «nel quale i giudici non siano e non si sentano davvero indipendenti, i quali non siano chiamati a giudicare in nome della pura giustizia, se occorre, anche contro le pretese dello Stato, è un paese senza legge, pronto a piegare il capo dinanzi al primo demagogo venuto, al tiranno, al nemico». «Il presidio maggiore della libertà dei cittadini in Inghilterra – non esita ad affermare Einaudi – è l’indipendenza della magistratura. La celebre risposta del mugnaio di Sans-Souci a Federico II, il quale voleva le sue terre: «ci sono i giudici a Berlino!», è la dimostrazione che quella prussiana era una società sana; e la sua resistenza a Napoleone ne fu la prova».  &lt;p&gt;Un liberale, dunque, chiede ai magistrati che «facciano osservare contro chiunque, ricco, potente o povero, la legge quale essa vige, approvata dal parlamento o dal re, e condannino chiunque la violi o pretenda di farsi legge del proprio arbitrio. E ciò facciano nonostante le raccomandazioni e le pressioni dei potenti, dei governi, dei prefetti, dei ministri, dei giornalisti e dei demagoghi». Certo, non si fa illusioni Einaudi, «questa non è evidentemente una via regia o dritta o rapida o sicura verso il benessere, verso la felicità, verso il bene. Anzi, tutto il contrario. È una via lunga, ad andate e ritorni, piena di trabocchetti e di imboscate, faticosa e incerta». E ciò perché «gli uomini devono fare esperimenti a loro rischio, debbono peccare e fare penitenza per rendersi degni del paradiso; perché essi non si educano quando qualcuno si incarica di decidere per conto loro e a loro nome quel che debbono fare o non fare, ma debbono educarsi da sé e rendersi moralmente capaci di prendere decisioni sotto la propria responsabilità». &lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;ENZO DI NUOSCIO&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;(*) L’espressione francese “laisser faire, laisser passer”, nata nel 700, è stata fino ai primi del 900 un modo comune tra politici e filosofi della politica (più che tra gli economisti, come scriveva J.M.Keynes) per dire quello che noi oggi definiremmo liberalismo economico spinto, liberismo (solo noi Italiani) selvaggio, ideologia del mercato libero, economia libera senza regole ecc. E diventò rapidamente un’espressione-mito, positivo o negativo che fosse, oggi reperibile solo nei testi. Da ricordare il libro &lt;em&gt;La fine del laissez faire&lt;/em&gt; di Keynes (1926), autore considerato il massimo esponente dell’interventismo statale in economia. Che, curiosamente, confermò sempre la sua iscrizione al Partito Liberale inglese.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-8640772656180436353?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/8640772656180436353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=8640772656180436353' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8640772656180436353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8640772656180436353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2012/01/luigi-einaudi-altro-che-far-west-la.html' title='Luigi Einaudi. Altro che Far West: la Legge, lo Stato liberale e il “liberalismo sociale” di mercato'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-766885054425875849</id><published>2011-12-20T23:37:00.001+01:00</published><updated>2011-12-21T00:59:45.680+01:00</updated><title type='text'>L’ateo ribelle nemico dell’oscurantismo: da suor Teresa di Calcutta agli “islam-fascisti”</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-i8k1ZidRI1M/TvETMlR70UI/AAAAAAAADQo/vLCOaNDlBHI/s1600-h/Hitchens%25252C%252520La%252520posizione%252520della%252520missionaria%25255B4%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 5px 15px 5px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Hitchens, La posizione della missionaria" border="0" alt="Hitchens, La posizione della missionaria" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/--KlQq06GJ7Q/TvETNUGmZaI/AAAAAAAADQw/s4u59qu0Jb0/Hitchens%25252C%252520La%252520posizione%252520della%252520missionaria_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="193" height="240"&gt;&lt;/a&gt; Christopher Hitchens è morto, e la fine di qualsiasi altro giornalista, scrittore o polemista che avesse scritto o detto metà delle sue frasi assassine (è un complimento) ispirerebbe ora probabilmente turbamento, in qualche caso sollievo, o silenzio. Invece «Hitch» era talmente bravo da essere fino all'ultimo, e sempre di più, amato, ammirato, in malattia coccolato e - tra le persone meno vicine alle sue idee - ricoperto da quell'affetto incondizionato che si prova per un figlio forse impertinente, ma in fondo ricco di così tanto, tanto talento.  &lt;p&gt;Da quando il sito di «Vanity Fair» ha annunciato, ieri mattina, che il 62enne Hitchens, malato di cancro all'esofago, aveva chiuso gli occhi per sempre, lo stesso mondo che si appresta a celebrare il Natale piange per la perdita dell'uomo che se la prese violentemente e ripetutamente - tra gli altri - con la Chiesa cattolica, quella mormone, la festa ebraica della Hannukah, quella cristiana del Natale (appunto) e Madre Teresa di Calcutta (titolando il libro, con blasfema genialità, La posizione della missionaria ), e si avventò contro lo scarso senso dell'umorismo delle donne, e poi attaccò Henry Kissinger, Bill Clinton, Fidel Castro, Cindy Sheehan (la mamma pacifista ostile alla guerra in Iraq, lui era a favore), Benedetto XVI, naturalmente gli «islamofascisti» e infine, con coerente e felice scelta di tempo, Dio.  &lt;p&gt;Christopher sarebbe probabilmente il primo a sorridere nel vedersi oggi così beatificato, lui che ha fatto dell'ateismo militante la sua ultima grande battaglia, e della lotta contro le religioni la naturale prosecuzione dell'insofferenza verso tutti i totalitarismi. L'ondata di emozione planetaria per «Hitch», l'ateo che rischia curiosamente di diventare un santo della laicità, ricorda in parte, almeno nei modi se non nei numeri, quella che accompagnò il 5 ottobre scorso l'addio a Steve Jobs. E come allora, la grandezza dell'uomo e del suo ruolo si ricostruiscono anche grazie all'affetto dimostrato nelle ultime ore dai compagni illustri e dagli sconosciuti.  &lt;p&gt;Il suo migliore amico Martin Amis, che Hitchens definì «la sola bionda di cui mi sono mai innamorato», in un dibattito sarebbe stato sempre dalla sua parte, sicuro di vincere, «anche contro Cicerone o Demostene». Salman Rushdie ha scritto ieri su Twitter: «Arrivederci mio grande amico. Una grande voce si è spenta, un grande cuore si è fermato». Fu in difesa di Rushdie contro la fatwa degli ayatollah che Hitchens fece il suo debutto retorico contro l'integralismo islamico e l'oscurantismo religioso, rimasti poi tra i nemici preferiti per tutta la vita. «Hitch» ospitò Rushdie nella sua casa di New York, e non ebbe dubbi nello schierarsi perché «era questione, se posso dirlo così, di tutto quello che odiavo contro tutto ciò che amavo - ha scritto poi nella sua autobiografia Hitch 22 -. Sotto la colonna odio: dittatura, religione, stupidità, demagogia, censura, prepotenza e intimidazione. Sotto la colonna amore: letteratura, ironia, humor, l'individuo e la difesa della libertà di espressione». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;In onore di Hitchens l'attore e scrittore Stephen Fry ha organizzato un mese fa a Londra una serata pubblica con il compagno di lotte anticlericali Richard Dawkins e l'altro grande amico Ian McEwan, in collegamento Internet con l'ospedale di Houston dove stava tenendo compagnia al malato; negli stessi giorni è circolato su YouTube un commovente video con decine di ragazzi che brindano «To Hitch», alla salute del loro eroe.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ian Buruma colse un aspetto fondamentale del personaggio quando scrisse sul «New Yorker» che «Christopher, più che essere un uomo di azione, è alla continua ricerca del momento decisivo, come lo fu per altri la Guerra di Spagna: il momento in cui decidi di stare dalla parte giusta, e di affrontare il nemico». &lt;br&gt;Accanto a questa testardaggine nel distinguere continuamente tra male e bene, al romantico attaccamento alla verità terrena che gli fece abbracciare cause controverse - come la guerra in Iraq - pentendosene molto raramente (fu capace però di abbandonare il trotzkismo frequentato in gioventù), Hitchens è così amato forse anche perché era colto, severo e impegnato nelle cause importanti, e allo stesso tempo ironico, leggero e beffardo in faccia all'esistenza. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;«Hitchens - scrisse di lui Ian Parker, anni fa - conduce la vita che un tredicenne sveglio sognerebbe di fare una volta diventato adulto: si sveglia quando gli pare, lavora da casa, è sposato a una donna che porta scarpe leopardate con i tacchi e sta a chiacchierare con gli amici fino a notte fonda. Arrivo a casa sua poco dopo mezzogiorno, Hitchens mi accoglie decretando che "è l'ora di prendere un cocktail" e ne serve a entrambi una dose abbondante. I capelli gli cadono sugli occhi e li scosta con un leggero movimento della punta delle dita, dritte come quelle di un modello». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Negli ultimi mesi «Hitch» non ne aveva più, di capelli, per colpa della dolorosissima chemioterapia ricevuta a «Tumortown», come chiamava l'ospedale di Houston dove è morto e dove - nonostante gli auspici di tanti - non si è convertito all'ultimo momento. L'autore di Dio non è grande ci ha lasciati; e se per caso si fosse sbagliato e ora si trovasse in cielo, non vorremmo essere nei panni del padrone di casa.&lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;STEFANO MONTEFIORI (da &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cultura/11_dicembre_17/hitchens-ateo-ribelle-montefiori_d9e7d0d4-287e-11e1-b2e0-62df0bde9a01.shtml"&gt;&lt;font size="3"&gt;Corriere.it&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font size="3"&gt;)&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font face="Verdana"&gt;&lt;font color="#800000"&gt;IMMAGINE. La copertina del libro &lt;em&gt;La posizione della missionaria. Teoria e pratica di Madre Teresa&lt;/em&gt;. ed. Minimum Fax. Una &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt;&lt;a href="http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=3887164"&gt;recensione&lt;/a&gt; da leggere è quella di Giovanna Zucconi sulla Stampa del 17 dicembre 2002. Era la prima edizione italiana, poi aggiornata.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-766885054425875849?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/766885054425875849/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=766885054425875849' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/766885054425875849'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/766885054425875849'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/12/lateo-ribelle-nemico-delloscurantismo.html' title='L’ateo ribelle nemico dell’oscurantismo: da suor Teresa di Calcutta agli “islam-fascisti”'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/--KlQq06GJ7Q/TvETNUGmZaI/AAAAAAAADQw/s4u59qu0Jb0/s72-c/Hitchens%25252C%252520La%252520posizione%252520della%252520missionaria_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-2100461641619952285</id><published>2011-12-11T23:11:00.001+01:00</published><updated>2011-12-23T23:01:25.411+01:00</updated><title type='text'>Tasse ed evasori. Altro che “liberismo”, la borghesia italiana è piena di criminali sociali</title><content type='html'>&lt;p&gt;Può un cittadino in uno Stato liberal-democratico – fondato sul consenso popolare preventivo e postumo, tramite votazione di legislatura sulla base dei programmi dei partiti – auto-ridursi le imposte da pagare, opponendo o che “sono eccessive” o che “non corrispondono ai mediocri servizi statali resi”? Può, insomma il cittadino protestatario, che pur doveva conoscere – abbia votato o no – le politiche economiche e fiscali del Governo o almeno le intenzioni dei legislatori di maggioranza, farsi giustizia da sé non pagando le tasse e infrangendo così la legge? &lt;/p&gt; &lt;p&gt;No, non può, a meno che non ricorra ad una consapevole forma di disobbedienza civile, pagandone tutte le conseguenze, ma facendo anche pubblicità alla propria tesi di politica fiscale o economica, e magari battendosi perché in futuro le proprie idee diventino maggioranza. Ma finché è in minoranza, deve continuare a rispettare le vecchie leggi e i vecchi regolamenti, anche se li ritiene sbagliati, ingiusti. Perché il rispetto della Legge, delle regole, da parte di tutti è in uno Stato liberale un cardine perfino superiore – ed è tutto dire – al tasso di liberalismo dei programmi e delle azioni del Governo. Perciò la disobbedienza è un atto grave, che se diffuso porta alla dissoluzione dello Stato e al discredito del sistema democratico (in cui chi ha meno voti deve ugualmente rispettare le leggi votate da chi ha più voti), e comunque denuncia un distacco profondo tra il cittadino e la Patria. Non per caso il rifiuto di pagare le tasse è stato nella Storia motivo di scontri violenti e di guerre (es. la “Guerra del tè” tra il Regno Unito e la sua colonia americana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Perciò, spiace riconoscerlo, il presidente di Equitalia e direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, un semplice funzionario dirigente, sa di liberalismo più di molti sedicenti “liberali”, “liberisti” e “libertari” che albergano nella Destra italiana, alcuni infiltrati perfino tra i Radicali (la cosiddetta “corrente Luiss”).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Secondo loro, le tasse sarebbero sempre un male, di per sé, e se poi vanno oltre il 30% rivelano uno “Stato padrone”, inefficiente, corrotto e autoritario, diciamo “socialista”. E questo indipendentemente dalla qualità dei servizi resi dallo Stato. Che in Italia, non abbiamo difficoltà a riconoscerlo, appaiono mediocri, quando non pessimi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma questo è un problema politico generale, non di disobbedienza individuale. I cittadini del partito “Low Tax” si uniscano, diano luogo ad un soggetto politico forte, imparino a diffondere dappertutto e in modo convincente le proprie idee, in gran parte condivisibili, facciano in modo di divenire maggioranza nel Paese, e se hanno fatto bene i loro calcoli finanziari, avremo finalmente uno “Stato efficienze con poche tasse”. Ma dal livello intellettuale e politico di questi protestatari e commentatori non si direbbe proprio che possano diventare un giorno classe dirigente di maggioranza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A nessuno, è ovvio, piace pagare le tasse, neanche in Svezia, tantomeno in tempo di crisi economica e finanziaria. Ma solo agli Italiani sfugge che se tutti pagassero le tasse, cioè se fossero onesti, tutti ne pagherebbero molto di meno. Del resto, non possiamo negarlo: abbiamo una secolare tradizione di disonestà diffusa, pubblica e privata, e, quello che è più grave, tollerata socialmente.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Certo, il gigantismo dello Stato moderno che vuole occuparsi di tutto (in Italia, fino a pochi anni fa esisteva perfino il panettone di Stato), l’inefficienza e corruzione dei funzionari pubblici, mangiano soldi, troppi soldi, che poi richiedono nuove tasse. E in Italia esageriamo: le tasse servono anche per ripianare i finanziamenti che lo Stato dà ai giornali, all’opera lirica e ai produttori eccedenti di latte, oppure alle salatissime multe della Unione Europea sulla caccia o la giustizia. Certo, il sistema fiscale nei Paesi evoluti d’Europa è diverso: tutto è deducibile, cosicché è la catena stessa di vendite e prestazioni professionali che riduce l’evasione. E se scoperti gli evasori vanno in galera per lunghi anni, altro che multe. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma che ci vogliono fare gli anarchici super-libertari del “No Tax” se in Italia la gente vota partiti di Destra o Sinistra, Berlusconi o Prodi, che non solo non riducono le tasse, ma anzi le aumentano, per compensare l’enorme spesa pubblica in favore della Casta politica, della Casta religiosa, e per le ben note ragioni elettoralistiche? La rivoluzione, il terrorismo dei pacchi-bomba al direttore dell’Ufficio delle Imposte? Suvvia, questa è solo criminalità comune, neanche politica. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non sarebbe meglio, piuttosto, tornare alle idee, e costruire una alternativa politica seria, riunendo i liberali di ogni partito e tendenza esclusivamente in base alle idee liberali, non al carisma di un uomo, o alla stupida scelta Destra-Sinistra (che non significa nulla in politologia), per dar luogo al primo partito in Italia (e da indagini demoscopiche sarebbe oltre il 35% della popolazione) che potrebbe realizzare finalmente uno Stato minimo e laico, non “ultra-liberista” (che non può esistere), non distruttore (con la scusa di “privatizzare”) della Natura, della Cultura e dell’Arte, ma davvero liberale in tutto, anche nell’aiutare i cittadini ad esprimere i loro diritti di libertà e realizzare i loro progetti?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Macché, non sapendo fare politica liberale, quei libertari si limitano a fare il panegirico di chi disobbedisce alle leggi, di chi non paga le tasse. E difendono gli evasori.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Fatto sta che l’evasione in Italia è colossale. “E’ quintuplicata negli ultimi 30 anni, dai 54 miliardi del 1981 ai 275 di oggi. E in mezzo abbiamo avuto ben tre condoni fiscali e tre “scudi”, scrive Sergio Rizzo in un &lt;a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_12/rizzo-fisco-guerra-30-anni_abafc754-2495-11e1-8d41-b588752759fb.shtml"&gt;articolo&lt;/a&gt; sul Corriere. “I contribuenti italiani che dichiarano al Fisco oltre 200 mila euro sono 77.273, pari allo 0,18%. Come questo dato si possa conciliare con quello delle 206 mila auto di lusso (costo medio, 103 mila euro) vendute ogni anno nel nostro Paese – prosegue Rizzo – è francamente incredibile”. L'Herald Tribune ha scritto che è il nostro vero sport nazionale. Che vergogna! L’evasione “vale dieci volte la manovra del governo Monti” scrive Lorenzo Salvia in un bell’&lt;a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_11/evasione-tutti-i-numeri_ed1ccb7e-23cd-11e1-9648-0971f64f00f8.shtml"&gt;articolo&lt;/a&gt; sul Corriere. “E quindi basterebbe non solo a evitare le lacrime di un ministro e di milioni di italiani ma anche a mettere per sempre in sicurezza i nostri conti pubblici. Stima l'Istat che in Italia in un anno l'evasione fiscale e il sommerso raggiungano i 275 miliardi di euro. È la stessa cifra che fattura l'industria mondiale del legno, oppure quella nazionale (ma fiorente) della corruzione russa. Tradotta in denaro sottratto al Fisco sono 120 miliardi, secondo il direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio Befera. I lavoratori autonomi o gli imprenditori che dichiarano la metà del loro reddito reale nascondendo al Fisco più di 15 mila euro a testa. E, soprattutto, i proprietari di case, negozi e appartamenti che dalla dichiarazione tengono fuori oltre l'80% delle loro entrate, quasi 18 mila euro ciascuno”. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Voi pensate che questo indigni cortei di indignados? Pensate che i vari Grillo, Di Pietro, Pannella, ed altri protestatari di professione, se la prendano mai con i concittadini disonesti? No, mai. Solo contro i Governi, lo Stato. In Italia il cittadino non sbaglia mai, è sempre giustificato, poverino. La colpa è sempre dell’altro cattivo, specialmente se potente: lo Stato, la Regione, il Comune. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Credete che qualcuno dei comuni cittadini denunci i concittadini criminali che li obbligano a imposte più alte? Macché, neanche per sogno. E invece, ecco un’ottusa campagna dapprima contro il Governo per la “privacy violata” con le intrusioni sul conto bancario, efficace mezzo di contrasto verso i criminali fiscali (v. &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/08/cosi_Fisco_leggera_Estratto_Conto_co_8_111208017.shtml"&gt;articolo&lt;/a&gt; di Giuditta Marvelli), poi l’indignazione non contro i concittadini evasori, ma contro gli… esattori. Sembra di essere tornati al popolino ignorante e cieco della Roma dello Stato Pontificio descritta nei sonetti di Giuseppe Gioachino Belli, o alle plebi meridionali del Regno delle Due Sicilie. Così, la campagna di esagitati contribuenti su internet è culminata addirittura in un attentato (il dr. Cuccagna ferito da un pacco-bomba).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma questo Befera, in fatto di liberalismo ne più dei sedicenti “liberisti-libertari” del menga. Nell’&lt;a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_11/befera-evasione-intervista-mucchetti_38a2c25e-23c6-11e1-9648-0971f64f00f8.shtml"&gt;intervista&lt;/a&gt; il giornalista gli chiede: «E’ illiberale la fine del segreto bancario?» E Befera così risponde: «Intanto, il segreto bancario non è mai stato assoluto. La magistratura ha sempre potuto accedere alle informazioni, specialmente nel contrasto al riciclaggio. Lo stesso vale per l'Agenzia a fini di accertamenti su soggetti precisi. Ora, grazie a un'apertura introdotta nella manovra di luglio (da Giulio Tremonti, ndr ) e consolidata nel decreto ora all'esame del Parlamento, l'Agenzia supera il segreto bancario in via preliminare. È certo una misura assai forte. In molti Paesi occidentali il segreto bancario è attenuato. E però nessun altro Paese, a parte la Grecia, ha il nostro livello di evasione. Il tasso di liberalismo si confronta con l'osservanza della legge. Questo è il Paese dove molte imprese, specialmente nell'edilizia, non pagano imposte e contributi, vengono fatte fallire dal proprietario che riemerge poi con nuova ragione sociale e ricomincia».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Capito che lezione agli evasori sfacciati e a certi contribuenti che spacciano la loro furberia, nientemeno, per “super-individualismo libertario e liberista”?&lt;br&gt;D’accordo, non è lecito incrudelire contro i criminali (“Nessuno tocchi Caino” si chiama un club radicale), ma uno Stato liberale non può equiparare i cattivi ai buoni, cioè agli onesti cittadini che rispettano le leggi e pagano le tasse. Altrimenti saremo costretti a fondare “Nessuno tocchi Abele”! Perfino il mercato premia gli onesti, e volete che non lo faccia uno Stato liberale?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A nessuno, ripetiamo, piace pagare le tasse, ma l’evasione di massa della classe media in Italia è un doppio crimine, contro le finanze dello Stato e contro i concittadini, in tal modo costretti a pagare più tasse per l’evasione dei furbi. Furbi e arroganti, perché in molti casi spacciano questo comportamento criminale come un atto di protesta, di disobbedienza civile, addirittura. E come alibi vanno cianciando perfino di “No taxation without representation”, slogan sacrosanto se detto dai coloni americani che si opponevano alle tasse imposte da Londra prima dell’indipendenza, ma cretino se applicato all’Italia di oggi in cui tutte le imposte sono decise per legge dai rappresentanti dei cittadini. Questo per dire a che punto di imbrogli sottoculturali arrivano le Destre pseudo-liberiste e libertarie in Italia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma perché da noi la borghesia è così imbrogliona e arrogante? Facciamo un passo indietro. In un Paese che non ha avuto purtroppo la Riforma protestante e la rivoluzione liberale, in cui la stragrande maggioranza della popolazione era contadina fino a 60 anni fa, in cui la Chiesa e i nobili più arretrati e ignoranti hanno comandato nel modo più assoluto e ottuso fino a 150 anni fa, col nefasto ventennio del Fascismo di mezzo, il cinquantennio clericale e il pericolo incombente del Comunismo, insomma in un Paese senza vera borghesia come l’Italia, che spazio c’era per la borghesia?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Eppure, come nei Paesi del Terzo Mondo, come in Grecia e in Algeria, una certa globalizzazione di modelli e valori ha fatto sì che un simulacro di borghesia, comunque, nascesse. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma che borghesia è questa non-borghesia? E anzi, in che modo il cittadino post-contadino o pre-borghese è potuto diventare all’improvviso “borghese”? Col metodo antico e tribale con cui si crearono le prime “aristocrazie”: l’arricchimento, con ogni mezzo e a qualunque costo, senza regole che non siano la forza materiale o la forza del denaro. Altro che “doveri” sociali e individuali enunciati dai liberali e repubblicani del Risorgimento. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Càpita così che la prima misura di autodifesa per l’ex povero arricchito o di chi eredita i beni di famiglia sia l’atto asociale e anti-sociale, dunque criminale, di non pagare le tasse. Eppure si pretendono, eccome, servizi dallo Stato. Eppure si spreca come in nessun altro Paese europeo la cosa pubblica per i nostri fini individuali. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Così un “borghese” potenziale (ci piange il cuore di dover usare questa parola, altrove onorata) di prima nomina, sia esso commerciante o avvocato, idraulico o dirigente di Enti di Stato, dentista o meccanico, artigiano o industriale, come primo atto del suo programma di arricchimento rapido e senza scrupoli, deciderà di pagare meno tasse possibile. Perché sono alte, troppo alte, si sa. E dunque si fa “ingiustizia” da sé. E anzi, chi riesce a farlo in modo radicale è considerato bravo, furbo, un dritto, insomma. E non contenti di ciò, questi pseudo-borghesi del crimine sociale continuano pure a sparlare dello Stato e della classe politica, rea di avere stipendi alti (mai come i propri, comunque), auto blu (mai come le proprie), e a pagare poche tasse. Come loro stessi, appunto.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-2100461641619952285?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/2100461641619952285/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=2100461641619952285' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2100461641619952285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2100461641619952285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/12/tasse-ed-evasione-altro-che-liberismo.html' title='Tasse ed evasori. Altro che “liberismo”, la borghesia italiana è piena di criminali sociali'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-449401166839303292</id><published>2011-12-01T16:13:00.001+01:00</published><updated>2011-12-02T16:14:43.474+01:00</updated><title type='text'>Ritorna la “borghesia”. Ma non era morta? I politologi che continuano a non capire</title><content type='html'>&lt;p&gt;La borghesia è morta e sepolta. Macché, è viva e vegeta, e lotta insieme a noi. Tant’è vero che “ritorna”, come intitolava il &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt;, che di queste cosette dovrebbe intendersene. Non fa in tempo ad insediarsi un Governo “tecnico” (come se potesse esistere un Governo non politico…) che scattano tra gli intellettuali i riflessi condizionati del buon Pavlov, buonanima. Primo tra tutti la vexata quaestio della borghesia come “classe dominante”.  &lt;p&gt;E, a proposito di russi, o sovietici d’antan, poiché nel dopo Berlusconi c’è da aspettarsi di tutto, tranne che il ritorno alla Ragione e alla normale dialettica politica degna di un Paese liberale, ecco che su internet e Facebook tanto una certa sottocultura di Sinistra, piuttosto nostalgica anzi che no, quindi ottusa, quanto la sottocultura di Destra degli amici e degli affaristi (non che voglia equipararle, perché c’è sempre il peggio del peggio), più ottusa che nostalgica, ricominciano con i loro sbagliatissimi tic interpretativi da sezione di partito negli anni ‘50.  &lt;p&gt;“Borghesia-2: la vendetta”? Ma non diciamo sciocchezze. “Ritorna”? La cosa sembra l’inizio della fine, anziché la fine dell’inizio, per alcuni amici bloggers. Ma ci casca, tanto per fare un buon titolo giornalistico, anche il Corriere. Perché, quella che c’era prima, sotto Berlusconi e sotto Prodi o D’Alema, che cos’era, lumpen-proletariat? Macché, neanche la prole ha dato, visto il gap demografico: ha solo “preso”.  &lt;p&gt;E davvero certi “intellettuali” (ma bisogna finirla di considerare un qualsiasi blogger o commentatore di giornali o professore di per sé un “intellettuale”, secondo Max Weber) non riescono a distinguere tra borghesia minuta, media e grande, tra ceti parassitari che vivono alle spalle dello Stato e degli altri cittadini, meglio ancora se grandi “boiardi”, e il ceto impiegatizio e i gradi bassi e medi delle professioni, dei commerci e perfino di certa piccola industria, che al contrario questa crisi stanno patendo sulla propria pelle.  &lt;p&gt;E allora, non è che i parassiti e i privilegiati sono in realtà, oggettivamente, contro la borghesia del merito, del lavoro e della concorrenza, quel vastissimo ceto medio, tipico ormai di una società senza classi, se non quelle dei furbi e degli onesti, magari per forza e contro voglia, costretti ad attenersi alle famose “regole”, di cui parla giustamente la democrazia liberale?  &lt;p&gt;Ma, se esiste, questo magmatico e indefinito strato sociale è semmai vittima, non carnefice. Anche perché davvero la borghesia ha perso sia i diritti che i doveri, e dopo tante mistificazioni e aggiramenti delle regole non sa più neanche quale sia il suo ruolo nella società.  &lt;p&gt;Sulla polemica, innescata dal prof. Martinotti, ecco un interessante articolo dell’intellettuale e polemista liberale &lt;a href="http://www.arcipelagomilano.org/archives/author/raffaello-morelli/"&gt;Raffaello Morelli&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;font size="3"&gt;NICO VALERIO&lt;/font&gt; &lt;br&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;A PROPOSITO DELLA BORGHESIA DI MARTINOTTI&lt;/font&gt;  &lt;p&gt;La tesi della inesistenza della borghesia richiamata dal professor Martinotti per criticarla, credo meriti una riflessione attenta. Non per approfondirne gli aspetti sociologici già delineati dall’autore, nel numero scorso di &lt;a href="http://www.arcipelagomilano.org/archives/15183"&gt;ArcipelagoMilano&lt;/a&gt;, quanto per svilupparne aspetti legati ai rapporti politici di convivenza. Concordo con l’autore che sia un giochetto infondato sostenere che in Italia non vi sia una borghesia. Concordo anche che la presunta mancanza piace molto ai mass media che della borghesia celebrano il funerale anzitempo. Però trovo infondata la conclusione dell’autore che vede confermati i suoi due assunti dal fatto che “&lt;em&gt;la borghesia in massa si è ripresentata a occupare tutti gli scranni ministeriali disponibili&lt;/em&gt;“. Non perché il governo Monti sia composto da cassa integrati di Termini Imerese, ma perché solo una visone di classe può trarre connotati politico sociali generali equiparando il collocarsi sociale di alcune persone a un episodio rilevante in tutt’altro senso.  &lt;p&gt;L’autore dipinge la borghesia moderna, come “&lt;em&gt;un corpo unificato dalla caratteristica unica di essere la classe dominante tipica di sistemi capitalistici, inclusi i sistemi capitalisti di stato&lt;/em&gt;“. Affermare concetti del genere può autoconsolare le elites intellettuali borghesi oggi perdenti ma non rappresenta realisticamente la convivenza. Il governo Monti non è frutto di una accorta manovra di potere borghese. E’ il risultato di una catena di comportamenti dissennati ai limiti dell’incredibile da parte dei partiti attuali.  &lt;p&gt;La completa incapacità dell’ex ministro fiscalista, ossessionato dal pericolo giallo, di avvertire la crisi finanziario economica nata in un altro continente e di predisporre un piano di sviluppo qualsivoglia. La completa incapacità politica di Berlusconi di imbrigliare il proprio ministro e di dare ai mercati risposte operative concrete (a lui ben note come imprenditore delle cose sue) persistendo, a ogni livello, in atteggiamenti da imbonitore festaiolo. La completa incapacità politica dell’opposizione di pensare a preparare un progetto alternativo per il dopo berlusconismo che sarebbe venuto, preferendo invece baloccarsi con il gossip tipico del moralismo borghese. E di fatti, quando la crisi internazionale, neppure all’improvviso ma progressivamente, ha stretto la sua morsa sull’Italia e Berlusconi, mai sfiduciato in Parlamento, ha deciso di dimettersi, al Presidente Napolitano – che per fortuna continua a ragionare sui problemi – non è restato altro che inventarsi un governo dei tecnici ancorandolo strettamente (di nuovo per fortuna) alla forma e alla sostanza delle procedure parlamentari.  &lt;p&gt;In tutto ciò, cosa c’entrano i disegni della classe dominante borghese? Nulla, con buona pace della stampa conservatrice lombarda e dei nostalgici di un classismo oggi improponibile. Anzi, quanto è avvenuto fornisce un indizio sulla carenza vera della borghesia. L’indizio che la borghesia, mentre è nata contro le rendite di una società in mano ai privilegi nobiliari ed ecclesiastici e per rendere possibile l’intraprendere e lo scambiare, ora ha rinunciato a questo suo ruolo, dedicandosi alla difesa corporativa più o meno intelligente delle rendite di posizione raggiunte. Dunque, la borghesia esiste ancora, ma si è del tutto snaturata e non svolge più il suo ruolo fisiologico.  &lt;p&gt;Oggi, la maggior parte dei commentatori scrive, seppur tardivamente, che in Italia non si discute più di politica. Una notevole responsabilità spetta agli ambienti borghesi, proprio perché per formazione, cultura, reddito, stato sociale, consistenza numerica, dovrebbero essere i più sensibili alle problematiche politiche della convivenza. E invece non avviene. Il venditore per antonomasia e i migliori per destino che hanno voluto scimmiottarlo, hanno presto intuito questo vuoto e giulivi hanno governato sciorinando la loro mercanzia di promesse senza progetti. In questo tripudio della cartapesta, alla sopravvenuta crisi finanziaria internazionale, si è andata sommando la crisi strutturale di un’Italia incapace di pensare allo sviluppo nel mondo globalizzato e quindi debole nella comparazione dei mercati.  &lt;p&gt;Proprio nell’assenza di discussione politica sta lo snaturamento della borghesia. Che ha accettato una posizione politicamente parassitaria e non ha contrastato il dilagare, soprattutto negli ambiti delle burocrazie e della gestione pubblica, di pratiche familistiche sempre contrarie ai cambiamenti necessari per lo sviluppo: in nome dei propri privilegi e all’insegna del meglio le entrature giuste sotto casa, che regole funzionanti a livello non localistico per dare spazio a merito e competenze.  &lt;p&gt;Le personalità tecniche che compongono il governo sono individualmente borghesi, ma non rappresentano affatto un progetto politico. Né borghese né d’altro genere. Rappresentano la preoccupazione di consulenti che si trovano a svolgere un compito prestigioso ma assai complesso, del cui risultato non hanno la piena padronanza professionale: perché esula dalle loro esperienze tecniche in quanto politico nel profondo. Come cittadini hanno titolo per cimentarsi in tale dimensione, ma il vincolo parlamentare, che vale anche per loro, li rende solo meno attrezzati in molti sensi. Bene che il clima sia più ragionevole. Tuttavia la politica non si improvvisa e così i loro primi vagiti (le sole cose che traspaiono, anche se nascondere le cure al malato non paia una virtù) sembrano seguire la solita propensione a tassare i redditi, a non tagliare il debito e al riservare le parole allo sviluppo. Né aiuta nascondersi dietro le colpe (che pure ci sono) del burocratico egoismo degli stati nazionali europei.  &lt;p&gt;La questione reale non è che ritorna la borghesia vera ma che ritorna quella snaturata. Cioè mancano la politica e il conflitto secondo le regole di libertà che si continuano irresponsabilmente a evitare spargendo utopie e non dicendo mai quali cose concrete si intende fare ora e subito per lo sviluppo. E chi dovrebbe supplire se non i cittadini che convivono e si raggruppano liberamente? La politica sono loro.  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;RAFFAELLO MORELLI&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-449401166839303292?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/449401166839303292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=449401166839303292' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/449401166839303292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/449401166839303292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/12/la-borghesia-di-nuovo-al-potere-quei.html' title='Ritorna la “borghesia”. Ma non era morta? I politologi che continuano a non capire'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-2089944268170569517</id><published>2011-12-01T02:00:00.001+01:00</published><updated>2011-12-02T17:19:31.703+01:00</updated><title type='text'>Costi della politica. “Crisi del sistema”? Serve a coprire la corruzione diffusa tra i cittadini</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-fWdB4aUiCbU/TtjnwKVrb1I/AAAAAAAADPY/0JhfGUySN7o/s1600-h/Spesa%252520cittadino%252520per%252520dipendenti%252520propria%252520Regione%2525202010%25255B5%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 5px 15px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Spesa cittadino per dipendenti propria Regione 2010" border="0" alt="Spesa cittadino per dipendenti propria Regione 2010" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/-6pbpd5fSfa4/TtjnwjEFzWI/AAAAAAAADPg/9GwA7Av97Qc/Spesa%252520cittadino%252520per%252520dipendenti%252520propria%252520Regione%2525202010_thumb%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800" width="240" height="295"&gt;&lt;/a&gt; Quanto costa il parassitario sistema dei partiti italiani, delle Regioni e delle stesse elezioni, è messo in evidenza efficacemente da questi grafici, provenienti da diverse fonti: Corte dei Conti, ISTAT, Corriere della Sera, Confartigianato, OCSE, Copaff, ecc. Il confronto, stridente, in alcuni casi è con altri Stati europei, il che vuol dire – bisogna ripeterlo sempre – con altri cittadini, insomma con ben altre persone, più che con altri sistemi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Perché un sistema politico non forgia un popolo, ma ne è, anzi, la fedele rappresentazione politica. Un concettino che in Italia è poco noto a Destra, Centro e Sinistra, che fanno a gara nel presentare all’elettrorato una classe politica come “capace di grandi rivolgimenti”, fino al punto da mutare – sembrano voler dare ad intendere agli sciocchi – la stessa psicologia della gente.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-DCIynXaVLTA/Ttd7LKxPNMI/AAAAAAAADO4/tivu4IRxayI/s1600-h/Stipendio%252520parlamentari%252520in%252520Italia%252520ed%252520Europa.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Stipendio parlamentari in Italia ed Europa" border="0" alt="Stipendio parlamentari in Italia ed Europa" align="right" src="http://lh6.ggpht.com/-Rmu8hK9ZBLY/Ttd7L1iT-RI/AAAAAAAADO8/CfnceZTB-Wc/Stipendio%252520parlamentari%252520in%252520Italia%252520ed%252520Europa_thumb.jpg?imgmax=800" width="180" height="360"&gt;&lt;/a&gt;Si tratta di grafici sintetici, ma di per sé eloquenti più di interi saggi politologici, economici o sociologici, sulla diversità, unicità, della Politica, anzi della società italiana di oggi, dominata da grandi partiti-contenitori sedicenti di Destra, Centro o Sinistra, senza ideologie e senza una cultura liberale. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Da notare, per inciso, che più i politicanti sono inefficienti, cioè nel Sud d’Italia e d’Europa (non è giusto chiamarli “latini”, infangando una grandissima civiltà, non per caso pre-cristiana, molto diversa – anzi, agli antipodi – da quella attuale), e più “rubano”, cioè si fanno pagare o provocano ad arte occasioni di spesa attorno a loro. Di qui la retorica delle piccole e Grandi Opere. Per promettere qualcosa in campagna elettorale (il “fare” secondo gli assessori o i ministri da quattro soldi: dai lampioni all’autostrada, dal ponte inutile sullo Stretto di Messina al raddoppio della TAV Torino-Lione), per darsi importanza e sopperire alla mancanza di idee, ma anche e soprattutto per aver occasioni di percentuali e “mazzette”. La spesa, motore della Politica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-JGJ1cjQBxT4/Ttd7M87RodI/AAAAAAAADMw/YASRjvIW9s0/s1600-h/Stipendi%252520netti%252520OCSE%252520a%252520parit%2525C3%2525A0%252520potere%252520acquisto%2525202009%252520%252528in%252520dollari%252529%25255B6%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 15px 5px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Stipendi netti OCSE a parit&amp;agrave; potere acquisto 2009 (in dollari)" border="0" alt="Stipendi netti OCSE a parit&amp;agrave; potere acquisto 2009 (in dollari)" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/-XpE5fA2meLY/Ttd7NkrHFOI/AAAAAAAADM4/nnfOr-oEOuI/Stipendi%252520netti%252520OCSE%252520a%252520parit%2525C3%2525A0%252520potere%252520acquisto%2525202009%252520%252528in%252520dollari%252529_thumb%25255B4%25255D.jpg?imgmax=800" width="250" height="313"&gt;&lt;/a&gt;I professionisti politicanti italici mi ricordano certi amministratori di condominio: propongono e cercano occasioni di spesa a tutti i costi, perché è dal movimento di denaro che possono guadagnare. E i condòmini (come i cittadini) se le bevono tutte. Controprova: quando un condòmino o cittadino onesto prova a fare lui stesso da amministratore locale o, cosa ancora più difficile, da amministratore di condominio (un tempo era possibile, ora credo che sia vietato: hanno creato un albo corporativo, non per caso...), scopre con grande meraviglia che le spese almeno si dimezzano. Guarda un pò...&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-de_GZMdsrcU/Ttd7O1weO4I/AAAAAAAADPA/38xAOrMcZDI/s1600-h/Stipendio%252520Presidenti%252520Regioni.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 5px 10px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Stipendio Presidenti Regioni" border="0" alt="Stipendio Presidenti Regioni" align="right" src="http://lh3.ggpht.com/-jnse3qfN6Ro/Ttd7PzL0wpI/AAAAAAAADPE/BxYyjO79PtA/Stipendio%252520Presidenti%252520Regioni_thumb.jpg?imgmax=800" width="260" height="344"&gt;&lt;/a&gt;Quel che è certo, è che sia l’attività di Regioni, Enti. Province e Comuni, sia l’attività del Parlamento, tutti di norma gestiti da uomini dei partiti (tranne le rare emergenze di “tecnici”), sono basate su numerose grandi spese inutili, puramente parassitarie o gonfiate ad arte. Come, appunto, quelle di alcuni amministratori di condominio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Considerazioni complementari si possono fare per il grafico degli emolumenti dei Presidenti delle Regioni, che sono oggi i veri centri operativi della Casta dei privilegiati e dei parassiti della politica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;C’è da restare senza parole. Guardate quali regioni, nonostante che i loro cittadini godano di redditi medi più bassi, malgrado la loro bassa produttività economica e politica, hanno votato gli stipendi mensili più alti per i propri Presidenti. Sono sempre le solite: quelle a statuto speciale (trattamento privilegiato che deve essere abolito a furor di popolo, anche se potrebbe avere notevoli conseguenze sul piano giuridico e costituzionale), e le regioni del Sud.&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-jZVntQ9S3P8/Ttd7QZgVcaI/AAAAAAAADNQ/mb0en-aqJyA/s1600-h/Contributo%252520mantenimento%252520Partiti%252520%252528CdS%25252018-luglio-2011%252529%25255B9%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 15px 15px 5px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Contributo mantenimento Partiti (CdS 18-luglio-2011)" border="0" alt="Contributo mantenimento Partiti (CdS 18-luglio-2011)" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/-1ytkqnB-mMw/Ttd7Ra1LOUI/AAAAAAAADNY/wEGpLD6iWu0/Contributo%252520mantenimento%252520Partiti%252520%252528CdS%25252018-luglio-2011%252529_thumb%25255B7%25255D.jpg?imgmax=800" width="360" height="155"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Bella professione, soprattutto comoda, quella dei politici e amministratori, questi Professionisti del Nulla, gli unici che non devono sottostare a nessun esame di qualità e idoneità, e spesso – come hanno mostrato impietose interviste e filmati – di una ignoranza e perfino di un livello di intelligenza addirittura imbarazzanti.&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-C3AVAzUFJ2A/Ttd7SVvFypI/AAAAAAAADPI/63Wh0HiAtQw/s1600-h/Rimborsi-elettorali-partiti%2525202008%25255B1%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 10px 0px 5px 15px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Rimborsi-elettorali-partiti 2008" border="0" alt="Rimborsi-elettorali-partiti 2008" align="right" src="http://lh6.ggpht.com/-xv-6_rMdVRY/Ttd7TPdiLYI/AAAAAAAADPM/90be2nLDx2w/Rimborsi-elettorali-partiti%2525202008_thumb%25255B1%25255D.jpg?imgmax=800" width="314" height="290"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sui truffaldini “rimborsi” elettorali ai partiti, in largo eccesso rispetto alle reali spese effettuate, nonostante il divieto sancito da un referendum di finanziarli, si vedano gli ultimi due grafici, basati su dati della Corte dei Conti. Per le leggi sul tema si veda &lt;strong&gt;&lt;a href="http://pinocho.splinder.com/post/22010183/scandalo-rimborsi-elettorali-cosi-i-partiti-derubano-il-paese"&gt;&lt;font color="#008000"&gt;qui&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;. Insomma, fatto il referendum trovato l’inganno legale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Altro che problema di “sistemi”, o tantomeno di fittizie categorie para-ideologiche prive di significato politologico, come Destra, Centro o Sinistra! I grafici denunciano che la crisi politica italiana è nella selezione del personale, cioè è nel fattore umano, troppo umano. E che la cosiddetta “crisi della Politica (o addirittura la “crisi della Democrazia”!) è solo una scusa, un velo pudico e ipocrita steso sul malcostume diffuso a livello nazionale tra tutti gli strati sociali, alta e media borghesia in testa. La nostra, più di ieri, è la repubblica degli “amici” (cfr. Mafia come “Società degli Amici”), della raccomandazione, del “familismo amorale”, del nepotismo (quanti giornalisti e docenti universitari, oltre ai politici, sono digli di “qualcuno!”), della corruzione, della malversazione e della distrazione di fondi pubblici. Da cui deriva anche lo spreco generale di risorse: denaro, beni pubblici, territorio e Natura. Perché se le cose sono del primo che se le ruba, perché il cittadino dovrebbe avere l’interesse a salvaguardarle? Ecco, dunque, che democrazia delle regole (limiti), cioè Liberalismo, ed educazione, e moralità diffusa, ed ecologia (altri limiti), sono strettamente connessi. Solo gli stupidi ripetono che Liberalismo ed Ecologia sono contrapposti (v. a proposito &lt;strong&gt;&lt;a href="http://ecologia-liberale.blogspot.com"&gt;&lt;font color="#008000"&gt;qui&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-KRuVOZPbVFM/Ttd7T8f0kPI/AAAAAAAADPQ/c6qvRvS-Cv0/s1600-h/rimborsi_partiti_1994_2009%25255B1%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 5px 15px 10px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="rimborsi_partiti_1994_2009" border="0" alt="rimborsi_partiti_1994_2009" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/-3Yyw-DUsEPE/Ttd7Uns9LVI/AAAAAAAADPU/wi0q_-_X22g/rimborsi_partiti_1994_2009_thumb.jpg?imgmax=800" width="538" height="150"&gt;&lt;/a&gt; La questione, perciò è solo psico-sociologica: chi è attratto o cooptato dalla professione politica? Questo, solo questo è il punto. Ebbene, si scopre che fa politica, per lo più, un certo tipo di persone dalla facies predatoria e dalla evidente volontà di spoliazione, dotate di inusuali capacità mistificatorie e affabulatorie. In altre parole, non sanno far nulla, tranne parlare, come quegli imbroglioni che un tempo cercavano di appiopparti pessime e inutilissime enciclopedie. E con la scienza della Politica, tantomeno con la filosofia politica, questi parassiti abituali non c’entrano nulla.  &lt;p&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt;IMMAGINI. 1. Spesa di ogni singolo cittadino per i dipendenti della propria Regione nel 2010. Dati Corriere della Sera, Istat, Confartigianato, Copaff, elaboraz. Filo d’Arianna, rielaboraz. grafica N.Valerio).&amp;nbsp; 2. Stipendi dei parlamentari in Italia e nei Paesi europei. 3. Stipendi medi di una coppia nei Paesi OCSE, a parità di potere d’acquisto nel 2009 (in dollari).&amp;nbsp; 4. Stipendi base nett dei Presidenti di Regione, a cui bisogna aggiungere indennità varie che fanno quasi raddoppiare la cifra finale. 5.&amp;nbsp; Quando costa ai cittadini il mantenimento dei partiti politici (Corriere della Sera 2011). 6. Rimborsi elettorali ai partiti nel 2008, dai dati della Corte dei Conti. Si noti il finanziamento truffaldino e illegale che consiste nella differenza tra quanto dichiarato come spese e quanto ricevuto effettivamente dallo Stato. 7. Rimborsi ai partiti dal 1994 al 2009. Appare evidente che l’aumento più rilevante si è verificato negli ultimi anni, cioè in tempi di governi Berlusconi e di Destra.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-2089944268170569517?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/2089944268170569517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=2089944268170569517' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2089944268170569517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2089944268170569517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/12/costi-della-democrazia-la-scusa-della.html' title='Costi della politica. “Crisi del sistema”? Serve a coprire la corruzione diffusa tra i cittadini'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/-6pbpd5fSfa4/TtjnwjEFzWI/AAAAAAAADPg/9GwA7Av97Qc/s72-c/Spesa%252520cittadino%252520per%252520dipendenti%252520propria%252520Regione%2525202010_thumb%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-7968200042503820522</id><published>2011-11-08T23:23:00.001+01:00</published><updated>2012-02-16T02:37:15.713+01:00</updated><title type='text'>Cade in tempi di crisi il peggior Governo dell’Italia moderna. E il peggio deve venire.</title><content type='html'>&lt;p&gt;Non c'è nulla da festeggiare: solo gli stolti stapperanno bottiglie di spumante&amp;nbsp; o accenderanno fuochi d’artificio. L’antipatia per un uomo che di Napoleone ha solo la statura e l’egocentrismo non basta a farci vincere la partita che ci aspetta. L’imminente caduta dell’industriale Berlusconi, che agli appoggi politici negli anni 80 deve la sua fortuna, certamente negato per la politica, eppure dal 1994 grazie al suo carisma e all’insipienza degli elettori Capo di Governo per oltre metà dei sedici anni della sua parabola politica, con risultati nulli in riforme economiche, giuridiche, istituzionali e perfino nell’ordinaria amministrazione, ci libera, è vero, da quello che può essere definito “il peggior Governo dell’Italia democratica”, durato tanto da assomigliare ad un infausto Regime. Ma, proprio mentre infuria la peggiore crisi finanziaria e di credibilità internazionale che abbia mai toccato l’Italia, apre davanti a sé un baratro. “&lt;em&gt;Apres-moi le vide&lt;/em&gt;”, dopo di me il vuoto. Solita esagerazione: in realtà dopo di lui, tutt’al più ci potrebbe essere il voto. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il Governo populista di Berlusconi, chiaramente creato per scopi personali e non per governare l'Italia, avrebbe dovuto dimettersi anni fa. Se solo conservatori, post-fascisti, clericali e falsi "liberali" accorsi per vanità e soprattutto utilità personale avessero avuto l'onestà di avvertire gli Italiani che in quel Governo non c'era nulla di serio o di liberale. “In Francia si presentò il caso analogo di un avventuriero come Tapie che voleva sfruttare la politica per i suoi affari, ma la classe dirigente di destra e di sinistra di quel paese lo seppe liquidare in pochi mesi”, ha scritto &lt;em&gt;Critica Liberale&lt;/em&gt;. Gravissime, perciò, sono le responsabilità dei “liberaloidi” nostrani, in realtà ultra-conservatori o reazionari, che lo hanno appoggiato, scrive in un durissimo &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.criticaliberale.it/news/26839"&gt;editoriale&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; il periodico della Fondazione. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;La Destra ha confermato ancora una volta di essere e rappresentare il peggio del Paese. Sotto il suo Governo, che doveva “modernizzare” l’Italia e rappresentarla degnamento nel consesso delle Nazioni, l’etica pubblica e la considerazione internazionale dell’Italia sono scese ai più bassi gradini della storia contemporanea, mentre il ladrocinio di Stato, la corruzione affaristica, la spudorata infrazione della Legge, l’attacco all’unità della Nazione, l’umiliazione della Costituzione, del Parlamento e del Corpo elettorale, la contrapposizione eversiva contro organi dello Stato e magistratura, la dilapidazione del patrimonio nazionale, la rovina dell’ambiente naturalistico e archeologico, il disprezzo per la cultura, il servilismo interessato verso la Chiesa e il Vaticano (in cambio di voti), sono saliti a livelli mai raggiunti in passato. Per molto meno, durante la Prima Repubblica sono stati chiesti o ipotizzati le dimissioni, la messa in stato di accusa o addirittura il delitto di alto tradimento di ministri. capi di Governo o capi di Stato. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sembrerebbe, perciò, il momento adatto per rallegrarsi e festeggiare. E invece, no.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E invece, il brutto deve ancora venire. Perché le opposizioni a questa Destra vergognosa e corrotta sono o sembrano del tutto inadeguate a governare l’Italia in modo europeo e autenticamente liberale. E per quanto si speri in un eventuale Governo “cuscinetto” di soli tecnici, questo è sempre la negazione e la sconfitta vergognosa della politica. Però è immaginabile che i tecnici faranno in pochi mesi quello che né Berlusconi, né Prodi, né qualsiasi altro Governo del Dopoguerra, hanno fatto. &lt;p&gt;Ma il brutto deve ancora venire non solo perché Berlusconi ha diseducato ancor più gli Italiani, ha disseminato corruzione dappertutto lasciando in eredità il berlusconismo, lo sbrigativo “faccio tutto io” degli uomini incapaci e senza idee, eppure volitivi. Ma anche perché le opposizioni a questa Destra vergognosa e corrotta sono o sembrano del tutto inadeguate a governare l’Italia in modo europeo e autenticamente liberale. E per quanto si speri – ma noi non siamo tra questi – in un eventuale breve Governo “cuscinetto” di soli tecnici, questo è sempre la negazione della politica e della democrazia. Ma d’altra parte siamo in grave emergenza finanziaria e quindi alla vigilia di gravi e impopolari decisioni, e perciò un economista Capo del Governo che non abbia paura di presentarsi davanti al corpo elettorale toglierebbe le castagne dal fuoco ai politici. Nessuno, infatti, né Destra, né tantomeno Sinistra, vorrebbe governare questo momento di sacrifici drammatici con la certezza poi di essere bocciato alle prossime elezioni. Così va il Mondo, o meglio quella piccola parte di Mondo che è l’Italia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In particolare, il Centro e la Sinistra, divisi al loro interno, dopo aver creato (DC-PSI-PCI) negli anni 70-80 il più grosso debito pubblico dell’Occidente (c’era gente che andava in pensione a 45 anni, impiegati pubblici che non lavoravano, trasandatezza, parassitismo, clientelismo, partitocrazia ecc.) e poi aver detto alla gente cose sbagliate sull’economia e il lavoro, come potranno di colpo rimangiarsi tutto e appoggiare la ricetta del prof. Ichino (sinistra liberale, molto mal tollerato nel PD) e le indicazioni “liberalizzatrici” della Banca Centrale Europea e delle interessate ai propri privilegi Germania e Francia? &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma se guardiamo alla spicciola politica interna, alle promesse elettorali fatte per decenni, alle vecchie e nuove parole d’ordine che circolano da sempre nella base alternativa della Sinistra, quella sociologicamente più vera e spontanea, ci accorgiamo che la Sinistra non è culturalmente pronta a succedere al Governo della Destra populista. O per lo meno sarebbe terribilmente imbarazzata, qualora fosse chiamata al Governo per “sanare i guasti” causati dalla totale inazione di Berlusconi. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per anni la Sinistra ha ripetuto, infatti, che l’attuale crisi non era iniziata dal mancato controllo, cioè dalla carenza di regole sul mercato, ma addirittura dal mercato libero stesso, cioè dalla libertà economica in sé. Libertà che invece è stata proprio la vittima dei monopoli e dei privilegi di alcuni attori finanziari collegati ai Poteri degli Stati, dei grandi investitori e delle banche. E’ proprio la concorrenza e la tutela del consumatore (che impersona la domanda, ripeteva sempre il liberale Einaudi) che sono state aggirate e violentate in questa crisi dell’Europa e dell’intero Occidente, da speculatori fuori mercato con la connivenza di molti Stati. E' di un grande liberale, Luigi Einaudi, la frase solo apparentemente paradossale che "un mercato è innanzitutto caratterizzato dai carabinieri che ne fanno rispettare le regole" (&lt;em&gt;Lezioni di politica sociale&lt;/em&gt;, 1949).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Insomma, il mercato libero o è severamente regolato o non è libero, ma un pretesto per arraffare, imbrogliare, depredare. Il funzionamento normale e regolato del mercato è una cosa, la sua patologia criminale un’altra. Confondere tra le due cose non è più possibile in democrazia, che è sempre democrazia liberale, cioè fondata sulla libertà di tutti, non di pochi, e cioè su regole severe. Insomma, è come se un marziano caduto sulla Terra, vedendo che alcuni rubano, concludesse sconsolato che qui non ci sono regole e consigliasse ai Terrestri di eliminare il denaro.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Da una parte è vero – sfatiamo questo tabù – che il “liberismo” o liberalismo economico estremo, puramente ideologico, sregolato (il che, attenzione, è di per sé una contraddizione per il Liberalismo, che è soprattutto dottrina delle regole e dei limiti, filosofia del &lt;em&gt;neu nimis&lt;/em&gt;, mai troppo), potrebbe risolversi in un sistema illiberale. Lo teorizzava Croce, ma lo ammetteva anche Einaudi (v. il bel libretto uscito nei giorni scorsi col &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt;: “Liberismo e Liberalismo”). Dall’altra è vero, come ripeteva il radicale Ernesto Rossi, il migliore allievo di Einaudi, che noi liberali dobbiamo non appiattirci sui produttori (l’offerta), ma lottare per una effettiva libertà economica fondata sulla eguaglianza dei punti di partenza, e soprattutto rafforzare la lotta ai monopoli e ai privilegi dei produttori che danneggiano sia gli altri produttori (concorrenza), sia – e questo è ancor più grave – i tanto più numerosi cittadini consumatori (la domanda). Ecco perché la libertà non può esistere da sola, ma è connessa alle regole e al buonsenso, cioè alla giustizia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E dunque, se sono vere queste premesse, come potrebbe ora il Partito Democratico (una mal assortita e non ancora metabolizzata unione di ex-Pci, ex-Dc, ex-socialisti e indipendenti) fare quella politica che ha da decenni definito “di Destra”, cioè liberista, che la stessa Destra populista di Berlusconi e della Lega Nord non hanno avuto il coraggio di fare per non perdere tutti i loro voti? E d’altra parte, come potrebbe ristabilire un minimo di indirizzo di politica economica da parte dello Stato, anche nel senso di mettere a disposizione dei cittadini spazi sempre più ampi di libertà, senza contraddire le interessate ricette dell’asse franco-tedesco spacciate per “linea dell’Europa”?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Insomma, ci aspettano mesi drammatici. Altro che fuochi di artificio.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-7968200042503820522?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/7968200042503820522/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=7968200042503820522' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7968200042503820522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7968200042503820522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/11/cade-in-tempi-di-crisi-il-peggior.html' title='Cade in tempi di crisi il peggior Governo dell’Italia moderna. E il peggio deve venire.'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-3540836270084685309</id><published>2011-10-19T11:58:00.001+02:00</published><updated>2012-02-02T12:29:33.930+01:00</updated><title type='text'>Il gen. Bagnasco detta condizioni a Vaticalia. Etiche? Ma no: privilegi fiscali e 8 per mille</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-wVQq3qMQynQ/TypzmiTUdQI/AAAAAAAADZ4/5yZ4PTwy28A/s1600-h/Monsignore%252520e%252520cardinale%252520corrotti.%252520Vignetta%252520satirica%252520%252528NV%2525202010%252529%25255B5%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 5px 15px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Monsignore e cardinale corrotti. Vignetta satirica (NV 2010)" border="0" alt="Monsignore e cardinale corrotti. Vignetta satirica (NV 2010)" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/-uOrligH_A7A/TypznMcV16I/AAAAAAAADaA/GqkVptrrh4o/Monsignore%252520e%252520cardinale%252520corrotti.%252520Vignetta%252520satirica%252520%252528NV%2525202010%252529_thumb%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800" width="260" height="255"&gt;&lt;/a&gt; La "&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.nessundio.net/blog/2010/06/28/4162/ "&gt;reconquista&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;" dell'Italia da parte dello Stato Pontificio è stata celebrata ufficialmente il 20 settembre dell'anno scorso quando il cardinale Bertone, Segretario di Stato Vaticano e plenipotenziario del Papa Re per i rapporti internazionali, ha officiato da solo alla Breccia di Porta Pia, davanti alle autorità (?) civili completamente mute, la cerimonia di presa di possesso di Vaticalia (1). &lt;/p&gt; &lt;p&gt;A distanza di un anno, i conquistatori attraverso l'intervento del generale-cardinale (2) Bagnasco, capo del Governo Ombra dei vescovi che controllano e guidano la poetica vaticaliana, hanno dettato la linea politica che dovranno seguire i cattolici impegnati in politica, a cominciare da quelli attivi nel mondo del lavoro che hanno promosso l'incontro di Todi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Confuse e contraddittorie le reazioni dei politicanti, soprattutto quelli del PD (Partitus Dei) e del PDL (Popolo della “libertà vigilata” dal Vaticano). Protesi i primi a valutare le conclusioni di Todi come un benservito a Berlusconi, e convinti i secondi di aver ricevuto invece un sostegno clamoroso alla loro politica e al loro leader. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Al di là di queste opposte valutazioni a Todi è emerso soprattutto che dietro la definizione di "valori non negoziabili" il generale-cardinale Bagnasco e il suo Governo Ombra guardano soprattutto ai valori economici e ai privilegi fiscali di cui gode la Chiesa cattolica e il suo sterminato indotto di enti religiosi e associazionismo laico. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il tutto dietro una presunta difesa della vita a spese del diritto delle donne a decidere sulla propria maternità e di uomini e donne a decidere sulla propria salute, il proprio corpo e la propria vita. E naturalmente anche a spese del riconoscimento giuridico dei rapporti affettivi non approvati dalla morale cattolica. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Su questa affermazione evidente di uno "stato etico" legittimato dall'adesione incondizionata da parte di tutti i maggiori partiti (esclusi i radicali) all'etica conclamata e codificata dalla dominante religione cattolica, si consumerà l'ultimo barlume di laicità costituzionale. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Perciò, per difendere i cittadini dalla definitiva trasformazione di Vaticalia in Vicereame del Papa Re lanciamo&amp;nbsp; un appello ai cittadini e alle associazioni laiche&amp;nbsp; per convocare gli Stati Generali sulla Laicità. Prima che si troppo tardi.&lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;GIULIO C. VALLOCCHIA &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;1. Vaticano-Italia&lt;br&gt;2. Pochi sanno che Bagnasco è anche generale dell’esercito italiano, in quanto è stato ordinario militare, cioè capo dei cappellani militari (2003-2006). Tenente generale, tre stellette sulla mostrina. Doppio stipendio, quindi. Anche se come cappellano non sembra guadagnarselo: nessuno lo ha mai visto in divisa: si limitava nelle grandi occasioni ad aggiungere le stellette all’abito talare vescovile. Una curiosità, infine: nessuno sa che esistono anche “suore-maresciallo” in tutte le armi italiane, perfino nei Carabinieri (Cod. NATO: OR-9). Per vedere le mostrine e i gradi di sacerdoti e suore dell’Ordinariato Militare, si vada &lt;strong&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ordinariato_militare_in_Italia"&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;qui&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;IMMAGINE. Disegno di Nico Valerio&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-3540836270084685309?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/3540836270084685309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=3540836270084685309' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3540836270084685309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3540836270084685309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/10/il-gen-bagnasco-detta-le-condizioni.html' title='Il gen. Bagnasco detta condizioni a Vaticalia. Etiche? Ma no: privilegi fiscali e 8 per mille'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/-uOrligH_A7A/TypznMcV16I/AAAAAAAADaA/GqkVptrrh4o/s72-c/Monsignore%252520e%252520cardinale%252520corrotti.%252520Vignetta%252520satirica%252520%252528NV%2525202010%252529_thumb%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-3334641461625328575</id><published>2011-10-11T17:34:00.001+02:00</published><updated>2011-10-11T18:03:39.397+02:00</updated><title type='text'>«Macché liberale, la borghesia in Italia è un ceto parassitario». Vero, Ricolfi, tutto torna.</title><content type='html'>&lt;p&gt;Il berlusconismo ha riportato al potere la borghesia italiana, così mostrando il volto peggiore dell’Italia e facendoci vergognare. Com’è possibile? Noi liberali non sappiamo forse che fu la borghesia a fare il Risorgimento e l’Unità d’Italia? &lt;/p&gt; &lt;p&gt;D’accordo, non sarà stata la grande borghesia intellettuale o dell’economia ad appoggiarlo (anche se qualche imprenditore piccolo e medio ha dato, eccome, il suo voto e i suoi finanziamenti), ma certo il populismo vuoto del cavalier B. è stato il movimento ideale per rivolgersi più che alla borghesia, ad una idea piccola e meschina di borghesia. Come se alla scuola serale, per avere successo tra studenti testoni e svogliati, un’insegnante dicesse che il borghese è quello che vince nei film western. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lo strato sociale del berlusconismo è quello più comune in Italia, dove è mancata la Rivoluzione liberale dei Paesi anglosassoni e la Rivoluzione giacobina francese. Dove si è passati senza soluzione di continuità da ducati, regimi assolutistici e Papi-re al liberalismo più soffice e moderato possibile, così moderato da diventare conservatore e protezionista: che è una contraddizione in termini. Dove perfino l’Unità del Paese è stata fatta dai Governanti (per fortuna con qualche scaramuccia vera, grazie al reprobo Garibaldi, spesso arrestato e confinato). Dove non solo i commercianti, ma neanche gli industriali amano o sanno praticare la concorrenza. E, infatti, quando si è entrati in liberal-democrazia, si sono viste le conseguenze di questo deficit di borghesia. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il quindicennio berlusconiano, ha ridato fiato soprattutto alla tipica piccola borghesia arrivista e senza idee, per lo più di provincia, che ha un solo scopo nella vita: quello di arricchirsi il più e il più sbrigativamente possibile, a qualunque costo. Lecito. Ma senza idee e senza merito, solo grazie a amicizie “giuste”, appalti di Stato, raccomandazioni, do-ut-des, imbrogli, protezioni, corruzione. Illecito per un liberale. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Insomma, le velleità, l’accumulazione di capitale, il lusso dell’alta borghesia con i sistemi sognati dal popolino nei film di Totò. Anche il Fascismo, del resto, fu la reazione dei tanti “vorrei ma non posso” della piccola borghesia alle minacce egualitarie del socialismo e al rischio della “troppa” libertà, “troppa” giustizia. E questo spaccato antropologico e sociale ha, certo, il suo peso nel ritratto che un giorno gli storici inesorabili faranno di Berlusconi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Così, il conservatorismo – estremo, a parole, a tratti perfino reazionario, da estrema Destra – ha trovato utile nella propaganda indirizzarsi a tutti i cittadini, ma in realtà pensava sempre e soltanto ad una sola frangia sociale, marginale, di cittadini, quella che andava sempre più proletarizzandosi, e che temeva la concorrenza dei ceti popolari, e che perciò radunava non i liberali, ma gli anti-Sinistra viscerali. Altro che “moderati”. Altro che “riformisti”. Del resto, è proprio la borghesia che ha impedito le liberalizzazioni promesse per convincere i pochi liberali ad appoggiare Berlusconi. E in questo caso la grande borghesia (industria e manager) e la media (professioni) si sono aggiunte alla piccola (impiegati, artigiani). Insomma, la medesima dinamica psicologica e sociale del Fascismo. Del resto, oggi, con i mercati internazionali, l’Unione Europea che mette becco, le Grandi Potenze che controllano, e perfino la Cina capitalista-comunista che, giustamente, si permette di mettere becco avendo comperato buoni del Tesoro, che altro fascismo si potrebbe produrre, se non quello finto e populista dei proclami vuoti, dei “contratti con gli Italiani”? &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Berlusconi e Mussolini: due grandi propagandisti. Grandi venditori di slogan. Che hanno potuto incantare così tanto a lungo solo una platea semplice e poco colta, ma in preda alla rivalsa sociale, come la piccola borghesia marginale che costituisce l’anima vera, profonda, della società italiana. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;E così tutto torna: il Risorgimento faticoso e parziale, fatto solo da pochi eroi, da uomini di Governo e da diplomatici, il trasformismo dei conservatori e clericali che si fingono "liberali", il rifugio nel fascismo, l'illusione che da Croce si potesse passare al Pci, l'insensibilità per la laicità dello Stato, l'adesione in massa prima alla Dc e poi al berlusconismo. La borghesia italiana, a differenza di quelle operose e intelligenti del Nord Europa, non ha nulla da insegnarci. E' solo avida e ignorante. Non ama la concorrenza, ma la raccomandazione. E i suoi interessi li chiama "libertà". Vecchio trucco: noi liberali veri non dobbiamo cascarci.&lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;NICO VALERIO &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="2" face="Verdana"&gt;Ecco l’intervista a Luca Ricolfi, docente di psicologia e lucido commentatore dei fatti italiani sulla &lt;em&gt;Stampa&lt;/em&gt;, pubblicata dal sito web &lt;a href="http://www.linkiesta.it/ricolfi-la-borghesia-italia-e-un-ceto-parassitario"&gt;&lt;strong&gt;Linkiesta&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; *&lt;/font&gt;  &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p align="center"&gt;&lt;font size="3" face="Verdana"&gt;RICOLFI: «LA BORGHESIA IN ITALIA È UN CETO PARASSITARIO» &lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="center"&gt;&lt;font size="2" face="Verdana"&gt;L’Italia ai tempi della crisi, parla Luca Ricolfi: «La borghesia italiana non è mai stata liberale, né ha mai cercato sul serio di ridurre il ruolo della politica. Ha semmai sempre cercato di usare la politica, per ottenere favori, esenzioni, posizioni di rendita, informazioni riservate, commesse, sussidi. I ceti produttivi del Nord non sono nemmeno riusciti a strappare un federalismo degno di questo nome». &lt;/font&gt; &lt;p align="center"&gt;&lt;font size="2" face="Verdana"&gt;Intervista di Jacopo Tondelli &lt;/font&gt; &lt;p&gt;“L’Italia annaspa, il Governo ci prova quattro volte prima di partorire una manovra che a malapena riesce a seguire le linee imposte dalla Bce. E mentre i ceti produttivi fanno quotidianamente i conti con le conseguenze della crisi economica, c’è chi si domanda che cosa faccia e dove sia la borghesia italiana, soprattutto al Nord. In altra epoca, nel 1980, guidata dalla Fiat, la marcia dei quarantamila a Torino segnò uno spartiacque. Allora erano quadri e dirigenti, guidati da Cesare Romiti. Oggi sarebbe possibile un segnale chiaro da parte della borghesia produttiva? Ne parliamo col professor Luca Ricolfi che non risparmia bordate. «La borghesia italiana? Non è mai stata liberale, è un ceto fortemente parassitario», dice a Linkiesta.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Insomma, professore, partiamo dal principio: quale borghesia e quale ceto medio italiano si sono sentiti rappresentati da Berlusconi e dal leghismo? &lt;/em&gt; &lt;p&gt;Sociologicamente, i professionisti, le partite Iva e i dipendenti privati con livelli di istruzione intermedi. In senso meno sociologico ma più psicologico, direi soprattutto gli insofferenti per la sinistra e, più in generale, per la cultura della solidarietà incondizionata.  &lt;p&gt;&lt;em&gt;E quanto, in questo blocco politico-sociale, è sentita e percepita, secondo lei, la fine della stagione politica che chiamiamo “berlusconismo”? Quali sono le ragioni strutturali, dal punto di vista economico e sociale, di questo scongelamento?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La crisi è molto sentita, ma il consenso per Berlusconi è sempre stato sopravvalutato: anche negli anni migliori, i veri fan sono sempre stati compresi fra il 5 e il 10% del corpo elettorale.&lt;br&gt;Lo scongelamento ha certamente ragioni strutturali, ma non solo. Le ragioni strutturali si riducono a una: nessuna delle promesse fondamentali di Berlusconi, prima fra tutte l’abbattimento della pressione fiscale con le due aliquote Irpef del 23 e 33% è mai stata mantenuta, neanche quando sarebbe stato possibile farlo.&lt;br&gt;Ci sono anche ragioni meno strutturali, ma ugualmente importanti: gli italiani amano i vincenti, ma abbandonano al loro destino i perdenti. Di conseguenza i cambiamenti di orientamento politico possono essere anche molto repentini, come alla fine della prima Repubblica e alla fine del Fascismo. Mussolini, Craxi, Berlusconi: in Italia l’inversione del consenso è processo di mesi, non di anni. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;E secondo lei quanto le istanze fondative di quel blocco politico-sociale cercano ancora rappresentanza? E quanto, invece, il mondo dell’impresa, delle professioni, della “borghesia” insomma sono cambiati in questi 17 anni? Quali sono i tratti unificanti di questo “nuovo ceto medio”, le loro richieste profonde?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Anche quelle istanze fondative furono largamente sopravvalutate. Forse mi sbaglio, ma io vedo soprattutto continuità dove voi vedete rotture, o evoluzioni. La borghesia italiana non è mai stata liberale, né ha mai cercato sul serio di ridurre il ruolo della politica. La borghesia italiana, specie la grande borghesia, ha semmai sempre cercato di usare la politica, per ottenere favori, esenzioni, posizioni di rendita, informazioni riservate, commesse, sussidi. È un ceto fortemente parassitario, più interessato a pilotare le risorse della politica che ad affrancarsi da essa. La nostra classe dirigente ha sempre avuto paura di scontrarsi con i governi, anche quando era piuttosto chiaro che le loro politiche mandavano a gambe all’aria il Paese, e con esso i produttori di ricchezza.&lt;br&gt;Non dice niente il fatto che non vi sia mai stata una vera battaglia per la riduzione dell’imposta societaria? E non dice nulla il fatto che i ceti produttivi del Nord non siano riusciti a strappare un federalismo capace di riequilibrare una situazione che dopo il 1995, finite le svalutazioni competitive, era divenuta insostenibile per l’economia regolare? Vi sembra possibile che, in occasione dell’ultima manovra, la Confindustria e Rete Imprese si siano lasciate scippare l’aumento dell’Iva, ossia l’unica carta che gli esportatori avevano per ridare un minimo di fiato alle imprese?&lt;br&gt;Se si fosse voluto far ripartire la crescita, i 4-5 miliardi dell’aumento dell’Iva avrebbero dovuto e potuto essere usati per abbassare l’Irap e/o l’Ires. Una borghesia coraggiosa avrebbe fatto una battaglia prima, spiegando che aiutare i produttori di ricchezza è la via maestra per tornare a creare posti di lavoro, anziché piagnucolare dopo, lamentandosi di aver perso una battaglia mai combattuta. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Nel 1980, il ceto medio si sentì rappresentato dalla marcia dei quarantamila. Oggi la Fiat non è più il catalizzatore simbolico dell’impresa italiana. Cosa può raccogliere e rappresentare attorno a sé la “borghesia produttiva”, quelli che Gabrio Casati nel suo ultimo libro chiama i “contadini”? Quanto il mondo della rappresentanza d’impresa è cambiato mettendosi al passo coi tempi, e quanto invece sconta un ritardo culturale?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La borghesia produttiva esiste, ma è priva di coscienza di classe, come avrebbe detto il buon vecchio Marx. Forse, più che scontare un ritardo, sconta due peccati originali speculari, o di segno opposto. La grande borghesia sconta una scommessa sbagliata sulla politica, la credenza (a mio parere erronea) che sia più conveniente negoziare e venire a patti con il ceto politico piuttosto che combattere per cambiare radicalmente la politica. La piccola borghesia autonoma, invece, sconta la sua presunzione di poter fare a meno della politica, di poter andare avanti senza darsi una rappresentanza forte a livello politico. Ciò vale, in particolare e forse non a caso, per le partite Iva del Triveneto, la patria del “faso tuto mi”.&lt;br&gt;Lei mi chiede se il mondo della rappresentanza d’impresa si è messo al passo coi tempi… Ma le sembra che, se Rete Imprese Italia, l’organizzazione di rappresentanza dei “piccoli”, fosse al passo con i tempi, durante questa manovra si sarebbe lasciata paralizzare dagli opposti interessi dei commercianti e dei piccoli imprenditori in materia di Iva? &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Il tema della pressione fiscale e dell'evasione non ha mai smesso di essere un’urgenza italiana. Una forza politica “moderata” e liberale non potrà non farsene carico. Come riuscirci, in un paese in cui la “civiltà fiscale” non sembra consolidata, nel tempo?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Penso che non ci riusciremo, perché siamo un paese non solo cattolico, ma con una mentalità cattolica. Ogni questione economica – come il problema di aumentare la torta del reddito – viene vissuta in chiave di equità distributiva, con tutto il corredo di pregiudizi contro la ricchezza di cui è imbevuta l’Italia.&lt;br&gt;Facciamo un esperimento mentale. Siamo in pieno deserto, un manipolo di disperati avanza in groppa a dei cammelli. Se qualcuno si alzasse e dicesse “diamo da mangiare ai cammelli, perché sono loro che ci trasportano, se li lasciamo senza cibo non usciremo mai da questo deserto e finiremo per morire tutti”, immancabilmente si alzerebbe l’egualitarista-solidalista-moralista per spiegare che il poco cibo disponibile va distribuito secondo giustizia. Seguirebbe un’appassionata discussione sui meriti relativi di cammelli e esseri umani, sui bisogni rispettivi di maschi e femmine, giovani e anziani, pastori e contadini. Il gruppo troverebbe immorale dare da mangiare ai cammelli, che dopo tutto “sono solo delle bestie”, il cibo verrebbe diviso secondo principi più o meno sensati di equità, e alla fine nessuno – né i cammelli, né gli umani – uscirebbe vivo dal deserto. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Uno degli altri grandi nodi irrisolti riguarda la strutturale divisione del paese secondo molti indicatori macro e microeconomici. La Lega tornerà a cavalcare la protesta di cui non ha risolto le ragioni? E ancora, tornando al tema principale: può un nuovo soggetto politico “moderato” incorporare in sé quelle istanze, oppure resteranno un’esclusiva di un movimento territoriale come la Lega?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Posso sbagliarmi, ma a me pare che la Lega abbia seppellito il federalismo, e forse anche sé stessa. Hanno fatto così poco, così male, e così tardi che la bandiera del federalismo non potrà più essere agitata credibilmente da nessuno. La sinistra comunista e post-comunista non ci ha mai creduto. I cattolici lo vedono come un peccato mortale contro il sacro dovere della solidarietà. La Lega l’ha barattato con il consolidamento del suo potere governativo e amministrativo, comprese le poltrone nelle società controllate da Regioni ed enti locali. Se la Lega fosse stata veramente federalista non si sarebbe opposta né al taglio delle Province né alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali.&lt;br&gt;No, il federalismo andrà avanti come mero riordino dei conti pubblici territoriali (opera di trasparenza comunque meritoria), ma l’idea federalista è morta. All’orizzonte non vedo nessuno che possa raccogliere quella bandiera, perché in troppi ormai l’hanno disonorata.&lt;br&gt;Quello che invece potrebbe succedere, secondo me, è che alcune delle istanze del federalismo precipitino in altro da sé. Nei prossimi anni potremmo assistere – ma è solo un’ipotesi, che non considero particolarmente probabile – a una riscossa dei produttori, ma sganciata da istanze territoriali: una sorta di “marcia dei 40 mila” contro il parassitismo. Un’altra possibilità, forse più realistica, è che quando l’euro si spaccherà in un euro forte (nordico) e un euro debole (mediterraneo) il Nord-Italia, anziché aderire all’euro debole puntando su un nuovo ciclo di svalutazioni competitive, preferisca aderire all’Euro forte riprendendosi i propri soldi (50 miliardi all’anno): uno scenario da incubo, almeno per chi non ama le guerre civili nemmeno quando sono ritenute politicamente o economicamente corrette”.&lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;JACOPO TONDELLI &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;* A proposito, basta, vi prego, con il vizio nazionale dei giochi di parole e dei doppi sensi! Non se ne può davvero più. In Italia, specialmente dopo l’èra Arbore in tv, lo snobismo dell’ironia è talmente diffuso che oggi non puoi aprire un negozio di scarpe se non fai lo spiritoso e non metti come insegna: “&lt;em&gt;Scarpe diem&lt;/em&gt;”. L’ironia è una merce rara e di élite, proprio perché è critica verso il potere, la maggioranza. Non può essere di massa (come in Francia): è una contraddizione. Né, per chi non possiede l’humour o l’ironia, come gli Italiani, la comicità diffusa. E’ come se tutti fossero estremisti: e i moderati dove sono? Ma se non ci sono, non ci possono essere neanche gli estremisti… Mi vengono in mente i tic e i giochi di parole continui degli impiegati d’ufficio a Roma. Famigerato: “&lt;em&gt;Olive dorci&lt;/em&gt;”, in cui Stanlio e Ollio in romanesco dicono “arrivederci”. Ecco, appunto, la stucchevole piccola borghesia. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-3334641461625328575?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/3334641461625328575/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=3334641461625328575' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3334641461625328575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3334641461625328575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/10/macche-liberale-la-borghesia-in-italia.html' title='«Macché liberale, la borghesia in Italia è un ceto parassitario». Vero, Ricolfi, tutto torna.'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8871759927521377093</id><published>2011-09-20T12:12:00.001+02:00</published><updated>2011-09-20T12:18:18.421+02:00</updated><title type='text'>XX Settembre clericale. Chiesa materialista e cinica, alleata con la Destra del malaffare.</title><content type='html'>&lt;p&gt; &lt;p&gt;Il XX settembre di quest'anno coincide con il 150 anniversario dell'Unità d'Italia, che facciamo datare dal 1861, ma che in effetti si sarebbe compiuta nove anni dopo, appunto, con la presa di Roma nella quale dilagarono i bersaglieri attraverso la breccia di Porta Pia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In queste occasioni si fanno bilanci e si tenta di darsi un'idea di che cosa ci è accaduto e come siamo arrivati al punto in cui siamo. Indubbiamente la fine del potere temporale del Papato è stata una enorme conquista ed ha liberato grande parte dell'Italia centrale di una dominazione dello Stato della Chiesa durato per molti secoli. Uno Stato che funzionava usando la forca ed il rogo verso tutti coloro che venivano dubitati nella loro fede cattolica e che nel corso di oltre un millennio era riuscito ad esercitare una influenza enorme su tutte le corti europee fino allo scisma inglese ed alla nascita degli stati protestanti. Il potere della Chiesa diminui in qualche modo dopo la rivoluzione francese e la diffusione della sua cultura in Europa attraverso i movimenti rivoluzionari e&amp;nbsp; le armate napoleoniche. Nel 1849 ebbe vita breve ma molto significativa la Repubblica Romana fondata da Mazzini e difesa da Garibaldi, Mameli ed altri patrioti e che fu stroncata dopo quasi sei mesi dall'intervento della Francia oramai distante dagli ideali rivoluzionari. La Costituzione della Repubblica Romana è il documento più importante, più fulgido del Risorgimento (dimenticato).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma il bilancio di oggi è del tutto negativo per i valori della laicità dello Stato sempre più sottoposto alla tutela “spirituale” e politica del Vaticano. Il potere di interferenza&amp;nbsp; della Chiesa nella legislazione italiana e nello svolgimento della sua vita politica e sociale è diventato enorme. Noi abbiamo un Governo espressione di una classe politica che ama definirsi moderata, ma in effetti è estremista nella negazione dei valori della socialità,&amp;nbsp; rappresentata da Berlusconi che è quanto di più distante ci possa essere dal cristianesimo. Una persona che mena scandalo ed è diventata imbarazzante per l'Italia, che tuttavia gode dell'appoggio delle gerarchie ecclesiastiche che lo proteggono e lo sostengono in cambio dei cospicui finanziamenti che il Vaticano riceve e sopratutto della clericalizzazione della legislazione su punti fondamentali come la nascita, la morte, la sessualità, la donna, la scuola. Il cinismo di questo scambio del cattolicesimo con il berlusconismo è scandaloso, e non c'è eccesso amorale della Destra italiana e del suo leader che riesca a turbare la gerarchia e schiodare i cardinali dalla loro alleanza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Se da un lato c'è l'alleanza Destra-Vaticano, dall'altro lato l'opposizione presente in parlamento ha rinunziato a qualsiasi rivendicazione di laicità in campi fondamentali come la scuola, ed ha un atteggiamento non di critica e di richiamo ai valori del Risorgimento e della autonomia dello Stato, ma di concorrenza. Offre alla Chiesa di più e di meglio di quanto Berlusconi oggi garantisce ai cattolici italiani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'Italia è un paese concordatario a sovranità limitata. Limitata dal Concordato che gli impone degli obblighi pesanti che ne limitano l'autonomia. Nonostante il chiaro orientamento laico e progressista della Costituzione, l'articolo 7 costituisce la palla di piombo che tiene prigioniero il Paese. Bisognerebbe abolire l'art.7, una cosa richiesta anche dalla parte più illuminata del cattolicesimo, ma che tuttavia non troverà alcun riscontro negli imminenti rimaneggiamenti della Costituzione, che probabilmente porteranno ad un aggravio dei pesi della tutela religiosa sulla politica italiana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non possiamo che essere insoddisfatti. L'Italia affonda nel materialismo del connubio cinico Destra-Chiesa basato su scambi e sul mantenimento ed estensione del potere. Tutto si può dire della Chiesa Cattolica tranne che sia oggi una centrale di spiritualità in grado di aiutarci a venire fuori dalle gravi difficoltà che ci affliggono. I documenti della CEI apparentemente preoccupati per le questioni del lavoro, del salario, dello sviluppo, del Mezzogiorno in effetti sono soltanto pezzi di carta ai quali non viene attribuito alcun reale significato. Quello che conta per il Vaticano è la gestione dei suoi rapporti con Berlusconi&amp;nbsp; e la sua cricca al potere.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La legittimazione che la Chiesa ha fatto delle oligarchie dominanti in Italia e la sua alleanza con esse hanno contribuito non poco alla crisi che stiamo vivendo, che è certamente una crisi economica, ma che si alimenta dall'assenza di valori, di prospettive, di centri di coesione capaci di dare orizzonti e traguardi.&lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;PIETRO ANCONA&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;D’accordo su tutto, ma la Chiesa sarebbe (anzi, lo è stata: basti pensare all’ultimo Governo di R.Prodi) cinicamente guicciardiniana anche con Governi di Sinistra. In Italia, ovviamente, solo in Italia, perché altrove non se lo potrebbe neanche immaginare.&lt;/em&gt; (Nico Valerio)&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-8871759927521377093?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/8871759927521377093/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=8871759927521377093' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8871759927521377093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8871759927521377093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/09/xx-settembre-clericale-e-art7-chiesa.html' title='XX Settembre clericale. Chiesa materialista e cinica, alleata con la Destra del malaffare.'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-3468262527866762836</id><published>2011-07-21T01:41:00.001+02:00</published><updated>2011-07-28T19:25:21.683+02:00</updated><title type='text'>La Repubblica degli avvocati. Altro che “garantismo”: privilegi e cavilli per la Casta.</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Devo confessarlo (se non qui, dove? se non ora, quando?): alla notizia del sì all’arresto d’un Papa mi si è allargato il cuore. Un riflesso condizionato anticlericale? Non scherziamo. Oppure eccesso di rigorismo ottocentesco? Forse, ma certo non butto via l’occasione storica: un deputato, un giudice sospeso dal CSM perché la Magistratura lo ha rinviato a giudizio e ne ha chiesto l’arresto per reati che vanno dalla corruzione alla concussione, dall’estorsione al favoreggiamento (l’associazione per delinquere è ancora in forse), è stato eccezionalmente consegnato dalla Camera dei Deputati al giudice naturale. Così, la vicenda di Papa è diventata un simbolo, al di là della vicenda personale: una volta tanto (è appena la quinta volta in tutta la storia della Repubblica) una richiesta di arresto per un deputato è convalidata. Dopo decenni di omertà corporativa e mafiosa che ha coperto col mantello dei privilegi di Casta i reati – spesso molto gravi – dei parlamentari. Durante la XI legislatura, quella di Tangentopoli, i giudici si sono visti respingere 28 richieste d'arresto su 28. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sarà poi la giustizia a fare il suo corso. E certo, i giudici si assumeranno le proprie responsabilità, se il Papa dovesse essere scarcerato per sopraggiunta prova dell’insussistenza dei reati dopo poche settimane o mesi. Ma con le attuali imputazioni, che si riferiscono a ben dieci episodi – calcolano gli esperti – il deputato incarcerato potrebbe essere condannato a 12 anni di detenzione. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Quel che è certo, è che con le polemiche sulla Casta che salgono da ogni dove, pochi deputati se la sono sentita stavolta di apparire morbidi agli occhi della stampa e degli elettori. Ne è andato di mezzo un deputato, chissà, forse non peggiore di altri, come dicono cinicamente gli innocentisti? Visto il livello morale della classe politica, sarà pure vero, ma questo non esimerebbe di sicuro il singolo politico “corrotto come tutti gli altri” dal dover pagare fino in fondo per i suoi reati. Anche se, è incredibile, la Casta conserva i suoi privilegi perfino in carcere. Papa, infatti, anche in cella conserva il diritto allo stipendio di parlamentare e può presentare proposte di legge, mozioni, interrogazioni e interpellanze. Potrebbe perfino votare con l’autorizzazione del giudice. Per la decadenza da deputato ci vorrebbe una sentenza di interdizione dai pubblici uffici, ma – campa, cavallo – il processo a suo carico non è neanche iniziato. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lo “Spirito del Tempo” voleva qualche vittima, finalmente, tra la classe politica. Del resto, gli ultimi anni hanno visto decine e decine di politici e ministri sotto processo, e spesso per reati gravi. I cittadini, perciò, vorrebbero che finisse questa selezione al contrario dei candidati al Parlamento, diventata spudorato sistema da quando al Governo c’è Berlusconi. Il Parlamento è oggi un vero &lt;em&gt;refugium peccatorum&lt;/em&gt;. Sembra quasi che l’uomo ideale per entrare in politica, soprattutto nel PDL, sia quello che ha guai con la giustizia. Le espressioni popolari di “traffichino” e “maninpasta” gli si attagliano perfettamente. Ben 84 sono i parlamentari già condannati o &lt;a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/22/news/onorevoli_col_fiato_degli_inquirenti_sul_collo-19432628/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2011%2F07%2F22%2Fnews%2Fil_parlamento_degli_inquisiti%2D19432630%2F"&gt;inquisiti&lt;/a&gt;, per reati che vanno dalla concussione al collegamento con organizzazioni mafiose. Primo in classifica, naturalmente, il berlusconiano PDL. Peggio ancora nelle Regioni. La &lt;a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/22/news/la_sicilia_dei_record_uno_su_tre_indagato-19435958/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2011%2F07%2F22%2Fnews%2Fil_parlamento_degli_inquisiti%2D19432630%2F"&gt;Sicilia&lt;/a&gt;, ovviamente, ha il primato: 28 consiglieri su 90, praticamente 1 su 3, sono indagati o sottoposti a giudizio. Senza che la “buona” borghesia palermitana e siciliana protesti o trovi un residuo di moralità per isolare i mascalzoni o almeno indignarsi: ecco come si spiega, poi, la sua nostalgia per i Borboni! &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Come non comprendere, allora, l’esasperazione di quell’altra parte di cittadini italiani che è ancora onesta e meritevole? E’ cinico e mafioso accusarla, in questa situazione di degrado morale generalizzato, di “giacobinismo” o “giustizialismo”. Anzi, sono degli eroi. I conservatori e anarchici, che hanno la furbizia di fingersi “liberali”, non battono ciglio per i reati e la disonestà della classe politica, anzi vanno cianciando di liberismo come terreno di caccia di “sani spiriti animali”, ma poi si rivoltano quando qualcuno cerca di reprimere quei reati e punire i colpevoli. Certo, con gli errori inevitabili. Prima di accusare la voglia di legalità di una parte dei cittadini di essere sbrigativa e di passar sopra ai cavilli giuridici a difesa dell’imputato, prima di scagliarsi contro i Pubblici Ministeri e i Giudici, bisognerebbe aver almeno tentato di ridurre l’illegalità e la corruzione in Italia. Cosa che sia gli anarco-libertari, sia i legulei e formalisti del diritto che ora si stracciano le vesti non hanno mai fatto. Insomma, la protesta, sia pure sommaria dei cittadini è sacrosanta, anche e soprattutto per un liberale, che si aspetta piuttosto che un parlamentare non sia neanche sfiorato, non dirò dalla condanna, ma addirittura dalla Giustizia. Altro che attendere la sentenza della Cassazione! Insomma, è il giudizio etico-politico che deve prevalere su quello tecnico-giudiziario. Eppure, questa decisione della Camera, sia pure sofferta, a sorpresa, per alcuni eccessiva, è stata vista dai cittadini, forse un po’ ingenui, come un primo segnale forte per porre fine all’impunità per i politici e la Casta. Basta, dice la gente, arrestato un Papa, non se faccia un altro. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Che dite, secondo voi ha giocato l’impazienza popolare per le ingiustizie e i privilegi dei potenti? Io dico di sì. Anche se il Senato non si è mostrato altrettanto severo, ed ha “graziato” il sen.Tedesco (PD). “Pericolo di giacobinismo”, “prepotenza dei giudici”, “governo della piazza”? Macché, a dire queste sciocchezze sono stati – fateci caso – o politici del PDL o giornalisti pagati dalla Destra, o avvocati, che ovviamente tirano l’acqua al proprio mulino. Del resto, il provvedimento lo ha deciso la stessa Camera dei Deputati. Si potrà obiettare sul piano tecnico – dicono i giuristi – che visto che non c’era pericolo di fuga e di inquinamento delle prove, la custodia in carcere poteva essere evitata, ma la Magistratura ha scelto diversamente. E la Camera si è adeguata. Con un atto politico, quindi basato anche sul senso della opportunità.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dunque, io non mi straccio le vesti per gli eventuali errori formali da parte dei giudici, e non mi scandalizzo per questa curiosa immediata adesione della Camera, anzi, vi confesso che godo “per compensazione”, pensando alle centinaia di reati dei politici – ben più gravi di questo – che in passato non sono stati perseguiti per il mancato placet del Parlamento. Ma come, tu liberale? Certo, malgrado io sia (o forse proprio perché sono) un liberale risorgimentale, e perfino un radicale, sia pure dissidente. [Ma stavolta i Radicali in Parlamento hanno giustamente interpretato lo “Spirito del Tempo”, cioè il valore liberale dell’indignazione popolare]. Questo è il punto del problema: l’inversione di tendenza. Finora si dava credito solo alle tesi degli avvocati, oggi finalmente qualcuno dà credito – per una volta – alle tesi dei magistrati. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ecco a che cosa ha portato la campagna delle reti dei cittadini contro la Casta, per la moralizzazione della politica e per il Bene comune. E in questi temi idealistici ritrovo un po’ la mia adolescenza. Da critico della classe politica fin dai miei sedici anni, quando leggevo il &lt;em&gt;Mondo&lt;/em&gt; di Pannunzio e la &lt;em&gt;Tribuna&lt;/em&gt;. Allora, noi Giovani Liberali, a differenza di quelli di oggi, inquinati dalla mentalità super-individualista e iper-liberista alla Reagan-Thatcher (che non furono liberali, sia chiaro, ma ultra-conservatori), e dai metodi strafottenti e anarcoidi del berlusconismo, eravamo giustamente severi contro la corruzione e la disonestà, eravamo consapevoli, insieme con i cugini repubblicani, di impersonare un “ideale partito degli onesti” contro il “partitismo”, e avevamo il “senso dello Stato”, sia pure liberale. Insomma stavamo sia con Croce che con Einaudi. E poi il linguaggio! Non avevamo modi da estremisti, spazientiti e strafottenti. Due nostri miti erano Bozzi e Valitutti, altro che l’anarco-capitalista Rothbard! E non parlavamo come cinici avvocaticchi del Sud abili a districarsi utilitaristicamente nel formalismo giuridico dei nostri Codici e a dividere ogni capello in quattro (“tessarotricotomisti” li chiamo) in favore del proprio cliente super-pagante, ma mostravamo indignazione verso i disonesti e un sano disprezzo risorgimentale verso i machiavellici, corrotti o comunque interessati “professionisti della Politica”. Eh, come sono cambiati i Liberali in questo Paese! Sembrano sempre più attenti alla forma, ai trucchi, alle scappatoie, che alla sostanza delle cose! Ma liberale non è, non deve essere, non è mai stato, sinonimo di cinico. I grandi liberali del passato erano anche dei grandi idealisti, e attraverso la politica perseguivano anche un grande disegno etico. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il discorso, perciò, si allarga e diventa generale. Perché i grandi Autori liberali hanno insegnato che un uomo di Governo, un politico, non deve avere più diritti e meno doveri di un cittadino qualunque, come accade in Italia, ma semmai l’opposto: più doveri e meno diritti. Perché non solo deve essere, ma deve “sembrare” onestissimo. E’ anche per questo che è votato. Come infatti teorizzano nei Paesi anglosassoni. Dove i parlamentari si dimettono non perché condannati con sentenza passata in giudicato, come vorrebbero in Italia, ma solo perché “sfiorati dal sospetto”. In Italia, invece, e questo è il vero scandalo, la faccia di bronzo è tale che si attendono i rinvii a giudizio o addirittura le sentenze… E poi, facendo credere che la libertà del Parlamento e la dignità di un politico consistano nella buona difesa degli avvocati, e anzi insinuando che tutti i parlamentari siano potenziali “vittime” della Giustizia, a Isernia e a Palermo, a Milano o Messina, si sentono con grande faccia tosta addirittura più “liberali” che a Londra e Glasgow! Ma se è così, visto che mancano del minimo di sensibilità politica e buoncostume sociale, segno che sono in politica solo per poter arraffare quanto più possono, e perciò non si dimettono neanche a cannonate – come invece è obbligatorio nei Paesi liberali – vanno cacciati con la legge, e a questo punto anche utilizzando quei cavilli a cui loro stessi ricorrono. E altro che ad un &lt;em&gt;fumus persecutionis&lt;/em&gt;, ad un sospetto di persecuzione da parte dei giudici, bisogna stare attenti, ma semmai al più leggero venticello di voci e sospetti. Tanto delicata è, infatti, in democrazia liberale la posizione dei rappresentanti dei cittadini, che il sia pur minimo privilegio, la più piccola scorrettezza, il più piccolo reato, sono visti come il fumo negli occhi dai cittadini. Altrimenti si determinerebbe un vero e proprio classismo dei Protetti e Potenti contro i non protetti, cioè una arroganza di Potere senza pari. L’opposto dello Stato liberale. Insomma, con gente di tal fatta, “ad arrogante arrogante e mezzo”, l’accusa sempre meglio della difesa. A così tanta esasperazione hanno condotto i cittadini. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;E poi basta con la difesa della Casta politica, solo perché ci ricatta con la “Democrazia” (notate le virgolette?) di cui si è impossessata senza merito e solo per guadagni personali. Va a finire, secondo loro, che i “costi della politica” sono i “costi della Democrazia”. Noi cittadini, tanto più in uno Stato liberale, siamo la controparte naturale, i controllori impietosi e costanti, gli avversari istintivi, dei politici di professione e dei Governi. Non i loro complici o avvocati. Noi siamo i cittadini elettori, cioè “consumatori” di beni e servizi pubblici e politici, loro sono i cittadini “produttori” per noi e in nostro nome. Non dobbiamo difenderli, ma criticarli e pungolarli senza pietà. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Certo, siamo garantisti. E allora? Certo, veneriamo la divisione dei poteri cara a Montesquieu. E che c’entra? Dunque, siamo liberali veri, completi di tutto, che non badano solo al formalismo e che conservano l’intelligenza, cioè il buonsenso. Non apparteniamo ad una banda di anarchici, o ad un circolo di avvocati di provincia, ma ad una dottrina che governa i grandi Stati dell’Occidente con un’arma implacabile, tipica del Liberalismo: la Legge. E che deve garantire, in pratica, le libertà e l’uguaglianza nei diritti a tutti, costi quello che costa. Legge che è la sola garanzia di libertà, perché distingue il criminale, il prepotente, il furbo, dgli onesti. E i diritti di libertà di tutti si difendono colpendo chi attenta a questi diritti. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Se io fossi un criminale, credetemi, mi rifugerei in uno Stato dittatoriale e dunque corrotto o corruttibile, e fuggirei da uno Stato liberale. Perché tutti sanno, tranne in Italia, noto Paese illiberale dove anche la stragrande maggioranza dei sedicenti “liberali” sono in realtà conservatori, che ancorché umana la Giustizia di uno Stato Liberale è, deve essere, più severa e implacabile, perché a differenza della dittatura ha il consenso preventivo dei cittadini. E non è giusto che il disonesto sia trattato come l’onesto. Io protesto, la vedo come una grave ingiustizia. Facciamo tanto per mantenerci onesti, patiamo danni per questo, e poi arriva dal profondo Sud un qualche deputato, un privilegiato, uno che non ha meriti né intellettuali né morali superiori ai nostri, che deve essere “perdonato” per principio, solo perché deputato? &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Proprio in Italia, poi, questa difesa corporativa appare inopportuna e imbarazzante, perché il Paese è in declino proprio a causa del secolare disprezzo per la Legge delle regioni del Sud, che ormai si sta estendendo anche al Nord. E i cittadini italiani, pur avendo le loro gravi colpe, sono stufi della giustizia con due pesi e due misure: una per il cittadino comune, un altro per i potenti delle Corporazioni. Dunque c’è anche insensibilità psicologica e cinismo nei potenti e nei loro dipendenti che ora protestano per il sì della Camera all’arresto di un deputato. Dicono che è eccessivo e inutile. Quale insolita delicatezza! Magari la avessero per i problemi del semplice cittadino! Non afferrano l’indignazione, l’esasperazione della gente dopo tante prevaricazioni? Basta con i parlamentari “disuguali” di fronte alla Legge rispetto ai cittadini comuni. E, si badi, l’uguaglianza di fronte alla Legge è il cardine n.1 dello Stato di Diritto, cioè liberale. Ancor più della separazione dei Poteri. Che qui comunque non è minimamente toccata: è il libero Parlamento che ha deciso. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;E basta, infine, con gli avvocati in politica: ce ne sono troppi in Parlamento, come lamentava già Cavour. Sono lontani i tempi gloriosi dei grandi avvocati liberali: o democratici, come Rattazzi, Cocco-Ortu, De Caro, Calamandrei, Villabruna, De Nicola e molti altri. A vederli operare in politica, ci si dimenticava che erano o erano stati avvocati. E perfino tra i Mille garibaldini si contavano almeno 14 avvocati. Anche in tempo recenti abbiamo avuto avvocati impegnati in politica con grande dignità e senso dello Stato: Mellini, De Cataldo, Fortuna, Milio, Pisapia ecc. Oggi, però, nel Parlamento italiano ci sono ben 134 avvocati, cioè il 14 per cento dei parlamentari, un record mondiale. E’ avvocato (commercialista) perfino il ministro dell’Economia. E gli avvocati detengono la maggioranza nelle Commissioni Giustizia di Camera e Senato (come si legge nel sito di un &lt;a href="http://www.studiodostuni.it/index.php/sections/il-primato-degli-avvocati-nel-parlamento-italiano/"&gt;avvocato&lt;/a&gt; e soprattutto nel bell’&lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/maggio/14/parlamento_degli_avvocati_conflitto_interessi_co_9_110514049.shtml"&gt;articolo&lt;/a&gt; di Sergio Rizzo sul &lt;em&gt;Corriere della Sera).&lt;/em&gt; Una specie di “conflitto di interessi”: gli avvocati prima fanno le leggi – scrive Rizzo – poi le interpretano e le applicano. Perché in Italia un parlamentare avvocato, di solito, continua a difendere in giudizio. Una pacchia. Che direbbero loro se così tanti giudici sedessero in Parlamento? Che sarebbe aggirata, nientemeno, la divisione dei poteri teorizzata da Montesquieu! Nessuno contesta la loro importante funzione, ovviamente, però in Italia gli avvocati sono i più numerosi (circa 220 mila) e più protetti al mondo, e per colpa di un sistema giudiziario troppo formalistico finiscono per essere responsabili con i loro cavilli dei tempi lunghi della Giustizia. L’era berlusconiana, infine, ha dato il colpo di grazia alla categoria, perché sono stati fatti eleggere parlamentari gli avvocati personali del Premier. Inutile cercare, quindi, grandi idealità nella carriera politica degli avvocati di oggi. Sono eletti più per le loro conoscenze tecniche, utili alla Casta, che per i loro spessore politico. Eppure, sia dentro il Parlamento che fuori, continuano ad essere una potentissima lobby trasversale che influenza molto i giornali e le tv, e forma le idee correnti della società. A sentirli parlare – la loro specialità – finisci per dargli sempre ragione. E hanno la furbizia di parlare dappertutto, soprattutto negli ambienti laici: basti pensare allo spazio che hanno a Radio Radicale e in tutta l’area liberale. Ma il loro capolavoro di persuasione è dare ad intendere furbescamente – proprio loro che non dovrebbero manifestare idee o preclusioni morali, dovendo difendere chiunque – che la loro professione privata, spesso tra le più ricche, sarebbe in realtà quasi una sorta di missione etico-politica da compiere in nome della Libertà di tutti. E forse ci credono, perfino: per loro, difendere il peggior criminale della Casta significa “difendere la Libertà e la Democrazia”, nientemeno. Una mistificazione, di cui gli avvocati-politici sono maestri. E molti, nell’area garantista e liberale, ci cascano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il problema è anche di mentalità, psicologico, dunque. Come mai il “liberale” italiano tipico tende ad identificarsi con l’imputato, ovviamente “innocente”, e mai con la Legge, che è il baluardo unico dello Stato liberale, come invece fa d’istinto il liberale anglosassone? Certo che i diritti di libertà e le garanzie giuridiche del cittadino sono fondamentali per noi liberali, ma lo devono essere per tutti, non solo per la Casta. Cosa che i migliori avvocati hanno capito. Ma, ricordiamolo sempre, i problemi di libertà e giustizia non sono degni di nota solo se coincidono con gli interessi della classe forense, come il garantismo non è rilevante solo se di tratta di salvare il singolo potente. Esistono anche e soprattutto le esigenze di moralità di una società e le garanzie di uno Stato liberale. E la Giustizia, l’ordine che viene dalla certezza e immediatezza del diritto, è fondamentale per le Libertà. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Quindi di che cataclisma si va ipocritamente cianciando in questa “Repubblica dei Disonesti” che è diventata l’Italia? Per fortuna abbiamo un Presidente della Repubblica, che, benché ex comunista, per senso dello Stato, visione etico-politica e buonsenso ricorda curiosamente il liberale Einaudi. Teme, Napolitano, che le "comprensibili insofferenze" dell'opinione pubblica per i privilegi e i costi della politica potrebbero trasformarsi in "pericolosi umori antidemocratici", se i partiti non correranno ai ripari con "tangibili correzioni del costume politico". Ma aspettando la “Repubblica degli Onesti”, nel frattempo, come non dobbiamo ricorrere per emergenza ad una giustizialista Repubblica dei Giudici, così, a maggior ragione, dobbiamo vigilare perché non s’instauri neanche (mentre invece si rischia proprio questa, ammesso che già non ci sia, e sarebbe ben peggiore) un’innocentista Repubblica degli Avvocati!&amp;nbsp; &lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;NICO VALERIO&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-3468262527866762836?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/3468262527866762836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=3468262527866762836' title='19 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3468262527866762836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3468262527866762836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/07/basta-con-limpunita-per-la-classe.html' title='La Repubblica degli avvocati. Altro che “garantismo”: privilegi e cavilli per la Casta.'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>19</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-4662349725426158227</id><published>2011-07-14T15:29:00.001+02:00</published><updated>2011-07-19T13:29:30.111+02:00</updated><title type='text'>Costretti ad un’umiliante fine vita, per ordine della Chiesa, da sadici e clericali Torquemada</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size="2" face="Verdana"&gt;“...Il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: …anche in questo il medico deve rispettare la vita” (&lt;em&gt;papa Paolo VI&lt;/em&gt;).&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sarà ricordato per decenni, anche sui libri di scuola, il degrado morale e materiale a cui sta conducendo l’Italia questa Destra berlusconiana inefficiente ma furba, dedita regolarmente alla falsità, alla mistificazione e all’intrigo, incapace di governare e inesperta di tutto, ma abile solo a rubare in proprio (non si sa più quanti sono i loro politici indagati dalla Magistratura), e quindi per autodifesa bisognosa di proteggersi all’interno della stessa maggioranza col ricatto reciproco degli uni contro gli altri, e all’esterno legandosi alle corporazioni di potere, fingendosi super-clericale – loro per gran parte atei – in cerca dell’appoggio cinico della Chiesa. Che, si sa, da sempre stipula patti anche col Diavolo, se vi scorge un interesse pecuniario: vedi l’8 per mille, che una legge e un’arbitraria prassi interpretativa permettono di estorcere anche ai non cattolici. Così, dopo averne fatte di tutti i colori, svergognando l’Italia anche all’estero, ora i clericali ipocriti di Governo hanno deciso di far dimenticare a quei furbi babbioni del Vaticano le loro orge e le loro ruberie, e per rifarsi una verginità sanfedista e reazionaria agli occhi miopi e cisposi di cardinali e monsignori di Curia, come nel Medio Evo s’impossessano – per il nostro bene, s’intende – perfino del nostro corpo morente. Vogliono decidere loro, approfittando che i malati terminali paganti, sono per lo più alloggiati nelle cliniche cattoliche (attività molto lucrosa e protetta da Stato e Regioni), quando i poveretti in fine vita devono “morire” legalmente, quando i malati senza speranza devono chiudere davvero gli occhi. E contro la possibilità che i cittadini possano scrivere per tempo in un “testamento biologico” le proprie volontà di interrompere ogni inutile accanimento terapeutico, fanno una legge che condanna i malati terminali a soffrire inutilmente e senza speranza fino all’ultimo, prolungando d’autorità una vita che – sono parole di papa Pio VI, Montini –&amp;nbsp; “non è più pienamente umana” &lt;em&gt;(v. citazione, in alto).&lt;/em&gt; Al solito, più papisti del Papa, dunque, i neoconvertiti e zelanti ex-socialisti, ex-radicali, ex-atei del cosiddetto “Popolo delle Libertà” (a proposito, il nome è il più sfacciato ossimoro dei nostri tempi!). Neanche la Chiesa, dunque, è stata unanime su questo punto. E infatti gran parte dei cattolici è contraria a questa legge sadica, tant’è vero che oltre il 70% degli Italiani si è dichiarato in un’indagine demoscopica favorevole all’eutanasia, in casi estremi. Ma un articolo di fondo di Francesco D'Agostino sul quotidiano dei vescovi, &lt;em&gt;l’Avvenire&lt;/em&gt;, smentisce che si tratti di fanatismo cattolico, e si attacca nientemeno a… Ippocrate:&lt;/p&gt; &lt;blockquote&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;“Smettiamola di invoca&amp;shy;re, a proposito della legge sulle Dat, il principio su&amp;shy;premo di laicità dello Stato (sul quale concorda&amp;shy;no tutti, anche e in primo luogo i cattolici). Ab&amp;shy;biamo ripetuto infinite volte – senza tema di es&amp;shy;sere smentiti – che questa legge è ispirata non al&amp;shy;la dottrina 'cattolica', ma ai principi della medi&amp;shy;cina ippocratica (risalenti al quarto secolo avan&amp;shy;ti Cristo), tra i quali è prioritario quello del rispetto per la vita. La medicina ippocratica non impone la difesa della vita «a ogni costo» e non ne fa un principio dogmatico, ottuso e indiscutibile: è per&amp;shy;fettamente coerente con i suoi principi la rinun&amp;shy;cia all’accanimento terapeutico, anche quando da tale rinuncia potesse conseguire un’accelera&amp;shy;zione del processo del morire. Ciò che non è coerente con la medicina ippocra&amp;shy;tica è l’eutanasia. Che tra coloro che criticano la legge sulle Dat ci siano in prima fila, e con parti&amp;shy;colare virulenza, espliciti fautori della 'dolce mor&amp;shy;te' dovrebbe dare molto a pensare a quale sia l’au&amp;shy;tentico portato bioetico di questa legge”.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt; &lt;p&gt;Ma con noi, che in quanto “naturisti” siamo tra i pochi ippocratici in Italia, i furbi esponenti della CEI cascano male. Del padre della medicina oggi si prende il principio di curare in modo dolce e naturale, p.es. con gli alimenti, non le idee filosofiche estranee alle terapie, come quelle sulla fine della vita, che risentono pesantemente di tempi arcaici in cui la morte e la dignità dell’uomo avevano un valore molto diverso da oggi. Altrimenti, dovremmo legittimare la schiavitù, visto che il grande giurista Cicerone riteneva lecito e naturale avere degli schiavi. Ad ogni modo, il provvedimento è stato definito “osceno” dai pochissimi liberali rimasti nella Destra, attenti alla dignità dei tempi moderni, non del IV sec. a.C. “E’ una legge ingiusta e sbagliata, che toglie solo libertà, e nulla aggiunge. Se ci sarà un referendum abrogativo lo voterò”, ha detto il ministro Galan, che di origine non è un socialista o un democristiano, ma un liberale. E la Sinistra? Nonostante le analoghe gravi responsabilità dei passati Governi di Sinistra – non dimentichiamo Prodi – ricattati anch’essi da una minoranza clericale, stavolta perfino i cattolici del PD pare che abbiano votato contro alla Camera, “per quanto male è fatta – hanno detto – questa legge”. Resta, ad ogni modo, che questo progetto di legge configura un’appropriazione indebita e vergognosa della nostra libertà. Ne trattano qui di seguito un breve &lt;a href="http://notizie.radicali.it/articolo/2011-07-13/segretario/biotestamento-ci-rubano-anche-la-morte-sono-moderni-aguzzini"&gt;commento&lt;/a&gt; di Mario Staderini su &lt;em&gt;Notizie Radicali&lt;/em&gt;, un &lt;a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/soffocati-dal-sondino-oscurantista/"&gt;articolo&lt;/a&gt; di Maria Mantello su &lt;em&gt;MicroMega&lt;/em&gt; e l’&lt;a href="htthttp://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/14/news/galan_eluana-19095884/?ref=HREC2-1p://"&gt;intervista&lt;/a&gt; al ministro Galan sulla &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;.&lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;NICO VALERIO &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;BIOTESTAMENTO. CI RUBANO ANCHE LA MORTE. SONO MODERNI AGUZZINI&lt;br&gt;&lt;/font&gt;Con la legge 40 hanno rubato la vita e la liberta di ricerca scientifica, con la legge Calabrò ci rubano anche la morte. Questi moderni aguzzini vogliono, attraverso il sondino di Stato imposto per legge, disinnescare le conquiste di libertà che Piergiorgio Welby e la famiglia Englaro hanno assicurato agli italiani con la loro lotta.&lt;br&gt;Se il Senato confermerà il provvedimento, non sarà più possibile decidere della propria vita. Per tutti hanno deciso noi Udc, Lega e Pdl, meschine comparse di un film scritto in Vaticano. Chi ha votato questa legge infame lo ha fatto nella consapevolezza che sarà smantellata dalla Corte Costituzionale, solo che ci vorranno anni, durante i quali si ripeteranno drammi umani che colpiranno soprattutto i più poveri. L'hanno votata nonostante la maggioranza degli italiani e degli stessi cattolici fosse a favore del vero testamento biologico, solo perché non ne pagheranno il costo, come accadrebbe in una democrazia. Davanti a Montecitorio noi Radicali ci siamo trovati ancora una volta soli a manifestare, mentre chi poteva mobilitare le masse non lo ha mai fatto in questi mesi. A chi invoca il referendum rispondiamo: va benissimo, ma che sia anche lotta per la democrazia e contro i suoi aguzzini.&lt;br&gt;&lt;font size="2"&gt;MARIO STADERINI &lt;/font&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;SOFFOCATI DAL SONDINO OSCURANTISTA&lt;br&gt;&lt;/font&gt;Si sta chiudendo il cerchio per negare il diritto ad essere proprietari della propria vita sempre. Il disegno di legge Calabrò avanza a grandi tappe e per essere liberati dal sondino di Stato bisognerà che l'organismo sia definitivamente ‘andato’. E quindi non più in grado di assorbire alimentazione e aerazioni artificiali. Quelle che il ddl Calabrò, onde evitare altri fastidiosi casi Englaro, esclude dai trattamenti sanitari. Insomma il sondino sarà lo spettro che sovrasterà ognuno, perché tutti potremo trovarci nella condizione di diventare ostaggio di intubazioni e macchinari, costretti a sopravvivere in una condizione di tortura. Di non vita. Contro la nostra volontà. E a niente varranno le volontà anticipate sul fine vita, perché considerate “orientamenti” da prendere in considerazione per altro solo se si è in stato vegetativo irreversibile, fatto coincidere con “l’assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale”. &lt;br&gt;È questa la patente di ‘scientificità’ dell’emendamento passato alla Camera, che ribadisce sempre e comunque il fatto che la decisione se staccare il sondino spetta ad una terna di medici (anestesista, neurologo, specialista) “designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero”, con l’aggiunta del medico curante del paziente. Evidentemente in strutturale ruolo minoritario. E non c’è da dormire tranquilli per questo ruolo decisionale dato alle amministrazioni sanitarie dove si è ricoverati, se si pensa al fatto che ad occuparsi di lunghe degenze e di malati terminali sono per lo più le cliniche cattoliche, dove i dipendenti (medici compresi) per contratto devono aderire all’impostazione ideologica del loro datore di lavoro: il Vaticano.&lt;br&gt;Del resto è proprio la conferenza episcopale ad essere la più soddisfatta, come si legge dalle colonne del quotidiano dei vescovi: «La legge in corso di approvazione sottrae l’autodeterminazione del volere all’arbitrio eutanasico, rapportandola alle ragioni dell’intelligenza, che sono le ragioni del bene morale della vita e della sua inviolabilità». Non staremo qui a ricordare la vecchia riproposizione che una siffatta affermazione evidenzia nella pretesa di inglobare intelligenza – scelta – volontà nel confessionalismo di una chiesa che delle vite e sulle vite pretende di avere l’appalto. Ma abbiamo il dovere categorico (razionale) di denunciare con forza che questa è una legge che sacrifica al precetto il diritto dei cittadini alla propria autodeterminazione e mette sotto scacco la sovranità dello Stato, tradendone il valore laico e con esso il diritto umano non negoziabile di essere ognuno il proprietario dell’unica vita concreta che abbiamo a disposizione con certezza. E nella quale – proprio come la Costituzione repubblicana stabilisce – siamo anche liberi di scegliere a quali trattamenti sanitari sottoporci. &lt;br&gt;Berlusconi e la sua “maggioranza” parlamentare l’avevano promessa al Vaticano questa legge. L’avevano messa in sordina dopo le sconfitte alle amministrative e ai referendum. Ma ecco che proprio dopo quelle sconfitte, alla ricerca di benedizioni di riscatto e nel mercimonio delle assoluzioni, vogliono affrettarsi a concludere. Ecco allora la fretta di sfornarla dalla Camera questa legge. Prima della chiusura estiva. Così da poterla offrire sull’altare degli scambi simoniaci a settembre, quando finalmente tornerà al Senato, che già l’aveva approvata a prima botta. &lt;br&gt;Così, in autunno gli italiani, oltre ai problemi del lavoro, della scuola, della casa, si troveranno anche sfrattati nel proprio corpo da una legge anticostituzionale, ma in perfetta linea con la politica di un governo che proclama le libertà per le caste e le nega ai cittadini. Un governo che ha bisogno di sudditi e di controllori delle loro coscienze. Ma che deve fare i conti col fatto che i giochetti degli “Unti dal Signore”, forse, non fanno più presa. Soprattutto se gestiti da chi nomina il nome di Dio invano. O da chi in nome di questo Dio pretende di far credere ad esempio ad un malato di sla o di tumore, che vivere intubati è volontà di Dio.&lt;br&gt;&lt;font size="2"&gt;MARIA MANTELLO&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;"HO IL TERRORE DI SOFFRIRE COME ELUANA&lt;br&gt;LA NUOVA LEGGE CI RENDE MENO LIBERI"&lt;br&gt;Il ministro della Cultura Galan contrario alle norme votate dalla Camera. "L'eutanasia non è un tabù. Ognuno dovrebbe avere la possibilità di scegliere"&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;"È una legge ingiusta e sbagliata: toglie solo libertà e nulla aggiunge. Se fanno il referendum sicuramente voterò perché venga cancellata". A dire il suo no senza mezzi termini al testamento biologico approvato martedì alla Camera non è un leader dell'opposizione, ma un ministro del governo: Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto ora a capo del dicastero Beni culturali dopo essersi occupato di Politiche Agricole.&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Perché è contrario?&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Avrei voluto per me, come per tutti, la libertà di poter scegliere, di poter decidere la mia sorte nei miei ultimi giorni" dice andando a quello che considera il cuore del problema.&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Chiede libertà per tutti?&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Sì. Libertà di restare aggrappato ad ogni forma di vita per chi lo desidera o ha fede, ma anche libertà e profondo rispetto per chi la pensa diversamente e non vuole andare avanti ad oltranza, in ogni situazione e ad ogni costo".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Parla di un diritto a morire?&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Sicuramente di comprensione e possibilità di scelta per chi non vuole fare la fine di Eluana. E io ho il terrore di ritrovarmi come lei, per anni attaccato alle macchine. Ecco, adesso con questa legge io non ho più una via di uscita".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Il suo partito che ha votato la legge si chiama Popolo delle libertà...&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Beh, ora di libertà ce n'è una in meno. Quella di decidere sulla propria vita".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Esponenti del suo governo insistono: la vita è indisponibile.&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Rispetto il principio, comprendo chi crede in Dio e pensa che la vita non gli appartenga e che debba seguire il suo corso, ma non accetto che questo pensiero mi venga imposto. E soprattutto non sono così convinto che tutti i credenti ragionino così. Anzi".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Alcune indagini dicono che il 70% degli italiani vuole poter scegliere in materia di cure e fine vita.&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Mi conforta che sia la maggioranza del paese, fa piacere sapere che vogliono decidere da soli su una realtà così importante, personale".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Quindi chi dovrebbe decidere?&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Ogni persona deve poter decidere del suo destino, dei suoi ultimi giorni".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Cosa pensa dell'eutanasia, la dolce morte?&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Io non salto sulla sedia davanti a questa parola, non mi scandalizzo".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Favorevole o contrario?&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Sono aperto a tutte le ipotesi perché sono convinto che bisogna aprire un dibattuto su questi temi troppo a lungo considerati tabù".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;In quali casi la trova comprensibile?&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Soprattutto nei casi di malattie dall'esito scontato non condivido l'obbligo a vivere ad oltranza. Non capisco perché obbligare qualcuno a trascinare un'esistenza che non considera degna di essere vissuta o sopportabile. La vita, le sensazioni, i dolori, principi e valori che guidano le nostre scelte sono personali. Non sono gli altri a dover decidere per noi, al posto nostro e soprattutto su un tema così definitivo, fondamentale".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Hanno detto che la legge è stata fatta perché altrimenti decideva la magistratura.&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Questa è l'argomentazione più seria che ho sentito a favore di una legge che comunque continua a non piacermi. E, anche se non mi attira l'idea di un magistrato che in un caso decide in un modo e all'opposto in un altro, per me il diritto individuale è nettamente superiore, è ben più importante anche di questa motivazione".&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Qualcuno ventila che il ddl sia stato approvato per attrarre nella maggioranza l'Udc, i cattolici.&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;"Non ci avevo pensato, potrebbe essere. Ma se è così, ancora una volta, io non condivido". &lt;br&gt;&lt;font size="2"&gt;Intervista di CATERINA PASOLINI&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-4662349725426158227?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/4662349725426158227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=4662349725426158227' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/4662349725426158227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/4662349725426158227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/07/costretti-da-sadici-e-clericali.html' title='Costretti ad un’umiliante fine vita, per ordine della Chiesa, da sadici e clericali Torquemada'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8923416886070907673</id><published>2011-06-23T00:58:00.004+02:00</published><updated>2011-06-24T11:59:49.596+02:00</updated><title type='text'>Non solo mercato e “liberismo” economico, c’è e deve esserci anche uno Stato liberale</title><content type='html'>&lt;p&gt;La Costituzione della Repubblica italiana delinea un sistema economico misto, contraddistinto dalla necessaria compresenza di apparati pubblici e di iniziative attivate dai privati. Ciò esprime una concezione in cui l'economia è qualcosa di più del "market system". Si tratta di una concezione complessa, in cui il Governo non è onnipotente, ma non è nemmeno impotente rispetto alle richieste degli operatori economici e finanziari privati. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nel contempo, la medesima concezione prevede che alcuni pubblici apparati siano in una posizione di neutralità e di terzietà rispetto agli attori politici, proprio per assicurare l'imparziale assolvimento dei compiti di istituto, a garanzia di specifici beni costituzionalmente protetti e dell'interesse generale di tutti i cittadini. Talvolta la Costituzione garantisce una condizione d'indipendenza ad alcuni pubblici funzionari –come espressamente previsto per i magistrati dell'Ordine giudiziario, ma lo stesso dovrebbe valere per altre Istituzioni, come, ad esempio, la Corte dei Conti – nel senso che essi non sono subordinati ai detentori del potere politico, cioè ai titolari delle funzioni di governo, a tutti i livelli, centrale, regionale, locale. Sono subordinati soltanto alla Costituzione ed alle leggi vigenti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Richiamo di seguito alcune disposizioni costituzionali.&lt;br&gt;"La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali" (Art. 41, 3° comma, Cost.). Quindi, si prevede che l'attività economica possa essere sia privata che pubblica.&lt;br&gt;"La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati" (Art. 42, 1° comma, Cost.). Nel successivo comma si afferma lo scopo di assicurare la "funzione sociale" della proprietà privata.&lt;br&gt;"A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale" (Art. 43 Cost.).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le modifiche introdotte dalla legge costituzionale n. 3 del 2001 non interferiscono con le predette disposizioni, inserite nella prima parte della Costituzione. Ma è stato affermato il principio di sussidiarietà (in senso orizzontale): "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà" (Art. 118, 4° comma, Cost.). Ciò significa che quando privati cittadini, singoli e associati, si propongono per svolgere "attività di interesse generale", la loro iniziativa deve essere favorita dai pubblici poteri. I quali, contestualmente, rinunciano ad esercitare quelle attività tramite apparati pubblici (pubbliche amministrazioni, enti pubblici, aziende, eccetera). Va da sé che non basta proporsi. La gestione da parte dei privati deve realizzare l'interesse generale e, in particolare: i princìpi di "buon andamento" (ossia economicità, efficienza efficacia) e di "imparzialità" (che l'Art. 97, 1° comma, Cost. afferma per l'organizzazione dei "pubblici uffici"). Deve altresì realizzare il principio di "adeguatezza", stabilito dall'Art. 118, 1° comma, Cost., unitamente a quelli di sussidiarietà (in senso verticale) e di "differenziazione", per regolare la distribuzione delle funzioni amministrative tra i diversi livelli territoriali di governo, a partire dal livello più prossimo ai cittadini amministrati.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Si può concludere che la nostra Costituzione, nel modellare il sistema economico, respinge tanto il collettivismo integrale (tutti impiegati pubblici), quanto il liberismo integrale (meno apparati pubblici ci sono, meglio è, perché il supremo regolatore è il mercato).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La distinzione tra liberalismo e liberismo economico esce rafforzata dall'impianto costituzionale: si tratta, di volta in volta, di appurare quale soluzione gestionale realizzi meglio l'interesse generale dei cittadini e la tutela del bene comune.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Distinguere il liberalismo dal liberismo economico non significa che le due concezioni debbano necessariamente e sempre confliggere tra loro. La distinzione teorica si traduce nella consapevolezza di una non scontata coincidenza: significa che in relazione ad alcune scelte (valutate nel loro contesto temporale e spaziale, e nei prevedibili concreti effetti), i punti di vista possono concordare, mentre rispetto ad altre scelte divergere e magari contrapporsi. E che giudice di ultima istanza resta la coscienza individuale.&lt;br&gt;Per i liberali che colgono questa distinzione teorica, le pubbliche amministrazioni non soltanto non sono un male in sé, ma sono necessarie. Si tratta di organizzarle bene e di farle funzionare. Obiettivo che sembra impossibile soltanto a quanti, per pregiudizio ideologico, pensano che tutto ciò che è pubblico debba essere inefficiente ed antieconomico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il cattivo funzionamento delle pubbliche amministrazioni è la premessa perché abbiano campo libero faccendieri, intrallazzatori e speculatori di ogni risma. Anche la criminalità organizzata (mafia, camorra, 'ndrangheta, eccetera) incontrerebbe molti più ostacoli se ad ogni livello si incontrassero funzionari pubblici che fanno il proprio dovere, assolvendo con coscienza i propri compiti istituzionali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In altra occasione ho ricordato che il Testo Unico "delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato", approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, stabiliva all'articolo 17, rubricato "Limiti al dovere verso il superiore", quanto segue:&lt;br&gt;"1. L'impiegato, al quale, dal proprio superiore, venga impartito un ordine che egli ritenga palesemente illegittimo, deve farne rimostranza allo stesso superiore, dichiarandone le ragioni.&lt;br&gt;2. Se l'ordine è rinnovato per iscritto, l'impiegato ha il dovere di darvi esecuzione.&lt;br&gt;3. L'impiegato non deve comunque eseguire l'ordine del superiore quando l'atto sia vietato dalla legge penale".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Queste disposizioni, rispondenti ad una saggezza amministrativa molto risalente nel tempo, servivano a puntellare in modo efficace il principio di legalità dell'attività amministrativa. In uno Stato che si ispira ai princìpi del liberalismo (e che, quindi, necessariamente si configura come Stato di diritto), non soltanto i governanti non possono imporre la propria volontà agli apparati burocratici quando questa volontà sia manifestamente contra legem, ma anche la stessa catena di comando gerarchica può spezzarsi. Ogni pubblico impiegato, che ha giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica e che è tenuto ad operare "al servizio esclusivo della Nazione" (come prevede l'Art. 98, 1° comma, Cost.), non è un automa che debba dare esecuzione comunque all'ordine del superiore gerarchico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In altre parole, il principio di legalità dell'attività amministrativa è coerente con una concezione in cui i funzionari pubblici sono chiamati a realizzare ed a custodire l'ordinamento giuridico. Una concezione che chiede conto a ciascun funzionario, singolarmente considerato, ovviamente nei limiti delle sue attribuzioni e competenze.&lt;br&gt;Possono sembrare idee vecchie, superate. Oggi molti pensano che le ragioni dell'economia debbano prevalere sulle regioni della politica (e dell'ordinamento democratico rappresentativo). Sono convinti che le amministrazioni siano un impaccio, perché in ogni caso ritardano la velocità delle transazioni e degli affari. "La moneta deve girare", come si dice dalle mie parti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Viceversa, distinguere il liberalismo (e la democrazia) dal liberismo economico significa riproporre il primato della politica sull'economia. Significa puntare sul primato dei valori umani. Ad esempio, esseri umani preoccupati del degrado dell'ambiente naturale e delle sorti del pianeta Terra, potrebbero liberamente e consapevolmente decidere di adattarsi ad un'esistenza più austera. Con meno beni da possedere, meno comodità. Con la prevalenza della ricchezza spirituale su quella materiale, dell'essere sull'avere. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Illusioni di "un'opposizione neo-romantica", come la chiama Luca Ricolfi (La Stampa, 22 giugno 2011)? Ricolfi è uno dei tanti intellettuali che pur avendo un passato "di sinistra", e magari pur continuando a definirsi "di sinistra", hanno subìto la fascinazione del liberismo economico. Il guaio è che pensa che liberismo economico e liberalismo siano coincidenti, per cui ritiene di interpretare pure il punto di vista dei "liberali".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I liberali autentici che fecero parte dell'Assemblea Costituente e che discussero e votarono la nostra Costituzione si richiamavano ad un'altra tradizione, ben presente nella storia d'Italia. Era costume, tra quei liberali, considerare migliori politici quelli che dimostrassero, nei comportamenti, di avere "senso dello Stato". Gli odierni antistatalisti programmatici, i teorici del "privato è bello", sono altra cosa. Dal mio punto di vista, sbagliano e ci sono solidissimi argomenti, ben radicati proprio nella cultura politica liberale, per confutarli.&lt;br&gt;&lt;span style="font-size: 100%"&gt;&lt;font size="3"&gt;LIVIO GHERSI&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-8923416886070907673?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/8923416886070907673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=8923416886070907673' title='17 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8923416886070907673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8923416886070907673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/06/non-solo-mercato-e-liberismo-economico.html' title='Non solo mercato e “liberismo” economico, c’è e deve esserci anche uno Stato liberale'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>17</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-5542816219284160992</id><published>2011-06-13T12:05:00.001+02:00</published><updated>2011-07-26T10:41:00.230+02:00</updated><title type='text'>Stato laico e religioni. Mettere in pratica il “Libera Chiesa in libero Stato” di Cavour</title><content type='html'>&lt;p&gt;Era stato un cattolico liberale, Charles conte di Montalembert (1810-1870), intellettuale, giornalista e politico francese, ad aver fatto incidere nel suo castello di La-Roche-en-Breuil una frase in latino che avrebbe avuto fortuna come sintesi di due riforme, di due lotte per la libertà: “&lt;em&gt;Ecclesia libera in libera patria&lt;/em&gt;”. Prima di lui il pastore e teologo calvinista svizzero Alexandre Vinet aveva teorizzato nel saggio &lt;em&gt;Mémoire en faveur de la liberté des cultes&lt;/em&gt; (1826) sul principio delle “libere chiese in libero Stato”. Questo &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.edizionigbu.it/info_autore.php?aut=Alexandre%20Vinet&amp;amp;nome=11"&gt;libro&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; raro oggi è stato ripubblicato tradotto in italiano. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;In entrambi i casi potremmo dire che la libertà di religione è curiosamente legata alla libertà “dalla” religione. Da una parte il diritto del singolo cittadino di professare qualunque credo o filosofia, contro il principio “&lt;em&gt;Cuius regio, eius religio&lt;/em&gt;” (letteralmente: "Di chi è la regione, di lui sia la religione") che obbligava dal ‘500 i sudditi europei a seguire la religione del proprio re, cattolico o protestante che fosse. Dall’altra, le chiese e lo Stato – auspicano uniti i fautori della libertà religiosa e quelli delle libertà individuali e politiche – devono diventare indipendenti tra loro e autonomi. Negare una delle due libertà significare negare anche l’altra. “Non è poi così poca cosa – scrive Vinet – abbandonare la causa della libertà religiosa: significa, in un solo colpo, rinunciare a tutte le libertà".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il grande Camillo Cavour, sempre al corrente delle nuove idee liberali che circolano in Europa, è nutrito non solo di pragmatismo liberale inglese, come tutti sanno, ma per le sue frequentazioni dei parenti svizzeri e degli amici politici di Parigi, anche di spirito calvinista e di liberalismo costituzionalista francese. E’ naturale che in questa effervescente temperie culturale, dopo la proclamazione del Regno d'Italia (25 marzo 1861), rilanci il fondamentale principio della separazione tra religioni e istituzioni pubbliche nel suo famoso discorso al Parlamento di Torino in favore della proclamazione di Roma capitale (27 marzo 1861). Proprio grazie alla separazione – disse – la Chiesa e il Papato avrebbero trovato quella libertà e indipendenza che cercavano invano da secoli per poter svolgere il loro magistero spirituale. E non era finzione o retorica: era quello che volevano i grandi intellettuali cattolici liberali che erano l’anima del Risorgimento, a cominciare dal D’Azeglio. E dunque, la libertà di tutti avrebbe voluto dire anche la libertà della religione cattolica, come di tutte le altre confessioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Così, privata del suo “Regno terrestre”, l’abusivo e imbarazzante potere temporale, la Chiesa cattolica romana poteva finalmente liberarsi verso lo sperato “Regno celeste”, come già avevano fatto le Chiese protestanti, insomma tornare ad essere religione, cioè potere spirituale. Questo non lo ha detto chissà quale anticlericale mangia-preti, ma papa Paolo VI, Montini, che nel 1970, nel centenario della presa di Porta Pia, per la prima volta inviò un riluttante cardinale vicario Angelo Dell´Acqua a dire messa davanti alla Breccia. Lo ricorda il teologo Gianni Gennari, editorialista del quotidiano cattolico &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;, testimone diretto di quell´evento. Avvenne così – dice – che «per la prima volta un delegato papale definì la caduta del potere temporale come un segno benevolo della Divina Provvidenza per la Chiesa». Grazie al Risorgimento, grazie ai liberali italiani, la religione cattolica romana ritrovava il suo vero, unico, legittimo spazio: nelle coscienze dei credenti e nella spiritualità, anziché nelle armi dei soldati mercenari.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma sull’altro versante politico anche i liberali e i laicisti in genere hanno compiuto un errore. Quello di considerare il famoso detto cavouriano “Libera Chiesa in libero Stato” una formula rituale da aruspici estruschi, un’invenzione magica che basta da sola ad assicurare in modo automatico, e una volta per tutte, l’equilibrio tra Stato e credi filosofici o religiosi dei singoli cittadini. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non è affatto così. Dopo i pochi decenni in cui effettivamente questa geniale formula fu rispettata nella struttura istituzionale e nelle leggi del nuovo Stato, prima piemontese poi italiano, con una nettezza riscontrabile forse in pochi Paesi europei, prima dallo stesso Cavour, in modo magistrale, e poi più fiaccamente dalla Destra storica e dalla Sinistra storica (le due correnti del Liberalismo italiano che si succedettero nel Governo italiano dal 1861 al 1912), fino a Giolitti, che sottovalutò il “patto Gentiloni”, anzi ne fu piuttosto una vittima (cfr. i veri intenti dei cattolici rivelati dallo stesso conte Gentiloni), l’ideologia della separazione tra Stato di diritto e credenze religiose o filosofiche del cittadino si attenuò fino a sparire del tutto. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Riemerse la “religione di Stato”, ma con ben altra virulenza e jattanza che non avesse nel vecchio Statuto Albertino, dove però era puramente lessicale, arrivando infine alla tragedia giuridica e costituzionale del Concordato del 1929 (tra il Papa e l’ex-socialista Mussolini) e, peggio ancora, alla sua iterazione nel 1984 (tra il Papa e il socialista Craxi). E nessuno era, non solo per caratura intellettuale e morale, ma anche per educazione politica, più lontano da Cavour dei due uomini politici in diverso modo “socialisti”. Fatto sta che la prevalenza della religione cristiana cattolica sulle altre, drasticamente eliminata da Cavour e Siccardi, due liberali, ritornò nella legislazione e nella pratica politica ed istituzionale italiana ad opera di due socialisti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Queste ed altre divagazioni ci suggerisce l’interessante e corposo libro di Raffaello Morelli, coraggioso intellettuale e inquieto agitatore liberale abituato di solito a scandagliare anche gli aspetti più nascosti e problematici del Liberalismo, come quelli dei rapporti con la Sinistra. “&lt;em&gt;Lo sguardo lungo&lt;/em&gt;” (questo il singolare titolo dell’&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.losguardolungo.it/"&gt;opera&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;), è un libro edito da ETS, con 468 pagine di testo (20 euro), senza contare i documenti e indici, che esce in occasione del 150.o anniversario dell’Unità d’Italia. Ed esiste anche la possibilità, come si vede nella pagina del sito, di acquistare per soli 9 euro il libro in formato digitale e-book.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Certo, che se la vera qualità dei liberali è la sfaccettatura di idee, il dibattito interno e il pluralismo, non sembri paradossale che a celebrare a suo modo l’Unità d’Italia sia ora un intellettuale che, da buon liberale, più che unire, divide. Eppure, quello del laicismo, che una volta fattosi Stato diventa Stato laico, è un discorso classico, tradizionale. E questo è un motivo di curiosità interna, ulteriore, del libro: vedere uno spirito anticonformista ed eccentrico, anche per gli anticonformisti liberali, misurarsi con un tema una volta tanto conforme.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nel 150º dell’Unità d’Italia, passando in rassegna il lungo decorso storico, l’autore lancia un appello alla necessità di realizzare finalmente nella pratica giuridica di ogni giorno, nella vista stessa della comunità, ben oltre le enunciazioni costituzionali e le retoriche asserzioni di principio (condivise da tutti, cioè da nessuno) la cavouriana separazione tra lo Stato e le religioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’Italia, infatti, va guarita dalla sua malattia d’origine: l’essere, in quanto a laicità delle Istituzioni, un’anomalia nel mondo occidentale liberale. Il che servirebbe anche a rifondare la convivenza tra cittadini sulla tolleranza effettiva tra diversi, che oggi, in tempi di mescolanze etniche e quindi anche religiose, è ancora, come un tempo, diversità religiosa, o almeno diversità di credenze filosofiche “sulla” religione.&lt;br&gt;Il volume si propone, in sostanza, di rendere l’idea separatista un principio di base, istituzionale ma anche giuridico pratico, per affrontare e risolvere il problema della diversità nella convivenza tra i cittadini. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Evitare, perciò, che una religione, la fede personale, diventi direttamente fonte legislativa, come vorrebbero i “cattolici chiusi” (così li chiama l’autore, per denotare non tanto gli integralisti per fede, quando gli opportunisti per calcolo politico tutto terreno), che poi sono i veri avversari del principio di separazione, non diversamente, aggiungiamo noi, dai famigerati fondamentalisti islamici negli Stati in cui governano. Con ciò, essi sperano di conservare per sé stessi il comodo ruolo di mediatori indispensabili. Mentre tale ruolo spetta ad altri. L’auspicio del libro, infatti, è quello di ridare sul tema l’iniziativa alla cultura laica e liberale, anche sul piano civile e giuridico-politico. Anche perché – diciamocelo – chi meglio dei liberali è culturalmente e storicamente attrezzato sulla annosa questione?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Laicità dello Stato che – per i liberali è ovvio – non serve, non può servire, a far prevalere una convinzione specifica, sia pure laicista. Infatti pochi sanno – attenzione alle parole, perché sono le prime cose che i reazionari mistificano – che i laicisti, cioè i liberali, vogliono uno Stato laico, non laicista. Che finirebbe per assomigliare, perfino agli occhi dei liberali, anzi, soprattutto ai loro occhi, ad una sorta di Governo degli illuminati, dei Buoni, dei Perfetti, autoritario e insopportabile, la negazione stessa del Liberalismo fatto Stato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ebbene, con tutta la vasta letteratura storica, filosofica e politologica esistente sull’argomento, sembrerà strano, ma ci sono tuttora molti cattolici per calcolo di Potere (“cattolici chiusi”), oltre ai soliti pochi integralisti, che non afferrano, anzi mistificano volutamente, questo diagramma fondamentale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Inutile aggiungere che questo pluralismo garantito da uno Stato finalmente laico spingerebbe i cittadini ad esprimere meglio la propria diversità e quindi creatività politica e sociale. Altro che staticità o identità imposta dall’alto! Così da usufruire dello spirito critico, delle iniziative dei cittadini, delle loro relazioni innovative producendo un maggior grado di libertà e di benessere materiale. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-5542816219284160992?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/5542816219284160992/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=5542816219284160992' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/5542816219284160992'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/5542816219284160992'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/06/stato-laico-e-religioni-mettere-in.html' title='Stato laico e religioni. Mettere in pratica il “Libera Chiesa in libero Stato” di Cavour'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-257731799044020831</id><published>2011-05-22T22:25:00.001+02:00</published><updated>2011-05-22T22:55:02.993+02:00</updated><title type='text'>Liberali, conservatori o anarco-capitalisti? Quelli che straparlano di “spiriti animali”</title><content type='html'>&lt;p&gt;LE IDEE, MOTORE DELLA STORIA. Nelle considerazioni conclusive della sua "Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta" (Londra, 1936) John Maynard Keynes scrive che «le idee degli economisti e dei filosofi politici, così quelle giuste come quelle sbagliate, sono più potenti di quanto si ritenga comunemente». Ritiene probabile che le idee che «funzionari di stato e uomini politici e perfino gli agitatori applicano agli avvenimenti» non siano le più recenti; ma, comunque, «presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti», a modificare la realtà «sia in bene che in male» (1).&lt;br&gt;Come appassionato lettore e modesto studioso dell'opera di Benedetto Croce, sono totalmente d'accordo: sono le idee, i convincimenti ideali, che animano la Storia ed incessantemente determinano nuova Storia. &lt;br&gt;La condizione necessaria, però, è che queste idee, questi convincimenti ideali, abbiano la forza di conquistare le persone, motivandole ad impegnarsi, ad organizzare lo sforzo comune per il raggiungimento dell'obiettivo voluto, anche a correre dei rischi personali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I RISCHI DEI TROPPI E DIVERSI “LIBERALISMI”. Molte parole abitualmente usate nel dibattito politico hanno una pluralità di possibili significati. Ci sono molti modi di intendere il termine "democratico", o il termine "socialista". Il liberalismo non è immune dalla confusione linguistica e, pertanto, anche quanti definiscono sé stessi "liberali" spesso hanno in mente cose profondamente diverse fra loro. Quando persone che dicono di richiamarsi ad una medesima radice ideale vogliono cose troppo diverse, si depotenziano e paralizzano a vicenda. Altro che capacità di conquista!&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I “RADICALI E DISINIBITI”. Per farmi capire, adduco degli esempi concreti, citando quattro persone che scrivono "da liberali", facendo affermazioni che dal mio punto di vista sono sbagliate.&lt;br&gt;Parto da Carmelo Palma, direttore di "Libertiamo"; Palma si è formato nel Partito Radicale (quello pannelliano) e, pertanto, si riconosce nel trinomio "liberale, liberista, libertario". Ha accompagnato Benedetto Della Vedova, anche lui formatosi nel PR, nel suo itinerario politico; attualmente, Della Vedova è deputato di "Futuro e Libertà". In un articolo pubblicato il 18 maggio 2011, Palma sfotte un poco i moderati, "Moderati di tutta Italia, unitevi", i quali pure dovrebbero essere graditi al cosiddetto "terzo Polo". Si rivolge direttamente ai liberali e fa loro un'esortazione: "disinibitevi". Quello che Palma auspica è appunto un liberalismo «radicale e disinibito»; che dia fiducia «più alla società che allo Stato, più all'individuo che alla comunità, più alla partecipazione civile che all'intermediazione politica» (2).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;MA CHE SIGNIFICA “LIBERTARIO”? ANARCHICO. Qui viene fuori l'anima libertaria dei Radicali. Che non intendono l'aggettivo "libertario" come lo potevano intendere Vittorio Alfieri e Piero Gobetti, o come l'intendevano i giovani studenti universitari tedeschi al tempo in cui visse Immanuel Kant, ossia "freisinnig" (persona dal libero sentire). No, per i Radicali pannelliani, libertario significa proprio "anarchico". Quindi, tendenziale sfiducia nei confronti delle Istituzioni rappresentative — il "Palazzo", che tende sempre a fregare i buoni cittadini per fare gli interessi del ceto politico e burocratico — ed esaltazione della democrazia diretta, con il suo principale strumento di espressione: il Referendum popolare.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“SPIRITI ANIMALI”? CI SONO GIA’, E FIN TROPPI. BASTA VEDERE AMBIENTE E PAESAGGIO. La seconda citazione è di Angelo Panebianco, intelligente commentatore dei fatti politici. Con il quale mi è capitato frequentemente di essere d'accordo; tranne per un'impostazione generale che, dal mio punto di vista, attribuisce troppi meriti e troppe virtù salvifiche al bipolarismo, che Panebianco vorrebbe consolidare con tecniche di ingegneria istituzionale ed elettorale, quale elemento portante del sistema politico. Aggiungo che non condivido neppure l'esaltazione della legge elettorale maggioritaria basata su collegi uninominali, a turno unico, come nel modello inglese. Nell'editoriale titolato "Distanti e divisi, i nodi del centrodestra", pubblicato nel Corriere della Sera, Panebianco così consiglia il Presidente del Consiglio: [Berlusconi] «deve, in accordo con Tremonti, fare ciò che è lecito aspettarsi da un governo di centrodestra: dare una vera sferzata pro-crescita all'economia, liberare gli ingessati "spiriti animali" del capitalismo italiano» (3).&lt;br&gt;A me sembra che, negli ultimi decenni, gli "spiriti animali" siano stati fin troppo liberi, e che questo abbia portato ad una devastazione senza precedenti del patrimonio naturale ed ambientale, e ad offese imperdonabili alle bellezze del paesaggio. &lt;br&gt;Vorrei che le istituzioni pubbliche a tutti i livelli, a partire dal Governo nazionale, operassero per salvaguardare e realizzare il bene comune. Il che non significa soltanto impedire la cementificazione di ciò che resta del territorio; ma richiede, ad esempio, che le opere pubbliche siano realizzate a regola d'arte, con tutte le garanzie dal punto di vista delle tecniche costruttive, in modo da non richiedere interventi di manutenzione straordinaria già pochi giorni dopo l'inaugurazione. Vorrei anche che chi costruisce male, appropriandosi del denaro pubblico e mettendo in pericolo l'incolumità dei cittadini, riceva punizioni severe e, comunque, tali da funzionare come reale deterrente nei confronti di quanti in futuro intendessero percorrere la medesima strada.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“LIBERISTI” CHE CITANO REAGAN. La terza citazione è di Antonio Martino; il cui cognome richiama le origini familiari messinesi e si associa subito suo padre, Gaetano, che fu docente universitario, autorevole politico e ministro espresso dal Partito liberale (PLI). Invece, Antonio Martino è un economista della scuola statunitense di Milton Friedman, ed è noto per essere stato tra i fondatori del partito "Forza Italia". In questo caso la citazione è meno recente; ma è particolarmente significativa: «La lezione è semplice: se lo Stato non ci mette lo zampino l'economia è perfettamente in grado di risolvere i suoi problemi. Come diceva Reagan, lo Stato è il problema non la soluzione» (4). Concezione così ribadita: «nella maggior parte dei casi lo Stato è il problema – l'intervento dello Stato crea problemi, anzichè risolverli» (5). Qui Reagan è citato come massima fonte liberale. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;MA PERFINO MALAGODI DIFFIDAVA DELLA THATCHER. Fra i liberisti italiani dei nostri giorni si dà per scontato il carattere liberale della politica economica condotta dai governi di Margaret Thatcher e di Ronald Reagan. Ricordo, invece, la freddezza di Giovanni Malagodi nei loro confronti, soprattutto nei confronti della signora Thatcher. La quale, non a caso, guidava il Partito conservatore del Regno Unito, fortemente criticato dal Liberal Party. Il giudizio di Malagodi deve pur significare qualcosa, considerato che egli era Presidente dell’Internazionale liberale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;CORRENTI CONTRAPPOSTE ANCHE TRA I LIBERISTI STORICI. Antonio Martino suole ripetere che le controversie fra gli economisti si risolvono nella differenza fra quelli che conoscono l'Economia e quelli che non la conoscono. Dando, ovviamente, per scontato che lui è fra coloro che sanno. Penso che le cose siano molto più complesse. La scienza economica era ed è tuttora campo di non risolte controversie. Voglio ricordare il palermitano Francesco Ferrara (1810-1900). Ferrara, uno fra i protagonisti del Risorgimento siciliano nel 1848, l'anno seguente si rifugiò nel Regno di Sardegna, per sottrarsi alla reazione borbonica. Ancora oggi è ricordato come uno fra i più brillanti e dotti economisti italiani d'indirizzo liberista. Nell'estate del 1874 Ferrara fondò la "Società Adamo Smith", che ebbe qualificate adesioni soprattutto in Toscana ed in Sicilia. Tra i fondatori figurano Gino Capponi, Ubaldino Peruzzi, Bettino Ricasoli; e, tra i soci ordinari, Sidney Sonnino e Vilfredo Pareto (6). Alla Società creata dal Ferrara si contrappose però l'Associazione per il progresso degli studi economici, di cui fu magna pars Luigi Luzzatti, il quale, si badi bene, non era un socialista, ma un deputato della Destra Storica. Tra gli economisti non c'è mai stato accordo. Questa è la verità.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;LUOGHI COMUNI. TUTTA COLPA DEI SOLITI “LIBERALI HEGELIANI”. L'evocazione della Destra storica, cioè del gruppo politico che direttamente si richiamava a Cavour, introduce la quarta citazione. Si tratta dello storico Giovanni Belardelli, autore di una recente biografia di Mazzini, inserita nella collana "L'identità italiana" de Il Mulino. Ho letto il libro perché m'interessa Giuseppe Mazzini (non chi ne scrive), ma, per i miei gusti, in questo caso il biografo si è caratterizzato per un voluto distacco critico ed una evidente assenza di simpatia per il personaggio di cui delineava il profilo. Mazzini, per fortuna, ha avuto altri studiosi. Belardelli ha recensito nel Corriere della Sera un libro antologico su Marco Minghetti, curato da Raffaella Gherardi ("Il cittadino e lo Stato", Morcelliana, 2011). Nell'occasione, Belardelli ha lamentato la relativa sfortuna delle idee di Minghetti nella cultura politica italiana, «propensa ad apprezzare assai di più un liberalismo come quello degli hegeliani di Napoli, i quali ponevano al centro lo Stato che — come scriveva Silvio Spaventa — "ci comanda, ci obbliga e ci sforza al bene comune"» (7). Qui Belardelli ripropone una vecchia polemica contro gli "hegeliani di Napoli", polemica che, come modesto studioso di Benedetto Croce, non so più quante volte ho incontrato. &lt;br&gt;Con questa chiave interpretativa, il lettore dovrebbe essere indotto a pensare che sia colpa degli hegeliani napoletani e massimamente di Silvio Spaventa se Minghetti non sia stato apprezzato come avrebbe meritato. Mi limito a ricordare che quando il 18 marzo del 1876 ci fu la cosiddetta "rivoluzione parlamentare", che determinò la caduta del governo presieduto da Marco Minghetti e la conseguente emarginazione della Destra storica, Spaventa era autorevole ministro di quell'Esecutivo. Minghetti e Spaventa furono messi in minoranza perché il loro governo voleva che il sistema ferroviario nazionale fosse di proprietà e sotto l'esercizio dello Stato; Francesco Ferrara e i suoi amici deputati liberisti toscani unirono i loro voti a quelli della Sinistra per mettere in minoranza la Destra storica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;MA IL LIBERALISMO NON NASCE CON HAYEK. Traggo le conclusioni da quanto finora ho argomentato. Molti "liberali" odierni sono convinti che la teoria liberale sia nata con Friedrich A. Hayek e trovano inconcepibile la distinzione crociana tra liberalismo e liberismo economico. Hayek aveva una sua rispettabilità come pensatore; anche se acquistò notorietà internazionale soprattutto come critico della teoria economica di John M. Keynes. Questo semplice fatto dovrebbe già mettere in guardia. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;QUELLI PER CUI “LO STATO E’ SEMPRE SOCIALISTA”. La teoria economica classica si dimostrò impotente a fronteggiare la grande crisi economica del 1929 e Keynes tentò altre soluzioni proprio perché toccava con mano che con le ricette tradizionali non si andava da nessuna parte. &lt;br&gt;In seguito, proprio l'economia keynesiana è stata oggetto di forti critiche da parte di una nuova generazione di liberisti, i quali denunciavano come qualunque intervento pubblico nell'economia fosse di per sé distorsivo e fosse un cavallo di Troia per realizzare, gradualmente, un'economia socialista. Non sono d'accordo con questa impostazione.&lt;br&gt;Ci si potrebbe facilmente intendere sul fatto che spetti ai pubblici poteri, ossia ai decisori politici, stabilire regole che poi gli operatori del mercato sono tenuti a rispettare. Sappiamo bene, però, che ogni volta che si fissano regole (a tutela della salute, dell'ambiente naturale, delle bellezze paesaggistiche, o per promuovere uno sviluppo urbanistico ordinato), poi si manifestano subito le spinte di segno contrario, per liberare l'economia dai "troppi lacci e laccioli" che la soffocano. Lo spirito dei tempi di Reagan fu proprio questo, e così si è andati avanti finora.&lt;br&gt;Sto cercando di dire, insomma, che i fautori del liberismo presumono di avere le migliori ricette per promuovere sviluppo economico. Nel breve e medio periodo quelle medesime ricette alimentano, però, forme di occupazione precaria e di vero e proprio sfruttamento lavorativo (cosa succede nel lungo periodo conta relativamente, perché nel lungo periodo siamo tutti morti). Quelle medesime ricette portano alla devastazione delle risorse ambientali (che non sono illimitate) e questa è una certezza. Infine, spesso portano pure alla distruzione della ricchezza privata accumulata sotto forma di risparmi (come avviene in modo ricorrente con le crisi dei mercati finanziari internazionali). Né, finora, si sono trovate regole sicure e sanzioni efficaci contro gli speculatori finanziari. &lt;br&gt;Sostenere che il liberalismo in quanto tale debba necessariamente identificarsi con le ricette di politica economica pensate dai liberisti in un dato momento storico, è sbagliato: significa pensare che non ci possano essere sviluppi diversi in futuro e che il futuro debba ripetere il passato. &lt;br&gt;Il Presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt non fu un socialista (come sbrigativamente sostengono tutti coloro che chiamano "socialismo" qualunque forma di intervento pubblico nell'economia), ma un campione delle democrazie liberali e dell'Occidente. Nel suo celebre discorso del 1941 sulle "quattro libertà" essenziali, ripropose due libertà tradizionalmente proprie della teoria liberale, la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di religione (freedom of speech e freedom of religion). Ad esse affiancò la libertà dalla paura (freedom from fear) e, soprattutto, la libertà dal bisogno (freedom from want). &lt;/p&gt; &lt;p&gt;LA LIBERTA’ DAL BISOGNO E DALL’IGNORANZA. La libertà dal bisogno non è una diavoleria socialista, ma è il naturale svolgimento di un liberalismo preso sul serio. Se la libertà è un principio fondamentale, essenziale per la dignità di tutti gli esseri umani, occorre impegnarsi per la liberazione dalla povertà, perché non è libera un'esistenza ridotta a lotta quotidiana per il soddisfacimento dei bisogni materiali più elementari. Così come occorre impegnarsi per la liberazione dall'ignoranza. Infatti, non c'è libertà quando venga negata la possibilità di accedere progressivamente a sempre più raffinate forme di sapere e di conoscenza, speculativa e tecnica, da usare per la costruzione di un proprio autonomo progetto di esistenza. Adolfo Omodeo definiva tutto questo "libertà liberatrice", con una formula già usata dal Mazzini.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;SI DICONO LIBERALI, MA PARLANO COME ANARCO-CAPITALISTI. Purtroppo i "liberali" della genìa cui mi riferisco vanno molto oltre Hayek. Sono affascinati da autori per fortuna minoritari negli Stati Uniti. Si dicono liberali ma sono, nella sostanza, anarco-capitalisti. Le posizioni sono note: a) il diritto di proprietà viene concepito come un diritto assoluto, intangibile; b) si chiede che l'imposizione fiscale sia ridotta quanto più è possibile, in modo da impedire l'intervento pubblico in economia e da determinare il progressivo dimagrimento e, tendenzialmente, l'estinzione di ogni apparato pubblico; c) pur di ridurre gli apparati pubblici, si chiede che anche parte dei compiti ora disimpegnati dalle Forze dell'ordine siano assolti da strutture private, ossia da agenzie di professionisti militari; ma è fin troppo chiaro che queste forme di difesa privata opererebbero nell'interesse e ad esclusivo servizio dei privati che pagano; d) si vuole il libero uso del territorio e delle risorse naturali (ecco gli "spiriti animali", evocati da Panebianco), in modo da massimizzare lo sviluppo economico, ponendo come unica regola compensativa che chi inquina paghi una tassa commisurata al danno ambientale arrecato; e) le parole "privatizzazione" e "liberalizzazione" assumono una valenza mitica, sono parole magiche, idonee a caratterizzare ogni politica economica "virtuosa". I "liberali" nel senso predetto tendono naturalmente a collocarsi a destra nello schieramento politico e, in Italia, non possono non essere "berlusconiani". Essendo programmaticamente antistatalisti, sono, di conseguenza, entusiasticamente federalisti ed indifferenti alle sorti dello Stato italiano unitario.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“LIBERALI”? SERVONO PAROLE NUOVE PER DEFINIRLI. Non voglio avere alcuna comunanza politica con gli anarco-capitalisti, anche quando si dicono liberali. Il dialogo ed il confronto su argomenti concreti, ovviamente, non sono in discussione: devono essere possibili, in generale, tra tutte le persone civili. A maggior ragione se si tratta di liberali, sia pure di contrapposto indirizzo. Tuttavia, dal punto di vista della pratica politica, non devono esserci equivoci. Non solo non voglio ritrovarmi con loro in una stessa organizzazione politico-partitica, ma non li voglio nemmeno come alleati nella medesima coalizione. Mi sento e sono alternativo a loro. C'è, dunque, bisogno di parole nuove che si uniscano a quelle antiche, per marcare e far risaltare immediatamente le differenze.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;NO AL DIRITTO DEI FORTI DI PREVARICARE SUI DEBOLI. Oggi opera un Partito liberale italiano (PLI), che porta lo stesso nome del Partito che fu rifondato da Croce nel 1943 e che ebbe come Segretario nazionale Giovanni Malagodi dal 1954 al 1972. Conosco persone apprezzabili e perbene che aderiscono a questo partito; ma i limiti e le contraddizioni sono nel complesso talmente evidenti che parlarne per esteso sarebbe come sparare sui mezzi della Croce Rossa. Tra i limiti del PLI, c'è appunto quello di volere l'unione di tutti i liberali che si definiscono tali.&lt;br&gt;Il liberalismo che io ho coltivato e che mi sforzo di testimoniare considera la libertà il principio motore dello spirito umano, quindi di tutto l'umano operare. Difendere la causa della libertà non significa però riconoscere ai forti il diritto di prevaricare sui deboli e di arricchirsi alle loro spalle. Né si traduce nella libertà di devastazione dell'ambiente naturale.&lt;br&gt;Per un approfondimento, rinvio ai libri che ho scritto sull'argomento. In particolare, "Croce e Salvemini. Uno storico conflitto ideale ripensato nell’Italia odierna" (2007), e "Liberalismo unitario. (Scritti 2007-2010)" (marzo 2011). Entrambi, non a caso, pubblicati da un piccolo Editore, la Casa Editrice "Bibliosofica" di Roma. Non a caso, perché un liberalismo coerentemente definito sconta in Italia la condizione iniziale di essere fortemente controcorrente. Tanto rispetto alla precedente egemonia culturale di sinistra (in tutte le sue versioni: marxista, gramsciana, comunista, catto-comunista, socialista, democratico-radicale, progressista). Quanto rispetto alla recente, ruspante, egemonia elettorale della destra berlusconiana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;LIBERALI, DIVERSI DAGLI ANARCO-CAPITALISTI. I liberali genuini, che perseguono un'idea di bene comune, devono quindi diventare una famiglia politica diversa rispetto agli anarco-capitalisti. Soltanto a questa condizione il liberalismo potrà avere ancora un futuro in Italia, in Europa e nel Mondo. Un movimento politico è vitale se serve a qualcosa. Io legherei le sorti dei liberali alle esigenze di buona amministrazione e di buon uso del pubblico denaro. Esigenze che, nella situazione data, hanno una valenza autenticamente rivoluzionaria. Ci sono praterie da percorrere per chi intenda eliminare i costi impropri della politica e ridurre drasticamente il numero di quanti vivono di politica, mantenuti con il pubblico denaro. Il patriottismo costituzionale è doveroso quando si tratta di difendere le disposizioni della parte prima della Costituzione. Ad esempio, l'articolo 41 della Costituzione, nel testo vigente. E' sacrosanto che l'iniziativa economica privata non possa svolgersi "in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana", come bene scrissero i Costituenti al secondo comma dell'articolo 41 della Costituzione. Tuttavia, servono certamente anche riforme costituzionali. La riforma più urgente, secondo me, sarebbe la correzione di molte disposizioni introdotte nel 2001 nel Titolo quinto della parte seconda della Costituzione. Occorre un riordino istituzionale. Infatti, l'unico modo serio di responsabilizzare gli amministratori sarebbe quello di evitare la frammentazione e la sovrapposizione delle competenze fra troppi livelli di governo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;LA QUESTIONE DELLA “SINISTRA LIBERALE”. C'è un'ulteriore distinzione, che ho già affermato in passato: quella nei confronti della cosiddetta "sinistra liberale". In questo caso però la separazione politica è già avvenuta, perché la "sinistra liberale" è composta da quanti ritengono che i liberali, in quanto tali, non abbiano più un futuro politico e che servano sintesi ideali liberal-socialiste, o socialiste-liberali, che dir si voglia. Di conseguenza, fanno parte, più o meno felicemente, del Partito Democratico o dei soggetti politici che periodicamente tentano di riaggregare l'area socialista.&lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;LIVIO GHERSI&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;(1) John Maynard Keynes, "Occupazione Interesse e Moneta. Teoria generale", traduzione italiana di Alberto Campolongo, Torino Utet, 1963, p. 340.&lt;br&gt;(2) Carmelo Palma, "Moderati di tutta Italia, unitevi. Ma voi liberali, disinibitevi", articolo pubblicato nel sito di "Libertiamo" il 18 maggio 2011.&lt;br&gt;(3) Angelo Panebianco, "Distanti e divisi, i nodi del centrodestra", nel quotidiano "Corriere della Sera", edizione del 18 maggio 2011.&lt;br&gt;(4) Antonio Martino, "Lo statalismo è la causa non la soluzione", pubblicato il 6 settembre 2009 nel sito dell'Istituto Bruno Leoni (IBL) / Idee per il libero mercato.&lt;br&gt;(5) Elisa Palmieri, "LiberalCafè intervista l'on. Antonio Martino", pubblicato dal periodico on-line LiberalCafè il 20 dicembre 2010.&lt;br&gt;(6) Riccardo Faucci, L'economista scomodo. Vita e opere di Francesco Ferrara, Sellerio Editore, Palermo, 1995, p. 251 e nota n. 42 a p. 274.&lt;br&gt;(7) Giovanni Belardelli, "Minghetti, né liberista né statalista: la via liberale del giusto mezzo", nel quotidiano "Corriere della Sera", edizione del 17 maggio 2011.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-257731799044020831?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/257731799044020831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=257731799044020831' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/257731799044020831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/257731799044020831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/05/liberalismo-quegli-anarco-capitalisti.html' title='Liberali, conservatori o anarco-capitalisti? Quelli che straparlano di “spiriti animali”'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-7343901344687507244</id><published>2011-05-19T13:49:00.001+02:00</published><updated>2011-09-09T17:27:36.316+02:00</updated><title type='text'>Rivalse clericali. Un inquietante beato Wojtyla presidia la Roma pagana e liberale</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TdUD3WfwxkI/AAAAAAAACvU/GUu8jrk8CVg/s1600-h/Woytila3%5B4%5D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Woytila3" border="0" alt="Woytila3" align="left" src="http://lh6.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TdUD3wfp9UI/AAAAAAAACvY/PxclFXMHXWc/Woytila3_thumb%5B2%5D.jpg?imgmax=800" width="173" height="215"&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;Roma&lt;/em&gt;. La “vergine di Norimberga” era un armadio antropomorfo di ferro e legno dalle fattezze di robusta virago, irto al suo interno di punte acuminate (&lt;em&gt;v. immagine&lt;/em&gt;). L’Inquisizione, o altro ente torturatore di Santa Madre Chiesa, vi rinchiudeva fino alla morte, con i più atroci dolori, l’accusato di eresia e blasfemia contro Dio e i Santi che fosse così testardo o pazzo da rifiutare di confessare la propria colpa e di redimersi. Perciò, con la proverbiale cinica arguzia che li distingueva, avevano buon gioco logico i dotti Padri Gesuiti nel sostenere che, essendo ben nota agli eretici la crudeltà di quella tortura, alla fine non più l’eresia veniva punita col crudele abbraccio della “Vergine” ma, appunto, la loro folle ostinazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La forma, si sa, è sempre significante. Eppure è curioso che lo scultore che ha eretto un tristo monumento al beato papa Wojtyla donato dalla Fondazione Angelucci (&lt;em&gt;v. immagini&lt;/em&gt;) negli squallidi giardini della mal frequentata piazza romana dei Cinquecento – appena inaugurato tra lo sconcerto generale – non si sia posto il problema della gaffe stilistica costituita dalla “citazione” o comunque dall’impressionante somiglianza con l’inquietante strumento di tortura dell’Inquisizione o con una garitta di guardia militare, entrambi simboli eloquenti e imbarazzanti di violenza, oppressione e pensiero unico. E visto com’è mal frequentata di notte la piazza. temiamo che la garitta papale possa essere scambiata dai soliti ubriachi per un orinatoio, e dalle coppiette per un discreto e accogliente riparo per le loro effusioni. Speriamo, almeno, che l’inutile Servizio Giardini faccia una volta tanto qualcosa di utile, nascondendo il più possibile l’orribile sagoma con una fitta cortina di arbusti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Vero è che Giovanni Paolo II, altro che papa “buono” (&lt;em&gt;v. &lt;/em&gt;&lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/04/chiesa-beato-wojtyla-grande-attore-e.html"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;articolo&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;), represse col pugno di ferro la dissidenza e la teologia più “liberale” (dom Franzoni, rettore di San Paolo, per esempio, fu ridotto allo stato laicale); ma paragonarlo sia pure in modo subliminale allo spietato frate domenicano Tomàs de Torquemada, ci sembra o gustosamente eccessivo o eccessivamente gustoso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma tant’è, si rassegna Andrea Costa (&lt;em&gt;v. articolo qui di seguito&lt;/em&gt;), dopo il grossolano caso di servilismo culturale dell’intitolazione della stazione Termini a Giovanni Paolo II da parte del sindaco post-comunista Walter Veltroni, la zona appariva ormai segnata da una sorta di rivalsa clericale. L’intera area urbana dell’Esedra e di piazza Termini (così si chiamava fino al 1887, prima dei “Cinquecento” di Dogali) era un quartiere tipico della Nuova Roma liberale e laica. La lunga nuova via Nazionale, luminosa e disegnata in modo razionale, in barba ai contorti e bui vicoli medievali e papalini, sfociava nella piazza, poco distante dalla fontana che faceva da punto finale (“mostra”), dell’Acqua Pia Antica Marcia, che poi fu spostata al centro dell’Esedra con l’aggiunta delle carnose e callipigie Naiadi nude scolpite dal Rutelli, che sembravano quasi offrirsi ai passanti maschi, accusati perciò non solo dai preti, ma anche dalle mogli (ci furono proteste), di essere più che liberali dei libertini. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TdUD4ZCpZHI/AAAAAAAACvc/CtikOLvz_SA/s1600-h/Statua%20di%20beato%20Wojtyla%20trattata%20colore%5B4%5D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Statua di beato Wojtyla trattata colore" border="0" alt="Statua di beato Wojtyla trattata colore" align="left" src="http://lh6.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TdUD4ynNTuI/AAAAAAAACvg/DCuR4yawIhk/Statua%20di%20beato%20Wojtyla%20trattata%20colore_thumb%5B2%5D.jpg?imgmax=800" width="134" height="240"&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TdUD5H_SXgI/AAAAAAAACvk/WjlduSJ-RWE/s1600-h/Vergine%20di%20Norimberga%5B4%5D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Vergine di Norimberga" border="0" alt="Vergine di Norimberga" align="right" src="http://lh6.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TdUD5gV6j1I/AAAAAAAACvo/Uq-ZQQHmtBI/Vergine%20di%20Norimberga_thumb%5B2%5D.jpg?imgmax=800" width="131" height="240"&gt;&lt;/a&gt; Ed ora, invece, che ti combina il nuovo clericalismo strisciante? Come un cagnolino di città alza la zampa e schizza un ben mirato getto a marcare olfattivamente il “proprio” territorio contro potenziali concorrenti, ecco che i politicanti fascio-clericali, oltretutto personalmente atei, svendono alla Curia Romana, uno ad uno, tutti i luoghi della memoria laica e liberale. E così, traguardando lungo la via Luigi Einaudi, Padre della Repubblica, verso Termini dall’Esedra dove si affacciano le antiche Terme romane simbolo dell’edonismo corporale e la basilica di S. Maria degli Angeli, “Chiesa di Stato” per le cerimonie ufficiali, e quindi sgarbo triplo, ecco interporsi come simulacro estraneo al genius loci pagano e laicista, l’importuno oltreché orripilante catafalco clerico-mussoliniano (&lt;em&gt;v. immagine&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il pubblico, come riportano i giornali, ha già bocciato l’opera, forse ancor più jettatoria, a parere di turisti napoletani, maestri in questo genere di perizie, della cimiteriale colonnina con mesto busto bronzeo del napoletanissimo Antonio De Curtis, in arte “Totò”, nascosta – non si capirà mai perché – come un guardamacchine abusivo tra gli alberelli smilzi della brutta piazza Cola di Rienzo. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma, si sa, la mancanza di cultura e di buon gusto tra i politicanti fa di questi scherzi. Figuriamoci, poi, quando ci si mette di mezzo, come nel caso della statua a Wojtyla, qualche prelato (ma l’avete vista l’architettura ecclesiastica di oggi, dalle chiese alle case generalizie?). &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nel frattempo, consoliamoci. Come per le aggressive e missionarie croci imposte con autoritarismo psicologico e sovrano disprezzo della Natura sulle vette delle montagne italiane, anche sul catafalco del beato di turno cadranno pietosi l’oblio degli uomini e la sana opera devastatrice del Tempo, che di tutto il brutto, per fortuna, fa giustizia. E ciò che non osano gli Uomini lo fanno gli animali: già qualche cane è stato visto fare i suoi bisogni nella accogliente cripta, apparentemente (secondo logica canina, all’uopo dedicata).&lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;NICO VALERIO&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;/font&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Roma&lt;/em&gt;. Vista da vicino, da dietro e dai tre quarti, anche l'effige del volto è inquietante, quasi identica a certe stilizzazioni della testa del cavalier Benito Mussolini. Di là dalle evidenti ironie cui l'imponente statua di quasi cinque metri si presta e, possiamo giurarci, si presterà sin da domani, il danno è stato comunque perpetrato. La statua è un "dono" della solita "fondazione" a forte composizione clerico-conservatrice, di quelle, tanto per interderci, che si candidano&amp;nbsp; con sempre maggiore solerzia&amp;nbsp; a buttar fuori lo Stato italiano dalla proprietà e/o gestione dei Musei nazionali,&amp;nbsp; comunali, delle ville storiche e delle aree archeologiche di Roma e non solo. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;La vendetta postuma contro il Risorgimento e i suoi simboli, che sono poi la nostra identità laica ed unitaria. Non posson mancare nella guerra dei simboli, che uno Stato italiano imbelle ha da tempo rinunciato a combattere, le piazze, le strade, i grandi capisaldi urbanistici e monumentali come le Stazioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sappiamo dell'affaire veltroniano JPII, lo ricordiamo perfettamente; sembrò giunta la parola fine con il "compromesso" della targa. Poi le "cadute" di Ruini e Veltroni. Ma non è bastato, perché, Oltretevere, c'è uno Stato straniero insaziabile che sa modulare, aumentare e diminuire a suo piacimento l'intensità della sua incessante guerra di reconquista di Roma e d'Italia, all'insegna del "due passi avanti e uno indietro". Uno Stato sovrano, che ha il tempo della sua parte e le sue "quinte colonne" ben affondate nel territorio sempre meno compatto dell'identità italiana e romana in particolare.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La statua di Wojtyla (che a tutto assomiglia fuorché ad un Papa) è stata volutamente e scientemente sistemata nell'aiola di Piazza dei Cinquecento, perfettamente centrale ed in asse prospettico con via Luigi Einaudi (laico Presidente della Repubblica italiana), tanto da essere perfettamente visibile dall'Esedra di sinistra rispetto alla prima via dell'unità d'Italia (via Nazionale). Appare esattamente&amp;nbsp; in contrappunto simbolico e visuale anche con la profanissima fontana delle Najadi di Mario Rutelli (1888), che sostituì la fontana dell' Acqua Pia Antica Marcia inaugurata da Pio IX proprio nel 1870.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tutto il quartiere è carico di simboli molto importanti per il Regno d'Italia e la successiva Repubblica italiana: vie, piazze, musei, come quelli archeologici delle Terme e di Palazzo Massimo. Senza dimenticare la Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri, “Chiesa di Stato” italiana, che dieci anni fa, è stata protagonista di un contenzioso legale, su istigazione del clero locale, per l'affidamento delle competenze su restauri e delle opere d'arte alla gerarchie ecclesiastiche e non più alle Soprintendenze di Stato. Fortunatamente gli andò male anche se l'iperattivismo e la "kulturkampf" di questa danorosa Parrocchia sono ben evidenti in molte ed insolite opere di mecenatismo artistico (molte opere di dubbio gusto) e a riletture iperrevisionistiche della figura di Galileo Galilei.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il curioso "missile" con la testa di Mussolini (così appare da lontano) è la prima cosa traguardata da qualsiasi persona che voglia lanciare da Piazza della Repubblica (ahi! altra piazza laica) lo sguardo verso la Stazione Termini, così da sembrarne effettivamente il tutore, il punto di fuga delle linee di prospettiva, il catalizzatore simbolico. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Proposta: E se provassimo ad installare una statua di Sandro Pertini, diciamo, alta sei metri, in largo Giovanni XXIII? La mia è una provocazione, perché l'effetto sarebbe proprio quello di "impallare" Via della Conciliazione. Molto pù probabile, invece, che in vista dei prossimi lavori di riqualificazione di piazza dei Cinquecento e in occasione della rapida prossima santificazione di Karol Wojtyla, qualcuno possa cambiare nome alla Piazza, Piazza S. Giovanni Paolo II&amp;nbsp; o&amp;nbsp; SJPII, se volete.&lt;br&gt;&lt;font size="3"&gt;ANDREA COSTA&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-7343901344687507244?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/7343901344687507244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=7343901344687507244' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7343901344687507244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7343901344687507244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/05/rivalse-clericali-uninquietante-statua.html' title='Rivalse clericali. Un inquietante beato Wojtyla presidia la Roma pagana e liberale'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TdUD3wfp9UI/AAAAAAAACvY/PxclFXMHXWc/s72-c/Woytila3_thumb%5B2%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-7677773661379908613</id><published>2011-05-15T17:42:00.001+02:00</published><updated>2011-05-15T20:21:59.360+02:00</updated><title type='text'>Costituzione. Democrazia fondata sul lavoro? Ma chi ha detto che l’art.1 non è liberale?</title><content type='html'>&lt;p&gt;Andate a dirlo a Camillo Cavour che il lavoro è una “cosa comunista”, e vedete se non vi risponde con uno di quei suoi famosi scoppi d’ira che imbarazzano tuttora i suoi biografi! Lui, lavoratore instancabile e maniacale, al punto da andare non di rado a dormire alle 3 di notte per poi svegliarsi “prima dell’alba”, perché era solito dare appuntamenti di lavoro già alle 6 di mattina. Lui che, forse per la sua formazione anglosassone e protestante, non poteva concepire la libertà, anzi l’intera faticosa e difficilissima rivoluzione liberale, senza riconoscere al cittadino il diritto-dovere dell’operosità estrema, del lavoro, cioè del merito personale, da cui solo nasce il progresso materiale e morale. Come se la libertà del Piemonte e dell’Italia si potevano ottenere gratis, senza fatica, solo discettando di filosofia del diritto in comodi salotti foderati di cuoio e boiserie. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;E sicuramente sul dovere prioritario del lavoro come dimostrazione delle proprie capacità individuali erano d’accordo anche il suo oppositore della sinistra liberale, Lorenzo Valerio, poi diventato cavouriano, il suo avversario Mazzini (che come al solito ne faceva una questione “etica”), e poi, lungo i decenni successivi, tutti i grandi liberali d’ogni tendenza, dalla cosiddetta “Destra Storica” liberale al mazziniano sindaco di Roma Nathan, all’economista “liberista” Einaudi, autore delle “Lezioni di politica sociale”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non si capisce, perciò, in base a quale ragionamento il primo comma dell’articolo 1 della nostra Costituzione, che dice che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, debba essere considerato anti-liberale da non pochi liberali di Destra.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Eppure parla di lavoro in generale, non dice “fondata sui lavoratori” (nel linguaggio comunista sinonimo eufemistico di operai, potenzialmente rivoluzionari) come Togliatti aveva proposto alla Costituente. Nella Costituente c’erano Croce ed Einaudi, e molti altri liberali, in una proporzione numerica con cattolici e comunisti che mai più ci sarebbe stata. E dunque, se piaceva a loro… D’altra parte, c’è perfino una ruota dentata nel simbolo dello Stato italiano, approvata dai primi Governi italiani, tutti liberal-centristi. E, a proposito, quel grande lavoro di tutti i cittadini dette i suoi effetti col “boom economico”, già quindici anni dopo la fine della guerra.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non vorremmo pensar male, ma nell’improvvisa diffidenza per il termine “lavoro” c’è qualcosa di ambiguo. Ripetiamo, possiamo sbagliare, ma la cosa puzza di estrema Destra americaneggiante lontano un miglio, quel Right People estremista, alla Reagan o alla Thathcher, che non è affatto “giusto” per un liberale vero. E infatti quei conservatori, mancando del lessico &lt;em&gt;right&lt;/em&gt; prendono a prestito proprio dai comunisti il significato sbagliato di “lavoro”. Anche per loro, come per i comunisti trinariciuti degli anni 50 e la Costituzione sovietica, il lavoro significa in realtà i lavoratori sindacalizzati, le masse operaie potenzialmente rivoluzionarie su cui si fonda l’elite della società autoritaria e totalitaria. Ancora una volta gli estremi si toccano e si aiutano. E no, cari liberali di Destra (molto più Destra che liberali): il lavoro è il lavoro, e basta. Senza contare che oggi, in tempi di “Repubblica fondata sulle raccomandazioni” oppure sull’appartenenza a questo o quel clan politico-affaristico, comunque non sul lavoro personale, cioè sul merito, quel primo comma dell’art.1 appare un concentrato delle virtù di operosità dei grandi liberali Padri della Patria.&lt;br&gt;NICO VALERIO&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;Sul tema pubblichiamo l’illuminante lettera aperta del liberale Enzo Palumbo, in origine indirizzata al &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt; il 4 maggio scorso, e non pubblicata per ragioni di spazio:&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“Da qualche tempo circola nel Paese e trova spazio sui giornali italiani la leggenda metropolitana, secondo cui la nostra Costituzione sarebbe il risultato di un compromesso tra il cattolicesimo dossettiano ed il comunismo di stampo sovietico, mentre la cultura liberale ne sarebbe del tutto estranea. Per quel che ricordo, ha cominciato a sostenere questa tesi Piero Ostellino (&lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt; del 23 dicembre 2010), e su questa scia, confortati dall’opinione di un liberale doc come lui, si sono andati orientando anche altri autorevoli commentatori, da ultimo Angelo Panebianco sul &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt; del 22 aprile. La prova di ciò starebbe in particolare nel primo articolo della Costituzione, apparente frutto avvelenato di quel connubio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“Siccome le cose, quando sono ripetute all’infinito senza contestazione finiscono per diventare verità storiche (la tecnica orientale del “mantra”), mi sembra il caso di intervenire per fornire ai lettori qualche elemento di conoscenza in più.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“In primo luogo per evidenziare che la componente liberale era ben rappresentata (41 liberali e 23 repubblicani, rispetto a 207 democristiani, 115 socialisti e 107 comunisti) e ben qualificata (Bozzi, Cortese, Croce, De Caro, Einaudi, La Malfa, Martino, Pacciardi, per citarne solo alcuni ed in ordine alfabetico) nell’Assemblea Costituente, nei cui lavori non ha mancato di esercitare una significativa influenza, in particolare anche sull’articolo 1, impropriamente invocato come dimostrazione del contrario.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“A contrastare quell’erronea convinzione ci ha provato prima Michele Ainis sul &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt; del 21 aprile, quando ha affermato che “la libertà già alberga, come noce nel mallo, nella democrazia evocata dall’art. 1”, e da ultimo Paolo Franchi sul Corriere del 23 aprile, affermando giustamente che “le cose sono parecchio più complicate” rispetto al giudizio sommario che normalmente si da del primo articolo della Costituzione. Che, intanto, andrebbe letto nella sua interezza, posto che il suo secondo comma, in cui si afferma che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, è una norma di chiara ispirazione liberale, essendo caratteristica tipica del costituzionalismo liberale quella di introdurre forme e strumenti di garanzia e di porre limitazioni al potere. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;“Sono proprio quelle forme e quei limiti che consentono di definire la nostra come una democrazia liberale, e che la differenziano ovviamente da tutte le forme di democrazia totalitaria (in Germania come in Russia, nel secolo scorso, in Cina ed altrove ancora oggi), ma anche, per l’oggi, da tutte le forme di democrazia autoritaria (in Russia, in qualche paese dell’Europa orientale, da ultimo in Ungheria, come in Nord Africa e nel Medio Oriente), o plebiscitaria (come in Venezuela).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“E tuttavia, la cultura liberale è presente anche nel primo comma dell’art. 1. Qualcuno ha ricordato che, nel corso dei lavori, i comunisti Togliatti, Amendola, insieme ad altri, avevano proposto la formula “L’Italia è una Repubblica di lavoratori”, chiaramente caratterizzata in senso socialista, che i costituenti respinsero in una votazione che vide schierati insieme liberali e democristiani. E Panebianco ha opportunamente evidenziato che La Malfa e Martino avevano proposto una formula che metteva l’accento sul tema della libertà: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sui diritti di libertà e sui diritti del lavoro”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“Ma nessuno ha ricordato che un altro liberale, Guido Cortese aveva proposto un’altra formulazione che, mettendo l’accento sui cittadini in quanto tali (piuttosto che sui lavoratori) e tuttavia anche recependo lo spirito della proposta Togliatti, appariva sostanzialmente finalizzata ai medesimi obiettivi della proposta La Malfa-Martino: ”L’Italia è una Repubblica democratica. La Repubblica ha per fondamento il lavoro e garantisce la partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione economica, politica e sociale del Paese”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“Al termine di un appassionato dibattito di altissimo livello culturale, l’Assemblea Costituente (seduta del 22 marzo 1947) finì per approvare il testo proposto dai democristiani, che è poi quello attualmente in vigore. Illustrando la sua proposta, Fanfani ebbe cura di precisare: “In questa formulazione l’espressione &amp;lt;democratica&amp;gt; vuole indicare i caratteri tradizionali, i fondamenti di libertà e di eguaglianza, senza dei quali non v’è democrazia. Ma in questa stessa espressione, la dizione &amp;lt;fondata sul lavoro&amp;gt; vuol indicare il nuovo carattere che lo Stato italiano, quale noi lo abbiamo immaginato, dovrebbe assumere. Dicendo che la Repubblica è fondata sul lavoro, si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui, e si afferma che essa si fonda sul dovere, che è anche diritto ad un tempo per ogni uomo, di trovare nel suo sforzo libero la sua capacità di essere e di contribuire al bene della comunità nazionale”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“A me pare che un buon liberale farebbe fatica a non condividere interamente quelle motivazioni, mentre è assolutamente evidente che il testo approvato non si discosta granché da quello che era stato proposto dal liberale Guido Cortese. Dire che &amp;lt;l’Italia è una Repubblica democratica… che ha per fondamento il lavoro&amp;gt;, non mi sembra granché diverso dal dire che &amp;lt;l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro&amp;gt;. Certo, se i liberali fossero stati maggioranza assoluta nella Costituente avrebbero magari potuto fare adottare la formula La Malfa-Martino; e tuttavia credo che quello raggiunto nell’occasione sia stato un saggio compromesso, che non merita oggi di essere degradato a simbolo di un presunto connubio cattolicomarxista, che, almeno in quell’occasione non c’è stato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“E, se proprio vogliamo trovare un esempio di quel connubio, allora faremmo meglio a fermare l’attenzione sul secondo comma dell’art. 7 della Costituzione, che ha sostanzialmente costituzionalizzato i Patti lateranensi. Ma questa è un’altra storia, assolutamente ignorata dai sedicenti liberali di oggi, tutti protesi ad ingraziarsi i favori d’oltre Tevere, nell’illusione di ottenerne qualche presunto beneficio sul terreno del consenso elettorale, che è l’unico al quale sembrano realmente interessati.”&lt;br&gt;ENZO PALUMBO&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-7677773661379908613?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/7677773661379908613/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=7677773661379908613' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7677773661379908613'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7677773661379908613'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/05/costituzione-democrazia-fondata-sul.html' title='Costituzione. Democrazia fondata sul lavoro? Ma chi ha detto che l’art.1 non è liberale?'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8736116351905077222</id><published>2011-05-03T23:20:00.000+02:00</published><updated>2011-05-14T00:00:19.868+02:00</updated><title type='text'>Testamento biologico. Lettera aperta di Veronesi al Governo su “una legge sbagliata”</title><content type='html'>&lt;p&gt;Il testamento biologico, così come sta per essere codificato in Italia, rischia di essere un atto crudele, inutile, autoritario, da Controriforma. Meglio, allora, la attuale libertà di fatto, meglio nessuna legge che una cattiva legge. &lt;br&gt;I clericali del Governo berlusconiano – pseudo-moralisti solo per propaganda – stanno facendo mostra di far di tutto per pagare alla Chiesa il prezzo di chissà quali accordi sottobanco, compreso perfino – sostengono alcuni critici – il perdono ecclesiale per le tante scappatelle libertine del premier. Anzi, non si sa se vogliono davvero questo provvedimento o se si limitano a recitare la parte, come si usa fare nel teatro politico all’italiana.&lt;br&gt;Per far questo, ad ogni modo, come già tentarono con Luana Englaro, artificialmente tenuta in “vita” per anni nonostante il coma irreversibile e la chiara volontà di Luana (vicenda in cui si distinse per autoritarismo il ministro ex-socialista Sacconi), hanno deciso di intromettersi nella libera coscienza dei cittadini, ostinandosi a limitare per legge la possibilità di decidere modi e contenuto del cosiddetto “testamento biologico”, cioè la volontà preventivamente espressa dall’individuo riguardo alla fine della vita, in caso di decorso di malattia così grave da escludere la capacità di intendere e di volere.&lt;br&gt;Ma per ottenere questo scopo, i falsi moralisti clericali, pur di idealizzare una “vita” brandita come feticcio politico integralista di stampo medievale, non possono far altro che affidare più poteri al medico, aumentandone il potere decisionale e le responsabilità. Con ciò imbarazzando molto la stessa classe medica, che già è tartassata da fin troppe norme eticho-deontologiche e discrezionali.&lt;br&gt;Sul tema ecco l’appello indirizzato al Governo dal chirurgo oncologico Umberto Veronesi il 1 maggio scorso dalle colonne del &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt;.&lt;br&gt;NICO VALERIO&lt;/p&gt; &lt;p&gt;“Caro presidente Berlusconi, mi permetto di scriverle pubblicamente, attraverso questo giornale, come uomo che ha dedicato la propria vita al progresso scientifico e civile del Paese, e che, cinque anni fa, ha avviato una campagna di sensibilizzazione a favore del Testamento biologico, per allineare l' Italia agli altri Paesi culturalmente e civilmente avanzati, come è ed è sempre stato il nostro.&lt;br&gt;Ci sono temi fondamentali, come lei sa, che non sono né di destra né di sinistra e neppure di questa o quella religione, e che io credo bisogna avere il coraggio di difendere, se vi si crede, a prescindere dalle logiche dei consensi. Fra questi c' è il tema della libertà e il diritto di ogni uomo di accettare o rifiutare le cure in ogni circostanza, sulla base delle proprie convinzioni e del proprio progetto di vita. Questo è il significato del Testamento biologico ovunque nel mondo.&lt;br&gt;So, per esperienza diretta, che gli scienziati sono spesso lontani dai politici, perché sono liberi pensatori e non seguono le linee guida di nessun partito. Tuttavia il mio mondo è la medicina, che è insieme protezione della persona sana e cura della persona malata, e come medico mi sento vicino alla gente, alle loro paure e i loro bisogni. Desidero quindi esprimere non solo il mio pensiero, ma soprattutto quello di un' ampia parte della popolazione, di ogni fede e credo politico, che non occupa i media e non scende in piazza, ma che si affida ancora con fiducia alle istituzioni, alle strutture e alle persone che guidano il Paese in cui vive.&lt;br&gt;Questi cittadini hanno sviluppato, accanto all'eterna paura di morire, quella di vivere indefinitamente una vita artificiale, come vegetali, senza pensiero, senza coscienza, senza vista, senza udito, senza alcuna sensibilità al dolore. Per scacciare questo spettro hanno creato un movimento civile per il testamento biologico, che permette di dire no a questa condizione di non-vita.&lt;br&gt;Purtroppo noi – io e le centinaia di migliaia di cittadini che hanno già preparato il proprio testamento biologico – ci troviamo ora nella assurda situazione di aver sollecitato una legge che, invece di tutelare la nostra scelta, la tradisce, e va nella direzione opposta al principio per cui il Biotestamento è nato: il rispetto della volontà della persona.&lt;br&gt;Meglio allora nessuna legge – come lei stesso ha ipotizzato nella recente lettera ai parlamentari del suo partito – piuttosto che una legge che ci ricaccia indietro nel progresso di civilizzazione, è antistorica, e si pone in senso contrario non soltanto rispetto agli Stati Uniti e ai Paesi del Nord Europa – da sempre attenti alla cultura della libertà individuale – ma anche a quelli più accanto e più affini a noi, come Germania, Francia e Spagna, che continuano ad avanzare nella tutela dell'autodeterminazione dei loro cittadini.&lt;br&gt;Posso capire che, per motivi complessi e antichi, non si riesca anche da noi a pervenire ad una legge sul Testamento biologico, ma non c' è motivo di farne una contro, che nessuno realmente vuole. Non la vogliono i cittadini, che desiderano scegliere come vivere e non vivere, e non la vogliono i medici, che si sentono addossati di una responsabilità che stride con le attuali regole della professione, incentrate sull' autodeterminazione dei pazienti e su un modello di scelte condivise.&lt;br&gt;In assenza di una legge la preoccupazione che lei ha espresso di promulgare norme anti-cristiane si annulla: se ognuno è libero di scegliere per sé, non c' è alcun motivo per dubitare che i credenti decideranno in base alla loro fede, seguendone la dottrina.&lt;br&gt;Non voglio entrare nel merito delle sue motivazioni per l'approvazione di una legge della cui necessità lei stesso dubita. Mi sento tuttavia di difendere il lavoro della giustizia italiana per quanto riguarda le questioni bioetiche, e voglio rassicurarla del fatto che la volontà del paziente non è tutelata esclusivamente dalla magistratura, ma prima ancora dal Codice di deontologia medica e dai trattati internazionali, come la Convenzione di Oviedo, che il nostro Paese ha sottoscritto.&lt;br&gt;Le rivolgo quindi un appello a non fare dei diritti del malato e del dilemma, che lei giustamente ha definito «intimo e privato», della fine della propria vita, una questione sostanzialmente politica.&lt;br&gt;Vorrei concludere proprio sul tema politica e religione, ricordandole le parole di Indro Montanelli, scritte proprio su queste pagine in risposta a un lettore che gli attribuiva una critica nei confronti della Chiesa sul tema di fine vita: «Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto di restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla sua Dottrina. Ma che essa pretenda di imporre questo comandamento anche a me, che non ho la fortuna (dico e ripeto, non ho la fortuna) di essere un credente, le sembra giusto? A me no.&lt;br&gt;A me sembra che l' insegnamento della Chiesa debba valere per chi crede nella Chiesa, cioè per i "fedeli". Non per i cittadini, fra i quali ci sono, e in larga maggioranza, i miscredenti, gli agnostici i seguaci di altre religioni».&lt;br&gt;UMBERTO VERONESI&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-8736116351905077222?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/8736116351905077222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=8736116351905077222' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8736116351905077222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8736116351905077222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/05/testamento-biologico-veronesi-al.html' title='Testamento biologico. Lettera aperta di Veronesi al Governo su “una legge sbagliata”'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-204402532697220720</id><published>2011-04-30T16:17:00.001+02:00</published><updated>2011-06-27T22:46:06.216+02:00</updated><title type='text'>Chiesa. Beato Wojtyla, attore e populista, tra tv, politici, bancarottieri e pedofili</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TcMJvk4-nuI/AAAAAAAACu0/oYTczIOwWlU/s1600-h/Via%20crucis%20Wojtyla%5B4%5D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 5px 15px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Via crucis Wojtyla" border="0" alt="Via crucis Wojtyla" align="right" src="http://lh4.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TbyUgJQnFgI/AAAAAAAACu4/JDDUnmyeNes/Via%20crucis%20Wojtyla_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800" width="201" height="271"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;SANTO PER MIRACOLO. Non sappiamo chi sia stato il regista teatrale nella Curia romana, forse lo stesso papa, ma certo l’immagine dolente, davvero ben interpretata, di Karol Wojtyla anziano, curvo, aggrappato all’alta Croce, i suoi silenzi drammatici degli ultimi mesi (con un monsignore che parlava per lui, senza essere visto), poi la sua lunga agonia ostentata senza pudore in tv “mondo-visione”, i funerali più virtuali che reali con un milione di turisti, i fanatici “papa boys”, le immagini rubate dal “popolo dei telefonini” venuto dalla provincia (“Santo subito!”), e ora la sua beatificazione, affrettata e mediatica, collocata furbescamente al 1 maggio – anche questo puro marketing a reti tv unificate – restano tra gli esempi più imbarazzanti del cinismo mediatico della Chiesa di Roma, che ormai per far dimenticare l’arretratezza delle sue scelte e l’impopolarità dei suoi “no” a tutto (matrimonio dei preti, donne-sacerdote, pillola, libera scelta in fine vita, aborto, divorzio, separazione vera tra Stato e religione ecc), e il grave scandalo della pedofilia dilagante tra i preti, punta tutto sullo spettacolo. E non è certo la prima volta nella sua storia. &lt;em&gt;Penis et circenses,&lt;/em&gt; direbbe il comico da cabaret Pippo Franco. Ma questa volta – ha dichiarato alla &lt;em&gt;Voce Repubblicana &lt;/em&gt;il segretario dei Radicali Italiani, Mario Staderini – il Vaticano ha fatto di più: “ha utilizzato la popolarità di Karol Wojtyla per 'ripulire' la Chiesa dagli scandali sessuali e finanziari” che l’hanno macchiata.&lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;Non sappiamo se papa Wojtyla sia andato in Paradiso, beato tra gli angeli, secondo la favola cattolica. Ne dubitiamo. E neanche ci impressiona più di tanto che il suo principale collaboratore, ora successore (che gaffe!), lo faccia subito beato e poi santo, per decisione “politica”, facendo sospettare i maligni d’un &lt;em&gt;do ut des&lt;/em&gt; per passati privilegi. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’aldilà non ci compete, ma se l’aldiquà, cioè il comportamento in questo mondo, è un indizio di quello che le “anime” secondo la stessa raffigurazione cattolica dovrebbero aspettarsi nell’altro, non possiamo tacere che il pontificato di Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla, è stato legato ai peggiori personaggi, scandali ed eventi che sia possibile immaginare per un papa in tempi moderni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E’ vero, come ripetono i preti quando sono coinvolti in grane giudiziarie, che il Cattolicesimo non è religione consolatoria per anime eleganti e schizzinose, e che un vero religioso preferisce Maria Maddalena a Santa Teresa, il ladrone all’asceta, perché il suo compito è redimere, mischiarsi, sporcarsi con la peggiore gentaglia, quasi fosse una sorta di polizia dello spirito, un’infermeria da lazzaretto delle anime. Però anche nel ricercare dal male il bene c’è un limite. E non ci risulta che i tanti discussi personaggi a contatto diretto o indiretto con Wojtyla, da mons. Marcinkus, nominato a capo dello IOR, al bancarottiere Sindona, dal vescovo pedofilo Laws ai legionari di Cristo di padre Maciel Degollado, macchiatisi di gravissime violenze sessuali sui minori, dal capo della P2 Licio Gelli al capo della banda della Magliana “Renatino” De Pedis (quello a cui il card. vicario Poletti rimediò una tomba nella basilica di S.Apollinare), prima di morire o di andare in galera si siano pentiti e siano diventati stinchi di santo. Tutt’altro. Anzi, molti di loro sono stati compresi, scusati, difesi, aiutati, perfino nascosti alla giustizia “laica” fino all’ultimo. Per Wojtyla – diranno gli avvocati della difesa – solo culpa in eligendo o in vigilando? Concediamolo pure, strumentalmente, anche se l’omertà della Chiesa di Wojtyla, la volontà di mettere a tacere le accuse, e di non punire i preti pedofili, nonostante le prove schiaccianti raccolte da polizie e magistrati, non possono essere perdonate. Ma certo non vale la scusa della “sindrome Maria Maddalena”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Davvero, comprendiamo le ironie e le critiche dei protestanti. Insomma, quella che si celebra, con un volgare battage pubblicitario poco celeste e molto terreno, è una beatificazione mercificata e finta (contravvenendo perfino alle regole della Chiesa il processo iniziò ben prima dei 5 anni dopo la morte) davvero contestabile, per non dire inopportuna o scandalosa. Ora nella Chiesa cattolica ci sono anche i beati per grazia ricevuta, i santi a orologeria. Ma è un discredito che tocca tutti. Tanto che non solo vari teologi cattolici, ma perfino alcuni esponenti protestanti, ebrei e atei hanno preso le distanze da questa affrettata e immotivata ostensione massmediatica. In tempi di assenza di “valori” e di tirannia della “televisione globale” premiare &lt;em&gt;coram populo&lt;/em&gt; e nel modo sbagliato una biografia politica discussa è anche diseducativo per gli spettatori, a qualunque credo o non-credo appartengano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’evento spettacolare, a soli sei anni dalla sua morte, dell’affrettata beatificazione di papa Wojtyla, sapientemente gestito anche dal punto di vista pubblicitario e affaristico, a cura del suo fedelissimo collaboratore card. Ratzinger divenuto suo successore, con l’esile prova d’un miracolo risicato (figuriamoci, una persona “guarita” dal Parkinson, e per di più suora), una santità richiesta a furor di popolo dopo funerali televisivi a reti unificate in cui migliaia di turisti, “il popolo dei telefonini", lo aveva fotografato alla stregua d’un qualsiasi divo del rock urlando come allo stadio “Santo subito!”, e per di più alla fine d’un lunghissimo pontificato tutto recitato con maestria da grande attore sui mass media mondiali, è tale da gettare discredito sulla Chiesa e imbarazzare perfino gli atei. Insomma, vista l’opposizione di parecchi prelati alla sua causa di beatificazione, il vero “miracolato” è Wojtyla, “santo per miracolo” come ha scritto l’agenzia cattolica Adista.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La Rai-tv ha dedicato tutti i suoi programmi, perfino quelli di rock, all’evento. Roma è stata bloccata per due giorni dall’arrivo di centinaia di pullman e treni speciali, centinaia di migliaia di turisti che hanno ostacolato la vita dei cittadini. La grande rappresentazione teatrale dal titolo “Beatificazione di papa Karol Wojtyla” ha costi altissimi per la cittadinanza, per il Comune e lo Stato italiano. Perché è noto che la Chiesa, come al solito, spende pochissimo e piange miseria, tentando di far dimenticare i milioni di euro dell’otto per mille sottratti anche a quei cittadini italiani che non hanno manifestato alcuna volontà, grazie ad una classe politica clericale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma, come accade in ogni estrema decadenza, come se non avesse memoria della sua Storia e dei gravi errori compiuti, la Chiesa cattolica romana ormai cade in ogni tranello del Caso, non si accorge nemmeno più del discredito irreversibile che l’accompagna e delle conseguenze disastrose dei suoi spettacoli, e si avvia con l’ingenua furbizia che la contraddistingue all’ennesima brutta figura in mondo-visione tv tra le persone intelligenti e sensibili di ogni credo (o non-credo). Non capirà mai che, alla lunga, attirare e selezionare i propri strani “fedeli” non-praticanti in base all’emotività, alla seduzione del carisma del personaggio, alla superstizione delle icone, al mito, alle luci dello spettacolo, anziché al messaggio di bene operare, alla coerenza, alla ragione e allo spirito critico – quel Logos sempre citato a sproposito dai teologi – insomma la scelta dei “poveri di spirito” al posto degli intelligenti, rischia di dar ragione ai malevoli come il matematico Odifreddi che ricordano sghignazzando l’etimologia francese del nome &lt;em&gt;cretino&lt;/em&gt; (&lt;i&gt;crétin&lt;/i&gt; da &lt;i&gt;chrétien,&lt;/i&gt; cristiano), e di portare alla fine questa religione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;AVVERSARIO DEL LIBERALISMO. Giovanni Paolo II è stato un grande, tenace, sanguigno avversario della ragione, della tolleranza e del relativismo, cioè del Liberalismo (ammesso che sapesse davvero che cos’è, e non lo confondesse - come spesso ci è sembrato - col capitalismo o il mercato). Ma non lo critichiamo qui per questo, sarebbe stupido: un Papa deve essere anti-liberale, altrimenti tutto il castello su cui sono fondati il dogmatismo, l’autoritarismo, la violenza psicologica, il missionarismo e il fanatismo della Chiesa crollerebbe, e con quello la religione cattolica e forse lo stesso Cristianesimo. Aveva ragione a ripetere: “La Chiesa non è democratica”. Lo critichiamo qui, invece, per le contraddizioni interne in cui è caduto, interne alla Chiesa, rispetto al dettato del Vangelo o all’etica cristiana, insomma per ragioni inerenti alla sua stessa religione. In altre parole, lo critichiamo “come se fossimo cristiani”. Che è il modo più intelligente di trattare un Papa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;CRITICHE DALL’ESTERO E TRA GLI INTELLETTUALI. IL BILANCIO D’UN PONTIFICATO. LA FIGURA D’UN UOMO. LA CORPOREITA’ E L’AMORE PER LA NATURA. Tra le molte voci critiche sulla beatificazione di papa Wojtyla un editoriale di Maureen Dowd, del New York Times, ripreso da un &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&amp;amp;ID_articolo=4561&amp;amp;ID_sezione=524&amp;amp;sezione="&gt;&lt;strong&gt;commento&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; del quotidiano La Stampa, un &lt;a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/%e2%80%9ckarol-wojtyla-il-grande-oscurantista%e2%80%9d-il-sommario-del-numero-speciale-in-edicola-e-libreria-da-martedi-1-marzo/"&gt;&lt;strong&gt;dibattito&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;colto e non prevenuto su MicroMega, una &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Critiche_a_Giovanni_Paolo_II"&gt;&lt;strong&gt;raccolta&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; sistematica di critiche al suo pontificato su Wikipedia, un nostro &lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/04/chiesa-se-si-scopre-che-la-religione.html"&gt;&lt;strong&gt;articolo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; sull’acquiescenza di fronte ai preti e vescovi pedofili, e infine, come bilancio generale, con i pro e i contra, del pontificato di papa Giovanni Paolo II, e anche qualche tratto della figura dell’uomo Wojtyla, consiglio la breve &lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2005/11/23-newsletter-dell11-aprile-2005.html"&gt;&lt;strong&gt;monografia&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; apparsa dopo i suoi funerali (11 aprile 2005) nel n.23 della Newsletter del Salon Voltaire &lt;em&gt;(Wojtyla, la Chiesa e i Nuovi Cattolici: “Guardatemi in papa-mobile”), &lt;/em&gt;in cui sottolineo anche un lato poco noto di Wojtyla, raro nella Chiesa e quindi molto apprezzabile: la sua filosofia “naturista”, l’amore per la Natura e la corporeità.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;CRITICHE ANCHE DA AMBIENTI CATTOLICI. Un libro critico nei confronti di papa Giovanni Paolo II sul quale mi sono documentato è "&lt;a href="http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/wojtyla-segreto.php"&gt;&lt;strong&gt;Wojtyla segreto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;" (ed. Chiarelettere) di Giacomo Galeazzi, vaticanista de "La Stampa", e del giornalista d'inchiesta Ferruccio Pinotti (pag.352), con una prefazione del vescovo Domenico Mogavero, presidente Cei per l'immigrazione. Tra i tanti documenti e testimonianze riportate dall’inchiesta la deposizione giurata al processo di beatificazione del celebre teologo Giovanni Franzoni, ex rettore della basilica di S.Paolo: “E’ mio dovere elencare i gravi dubbi che non si possono tacere... L'ansia con cui molti ambienti lavorano alla beatificazione ha poco di evangelico. Chiedo che Wojtyla sia lasciato al giudizio della storia”. Il libro è contrario alla beatificazione di Wojtyla, e testimonia che non pochi in Vaticano si erano espressi allo stesso modo. Ma non sono stati ascoltati: la volontà “politica”, cioè quella di Ratzinger, ha prevalso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I cardinali Sodano e Sandri, stretti collaboratori di Wojtyla, non volevano testimoniare al processo di beatificazione: troppo presto, dicevano, è inusuale. E il card. Danneels, primate del Belgio, intervistato dal cattolico “30 Giorni”, disse nel 2009: "Questo processo sta procedendo troppo in fretta. La santità non ha bisogno di corsie preferenziali. E' inaccettabile che si possa diventare santi o beati per acclamazione. Il Papa è un battezzato come tutti gli altri. Dunque la procedura di beatificazione dovrebbe essere la stessa prevista per tutti i battezzati". E poi “non mi è piaciuto il grido 'santo subito!', che si è sentito ai funerali di Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. Non si fa così. Qualche tempo fa hanno anche detto che si trattava di una iniziativa organizzata, e questo è inaccettabile. Creare una beatificazione per acclamazione, ma non spontanea, è una cosa inaccettabile" (v. &lt;a href="http://www.repubblica.it/esteri/2009/12/18/news/beatificazione_wojtyla_troppo_veloce_i_dubbi_del_cardinale_belga_danneels-1821529/"&gt;&lt;strong&gt;articolo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Consiglio anche il documentato, “&lt;a href="http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&amp;amp;id=49408&amp;amp;PHPSESSID=993571e5f50f28aea9f056d58df1b486"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Santo, dubito&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;” (ed. Adista, agenzia cattolica, e Terre Libere), in cui è detto che “non è convinzione unanime che la vita di Wojtyla costituisca un esempio da seguire per un cristiano che voglia vivere il Vangelo”. Basti pensare all`Appello firmato nel 2005 da teologi di diverse nazionalità critici col processo di beatificazione, che tra le colpe di Wojtyla elencavano tra l’altro «la repressione e l`emarginazione esercitate su teologi, teologhe, religiose e religiosi»; «la tenace opposizione a riconsiderare alla luce del Vangelo, delle scienze e della storia alcune norme di etica sessuale»; «la dura riconferma del celibato ecclesiastico obbligatorio», «ignorando il concubinato fra il clero di molte regioni e celando, fino a che non è esplosa pubblicamente, la devastante piaga dell`abuso di minori da parte di ecclesiastici». E ancora «il mancato controllo su manovre torbide in campo finanziario» dell`Istituto Opere di Religione (IOR, la banca vaticana); «la riaffermata indisponibilità» ad aprire un «serio e reale dibattito sulla condizione della donna nella Chiesa»; «il rinvio continuo dell`attuazione dei principi di collegialità nel governo della Chiesa romana», malgrado le delibere del Concilio Vaticano II». Infine, «l`isolamento ecclesiale e fattuale in cui la diplomazia pontificia e la Santa Sede hanno tenuto mons. Oscar Arnulfo Romero» e «l`improvvida politica di debolezza verso governi – dal Salvador all`Argentina, dal Guatemala al Cile – che in America Latina hanno perseguitato, emarginato e fatto morire laici, uomini e donne, religiosi e religione, sacerdoti e vescovi che coraggiosamente denunciavano le “strutture di peccato` dei regimi politici dominanti». Un capitolo molto interessante di “Santo, dubito” è stato anticipato in un &lt;a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/giovanni-paolo-ii-le-ragioni-contro-la-beatificazione-un-estratto-da-wojtyla-segreto-di-giacomo-galeazzi-e-ferruccio-pinotti/"&gt;&lt;strong&gt;articolo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; online di MicroMega.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-204402532697220720?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/204402532697220720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=204402532697220720' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/204402532697220720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/204402532697220720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/04/chiesa-beato-wojtyla-grande-attore-e.html' title='Chiesa. Beato Wojtyla, attore e populista, tra tv, politici, bancarottieri e pedofili'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TbyUgJQnFgI/AAAAAAAACu4/JDDUnmyeNes/s72-c/Via%20crucis%20Wojtyla_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8344042261833312944</id><published>2011-04-20T00:52:00.001+02:00</published><updated>2011-05-02T00:20:19.486+02:00</updated><title type='text'>“Santo subito!” Dal nostro inviato ai funerali di papa Giovanni Paolo II, futuro San Karol</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;Se non ora, quando? Le malelingue dicono che la Curia ha affrettato i tempi, perché la memoria della gente, dagli anziani ai “Papa boys”, si sa, svanisce presto. Ma anche per reagire alla caduta verticale di popolarità del Papato (con tutte le inevitabili conseguenze negative sul business del turismo religioso, Romana Pellegrinaggi in primis) che viene imputata all’understatement del timido Ratzinger. La Chiesa avrebbe deciso, così, di attingere a man bassa, per rifarsi, a quel che resta del carisma da Grande Attore che Wojtyla si porta dietro anche da morto. I dietrologi, poi, insinuano che si tratti addirittura di una promessa, d’un gesto dovuto per riconoscenza, da parte di chi fu onorato del ruolo di consigliere numero uno di Giovanni Paolo II. Fatto sta che ora che papa Karol, contro una tradizione secolare della Chiesa, sta davvero per essere beatificato (1 maggio), incredibile a dirsi, appena sei anni dopo la sua morte e senza aver fatto praticamente nulla delle cose che dovrebbe fare un vero "beato" per bene, va assolutamente riproposta la cronaca dei suoi funerali, quelli del famigerato e cinico popolo dei telefonini venuto dalla provincia profonda, che scherzando e ridendo urlava “Santo subito” in un modo ritmato che dava fastidio perfino agli atei, come se si trattasse d’un cantante rock o del protagonista del Grande Fratello. Se non ora, quando? La pubblicammo sulla graffiante e satirica Newsletter quindicinale del Salon Voltaire: era il n.24 dell’11 aprile 2005. La trovate anche nell’indice sul colonnino, con l’originaria impaginazione, a firma di quel mangiapreti del barone Peppino d'Holbach:&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="4"&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;.&lt;br&gt;&lt;/font&gt;San Karol: 10, 100, 1000 Padre Pio&lt;br&gt;&lt;strong&gt;MA SUL CRUSCOTTO NON C’È POSTO&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;Quando si dice "dare il cuore". "A questo punto potrebbero farlo anche martire…", ha detto, in conflitto d’interessi, il proprietario d’un negozio di ricordi religiosi di via della Conciliazione. Un dito, un piede? Qualcosa di più: di Lui volevano il cuore. E la formalina per conservarlo? No, quella l’avrebbero comprata a Cracovia, ché là costa pure di meno. Con una richiesta d’altri tempi, la Polonia, forte d’un esercito di 38 milioni di pallidi, magri e invasati devoti, pretendeva, se non il corpo intero, almeno una "reliquia importante" del suo emigrato di maggior successo dopo Chopin. Da adorare nei secoli a venire con calma e in silenzio in Patria. &lt;/font&gt;&lt;font size="4"&gt;Basta con le urla, gli striscioni, il teatro, gli slogans, le chitarre, gli applausi di quei meridionali esibizionisti senza pudore, laggiù a Roma.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;Niente meraviglia: siamo al 1630° anniversario dell’invasione della Polonia da parte degli Unni. Nel cuore, per loro, c’era l’anima, il coraggio e perfino il pensiero dell’Eroe. E anche per i Cristiani ("Sacro Cuore"). Questo è, allo stato dell’arte, il feticismo idolatrico del cattolicesimo dei wojtiliani orfani di papa Wojtyla. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;E in Italia? Tranquilli, non c’è pericolo: in confronto, Formigoni e la Bindi, Buttiglione e la Pivetti sono atei e razionalisti. Certo, però, come per le terribili fans dei Beatles, la devozione popolare può diventare violenta. Divora letteralmente i suoi beniamini. E gli è andata pure bene al Woytila da morto: in certe tribù africane i parenti defunti di grado elevato li si mangia subito dopo i funerali. Mica tanto, solo un pezzetto, una cosina simbolica. Antropofagia rituale, della variante religiosa.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;In mancanza della "Omas di Dio", il febbricitante Socci, quello dagli occhi lucidi, lo sguardo stralunato da monaco medievale, la barba di sei settimane da condannato ("Tanto, che se la taglia a fa’? Sta pe’ mori’…", ripete ogni volta mia nonna toscana), per sapere qualcosa su "Sua Santità", una volta tanto preso alla lettera, dobbiamo contentarci del mistico agiografo Messori. Meno male, sul sito ha una rassicurante faccia da commesso di alimentari. Ma, attenti, è uno scrittore divino, e non nel senso che indulge al buon Chianti, ma che è ispirato direttamente dal Cielo. Quindi l’Ordine dei giornalisti gli fa un baffo, se lui "non controlla le fonti". Sono le "fonti" a controllare lui. E di ordini ne conosce solo una categoria: quelli dall’alto, anzi dall’Altissimo.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;Ecco spiegato il suo scoop: l’immediato futuro ci riserva la beatificazione e la santificazione "a furor di popolo" di Karol Wojtyla. Ora lo dicono tutti, ma Messori è stato il primo a dirlo. Già bastava vedere il papa assorto sull’inginocchiatoio – osserva lo scrittore – per capire l’intensità speciale della sua fede. E anche i più distratti si sono accorti che la fiumana biblica accorsa a S.Pietro per eternarlo con i video-telefonini a futura memoria non "pregava per lui, ma lui stesso". Insomma, fate conto, dieci, cento, mille Padre Pio.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;C’è stata una nobile gara, una lotta contro il tempo là "dove si puote ciò che si vuole", e alla fine l’algida Polonia è stata beffata dalla caliente America latina. Messori, che è addentro queste segrete cose, riferisce che a poche ora dalla sua morte sono giunte notizie dei primi "miracoli" del neo-taumaturgo Giovanni Paolo il Grande. Come il prodigio del bambino guarito a Zacatecas (Messico), ed altri verificatisi durante il pontificato di Wojtyla. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;"Santo subito" esigevano gli striscioni. Il popolo buono delle tende e dei sacchi a pelo, che la sa lunga, ben più di quei corrotti cardinali di Curia, ha deciso: Karol sarà santo.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;"Ma come, si fanno così i Santi?" obietterà qualche miscredente. E pensare che avevamo avuto da ridire perfino sull’acclamazione a Imperatori dei generali romani – che pure avevano superato regolari concorsi – da parte delle truppe. Sembra che per questo fosse crollato l’Impero Romano. Che sia agli sgoccioli anche la Chiesa Romana? O siamo noi laicisti ad essere più cattolici dei cattolici, troppo condizionati da civiltà giuridica, garanzie, ruoli, elites, procedure, divisione dei poteri? &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;Il carisma lo si conquista in strada, dice oggi la Chiesa. Lo Spirito Santo va in testa al popolo, non ai soliti potenti, ricchi e privilegiati della Curia. Ma sì, ecco perché il neo-cattolicesimo piace ai cinesi (tanto che hanno doppi vescovi: di Stato e privati): ha qualcosa di marxista. Non deve essere più la Chiesa sfruttatrice e di casta a cooptare i Santi, dopo lunghi e cavillosi processi con giudici corrotti e di destra, ma la gente qualunque, le casalinghe, gli anziani, i disoccupati, i giovani, insomma i consumatori.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;A pensarci bene, un ragionamento che non fa una grinza, visto che sono loro in fin dei conti a doverli usare, i Santi. Perché il popolo ha "sensus fidei", istinto religioso, ricorda Messori. "Sensus fidei"? Buono a sapersi. Allora quando i fedeli osannavano Sant’Alessandro (Del Piero) e San Francesco (Totti) allo Stadio delle Alpi o all’Olimpico avevano ragione.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;Solo, da gente pratica, ci chiediamo: dove metterlo? Sì, il nuovo santino di San Karol. Facciamo mente locale. Già tutti i parabrezza tra Terni e Lecce sono occupati da Padre Pio, tutti i cruscotti da Cuneo a Treviso ospitano papa Giovanni. In Campania "vanno" solo le decalcomanie di San Gennaro a Napoli città, e della Madonna di Pompei in provincia. Clonate al computer e vendute sottobanco a Forcelle. Sui cruscotti di Bari c’è già San Nicola che distribuisce orecchiette al povero: altre bocche da sfamare non sono ammesse. E c’è anche una diversificazione di status per neo-ricchi: nella Padania operosa sui cruscotti di finta radica delle Mercedes si adora l’esclusivo e griffato santo Escrivà, dell’Opus Dei. Lo devi pregare in "cravatta scura e dinner jacket". E attento al triplice inchino: ci tiene tanto. Nelle zone agricole, invece, contadini, paesani e vecchie zie ornano le Panda sgangherate con le cartoline color seppia anni ’40 della Madonna di Lourdes. Ma nelle Marche si espone quella di Loreto. Mentre nelle periferie urbane le vecchie Uno ostentano la contraddizione anatomica del Volto del Sacro Cuore. Santi elitari, "di nicchia", ornano i parabrezza panoramici dei pullman turistici, abbinati a cartoline di classe ("Souvenir de Monte Carlo", "Bibione by night", "La spiaggia di Santa Margherita nel 1890". A bordo di Tir, camion, furgoni e betoniere si adorano solo icone "sacre" (da "sacer", vietato) di Alessia Merz e Monica Bellucci senza perizoma. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="4"&gt;Per San Karol non restano, perciò, che i motorini. Se il nuovo santo polacco vorrà accontentarsi. Ma il suo ufficio stampa potrebbe non considerarli "media di adeguata visibilità". &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-8344042261833312944?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/8344042261833312944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=8344042261833312944' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8344042261833312944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8344042261833312944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/04/santo-subito-dal-nostro-inviato-ai.html' title='“Santo subito!” Dal nostro inviato ai funerali di papa Giovanni Paolo II, futuro San Karol'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-4270304708831910970</id><published>2011-04-03T23:13:00.010+02:00</published><updated>2011-04-23T11:04:39.070+02:00</updated><title type='text'>Perché un vice-presidente del CNR dimostra meglio di chiunque altro l'inesistenza di Dio</title><content type='html'>Il vicepresidente del maggior ente italiano di ricerca scientifica, il CNR, che in un'intervista del 23 marzo scorso a... Radio Maria afferma convinto che il terremoto e lo tsunami del Giappone, come ogni catastrofe naturale, sono “una voce terribile ma paterna della bontà di Dio”, anzi, una “esigenza della giustizia di Dio, della quale sono giusti castighi”. E poi, dopo le ironie e le richieste di dimissioni da parte degli ambienti laicisti, e perfino le smentite della Chiesa, ha rincarato la dose con dichiarazioni ancora più esplicite e deliranti (il terremoto di Messina causato da uno striscione in cui si sosteneva che Gesù non è mai esistito, e il bombardamento di Varsavia provocato dai troppi aborti praticati in quella città). Si veda &lt;a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_aprile_22/castigo-divino-tsunami_8838c884-6cf3-11e0-902f-2f9ba9bc9f1b.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Ma chi è questo... luminare, e che curriculum scientifico ha? Si tratta di tale Roberto De Mattei, cattolico ultra-tradizionalista, professore associato di Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso la privata "Università Europea" di Roma, ateneo che confessiamo di non aver mai sentito nominare fino ad ora, presidente della Fondazione Lepanto, club molto combattivo che sembra ispirarsi alle Sante Crociate, direttore del mensile Radici cristiane, e dirigente di Alleanza Cattolica. Tutte specializzazioni altamente scientifiche, come si vede. Che una persona del genere sia stata nominata dal Governo Berlusconi alla vicepresidenza del CNR è davvero uno scandalo senza pari. Però, per dirla tutta, la grossolanità di una simile nomina, talmente fuori luogo da gettare discredito sull'intera politica culturale (si fa per dire...) di un Governo, è tale da generare anche nel conservatore di Destra più clericale che sia possibile immaginare una sana reazione immunitaria di rigetto e vergogna. Sensazioni che, appunto, siamo sicuri albeghino ora, dopo la sparata ottusamente medievale di Mattei, nell'animo di molti esponenti del cosiddetto Popolo delle Libertà. E che abbiano a che fare in qualche modo con la parola "libertà" proprio quelli che la negano attribuendo all'Uomo solo il ruolo di vittima succube d'un Dio tenebroso e sadico, è una delle barzellette più riuscite degli ultimi decenni. Per fortuna Dio non c'è, e loro possono farla franca. Anzi, la loro stessa presenza sulla scena politica e pseudoculturale è l'ennesima prova della inesistenza di Dio. Perché se Dio ci fosse, un tipo come Mattei, così controproducente per la causa, l'avrebbe già fulminato da tempo.&lt;br /&gt;Ma vediamo che cosa ne pensa Odifreddi nel suo &lt;a href="http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/03/28/fino-a-quando-de-mattei/"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;blog&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; su &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;, "Il non-senso della vita". NICO VALERIO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Fino a quando, De Mattei? Secondo il Decreto Legislativo del 4 giugno 2003 sul Riordino del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il C.N.R. è “Ente pubblico nazionale con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese, perseguendo l’integrazione di discipline e tecnologie diffusive ed innovative anche attraverso accordi dicollaborazione e programmi integrati”. Dal 2004 il ruolo di vicepresidente dell’Ente è ricoperto, per decisione dell’allora (e ora) Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e su proposta dell’allora Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Letizia Moratti, di un candidato sorprendentemente fuori luogo: Roberto De Mattei, professore associato di Storia del Cristianesimo e della Chiesa alla privata Università Europea di Roma, presidente della Fondazione Lepanto, direttore del mensile Radici cristiane, dirigente di Alleanza Cattolica e consigliere del Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini per le questioni internazionali. De Mattei ha agito discretamente fino agli inizi del 2009, quand’è uscito allo scoperto con “un workshop promosso a Roma il 23 febbraio dalla Vice-Presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche, per offrire un contributo scientifico al dibattito in corso nell’anno darwiniano”, di cui sono poi usciti gli atti intitolati Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi, a cura dello stesso De Mattei (Cantagalli, 2009). In tal modo il nostro massimo ente pubblico di ricerca scientifica si è trovato schierato, suo malgrado, a fianco dei creazionisti più retrivi, nel più ufficiale atto antievoluzionista dopo il Decreto Legislativo del 18 febbraio 2004, con cui la Moratti aboliva l’insegnamento dell’evoluzionismo nelle scuole medie. Decreto poi parzialmente rientrato, a causa della protesta popolare guidata dai due premi Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco. Leggere gli atti del suo convegno o discutere col professor De Mattei, come ho avuto il dubbio onore di poter fare il 20 novembre 2009 a Chiasso, è un’esperienza sconcertante: in contrapposizione ai suoi modi raffinati e gentili, le sue affermazioni sono infatti una vera e propria summa della disinformazione più grossolana e presuntuosa a proposito di Darwin e del darwinismo in particolare, e della scienza in generale. Niente di male, ovviamente, se non fosse che queste affermazioni vengono dal vicepresidente del C.N.R., che per l’articolo 3 del Regolamento “sostituisce il presidente in caso di assenza o impedimento” e fa parte del ristretto Consiglio di Amministrazione, che per l’articolo 4 “ha compiti di indirizzo e programmazione generale dell’attività dell’Ente”. Ci si può domandare che indirizzo o programmazione possano mai venire da chi scrive e dice che i dinosauri sono scomparsi non sessanta milioni, ma poche migliaia di anni fa, o che le specie sono state create immutabili dal Creatore. E ci si può chiedere fino a quando non avranno niente da dire gli elettori in generale e gli scienziati in particolare, costretti a sopportare con vergogna un tale vicepresidente al C.N.R. In questi giorni, la domanda è tornata d’attualità per l’intervento che De Mattei ha fatto il 23 marzo a Radio Maria, nel quale ha sostenuto che il terremoto e lo tsunami del Giappone, e più in generale le catastrofi naturali, sono “una voce terribile ma paterna della bontà di Dio”, una “esigenza della giustizia di dio, della quale sono giusti castighi”. L’intervento completo di De Mattei si può trovare nel&lt;a href="http://dimissionidemattei.wordpress.com/"&gt; &lt;span style="color:#cc0000;"&gt;sito&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; http://dimissionidemattei.wordpress.com/ , insieme a una petizione per le sue dimissioni. Ciascuna firma è una goccia, e serve a dimostrare che il vaso è colmo. Anche se c’è da dubitare che Berlusconi si dimostrerà sensibile a una domanda di civiltà, e disposto a rimediare a un guaio che lui stesso ha creato". PIERGIORGIO ODIFREDDI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul tema il &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt;, per la firma di Pierluigi Battista, si dichiara contro ogni estromissione, ma poi impartisce una lezione ancora più severa a De Mattei:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Intanto, nessuna estromissione. Ed è sbagliata la richiesta di dimissioni dal Cnr di Roberto de Mattei, come pure suggerisce Massimo Gramellini, il giornalista che ha meritoriamente sollevato sulla Stampa il caso di un pensatore cattolico secondo il quale lo tsunami in Giappone sarebbe stata «un' esigenza della giustizia di Dio» e un «battesimo di sofferenza» per i «bimbi innocenti morti nella catastrofe». Niente dimissioni. Del resto, un po' di Dottrina l' abbiamo studiata anche noi. E sappiamo che il mistero del male ha impegnato migliaia d' anni di filosofia. E Giobbe messo alla prova da indicibili sofferenze. E la teodicea. E il perché un Dio onnipotente abbia voluto per l' umanità la sofferenza, il dolore, lo strazio, le stragi degli innocenti. Niente provvedimenti disciplinari: siamo laici ma non ci piace l' inquisizione laicista contro chi, nella sua posa malmostosa, sa soltanto ripetere le formule rigide di un catechismo tonitruante e terribilista. Però, che spettacolo disgustoso questo fatuo cianciare ammantato di severità all' indomani di un cataclisma così. E chiediamoci perché da un po' di tempo a questa parte c' è sempre qualche cristiano che ha tanta voglia di provare l' ebbrezza di un cristianesimo senza pietas, privo di compassione, arcigno, feroce, crudele, vendicativo. Che non sa piangere sulla sorte di bambini annegati nello tsunami ma si impanca a giudice implacabile dei peccati (altrui). Che si atteggia a piccolo De Maistre rancoroso e astioso. E pure repulsivo. Che irride le parole di un cristianesimo misericordioso e mite («buonista»: si dice sempre così nei circoli di questi misoneisti dediti al culto lugubre della Tradizione). Che non sa commuoversi, confortare, comprendere chi soffre. Che offre il volto di un sadismo affettato e dogmatico. Impastato di un risentimento infinito verso il mondo e le sue debolezze. Che non fa che predicare punizioni e castighi da pulpiti improbabili. Volete riflettere sulla disperazione degli uomini che si ribellano a un Dio capace di infliggere atroci sofferenze a bambini «innocenti»? Leggete un capolavoro come Nemesi di Philip Roth. E lasciate senza spettatori e uditorio l' esibizionismo macchiettisticamente cattivista del professor De Mattei. E riflettete sul male che un imperscrutabile disegno divino ha offerto come destino all' umanità sofferente e macchiata dal peccato originale, certo. Ma anche sul Dio buono e misericordioso che ha regalato all' umanità l' intelligenza: l' ingegno che ha costruito argini per combattere la sofferenza e lo strazio, dighe, ponti, cure chirurgiche e farmaceutiche, persino tecniche di costruzione antisismica. Sul Dio che nei secoli ha donato la sollecitudine a quei cristiani buoni, non alle maschere del cattivismo da operetta, che hanno messo su ospedali, ricoveri, ospizi, orfanotrofi. A quei cristiani capaci di sgomento di fronte ai bambini strappati alla vita. Gli altri, che anneghino loro, nel brodo del rancore". PIERLUIGI BATTISTA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-4270304708831910970?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/4270304708831910970/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=4270304708831910970' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/4270304708831910970'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/4270304708831910970'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/04/perche-un-vice-presidente-del-cnr.html' title='Perché un vice-presidente del CNR dimostra meglio di chiunque altro l&apos;inesistenza di Dio'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-6973479365258911571</id><published>2011-04-01T12:35:00.016+02:00</published><updated>2011-06-19T13:45:35.403+02:00</updated><title type='text'>Superstizione e crudeltà. 10 mila orsi torturati in Cina per estrarne l’inutile bile</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-qV6Y0vY-tbs/TZx4CGkLFGI/AAAAAAAACqE/8thfOygwx_8/s1600/Orsi%2Bdella%2Bluna%2Bin%2Bgabbia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 363px; float: left; height: 254px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592476814804718690" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-qV6Y0vY-tbs/TZx4CGkLFGI/AAAAAAAACqE/8thfOygwx_8/s400/Orsi%2Bdella%2Bluna%2Bin%2Bgabbia.jpg"&gt;&lt;/a&gt;CREDENZE POPOLARI. La stupidità dell’Uomo (o meglio, di alcuni uomini) è assai peggio della semplice cattiveria verso gli altri, perché danneggia non solo animali e Natura, ma la stessa vita umana. E’ "antieconomica", per usare il loro stesso linguaggio. E dov’è allora il vantaggio? L’irrazionalità e l’ottusità, l’incultura e la superstizione, sono perciò il Male assoluto per il genere umano, perché consapevolmente o no creano dolore e violenza indotta, abituano alla tolleranza verso le crudeltà, generano insensibilità morale, diseducano le nuove generazioni, disturbano un equilibrio ecologico ed etico durato milioni di anni. Anche riguardo alle cosiddette "medicine popolari" e tradizionali, infatti, non sarebbe mai venuto in mente agli Antichi, abusivamente tirati in ballo dai moderni finti "tradizionalisti", uccidere animali per futili motivi, visto che già la loro uccisione a scopo alimentare era spesso impresa rischiosa e faticosa, tutto sommato rara, quando non vietata (si pensi all’esilio comminato a chi uccideva un bue sano e in età da lavoro – secondo fonti antiche – dalle Leggi delle XII Tavole), per motivi di economia agricola e sociale. Così, in Cina e in altre zone dell’estremo Oriente solo degli stupidi possono credere, che la bile dell’orso, tanto meno una volta essiccata e trasformata, in un altro organismo (l'uomo), e nelle quantità normalmente utilizzabili, abbia poteri medicamentosi particolari, non sostituibili con grandi vantaggi da farmaci provati in studi scientifici. 10 mila innocui piccoli orsi lunati (hanno sul petto una macchia bianca a forma di falce di luna) sono torturati per tutta la vita in vere e proprie fattorie-lager, vivendo tutta la vita (20-30 anni) con un tubo conficcato nella cistifellea dalla quale viene estratta la bile. &lt;br&gt;Pubblichiamo sull’argomento un'impressionante lettera di Carmen Aiello (Animal Asia Foundation, Italia), che si batte da anni contro lo scandalo irrazionale delle assurde "fattorie della bile", e un circostanziato articolo dell'animalista Giovanna Di Stefano (Oipa). Un breve &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=d3-hdq2zsCo"&gt;video &lt;/a&gt;offre la drammatica sintesi visiva del problema, mentre un secondo &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=cC6qd24tPQM"&gt;video&lt;/a&gt; racconta la visita ad una delle fattorie-lager da parte della fondatrice dell'AAF. U&lt;span lang="IT"&gt;na delle tante situazioni di ingiustizia, si dirà, ma che proprio per l’area circoscritta e la sua assoluta inutilità scientifica (gli esperti, perfino in Cina, si sono più volte pronunciati contro questa pratica barbara) è capace di scandalizzare, di rivoltare le coscienze, di incitare anche l’uomo più pacifico del mondo a ribellarsi contro uno strumento così ignobile della superstizione. &lt;/span&gt;&lt;span lang="IT"&gt;NICO VALERIO&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;LE FATTORIE DELLA BILE. "&lt;span lang="IT"&gt;Avete mai sentito parlare di luoghi chiamati “&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bile_bear" target="_blank" mce_href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bile_bear"&gt;&lt;u&gt;fattorie della bile&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;” situati in Cina, Corea e Vietnam e dell’atroce destino degli Orsi della Luna? Questi meravigliosi animali, dopo essere stati catturati con trappole che spesso causano terribili mutilazioni, sono imprigionati e torturati per una pratica di tale crudeltà da tollerare pochi confronti. Prigionieri in gabbie piccolissime, non più grandi del loro corpo, gabbie che impediscono qualsiasi movimento, che deformano le ossa ed atrofizzano gli arti, circa 10.000 orsi vengono “munti” due volte al giorno per la dolorosissima estrazione della loro bile attraverso rudimentali cateteri di metallo conficcati nella loro cistifellea. Anticamente l’orso veniva ucciso e la sua bile usata nella medicina tradizionale cinese. Negli anni ’70 l’orso, considerato specie protetta perché in via di estinzione, viene imprigionato a vita ottenendo una produzione di bile infinitamente superiore. Oggi la sua bile può essere completamente sostituita da alternative erboristiche e di sintesi più economiche ed efficaci. Il mercato ne dispone in eccesso e, per esaurire le scorte, i produttori la utilizzano anche nella preparazione di bibite e shampoo! Queste creature subiscono sofferenze inenarrabili, le loro membra si atrofizzano un po’ alla volta per l’immobilità assoluta e con un'agonia che può durare anche vent’anni, subiscono tali torture ogni giorno, dopo anno fino a morire per tumori o infezioni croniche prodotte dai cateteri conficcati nella carne. Altri non ce la fanno: le infezioni, la sofferenza psichica, le malformazioni ossee date dalla pressione delle sbarre, le piaghe da decubito, la denutrizione li uccidono più rapidamente. Ma la maggioranza di questi animali, molto resistenti, sopravvive per decenni a questa inaudita tortura. Molti orsi vorrebbero porre fine alle atroci sofferenze suicidandosi, ma ciò gli viene impedito, segandogli i denti, strappandogli gli artigli, lasciando loro solo la possibilità d’impazzire a vita. Il salvataggio degli orsi inizia nel 1993 quando una coraggiosa donna inglese di nome Jill Robinson si recò a visitare uno di quei luoghi. Nel 1998 nasce &lt;a href="http://www.animalsasia.org/" target="_blank" mce_href="http://www.animalsasia.org/"&gt;&lt;u&gt;AAF&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; (Animal Asia Foundation) per porre fine a questa pratica crudele e nel 1999 viene aperto il Centro di recupero per gli orsi salvati, dove lo staff di AAF ridà la gioia di vivere a questi animali martoriati. Oggi gli orsi liberati sono più di 350. La conoscenza delle torture a cui sono sottoposti gli Orsi della Luna commuove, suscita sdegno e smuove le coscienze. Con la sua associazione Jill sta tutt’oggi trattando con il governo cinese per ottenere il risultato massimo: la chiusura definitiva di ogni singola fattoria della bile. Jill e AAF possono combattere la loro battaglia unicamente grazie alle donazioni che provengono da tutte le parti del mondo”. CARMEN AIELLO&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;LE COLPE DI CINA, COREA, VIETNAM E GIAPPONE. &lt;span lang="IT"&gt;"In Cina, Corea e Vietnam esistono dei luoghi di tortura chiamati ‘fattorie della bile’ in cui circa 10.000 orsi sono in questo momento imprigionati a vita per l’estrazione della loro cistifellea, sostanza utilizzata per la preparazione di medicinali e profumi secondo la tradizione asiatica. In queste fattorie il possente corpo di questi animali è costretto tra le sbarre di una gabbia grande come loro stessi, nella quale sono condannati a rimanere per tutta la loro tragica esistenza, nella medesima posizione, ogni giorno, ogni minuto, senza poter mai uscire né muoversi, fino alla morte.&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;Gli orsi cosiddetti ‘della luna’ (moon bears) sono animali splendidi, maestosi e, come tutti gli orsi, estremamente giocosi e dinamici. Vivono nelle grandi foreste del continente asiatico, dal Pakistan fino al Giappone. La caratteristica che li rende inconfondibili è una grande ‘V’, una sorta di mezza luna, che spicca sul manto scuro ornandogli il petto come un collare. Le loro orecchie rotonde li fanno assomigliare vagamente ai panda, i loro cugini più fortunati. Questi ultimi, noti per il loro manto bicolore, sono un simbolo della Cina: di loro parlano molti documentari che li mostrano mentre ‘sgranocchiano’ felicemente il loro bambù.&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;Agli orsi della luna invece non viene dato mai spazio da parte dei mezzi di comunicazione internazionali, sebbene la realtà delle fattorie della bile sia nota ormai da anni e sebbene si facciano sempre più insistenti e disperati gli appelli di Animals Asia Foundation – la fondazione nata nel 1998 per liberarli dalla prigionia - affinché le fattorie della bile vengano seriamente portate all’attenzione del grande pubblico e degli organi istituzionali internazionali per essere definitivamente chiuse. Il prima possibile.&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;Cosa sono esattamente queste fattorie della bile? Sono delle camere di tortura. Non basta parlare di ‘lager’ o di prigione, si tratta di una realtà ben peggiore, che va al di là di ogni umana immaginazione… Infatti chi ha inventato questi luoghi di tortura, umano certo non è. Questa è l’unica certezza che si delinea dopo i primi terribili istanti nella mente di chi si accinge a guardare con i propri occhi un filmato che ritrae ciò che quotidianamente accade in questi capannoni; questo è l’unico concetto che a stento si riesce a formulare di fronte ad una visione che ha dell’incredibile e manda in tilt il nostro cervello, probabilmente perché davamo per scontato che certe cose forse esistevano nel medioevo, ma mai più potevano trovare spazio nel XXI secolo. Invece le fattorie della bile sono state inventate proprio nel XX secolo, negli anni ’80, prima non esistevano. Ideate e realizzate dai commercianti cinesi, solo ed esclusivamente per lucro. &lt;/span&gt;&lt;span lang="IT"&gt;La bile d’orso per millenni è stata ritenuta una sostanza terapeutica con proprietà antinfiammatorie ed utilizzata quindi ampiamente dalla medicina tradizionale, non solo in Cina, ma anche in Giappone, Corea, Vietnam e in generale in tutti i paesi del mondo con un numero significativo di popolazioni asiatiche. Questi orsi sono stati da sempre cacciati e uccisi per estrarne il prezioso liquido che poi serviva per la preparazione di medicinali, saponi e profumi. Al giorno d’oggi tuttavia tutti i medici (anche cinesi) sono concordi nell’affermare che i prodotti a base di bile d’orso possono essere facilmente sostituiti da alternative erboristiche o di sintesi, meno costose, più facilmente disponibili ed altrettanto efficaci.&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;La storia del calvario di questi sfortunati animali inizia per l’esattezza alla fine degli anni ’70, quando l’introduzione del divieto di caccia degli orsi della luna, divenuti specie protetta, ne ha decretato la condanna, non alla morte, come fino a quel momento si era verificato, ma ad una ‘vita’ di sofferenze indicibili. Questi animali vennero infatti catturati – illegalmente – dai loro primi aguzzini i quali non potendoli uccidere pensarono di rinchiuderli in gabbie talmente piccole da non permettergli di fare il minimo movimento, per estrarne così comodamente la bile, tutti i giorni... Un sistema molto redditizio. Per loro sfortuna gli orsi della luna vivono moltissimo e la condizione terribile in cui sono detenuti li rende pazzi. Le gabbie che li seviziano sono così strette da essere praticamente delle bare con la differenza che gli animali al loro interno sono vivi e tentano di suicidarsi per il dolore e la disperazione. Le loro ossa si deformano e molti, rinchiusi quando ancora cuccioli, rimangono nani perché non hanno lo spazio fisico per crescere.&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;A questo già allucinante quadro si aggiunge la pratica dell’estrazione della bile, che viene fatta ben due volte al giorno e che è estremamente dolorosa perché naturalmente praticata senza alcun tipo di anestesia. Agli orsi viene conficcato nell’addome un catetere - che vi rimane permanentemente per tutti i 15 - 20 anni della loro prigionia – che provoca una ferita profonda e sempre aperta. Gli orsi non sopportano questa condizione, impazziscono letteralmente di dolore durante l’estrazione della bile e sbattono ripetutamente la testa contro le sbarre della gabbia con una violenza inaudita nel vano tentativo di suicidarsi; addentano le sbarre fino a farsi saltare i denti. I loro musi sono sfigurati dalle ferite che si infliggono, che purtroppo per loro però non sono letali e non li portano alla morte.&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;Ogni giorno questi animali sperano di morire ma nessuno li aiuta, nessuno sente le loro grida. Se però chi scrive conosce questa realtà, come molti altri, è perché qualcuno c’è stato che, nel lontano 1993, una volta scoperto ciò che succedeva ha deciso di non voltarsi dall’altra parte ma di mantenere fede ad una promessa, fatta proprio ad uno di loro. Il suo nome è Jill Robinson, una coraggiosa donna inglese che recatasi in Cina a visitare uno di questi luoghi allora ancora sconosciuti, mentre il proprietario mostrava orgoglioso ai visitatori la preziosa sostanza terapeutica, si allontanò dal gruppo per scendere nel seminterrato, dove immaginava si potessero trovare gli orsi. Una volta abituata alla oscurità lo spettacolo che apparve ai suoi occhi fu agghiacciante: una ventina di orsi imprigionati in strettissime gabbie simili a bare.&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;"Avevano il corpo pieno di piaghe e un catetere infilzato nell'addome: alcuni, resi pazzi dal dolore, sbattevano il cranio contro le gabbie fino a procurarsi orribili ferite; altri si erano spaccati i denti mordendo il ferro. Dalle sbarre vidi spuntare una zampa gigantesca e, inconsapevole dei rischi che correvo, volli toccarla. Allungai la mano, l'orso me la strinse dolcemente. Allora gli promisi che sarei tornata e che l'avrei salvato."&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;Da quel giorno, Jill Robinson ha dedicato tutta la sua esistenza al salvataggio degli orsi delle fattorie. Nel 1998 fondò l’associazione Animals Asia Foundation ed ebbe inizio la sua sfida: un lungo e febbrile lavoro di trattative con il governo cinese per documentare la terribile realtà e per far approvare il progetto per il salvataggio e il riscatto di questi orsi attraverso la chiusura definitiva di tutte le fattorie della bile e la riabilitazione degli animali così tremendamente martoriati.&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;La prima vittoria arriva nel luglio del 2000, dopo sette anni di faticosi negoziati: AAF perviene ad uno storico accordo che prevede di liberare 500 orsi della provincia di Sichuan e di non concedere ulteriori licenze per l’apertura di nuove fattorie. Dall’ottobre del 2000 sino ad oggi sono 247 gli orsi che sono stati affidati alle cure di AAF, tutti ospitati e riabilitati nel centro di recupero di Chengdou, in Cina, e in quello, di recente inaugurazione, in Vietnam. Questi due centri di recupero sono dotati di aree per la riabilitazione, di bellissime foreste di bambù che riproducono l’habitat naturale, di spazi attrezzati con amache, tronchi per arrampicarsi, percorsi con frutta e miele, tunnel, piscine e tutto ciò che fa sì che gli orsi siano stimolati, progrediscano e soprattutto dimentichino gli orrori subiti. Il centro di Chengdou è aperto al pubblico ed ai visitatori, tra cui molte scolaresche, a cui vengono trasmessi messaggi educativi sul diritto di tutti gli animali ad una vita naturale, libera e priva di crudeltà&lt;/span&gt; &lt;span lang="IT"&gt;Nulla giustifica ciò che l’uomo sta commettendo nei confronti di questi animali, le torture indicibili alle quali li sottopone, in nome di tradizioni, credenze, ma soprattutto pura avidità. Il lavoro da fare è ancora moltissimo e la strada da percorrere lunga e in salita: l’obiettivo di AAF è salvare tutti i 10.000 orsi ancora imprigionati, fino a che l’ultimo di loro non verrà liberato dalle sbarre e dalla sua atroce agonia. Finché esisteranno fattorie della bile esisterà quindi anche Animals Asia Foundation. GIOVANNA DI STEFANO&lt;/span&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-6973479365258911571?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/6973479365258911571/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=6973479365258911571' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/6973479365258911571'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/6973479365258911571'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/04/superstizione-e-crudelta-i-10-mila-orsi.html' title='Superstizione e crudeltà. 10 mila orsi torturati in Cina per estrarne l’inutile bile'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-qV6Y0vY-tbs/TZx4CGkLFGI/AAAAAAAACqE/8thfOygwx_8/s72-c/Orsi%2Bdella%2Bluna%2Bin%2Bgabbia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-2404565540175526146</id><published>2011-03-28T00:33:00.012+02:00</published><updated>2011-03-28T20:54:57.383+02:00</updated><title type='text'>Destra, Sinistra e patriottismo, due facce della stessa medaglia: un'Italia inaffidabile</title><content type='html'>&lt;span lang="IT"&gt; &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Sono passati alcuni giorni dal 17 marzo, 150.o anniversario dell'Unità d'Italia (a proposito, evviva!, la ricorrenza, con un colpo di mano, è stata tramutata in annuale), e ancora si vedono diverse bandiere tricolori appese ai balconi di Roma. L'addormentata Roma reazionaria e papalina che fu l'ultima grande città ad essere conquistata. Questo favore popolare per il Tricolore, finalmente lontano dai tornei internazionali di calcio, è una novità assoluta nella breve storia della Repubblica. Ma i partiti italiani, anzi, quei due fittizi schieramenti senza idee, artificiosamente contrapposti per suddividersi il gioco della politica, la Destra e la Sinistra, in che rapporto sono con la bandiera, l'idea di Patria, il tema dell'Unità? Sull'argomento ecco un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Ostellino. Si poteva scrivere qualcosa di più e di meglio, ma la botte dà quello che ha. E anzi, a denti stretti, dobbiamo pure ringraziare. &lt;span style="font-size:85%;"&gt;NICO VALERIO&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;"Fino all' altro ieri, chi parlava di Patria, per non dire di Nazione, esponeva il tricolore, cantava l' Inno di Mameli, esaltava il Risorgimento - cui si contrapponeva l' interpretazione (sbagliata) di Gramsci come rivoluzione agraria (sociale) mancata - era tacciato, dalla sinistra, di fascismo. Da quando la Lega ha manifestato l' intenzione di disertare le celebrazioni per i 150 anni dell' Unità, la sinistra è patriottica. Accusa chi non li festeggia di tradimento della Patria e di ignorare la Nazione italiana (contrapposta alla Padania), si fascia nel tricolore, canta Mameli, rinnega Gramsci e elogia Cavour, quello liberale della biografia di Rosario Romeo, uno dei capolavori della storiografia italiana del Novecento; che si dice Laterza non ristampi - attendo smentite dall' editore di Croce! - per subalternità culturale alla sinistra. Quando le truppe americane ponevano fine al regime di Saddam Hussein - non meno sanguinario di quello di Gheddafi - dai balconi di mezza Italia pendevano le "bandiere della pace"; di disapprovazione, da sinistra, dell' attacco all' Iraq. Oggi che gli aerei di una parte della coalizione internazionale - legittimata da una ambigua risoluzione del Consiglio di sicurezza dell' Onu, come furono quelle per l' Iraq - bombardano le truppe del "tiranno" non c' è una sola bandiera della pace sui balconi italiani. L' attacco alla Libia è legittimo, perché voluto dall' Onu ancorché, più che dalle Nazioni Unite, dalla Francia - e giusto perché imbarazza Berlusconi, già tentennante da par suo, ricordandogli la sua "amicizia" con Gheddafi. Neppure sull' altro fronte, quello della destra, pare che la coerenza sia di casa. Quella stessa destra che, fino all' altro ieri, si commuoveva alla parola Patria, esponeva il tricolore anche quando non era festa nazionale, cantava l' Inno di Mameli anche davanti al televisore per le partite della nazionale, ha messo la sordina alle celebrazioni dei 150 anni dell' Unità per non spiacere alla Lega e non perdere voti fra i nostalgici dei Borboni e fra i cattolici ancora legati al non expedit pontificio dopo Porta Pia. Oggi, che si prospetta un possibile collasso del regime di Gheddafi, sempre la destra non nasconde la sua contrarietà di fronte all' attacco, in nome della "stabilità" della Libia, delle sue forniture di petrolio e del contenimento della sua emigrazione verso l' Italia, garantiti dal Colonnello. Ma l' altro ieri aveva plaudito all' attacco al "tiranno" iracheno, non preoccupandosi degli eventuali effetti, per la stabilità della regione e la sicurezza di Israele, della caduta del regime di Saddam ritenuto, fino a quel momento, un bastione nei confronti dell' Iran fondamentalista e integralista e delle sue ambizioni strategiche. Che dire, se non che sinistra e destra sono le due facce della stessa medaglia, dell' Italia inaffidabile e cialtrona, persino incapace di sapere quale sia il suo interesse nazionale? L' ultima volta che, da noi, si è avuta una politica estera è stato col Piemonte cavouriano". &lt;span style="font-size:85%;"&gt;PIERO OSTELLINO&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-2404565540175526146?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/2404565540175526146/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=2404565540175526146' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2404565540175526146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2404565540175526146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/03/la-destra-la-sinistra-e-il-patriottismo.html' title='Destra, Sinistra e patriottismo, due facce della stessa medaglia: un&apos;Italia inaffidabile'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-4670445695223732252</id><published>2011-03-21T12:16:00.003+01:00</published><updated>2011-03-28T21:17:43.325+02:00</updated><title type='text'>Crocifisso. Libertà messa in croce da una Chiesa di Potere, materialista e non-credente</title><content type='html'>&lt;span lang="IT"&gt; &lt;br /&gt;&lt;p&gt;TUTTE LE INSIDIE DELLA SENTENZA DI STRASBURGO&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;La presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche d’Italia non costituisce una violazione del diritto alla libertà di coscienza dei ragazzi e alla libertà d’educazione dei genitori. Questo ha sancito, con sentenza definitiva, la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, a proposito del caso che opponeva la signora Soile Lautsi al governo italiano. E questo hanno salutato – con comune soddisfazione – le autorità della Repubblica e quelle della Santa Sede.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Adesso la parola passa ai giuristi, che avranno modo di studiare il dispositivo della sentenza e di pronunciarsi intorno alla sua maggiore o minore solidità. Ma fin d’ora appare lecita qualche considerazione a margine da parte di chi – come il sottoscritto – giurista non è: e che pure si è occupato della questione, da storico, in un libretto recentemente uscito da Einaudi, Il crocifisso di Stato.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;La prima considerazione è di ordine culturale. Sentenziando che "il crocifisso sul muro è un simbolo essenzialmente passivo", e che manca qualunque prova di una sua reale influenza sulla personalità degli scolari, la Corte di Strasburgo ha compiuto un passo concettualmente azzardato e, insieme, ha dato luogo a un precedente insidioso. Ha compiuto un passo concettualmente azzardato, perché resta da capire – adesso – che cosa mai distingua un simbolo attivo da un simbolo passivo. Ha creato un precedente insidioso, perché di qualunque altro simbolo si potrà argomentare, in futuro, che manca la prova di una sua reale influenza sui ragazzi. Si potrà dirlo non solo del crocifisso dei cristiani, ma anche (un esempio vale l’altro) della mezzaluna dei musulmani, o della falce e martello dei bolscevichi, o della croce uncinata dei nazisti, o della croce insanguinata del Ku Klux Klan.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;La seconda considerazione è di ordine politico. Sentenziando che "non compete alla Corte di prendere posizione in un dibattito fra le giurisdizioni interne" di uno Stato membro, i giudici di Strasburgo hanno rinunciato a dirimere i contrasti delle istituzioni italiane (Consiglio di Stato, Corte di Cassazione, Corte costituzionale), che in materia di crocifisso negli edifici statali non sono mai riuscite a trovare, negli ultimi quindici anni, un accordo né di forma né di sostanza. Dunque, la palla è adesso nel nostro campo: è nel campo della politica italiana, dove potrebbe pur manifestarsi un qualche partito interessato a legiferare in materia. Senonché, ad oggi, l’unico che risulti essersi attivato è la Lega Nord: la quale ha recentemente proposto di rendere il crocifisso obbligatorio in tutti gli uffici pubblici della Regione Lombardia. Mentre restano mute, mutissime, tutte le forze politiche – dal Partito democratico all’Italia dei Valori, passando per Sinistra e Libertà – da cui ci si potrebbe aspettare una battaglia in difesa della neutralità confessionale dello spazio pubblico.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;La terza considerazione è di ordine storico. Sentenziando che il crocifisso nelle aule italiane attribuisce bensì alla "religione maggioritaria del Paese" una "visibilità preponderante nell’ambiente scolastico", ma che questo primato non configura alcuna forma di "indottrinamento", la Corte di Strasburgo ha segnato una netta soluzione di continuità rispetto a due secoli e mezzo di storia delle idee in Europa (oltreché rispetto a mezzo secolo di giurisprudenza della Corte stessa). In effetti, l’intera vicenda storica delle lotte per la difesa dei diritti dell’uomo muove dal principio della tutela delle minoranze a fronte di possibili abusi o soprusi delle maggioranze. Adesso, tale principio viene rivalutato al ribasso: con sorprendente nonchalance, non foss’altro in quanto una simile logica apre la strada – almeno in teoria – alla necessità di ogni genere di censimento o di conteggio su chi sia maggioranza religiosa e chi sia minoranza entro un contesto geografico dato.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;La quarta e ultima considerazione è di ordine teologico. Riesce difficile non giudicare inquietante la soddisfazione espressa dalla Santa Sede a proposito di una sentenza come quella di Stasburgo, che negando al crocifisso un potere di indottrinamento gli nega anche – se le parole hanno un senso – un valore di dottrina. A questi punti è arrivata, evidentemente, la Chiesa cattolica di oggi: a una tale ossessione di presenza nella sfera temporale da trascurare ogni scrupolo di presenza nella sfera spirituale. Fino a disconoscere al simbolo cristiano per eccellenza il suo messaggio sacro e (per chi crede davvero) il suo valore salvifico, pur di passare all’incasso (tutto politico) di un messaggio pelosamente profano.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/crocifisso-tutte-le-insidie-della-sentenza-di-strasburgo/"&gt;SERGIO LUZZATTO&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-4670445695223732252?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/4670445695223732252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=4670445695223732252' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/4670445695223732252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/4670445695223732252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/03/crocifisso-liberta-messa-in-croce-da.html' title='Crocifisso. Libertà messa in croce da una Chiesa di Potere, materialista e non-credente'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-7121036572189177372</id><published>2011-03-10T21:53:00.003+01:00</published><updated>2011-06-02T13:29:49.400+02:00</updated><title type='text'>Meglio senza ipocrisie il 150° dell’Unità d’Italia. Chi ha davvero il diritto di celebrarlo</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-n_FT0-GdG9c/Ted0Kqq7cWI/AAAAAAAACxo/FeBGg56p6cA/s1600-h/Coccarda%252520150%252520anni%252520Unit%2525C3%2525A0%252520d%252527Italia%25255B4%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Coccarda 150 anni Unit&amp;agrave; d'Italia" border="0" alt="Coccarda 150 anni Unit&amp;agrave; d'Italia" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/-upRTXVJMPPQ/Ted0LPDfzqI/AAAAAAAACxs/Idt0Dvrw_80/Coccarda%252520150%252520anni%252520Unit%2525C3%2525A0%252520d%252527Italia_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="171" height="240"&gt;&lt;/a&gt; In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, quasi timorosamente festeggiati, val la pena di chiedersi se e che cosa vi sia festeggiare, e chi abbia il diritto di farlo. E, quando si pensi di fare un raffronto tra l’attuale classe dirigente (politica e no) e quella che un secolo e mezzo fa guidò il processo unitario, non si può che esser colpiti dall’abisso che passa, in termini di ampiezza di vedute, di rigore concettuale, di capacità di guardare oltre le Alpi, tra quella di allora e quella di oggi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per la prima volta in Italia si era andata costituendo una classe dirigente che seppe impostare una politica nazionale, non nazionalista e non provinciale, fondata su un riformismo dai tratti rivoluzionari, ponendo lucidamente la questione nazionale non solo in termini di unificazione e di indipendenza, ma anche in termini di modernizzazione, di rapporto con l’Europa, e di rescissione dei legami culturali e politici con l’Ancien Règime e con la società postfeudale.&lt;br&gt;Perché il processo unitario italiano, che oggi concordemente viene vilipeso dai nuovi trinariciuti prealpini, dai neoborbonici del Sud, e dai nostalgici di Francesco Giuseppe e della Grossdeutschland, si caratterizzò solo in parte, e non quella essenziale, come un fenomeno di unificazione territoriale (o di conquista, come oggi dicono alcuni).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Prima ancora, e nei suoi presupposti, fu un processo di liberalizzazione e di modernizzazione, senza le quali nessuna unificazione sarebbe stata possibile se non come annessione dinastica o militare o sotto la forma della federazione teocratica ed estesa all’intera penisola preconizzata da Gioberti: comunque, in termini tali da non trasformare gli assetti postfeudali dell’Italia preunitaria. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il Piemonte aveva aperto la strada della modernizzazione già negli anni precedenti l’Unità, accreditandosi come sua guida culturale e politica, prima ancora che militare e dinastica: lo Statuto aveva iniziato a separare e bilanciare i poteri ed a garantire spazi iniziali di libertà e di partecipazione; le riforme economiche di Cavour, ispirate ai modelli del liberalismo empirico britannico, avevano iniziato ad ammodernare il mondo agricolo; le leggi Siccardi (1850-51) e Rattazzi (1855) avevano abolito i privilegi della Chiesa come ordine separato; la legge Casati (1859-60) aveva introdotto il principio della Scuola pubblica di Stato e sottratta al monopolio eccclesiastico; l’esercito costituiva una forza militare capace di combattere e non solo di parate e di operazioni di polizia; l’uso appropriato ed oculato del denaro pubblico, non destinato unicamente alla rappresentanza dei fasti della Capitale consentiva un più equilibrato rapporto tra centro e periferia e la creazione di infrastrutture e vie di comunicazione avveniristiche (la ferrovia dei Giovi venne inaugurata nel 1854, ed i lavori del traforo del Frèjus iniziarono nel 1857). Nel giro di pochi anni vennero create le premesse culturali, politiche e materiali di uno Stato moderno, e si seppero tagliare i legami con una tradizione che risaliva alla Controriforma.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E, non ultimo ed ancor più significativo fatto, specie se osservato dagli italiani di oggi, che vedono le logiche tribali farsi strada nella politica e nella cultura diffusa, il Parlamento sabaudo e preunitario seppe essere già Parlamento Nazionale, vedendo numerose presenze di esuli degli altri Stati preunitari della penisola.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Guardando a questa fase della nostra storia, e cercandovi un tratto conduttore in rapporto con gli sviluppi successivi, mi pare significativo il fatto che quella classe dirigente si sia costituita attorno ad alcune idee-guida, non tutte ancora sviluppate a pieno, ma dalle quali sono derivate nei 150 anni successivi, tutte le manifestazioni di sviluppo economico e di progresso civile e sociale; ed il cui venir meno ha per contro improntato fasi e fenomeni di stagnazione ed arretramento. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TbfowF9NWfI/AAAAAAAACt8/Qr2yxOEsoD4/s1600-h/150%C2%B0%20anniversario%20Unit%C3%A0%20d%27Italia%5B4%5D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="150&amp;deg; anniversario Unit&amp;agrave; d'Italia" border="0" alt="150&amp;deg; anniversario Unit&amp;agrave; d'Italia" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/_7cvblEK9n1s/TbfowgAzjNI/AAAAAAAACuA/YBimXh-b_xc/150%C2%B0%20anniversario%20Unit%C3%A0%20d%27Italia_thumb%5B2%5D.jpg?imgmax=800" width="240" height="216"&gt;&lt;/a&gt;E si tratta di: concezione europea, etica pubblica, predominio della legge, Stato laico, visione unitaria e non provinciale delle questioni del Paese, istruzione pubblica e diffusione della conoscenza, estensione e generalizzazione progressiva, nonostante contrasti e resistenze, di diritti e libertà, lotta alle corporazioni ed ai privilegi. Indirizzi che poi, quasi cent’anni dopo, hanno trovato una più compiuta formulazione nella nostra Costituzione Repubblicana.&lt;br&gt;Osservando l’Italia di oggi, non possiamo non constatare come questa si sia profondamente allontanata da quelle idee-guida, e di come l’attuale classe dirigente non abbia nulla dell’ampiezza di vedute che caratterizzò l’avvio del processo unitario.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi siamo governati da una maggioranza che si caratterizza e regge sul baratto tra gli interessi di chi non esita a stravolgere lo Stato di Diritto, cercando nella legge e nella magistratura addomesticate la propria impunità, e quelli di chi non esita ad irridere e minare la coesione territoriale del Paese cercando di tutelare gli interessi di una parte a discapito delle altre. E, sottostante a questi stravolgimenti, c’è una concezione di fondo che confligge con quelle idee-guida: basta ricordare come oggi vengano considerate l’etica pubblica, il principio della separazione dei poteri, l’austerità delle forme e dei bilanci, la concezione laica dello Stato, la scuola pubblica, i rapporti internazionali ed una costruzione europea vissuta con fastidio e sufficienza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non c’è allora da stupirsi se l’anniversario dei 150 anni dell’Unità del Paese appaia alla maggior parte dei nostri governanti come un giorno da celebrare senza eccessiva enfasi: troppo raccapricciante il confronto tra Cavour e Papi col fazzoletto verde, e troppo imbarazzante il confronto tra quell’apertura mentale, quell’ampiezza di vedute, quella capacità di porsi in una visione europea, e la miseria mentale e politica di una politica provincialmente ed antidemocraticamente impegnata nella propria autoriproduzione e nel servilismo nei confronti di un leader dedito prioritariamente alla tutela dei propri piaceri, dei propri interessi, della propria impunità, del proprio potere sovrano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E non c’è da stupirsi se quei ministri leghisti che tolgono i finanziamenti ai malati di cancro per non far pagare le multe sulle quote latte agli allevatori disonesti dei loro collegi, e che impongono un simulacro di federalismo distruttivo come prezzo del loro sostegno, pur avendo giurato fedeltà alla Costituzione, non trovino nulla da festeggiare il 17 marzo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E’ giusto che sia così, è giusto che questa gente si senta estranea o distante da questi festeggiamenti; non ne hanno il diritto: le loro parole assomiglierebbero troppo a quelle di Hitler in occasione dei funerali di Rommel. Quel che non è giusto, e che l’Italia onesta non merita, è di esser governata da gente simile.&lt;br&gt;Lasciamo allora che questa data sia celebrata da chi è coerente con il processo che ebbe avvio in quegli anni.&lt;br&gt;&lt;span style="font-size: 85%"&gt;GIM CASSANO&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 85%"&gt;&lt;font color="#0000ff" size="2" face="Verdana"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; Coccarda tricolore per i 150.o anniversario dell’Unità d’Italia. Almeno, qui, i colori sono indovinati… &lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; L’infelice logo con i colori della bandiera clamorosamente sbagliati: il verde medio o verde prato trasformato in un raccapricciante verde “oliva” mai visto sulle bandiere italiane. E un rosso sporco, un bianco giallastro… E perché il rosso è sempre molto più piccolo del verde? Un disastro anche altri segni grafici. Chi è il raccomandato di turno, oppure quale è stata la commissione giudicante impreparata e compiacente, visto che non conosceva neanche i colori della Bandiera Italiana? E’ da questi “piccoli” segni rivelatori che si vede la scarsa dignità di una Nazione, soprattutto a causa di una classe politica corrotta come quella berlusconiana, di estrema Destra affaristica, ignorante, vagamente fascistoide e anti-risorgimentale.&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-7121036572189177372?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/7121036572189177372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=7121036572189177372' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7121036572189177372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7121036572189177372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/03/meglio-senza-ipocrisie-il-150-dellunita.html' title='Meglio senza ipocrisie il 150° dell’Unità d’Italia. Chi ha davvero il diritto di celebrarlo'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/-upRTXVJMPPQ/Ted0LPDfzqI/AAAAAAAACxs/Idt0Dvrw_80/s72-c/Coccarda%252520150%252520anni%252520Unit%2525C3%2525A0%252520d%252527Italia_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-2115165067739560607</id><published>2011-02-12T16:19:00.003+01:00</published><updated>2011-02-24T17:09:36.234+01:00</updated><title type='text'>Non basta essere libertini per essere liberali. E un governante non ha una vera privacy</title><content type='html'>Poverino! Un Capo di Governo, arci-milionario, strilla alti lai (Parini, cit): qualche bau-bau lo spaventa, qualche fantasma gli fa tottò sul sederino. Che paura, come deve soffrire il tapino. Certo è che il Mondo è ingiusto con i Capi di Governo, come con tutti i poveri diavoli, con i deboli. Ah, com'è crudele il Potere con chi lo dirige! Non vorremmo essere al suo posto.&lt;br /&gt;Ma la furbizia ha un limite, oltre il quale diventa offensiva. E come incalliti giocatori di "tre carte" a Forcella (Napoli) o Porta Portese (Roma), gli imbroglioni sono sempre i sostenutori e caudatari del Principe. La Corte, si sa, è spesso peggiore del Sovrano. Così, i furbetti che difendono le prepotenze indifendibili del Principe autocrate osano addirittura definirsi "liberali", una parola sacra, il cui uso mascalzonesco grida vendetta.&lt;br /&gt;Del resto, perfino se ne fossero convinti, essere libertini e libertari, cioè anarco-individualisti e dunque potenzialmente disobbedienti di quella Legge che è il cardine del Liberalismo, non basterebbe per definirsi liberali. A meno che non ci si trovi in un ranch dell'Arizona nel bel mezzo d'un vecchio film western degli anni 50.&lt;br /&gt;Ma come, abbiamo fatto il diavolo a quattro per secoli, noi liberali, per mettere le regole, cioè per controllare re, principi, papi, cardinali, generali, preti, governanti, luogotenenti, prefetti e guardie, onde assicurarci che anche loro sottostassero alle leggi come i cittadini comuni (e anzi abbiamo chiamato lo Stato liberale addirittura lo "Stato di Diritto"), ed ora qualche furbo potente vorrebbe cancellare il Diritto, e molti cialtroni conservatori che gli fanno da servi interessati vorrebbero tentare di confondere le idee ai cittadini approfittando della loro ignoranza, dando loro ad intendere che il Liberalismo sarebbe la "assenza di regole"?&lt;br /&gt;Suvvia, non facciamo i finti tonti: i Liberali sono contro le regole inutili che ostacolino i commerci, lo sviluppo o la libera scelta religiosa o morale del cittadino, o che si intromettano nella vita privata quando questa non avesse rilevanza pubblico-politica. E già, perché per la moralità liberale, che deriva dal Protestantesimo, dunque ha una sua severità, esiste un'etica pubblica per i Potenti di turno che tiene conto anche della morale privata. Anche perché per l'idealismo etico liberale, chi è privilegiato deve dare l'esempio. P.es. un Capo di Governo che non pagasse le tasse o passasse in auto col semaforo rosso o raccomandasse qualcuno senza meriti, dovrebbe subito dimettersi.&lt;br /&gt;Perciò, amici della Destra (compresi troppi amici radicali, in realtà più anarco-libertari che liberali...), state sbagliando, e di grosso. Con strafottenza anarcoide confondete libertà e licenza, il probo cittadino che rispetta le leggi, magari dopo averle criticate, coll'imbroglione che le le infrange, e così facendo corrode un secondo cardine del Liberalismo: l'uguaglianza delle possibilità iniziali, l'uguaglianza nei diritti, la concorrenza, che altro non è se non la legge da rispettare uguale per tutti i cittadini... concorrenti.&lt;br /&gt;E poi basterebbe il buonsenso: un Capo di Governo è semmai carnefice, mai vittima. E' il primo sospettato di attentati alla libertà, non la prima parte lesa. E comunque il "poverino" non può eccepire la "privacy" come noi cittadini comuni. Tantomeno può, coi mezzi che ha, incolpare altri Poteri. Questo anzi lo pone in posizione eversiva, essendo il bilanciamento dei Poteri cardine dello Stato liberale. E poi il Liberalismo deriva storicamente dal protestantesimo non dal cattolicesimo che perdona tutto e separa vita privata e pubblica (v. ipocrisie perbeniste della fu DC). C'è anche il concetto di "scandalo". Inoltre nei sistemi liberali moderni il cittadino vuole-deve conoscere tutto del politico per votarlo, anche le sue abitudini private. E' un "prodotto" sul mercato, come un altro, e l'etichetta deve essere chiara e completa (v. Paesi anglosassoni).&lt;br /&gt;Non il signor Rossi, ma un Capo di Governo che sostiene di subire una "violazione di privacy"... Paradossale. Davvero fuori dei canoni della democrazia liberale: non sa che gli eletti dai cittadini non hanno diritti ma semmai doveri in più? E che tra i doveri c'è in primo luogo la trasparenza assoluta, laddove il privato è pubblico? Se il Capo del Governo avesse tenuto così tanto alla privacy non avrebbe dovuto mai darsi alla politica. Una prova in più che è "sceso in campo" per interessi personali.&lt;br /&gt;Ma questo evidente ragionamento non viene sottoscritto dai tanti conservatori (che si definiscono per pudore "liberali di Destra") che evidentemente - parlamentari, politici, amministratori locali, giornalisti o opinion makers da web - guadagnano qualcosa dal difendere l'attuale Governo illiberale. E così mistificano le parole: chiamano "liberale" ciò che è profondamente illiberale.&lt;br /&gt;L'imbroglio lessicale è il primo e il più facile per i conservatori. Ricordiamoci sempre della parola "laico" riformulata con sfacciataggine dai clericali in spregio della Storia e del dizionario.&lt;br /&gt;L'italiano, poi, è per tare ereditarie politiche antiche un disobbediente e anarchico nato. E questo il furbo mister B lo sa benissimo. Rappresenta psicologicamente in modo perfetto l'italiano medio che non paga le tasse, posteggia in terza... fila, costruisce la villetta abusiva, fa raccomandare o raccomanda, non rispetta leggi e regolamenti (con la scusa che sono "ingiusti"), usa le vie traverse e le amicizie per ogni cosa. Ecco perché ha tanto seguito.&lt;br /&gt;Ma sbaglia la Sinistra a demonizzare (con tutti i Governi sbagliati, incerti e inefficienti che ha dato, che come questo Governo non hanno condotto nessuna riforma liberale), a presentare l'attuale Governo come unico artefice del degrado italiano. Ai tempi dei Governi precedenti l'italiano era forse diverso? No. Però i Governi precedenti, compresi quelli DC, agivano con la mentalità liberale della formale "irreprensibilità" del politico. Mai si era avuto un esempio così diseducativo. E che il Liberalismo debba anche educare una cittadinanza che è illiberale per ignoranza lo dimostrano tutti gli Autori e politici antichi: da Cavour a Nathan, da Mazzini ad Einaudi). I governanti diseducatori lisciano il pelo al peggior uomo della strada italiota. Dall'alto dei loro privilegi e dei loro pregiudizi illiberali e anti-liberali, confermano al ceto medio italiano che ha tutti i diritti di continuare a "farsi i cazzi suoi", e che anzi questo strafottente individualismo disobbediente e anarco-fascista è cosa giusta, addirittura "liberale"!&lt;br /&gt;E voglio proprio vedere - ci sarà da ridere e piangere - come e se riusciranno a riciclarsi spacciandosi "da sempre" riformisti, liberali, onesti ed efficienti. Allora, prevedo, saranno tutti notori "antiberlusconiani", come nel 1945 all'improvviso un popolo di fascisti si dichiarò da sempre anti-fascista.&lt;br /&gt;Davvero, deve ancora passare la nottata. Siamo alla notte più buia e vergognosa della Storia dell'Italia Repubblicana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-2115165067739560607?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/2115165067739560607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=2115165067739560607' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2115165067739560607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2115165067739560607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/02/non-basta-essere-libertini-per-essere.html' title='Non basta essere libertini per essere liberali. E un governante non ha una vera privacy'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-7408581209079748520</id><published>2010-11-26T10:57:00.006+01:00</published><updated>2010-11-28T13:26:53.886+01:00</updated><title type='text'>Pannunzio come Cavour: il Liberalismo che si fa fantasia, passione, volontà, insomma vita</title><content type='html'>LADRI DI CADAVERI. Oggi c’è la corsa ad impossessarsi della salma imbalsamata di Mario Pannunzio, mitico fondatore del &lt;em&gt;Mondo &lt;/em&gt;(1949-68). Oltretutto molto citato, spesso a sproposito, quasi come il coetaneo Flaiano (curioso: nacquero lo stesso giorno e lo stesso anno). Certo, condivisero la ginnastica mentale laica dell’ironia, delle battute taglienti, degli aforismi. E a forza di battute, critiche e ironia, magari ideando e appuntandosi al bar gli articoli di fondo e i “Taccuini”, Pannunzio fece del &lt;em&gt;Mondo &lt;/em&gt;il più bel settimanale che l’Italia abbia avuto, dopo aver fondato e diretto il più bel quotidiano politico: &lt;em&gt;Risorgimento Liberale&lt;/em&gt; (1944-47).&lt;br /&gt;E chi non è stato, almeno un po’, flaianeo o pannunziano? Sono tanti, troppi, i pannunziani asseriti, pretesi, vantati. Improbabili o marginali quasi come i sedicenti “liberali”.&lt;br /&gt;Fatto sta che Mario Pannunzio da morto ha dovuto subire senza poter reagire molti più affronti che da vivo, compreso quello della ripetuta traslazione della salma.&lt;br /&gt;La Sinistra, una certa Sinistra, dice di amarlo, in chiave antifascista in ritardo, censurando tutto ciò che Pannunzio diceva della Sinistra.&lt;br /&gt;La Destra, una certa Destra, ora dichiara provocatoriamente di apprezzarlo, ovviamente in chiave anti-comunista fuori tempo massimo, senza riferire tutto il male che Pannunzio pensava, diceva e scriveva della Destra.&lt;br /&gt;Sfugge ad entrambe le parti, prive di idee e quindi obbligate a dividersi tra loro in modo artificioso ed elettorale, che Pannunzio non era così stupidamente bipolare, tifoso. Era invece imbevuto di cultura liberale, e dunque non accettava questa come qualsiasi altra bipartizione, che non vuol dire nulla, neanche sul piano ideologico. Tranne una cosa: che nessuna delle due parti, Destra e Sinistra, è liberale.&lt;br /&gt;Il paradosso è che spesso l’azione macabra del furto della salma del Grande Lucchese è compiuta dai più lontani da lui, magari conservatori della più bell’acqua, oppure tipi Narcisi e istrionici della politica e del giornalismo che approfittano per crearsi una biografia fasulla, per mettersi in luce e proporsi come interpreti di un nuovo galateo politicamente corretto: il “pannunzianesimo snob”. Pensando ovviamente, essendo snob, più al Mondo, che vendeva poco (circa 15 mila copie) che al Risorgimento Liberale, che vendeva molto, molto più dell'Unità (100 mila contro 40 mila).&lt;br /&gt;Il pannunziano abusivo, ripetiamo, può essere di Destra o di Sinistra, perché nella generale crisi di identità e ideologie la strumentalizzazione delle icone liberali fa gola a tutti, dal senatore Pera, anti-laicista e filo-ratzingeriano (e il povero Pannunzio nella tomba fa un mezzo giro su se stesso), fino al commentatore Scalfari, dichiarato da Pannunzio stesso in una singolare, quasi comica ultima volontà “persona non gradita” ai suoi futuri funerali (altro mezzo giro nella tomba). Ma sì, sarebbe stato un funerale squisitamente pannunziano: pensate, uno Scalfari in nero che per non dare nell'occhio segue il feretro, non visto da nessuno ma eternato da una cinepresa, a un chilometro di distanza da cotanta bara. Un surreale film alla Bunuel.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Dell’intellettuale liberale si è discusso a Roma in una tavola rotonda presso l’editore Rubbettino, che ha fatto uscire una breve raccolta di interventi di Pier Luigi Battista, Marcello Staglieno, Girolamo Cotroneo, Giorgio Gallino, Carlo Sodini, Mirella Serri, Pier Franco Quaglieni, Angiolo Bandinelli, Mario Soldati (“&lt;em&gt;Mario Pannunzio. Da Longanesi al Mondo&lt;/em&gt;”, pp.155, euro 14) a cura di Pier Franco Quaglieni, direttore del Centro Pannunzio di Torino, fondato tanti anni fa, in tempi non sospetti di snob-pannunzianesimo, da Olivetti e Soldati.&lt;br /&gt;A discuterne erano Mirella Serri, Marina Valensise, Angiolo Bandinelli, Andrea Velardi, Nico Valerio e Pier Franco Quaglieni, presentati dall’editor della Rubbettino.&lt;br /&gt;Che dire? Poiché il tempo è tiranno e la buona creanza impediva di leggere una lunga nota, esporrò qui gli appunti schematici sui quali ho improvvisato il discorso, dicendo purtroppo, per ingentilire la relazione e non risultare noioso, la metà della metà dei concetti che mi ero prefissato di dire.&lt;br /&gt;Ebbene, i concetti erano questi:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;PANNUNZIO E CAVOUR: VITE QUASI PARALLELE. Questo centenario pannunziano (Pannunzio ebbe l'accortezza di nascere nel 1910, cento anni esatti dopo Cavour, che era anche il suo mito) è stato tutt'un tirare per la giacchetta la statua di cera del Grande Lucchese, geniale inventore del Mondo, il più intelligente giornale italiano. Ed anzi, ci sono stati club, gruppi e comitati pannunziani che si sono fatti la lotta tra loro.&lt;br /&gt;Ma il plurimo furto della salma appare immotivato, anche perché i liberali di ieri, di cui Pannunzio era un grande esempio, erano ben diversi da quelli di oggi, moderati a differenza di Pannunzio non tanto nelle scelte politiche, quanto di intelligenza e di idee.&lt;br /&gt;Singolare la coincidenza del centenario di Pannunzio col bicentenario della nascita di Cavour, mentre si comincia a celebrare il 150. dell’Unità d’Italia. Il Caso si diverte a mettere insieme eventi che poi, letti dagli uomini, assumono un valore significativo. Pannunzio avrà certo apprezzato quel secolo esatto di distanza dal suo Cavour: teneva il suo ritratto ufficiale in grande uniforme sulla scrivania&lt;br /&gt;Ma suggerisco anche altre analogie tra i due uomini liberali. Nonostante che Pannunzio fosse un vero intellettuale, e fin dalla giovinezza, mentre Cavour, vincendo un proprio complesso, lo diventasse nella maturità.&lt;br /&gt;In effetti, a ben vedere, entrambi&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;1. Ebbero una famiglia di livello elevato, ma una adolescenza e una giovinezza qualunque, che non facevano presagire nulla di davvero geniale.&lt;br /&gt;2. Si misurarono col padre, la famiglia e l'autorità, in contrasti spesso aspri.&lt;br /&gt;3. Presero all’inizio (e stentatamente) strade diverse da quelle che li avrebbero resi famosi.&lt;br /&gt;4. Amavano la bella vita, le donne, la mondanità e il divertimento.&lt;br /&gt;5. Ebbero la “svolta” della loro vita molto tardi, intorno ai 30-40 anni.&lt;br /&gt;6. Raggiunsero l’apice della notorietà intorno ai 50.&lt;br /&gt;7. Cambiarono professione per caso, e così realizzarono quello che poi sarebbe stato noto come il loro grande impegno liberale.&lt;br /&gt;8. Utilizzarono la loro posizione di forza, prestigio o visibilità per “imporre il Liberalismo” all’attenzione della società. La rivoluzione liberale fatta dall’alto, cioè “dal Governo o dalla scrivania”.&lt;br /&gt;9. Furono anti-conservatori tenaci (tra i loro avversari: Carlo Alberto, Esercito piemontese, Revel, Chiesa, Qualunquismo, Fascismo, Leoni, Malagodi ecc).&lt;br /&gt;10. Furono liberali veri, ma combattuti da altri liberali, di Destra e di Sinistra (Revel, Balbo, D’Azeglio, Sineo, Lorenzo Valerio, Brofferio, Lucifero, Malagodi ecc).&lt;br /&gt;11. Furono dichiaratamente liberali “moderati”, ma in realtà dei progressisti. Cavour ebbe nemici soprattutto a Destra. Pannunzio disse più volte: &lt;em&gt;“Il partito liberale non è un partito conservatore… Non è un partito di destra. Non difende interessi e privilegi costituiti. Non spalleggia l’alta borghesia, l’alta industria, l’alta finanza. Se forze reazionarie stanno veramente ‘in agguato’, siano pur certe che i liberali non saranno al loro fianco&lt;/em&gt;. (&lt;em&gt;Risorgimento Liberale&lt;/em&gt;, 1944). E ancora: “&lt;em&gt;Partito conservatore o partito liberale democratico? Partito di destra o di centro, centro-sinistra? Naturalmente è la seconda ipotesi, è cioè la seconda strada che vorremmo che i liberali ufficiali seguissero&lt;/em&gt;” (1951, &lt;em&gt;lettera privata&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;12. Dichiararono più volte di essere riformisti e non rivoluzionari [P.: “&lt;em&gt;Centro ‘evoluzionista’ non rivoluzionario&lt;/em&gt;”. C. riuscì a far approvare le riforme liberali solo agitando lo spettro, altrimenti, della rivoluzione].&lt;br /&gt;13. Fecero un “connubio” non con la Destra ma con forze di Sinistra moderata e liberale, pur escludendo rigorosamente la Sinistra estrema e massimalista [C.: con la Sinistra liberale di Lorenzo Valerio, proprio per isolare l’Estrema e i rivoluzionari repubblicani. P. da parte sua fu attento non solo ai democratici, ma anche ai socialdemocratici, apprezzando la politica di Saragat, il riformismo liberale nel Regno Unito (il programma di Welfare del liberale Beveridge col governo laburista) e negli USA (New Deal di Roosevelt]&lt;br /&gt;14. Erano accentratori e si occuparono sempre di tutto, avocando a sé anche i minuti particolari.&lt;br /&gt;15. Dominarono per personalità, fantasia e forza di volontà il loro ambiente. Una volta scomparsi, nessuno fu capace di sostituirli. Perciò non ebbero eredi.&lt;br /&gt;16. Entrambi morirono troppo precocemente, intorno ai 50 anni.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ma Pannunzio ebbe anche altri elementi in comune con Cavour. Fu EUROPEO, ANGLOSASSONE, INTELLETTUALE TOTALE, unica figura nell’Italia moderna di intellettuale a tutto campo. “L’intellettuale, per noi, è una figura intera. L’uomo politico, se non vuole essere un puro faccendiere, è anch’esso un intellettuale”. In un certo senso fu anche RINASCIMENTALE (del resto tra Risorgimento e Rinascimento non c'è differenza semantica). L’umanesimo di P. conferma che l’intelligenza dell’uomo si rivolge attorno a sé ovunque e senza limiti. E di tutto si occupa e si interessa l’uomo pannunziano, con un senso etico-estetico (&lt;em&gt;kalos kai agathos)&lt;/em&gt; di stampo classico (greco-romano). Di qui anche la VERSATILITA' leonardesca, l’eclettismo.&lt;br /&gt;RISORGIMENTALE. Pannunzio lo era per motivi di storia, ideologia, pensiero, azione (volontarismo). Può essere definito l’ultimo intellettuale risorgimentale.&lt;br /&gt;PASSIONE. Altissima e pervasiva, come in Cavouir (cfr. Croce).&lt;br /&gt;ATTIVISMO. Protagonismo individualistico in Pannunzio, sia pure col massimo risparmio di mezzi e di tempi (era nota la sua pigrizia “efficiente”), addirittura febbrile e patologica frenesia di lavoro e organizzativa in Cavour, tale da essere insostenibile perfino per i suoi collaboratori e per l’intera classe politica (piemontese!)&lt;br /&gt;E’ possibile, inoltre, disegnare un sintetico e indicativo “diagramma pannunziano”:&lt;br /&gt;1. GIORNALISMO COME POLITICA. Pannuncio fu certamente un politico vero e proprio, più che giornalista. Non solo analizzare la realtà, dunque, ma modificarla profondamente, ecco il proposito del suo programma personale e politico-giornalistico. Quel che è certo, è che fu determinante, per l’intero mondo laico e democratico-liberale. Per 20 anni e più (1944-68) riempì il vuoto dei Liberali di ogni tendenza.&lt;br /&gt;2. POLITICA COME CULTURA.&lt;br /&gt;3. CULTURA E POLITICA COME ETICA. Il rigorismo morale che aveva in comune col Partito d’Azione, Salvemini, Rossi e Valiani,&lt;br /&gt;4. ETICA COME ESTETICA.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ed è possibile anche il palindromo, cioè tornare indietro nel diagramma ottenendo l’inverso, altrettanto eloquente e intrigante:&lt;br /&gt;Estetica come Etica (e davvero la bellezza è segno di un ordine interiore, dominio della Ragione), Etica come Cultura, Cultura come Politica, Politica come Giornalismo.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Un ulteriore elemento in comune con Cavour è la:&lt;br /&gt;LIBERTA’ COME LAICITA’. Cioè capacità a separare e liberare le idee dell’Uomo dalla dittatura dei dogmi di qualunque tipo (religioni, totalitarismi di Destra e Sinistra, Accademie ecc). in questo è molto europeo e anglosassone. E ancora cavourriano.&lt;br /&gt;Qualcuno dirà, ma non era “laicista”… Certo che era laicista, anche perché conosceva bene l’italiano. Laicista non è un estremismo di laico, ma solo chi vuole uno Stato laico. Chi vuole saperne di più vada su questo sito al saggio breve “Laicità, laicismo, anticlericalismo” che riproduce la lezione tenuta proprio nella stessa sede della Rubbettino per la Scuola di liberalismo. &lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;STILE, CARATTERE, PERSONALITA'. Pannunzio praticava nel giornalismo e nella vita uno stile abissalmente opposto a quello dei suoi tardi, abusivi, epigoni. Infatti aveva e predicava&lt;br /&gt;SOBRIETA'. Non sopportava la retorica, né il magniloquente gergo politico, né gli astrusi "filosofemi". In un'Italia prolissa raccomandava ai giornalisti di “sfrondare”, “grattare”, cioè eliminare parole inutili, frasi fatte, banalità, usando la brevità sintetica e tutta fatti, di stampo anglosassone. Faceva non solo (e bene) i titoli, mettendosi dalla parte del lettore, ma anche la riscrittura redazionale, il rewriting. Da non confondere col rewriting stilistico anonimo (Sechi a Panorama, Espresso). Perché Il Mondo doveva corrispondere, pur nella dialettica interna, ad un progetto unitario, ad una idea. Pur essendo pluralista era il disegno di un uomo. Era, dunque,&lt;br /&gt;ANTIPAROLAIO. In un’Italia di avvocati, letterati di provincia e oratori-retori che facevano-fanno della retorica parolaia il mezzo espressivo principale.&lt;br /&gt;ANTI-PROVINCIALE. Nel senso che volava alto, si poneva problemi grandi e generali, in un’Italia che vede tutto “in piccolo”, dedita al “particulare” di Guicciardini, interessata solo alle piccole beghe locali o di municipio (come alla locale squadra di calcio), che protesta per una strada ma si disinteressa ottusamente del bene comune della Nazione. Il successo della Lega e degli analoghi movimenti meridionali o neo-borbonici è spiegabile con questo carattere nazionale storico.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Trasparivano nell’impegno di Pannunzio e del Mondo anche ulteriori elementi:&lt;br /&gt;RIDIMENSIONAMENTO DELLA POLITICA. Ristabilì la giusta gerarchia tra cultura (al primo posto), bellezza (2) e politica (3). Benché tutto - riteneva - fosse cultura e politica, la politica non era tutto per lui. Distingueva nettamente tra ideologia (che è cultura della politica e filosofia) e politica pratica (cosa da faccendieri).&lt;br /&gt;ETICA DEL LAVORO BEN FATTO. Il perfezionismo di Pannunzio era davvero etico-estetico.&lt;br /&gt;SCUOLA DI GIORNALISMO. Per paradosso, uno che quasi non scriveva insegnò a scrivere a decine di giornalisti, anche famosi. Ma, allora, chi era davvero Pannunzio?&lt;br /&gt;GIORNALISTA? No, piuttosto una "levatrice", un maieuta di giornalisti e giornali. Che poi, sia chiaro, voleva dire “fare politica con altri mezzi”. Il che attiene piuttosto alle categorie del Bello, del Vero, della Polis e della Storia delle idee.&lt;br /&gt;GRANDE PROGETTO POLITICO. Il Mondo fu in sintesi un grandioso progetto liberale moderno.&lt;br /&gt;SNOB? No, il Mondo non era snob, semmai, nel senso migliore, "aristocratico", "nob", eppure semplice, naturale, sintetico, anglosassone.&lt;br /&gt;SENZA EREDI, PANNUNZIO? Non ripetiamolo troppo. D’altra parte che cosa significa? Nulla. Certo, non sono visibili cloni di Pannunzio o allievi prediletti, ma le sue posizioni, il mix di cultura, politica, senso estetico e personalità che faceva di P. un apparente &lt;em&gt;unicuum&lt;/em&gt;, sono ben note e quindi ripetibili. Dirò una cosa folle per quanto è anticonformista: visto che il Mondo vendeva pochissime copie ed era in deficit, anche oggi – come no? – potrebbe essere realizzato. Certo. Gli eredi non sono, non potrebbero essere né Scalfari né Pannella, troppo diversi da lui, istrionici, ridondanti, autoreferenti, marinisti, comunque eccessivi, spesso agli antipodi. Altro che il &lt;em&gt;neu nimis &lt;/em&gt;(mai troppo) di Pannunzio!&lt;br /&gt;In realtà, è vero, oggi l’ambiente politico e sociale è diversissimo dai tempi di Pannunzio. Non ci saranno più gli intellettuali liberali alla Pannunzio, purtroppo, ma la base media liberale è aumentata a dismisura rispetto ai suoi tempi. E’ vero che oggi c’è la società di massa, ma è anche vero che il comunismo è crollato e il Liberalismo si è diffuso dappertutto ed ha vinto, sia pure edulcorato (grazie anche a Unione Eropea, tv e influenza modelli di vita anglosassoni) oggi quasi tutti si dicono “liberali”. Ieri ai tempi di P. quasi tutti erano contro il Liberalismo, oggi perfino le casalinghe e i comunisti hanno accolto molti teni del L, sia pure a basso livello.&lt;br /&gt;Questo ci fa capire che il “senza eredi” si riferisce non ai tempi, ma alla carenza di personaggi carismatici.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Registrazione audio-video dell'intervento nel colonnino del blog "&lt;a href="http://nicovalerio.blogspot.com/"&gt;Nico Valerio&lt;/a&gt;"&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-7408581209079748520?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/7408581209079748520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=7408581209079748520' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7408581209079748520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7408581209079748520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/11/pannunzio-come-cavour-il-liberalismo.html' title='Pannunzio come Cavour: il Liberalismo che si fa fantasia, passione, volontà, insomma vita'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-6525373978603847711</id><published>2010-09-19T13:48:00.003+02:00</published><updated>2010-09-20T13:54:50.226+02:00</updated><title type='text'>Porta "Pia", appunto. Da quel varco ora entrano i clericali, grazie a Destra e Sinistra</title><content type='html'>"L'Uar, associazione degli atei ed agnostici italiani, sostiene che domani la Chiesa andrà a Canossa. Sarà lo Stato ad andare a Canossa come del resto fece con Enrico IV. Il cardinale Bertone sarà a Porta Pia con il Capo dello Stato e ricorderanno la breccia con la quale i bersaglieri entrarono in Roma per farne capitale del nuovo Stato sabaudo, ma liberale. L'Uar paragona la presenza di Bertone a quella della Merkel in Normandia, come il riconoscimento di una sconfitta e l'adesione ai valori dei vincitori. Non riesco a condividere l'ottimismo di questa interpretazione dell'Uar. In effetti, se è vero che la breccia di Porta Pia registrò la sconfitta del potere temporale della Chiesa, questa non ha diminuito la sua presa sulla popolazione italiana e, nel 1929 ritornò ad essere Stato. Nel 1984 il rinnovo dei patti lateranensi accrebbe il potere della Chiesa sull'Italia che confermò la sua natura di stato concordatario e non sovrano riconoscendo una specialità alla Chiesa ribadita dagli art.7 ed 8 della Costituzione. Nel corso degli ultimi venti anni dai governi di centro-sinistra e poi da quelli di centro destra presieduti da Berlusconi il Vaticano ha ottenuto privilegi strepitosi. Riceve finanziamenti da tutte le amministrazioni pubbliche a cominciare dallo Stato e con i proventi dell'otto per mille calcolati truffaldinamente finanzia i suoi programmi di espansione e di creazione di enclavi cattoliche nel mondo come quelle di Timor, del Sudan, del Ruanda che hanno provocato milioni di morti. La religione cattolica è l'unica al mondo che è anche Stato. Una monarchia assoluta che unifica nel Pontefice i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e che non ha mai riconosciuto la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. Una Monarchia ricca di risorse illimitate e finanziata da leggi che riescono a rendere quasi automatica la contribuzione come la trattenuta ai lavoratori tedeschi e altre.&lt;br /&gt;Mentre con la legge Gelmini lo Stato italiano riduce di circa duecentomila insegnanti&lt;br /&gt;la scuola pubblica, gli insegnanti di religione nominati e controllati dai vescovi crescono di numero e sono ormai circa ventiseimila. Il Parlamento italiano è controllato strettamente dalla Chiesa. Un cardinale è incaricato di orientarlo in tutte le questioni di diritti civili come la fecondazione assistita, l'aborto, le unioni gay, la contraccezione...&lt;br /&gt;Tre personaggi della storia d'Italia hanno contribuito al trionfo della Chiesa ed alla sua riconquista di quello che fu il suo potere temporale oggi esteso all'intera nazione: Mussolini, Craxi e Berlusconi. Mentre la Chiesa non fu affatto grata a Craxi e lo mollò alla prima occasione, il suo rapporto con Berlusconi e la destra italiana è stato organico nel corso degli ultimi venti anni. Il Cardinale Ruini è stato l'artefice di un potere che non è solo di influenza religiosa, di moral persuasion, ma di concreti e ricchi privilegi fiscali.&lt;br /&gt;La breccia di Porta Pia consente l'irruzione ed il dilagare del clericalismo nello Stato italiano. Clericalismo che fu tenuto a bada da grandi laici cattolici come De Gasperi e quasi tutto il gruppo dirigente della DC che difesero la laicità dello Stato assai più di quanto abbiano fatto i comunisti. Proprio ieri la giunta di centro-sinistra di Pesaro ha destinato un milione di euro alla scuola privata a riprova di una deriva confessionalista che&lt;br /&gt;sta alterando le connotazioni costituzionali dello Stato. Non abbiamo più uomini come Spadolini e storici cattolici di grande spessore ed intelligenza laica come Carlo Arturo Iemolo. La vicenda del crocifisso è la prova di una umiliante resa incondizionata dello Stato la cui autonomia e libertà è stata difesa da poche illuminate persone come il magistrato Luigi Tosti che comunque hanno pagato di persona ed assai duramente la loro fede nello Stato liberale che voleva Cavour: "Libera Chiesa in Libero Stato". Gli uomini politici di oggi sono servizievoli quinte colonne della ideologia sanfedista: basta pensare al fatto che è consentito dalla legge l'obiezione di coscienza dei medici ospedalieri sull'aborto, una infamia giuridica che rende difficilissima e financo pericolosa la vita delle donne come abbiamo visto nel recente caso dell'aborto in un cesso del Policlinico di Messina.&lt;br /&gt;Domani quindi avremo la rappresentazione plastica della sconfitta dello Stato Laico con la presenza del Cardinale Bertone e del Presidente Napolitano. Il Sindaco di Roma ha riconosciuto la prevalenza cattolica in Roma capitale e non dubito che Napolitano, nel corso del suo intervento, ci spiegherà come è esaltante e bella la condivisione dei valori cattolici che, manco a dirlo, anche se non li condividiamo, ci vengono imposti per legge.&lt;br /&gt;Non è un caso che questo trionfo, questo ribaltamento del corso della storia, avviene durante la preminenza della ideologia della destra. Non a caso Ratzinger ha minimizzato i danni morali e sociali del precariato in perfetta sintonia con la legge trenta: "Il posto fisso non fa la felicità, meglio credere in Dio" e l'Osservatore Romano appoggia l'avventura coloniale contro i popoli che hanno la disgrazia di abitare luoghi con giacimenti petroliferi.&lt;br /&gt;In perfetta sintonia con la demagogia della riconciliazione che mette partigiani e fascisti di Salò sullo stesso piano, domani si ricorderanno i soldati papalini con i bersaglieri morti. Bipartisan sarà il ricordo che li unirà in un evento storico violentato nei suoi contenuti, svuotato come si vuole svuotare la resistenza italiana e la lotta di liberazione.&lt;br /&gt;PIETRO ANCONA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-6525373978603847711?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/6525373978603847711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=6525373978603847711' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/6525373978603847711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/6525373978603847711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/09/porta-pia-appunto-da-quel-varco-ora.html' title='Porta &quot;Pia&quot;, appunto. Da quel varco ora entrano i clericali, grazie a Destra e Sinistra'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-6827099852259518401</id><published>2010-08-29T19:28:00.037+02:00</published><updated>2011-02-26T11:53:12.403+01:00</updated><title type='text'>Il genio di Cavour. Grazie al suo caratteraccio l’Italia fu insieme unita e libera</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/THqZFg3vlgI/AAAAAAAACag/EXLmyVM66c8/s1600/Cavour+(foto+e+mano+in+tasca).jpg"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 238px; FLOAT: left; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5510885414043358722" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/THqZFg3vlgI/AAAAAAAACag/EXLmyVM66c8/s320/Cavour+(foto+e+mano+in+tasca).jpg" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;A leggere la documentata e bellissima biografia di Adriano Viarengo (&lt;em&gt;Cavour&lt;/em&gt;, Salerno ed., pp.564, 2010), che unisce per la prima volta il Cavour uomo al Cavour parlamentare e al Cavour diplomatico-statista, si ha la conferma – ma con molte novità e particolari inediti – della centralità, anzi dell’indispensabilità della figura di Camillo Benso al processo dell’unità italiana, e all’avvio di quella "Rivoluzione liberale" che poi, morto Cavour e mostratesi carenti le nuove classi politiche post-unitarie, si arresterà o almeno rallenterà alla fine dell'Ottocento. Tanto che il liberale "di sinistra" Piero Gobetti, pur lodando Cavour, definirà il Risorgimento una rivoluzione "incompiuta". Sbagliava, invece, il marxista Gramsci a parlare di "rivoluzione mancata".&lt;br /&gt;Un processo di unificazione e una rivoluzione quasi "imposte" di prepotenza e regolate con estrema furbizia dal Cavour, abilissimo nel contrastare il clericalismo di potere della Chiesa, e nel profittare della lentezza militare e diplomatica dell’Austria, così come delle evoluzioni della politica interna e militare della Francia, di cui era esperto.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TQPuISPiZ-I/AAAAAAAACkA/Z3cZcebqoM8/s1600/Cavour%2Bgiovane%2Bseduto%2B%2528stampa%2Bb-n%2529.gif"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 167px; FLOAT: right; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5549540991953954786" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TQPuISPiZ-I/AAAAAAAACkA/Z3cZcebqoM8/s400/Cavour%2Bgiovane%2Bseduto%2B%2528stampa%2Bb-n%2529.gif" /&gt;&lt;/a&gt;Ostinato, ostinatissimo, forse perché da cadetto aveva dovuto subire il peso d'una famiglia conservatrice e d'un fratello primogenito autoritario e reazionario (che arrivò al punto di pubblicare su un giornale clericale una lettera contro di lui, in occasione delle leggi Siccardi, e che perfino quando Camillo era Presidente del Consiglio fece pesare su di lui i privilegi del maggiorascato), sembrò sempre avere un fatto personale contro l'autoritarismo, contro l'Austria, lo Stato pontificio, e anche la Francia, quando le alterne vicende politiche la portarono a tradire la Rivoluzione e a diventare reazionaria. Anche all'Accademia e poi nella breve vita militare manifestò una natura insofferente e ribelle alle gerarchie e all'ottusa disciplina, sposando ogni causa liberale, tanto da essere posto sotto osservazione dalla polizia albertina.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIgN1NYiUVI/AAAAAAAACcI/EcRCWPW59A8/s1600/Cavour+in+trionfo+(Redenti,Il+Fischietto+15+dic+1855).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 209px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514672951491973458" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIgN1NYiUVI/AAAAAAAACcI/EcRCWPW59A8/s320/Cavour+in+trionfo+(Redenti,Il+Fischietto+15+dic+1855).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Una battaglia così intensa, quella di Cavour per l'Italia, colorata di profonde venature caratteriali ed emotive, da sembrare inspiegabile, se non per motivazioni psicologiche ed intellettuali. Non solo era nato anticonformista, aveva fatto parte della Giovine Italia e si era formato nei circoli liberali di Ginevra e di Parigi, ma era soprattutto un grande ammiratore della Gran Bretagna da cui importò (vedi il viaggio giovanile con l'amico Santarosa) le modernizzazioni , come l'eliminazione delle barriere, il mercato libero, le ferrovie, un'agricoltura razionale ecc. Altro che gusto per il potere, era così intimamente appassionato all'Italia libera, economicamente e politicamente, indipendente e unita (in un primo momento solo al Nord: non osava sperare di più) - lui, nato con la cittadinanza francese - che perfino sul letto di morte, vaneggiando, chiese ad un re finalmente commosso, che non lo aveva capito e anzi aveva più volte cercato di cacciarlo, se fosse finalmente arrivato dagli Stati Uniti il tanto atteso riconoscimento del nuovo Regno d'Italia.&lt;br /&gt;Insomma, dopo aver letto il libro, ci si rende conto con un certo sgomento che l'unità d'Italia e le dosi da cavallo di liberalismo "imposte" dall'alto da Cavour andarono a buon fine grazie alla sua tenacia e alla sua franca astuzia, esercitata alla luce del sole, come riconobbe Gobetti, ammirato. Ma anche a circostanze fortuite e avventurose. Fu davvero un miracolo, che perfino oggi non potrebbe più ripetersi. D'altra parte, tranne le minoranze attive liberali, che vedevano insieme borghesi, popolari e aristocratici illuminati, la stragrande maggioranza dell'aristocrazia e del popolo italiano erano reazionari o conservatori, soprattutto perché ignoranti. Ecco perché i liberali tenevano così tanto alla istruzione popolare, pubblica, si noti. Mentre la scuola "privata" era anche allora quella dei preti, che disdegnava le scienze e la modernità.&lt;br /&gt;Una rivoluzione liberale singolare, quindi, frutto soprattutto del "caratteraccio" di Cavour, famoso e temutissimo per le sue sfuriate contro chi - conservatore o troppo moderato, o troppo tardo a capire - metteva i bastoni tra le ruote della sua mente velocissima e vulcanica. Il che spiega tutto, anche la politica e la società italiana di oggi, specialmente al Sud.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIgOP2zrXjI/AAAAAAAACcQ/MF06HlxSCFE/s1600/Siamo+sempre+qua+noi+(Apolloni,Travaso+15+ago+1945).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 277px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514673409288265266" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIgOP2zrXjI/AAAAAAAACcQ/MF06HlxSCFE/s320/Siamo+sempre+qua+noi+(Apolloni,Travaso+15+ago+1945).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Solo Cavour poteva "fare l'Italia", e la fece, con furbizia e prepotenza. Non certo il velleitario e astratto Mazzini, che dopo ogni attentato in cui mandava allo sbaraglio tanti giovani riparava in Svizzera o in Gran Bretagna, e neanche da solo il militarmente abile e coraggioso ma politicamente confusionario Garibaldi. E neanche i liberali della Sinistra che, nientedimeno, si erano illusi di "fare la rivoluzione liberale con il Re" Carlo Alberto, tantomeno l'ala neo-guelfa, quegli ingenui liberali cattolici, più volte traditi e ridicolizzati dall'ambiguo e reazionario papa Pio IX, che divennero poi i suoi più acerrimi nemici.&lt;br /&gt;Con il re Vittorio Emanuele che gli era nemico e non pensava ad altro che a licenziarlo, con più di mezza classe politica contraria (era accusato o di essere troppo moderato o troppo radicale e anticlericale), con i tanti liberali borghesi che gli rimproveravano di essere aristocratico, con l'aristocrazia e la ricca borghesia che lo osteggiavano perché aveva imposto giustamente tasse più alte ai più abbienti (quindi anche a se stesso), con avversari interni ed esterni fortissimi, avendo contro Austria, Papato e Francia, e per di più essendo antipatico a tutti, Cavour, solo contro tutti, fece dell'unità d'Italia, anzi della sua stessa vita, un vero miracolo laico. Il Viarengo questa lucidità negli obiettivi, questa determinazione, questa "fissazione" intellettuale di Cavour per l'unità d'Italia e il liberalismo la dipinge molto efficacemente come la sua missione, la sua scommessa con la vita, il suo "gioco d'azzardo", una sorta di sfida personale e a tratti solitaria. E, buon per noi, Cavour fu sfacciatamente fortunato. Il che non diminuisce, ma anzi aumenta i suoi grandi meriti. Una figura forte, insomma, scolpita a tutto tondo nell'altorilievo del Risorgimento.&lt;br /&gt;L'unico suo torto fu quello di morire troppo presto. E certo, come pure fanno alcuni stupidi, non gli si può imputare in quei pochissimi anni di non aver saputo anche "fare gli Italiani", cancellando con un secondo miracolo secoli di arretratezza antropologico-culturale e civile del Meridione e delle province governate da Stati autoritari e dominatori stranieri. Basti ricordare che il malcostume, le lotte intestine e la corruzione di stampo greco già erano presenti nel Meridione al tempo dei Romani, che arrivarono al punto di "commissariare" Neapolis (Napoli), dove si continuò a parlare greco a lungo. E sui vizi endemici della "grecità" basta legge le storie del greco Polibio.&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIgfmgnpB-I/AAAAAAAACco/NT_cs3jnTmA/s1600/Cavour+e+garibaldi+fanno+l"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 253px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514692490166863842" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIgfmgnpB-I/AAAAAAAACco/NT_cs3jnTmA/s320/Cavour+e+garibaldi+fanno+l%27Italia+(Foggi,Arlecchino+13+mag+1861).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il maggior risultato di Cavour fu quello di aver consegnato alla Storia, in pochissimi anni, un'Italia non solo unita e indipendente, ma anche libera. "Non sarà l’ultimo titolo di gloria per l’Italia – scriveva Cavour nel 1860 – d’aver saputo costituirsi a nazione senza sacrificare la libertà all’indipendenza, senza passare per le mani dittatoriali d’un Cromwell, ma svincolandosi dall’assolutismo monarchico senza cadere nel dispotismo rivoluzionario"(*).&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E questo lo avevano capito bene e in tempo quei liberali della Sinistra che nel Parlamento di Torino avevano per anni condotto una dura opposizione a Cavour, soprattutto il loro leader Lorenzo Valerio (v. la &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Valerio"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;voce&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; dell'enciclopedia Wikipedia da noi redatta), uno dei più importanti parlamentari piemontesi, che poi, e non solo in forza della svolta "radicale" di Cavour e del Connubio tra Cavour e la Sinistra per battere il partito conservatore, ma di fronte all’evidenza che il metodo di Cavour funzionava, diverrà un cavourriano di ferro. Basti dire che nell'opera di Viarengo il Valerio è citato più di 90 volte.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIgOjunUWZI/AAAAAAAACcY/NzoXHN0a-zg/s1600/Cavour+al+lavoro+(Redenti,Il+Fischietto+22+giu+1854).jpg"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 215px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514673750686325138" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIgOjunUWZI/AAAAAAAACcY/NzoXHN0a-zg/s320/Cavour+al+lavoro+(Redenti,Il+Fischietto+22+giu+1854).jpg" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;Infine, questo ricordo di Camillo Benso di Cavour, vera forza della Natura, attivissimo, super-lavoratore maniacale (i primi visitatori li convocava all'alba, lavorava anche di notte, nessun collaboratore, collega o oppositore poteva stargli dietro), ardito anticipatore, volitivo fino ad apparire prepotente, testardo, razionale, psicologo, insieme idealista e diplomatico, e comunque - nonostante il conclamato "giusto mezzo" - nient'affatto moderato nelle idee, valga a svergognare due categorie di politici passivi. I tanti demagoghi e populisti senza idee, né ideali, né ideologie, che anziché illuminare, educare, in qualche modo far forza sugli elettori spingendoli al bene comune e all'amore per la libertà, inseguono i peggiori istinti del popolo (come questo ed altri Governi della cosiddetta Seconda Repubblica, addirittura peggiori di quelli della Prima). Ed i sedicenti "liberali" da poltrona - quanti, ieri e oggi! - moderati non delle idee ma dell'intelligenza, che prendono il liberalismo per generica opinione filosofica, non per una coerente dottrina dell'agire pratico, insomma per assenza o debolezza di idee, di convincimenti e progetti, come se fosse l'ideologia dei pigri e dei mediocri, il rifugio dei paurosi. Quanto sono lontani in tutto dal grande Cavour e dal Liberalismo!&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;NICO VALERIO&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;*La frase fa parte di una lettera inviata da Cavour al liberale toscano sen.Vincenzo Salvagnoli, che gli aveva consigliato l'immediata proclamazione del Regno d’Italia e l’imposizione dello stato d’assedio. Si era nel 1860, a spedizione dei Mille vittoriosamente conclusa, con l'aiuto anche dei bersaglieri piemontesi nella cruciale battaglia del Volturno contro l'esercito borbonico. Ebbene, la risposta di Cavour mostra tutto il suo genio razionale, il liberalismo senza macchia - quasi "istintivo", si direbbe - e la giusta considerazione per il Parlamento, per la stampa libera, per gli stessi avversari interni (Garibaldi e i repubblicani), per l'opinione italiana ed europea (soprattutto inglese). Rispetto delle forme e del gioco liberale e democratico, buonsenso, capacità di mettersi dalla parte degli altri, grande fiuto psicologico. Bella lettera. "L’Italia stava nascendo sotto buoni auspici.", commenta il sito della Treccani da cui abbiamo tratto il documento. Ma quanti politici italiani o europei, alcuni definiti anche "uomini di Stato", potrebbero paragonarsi a Cavour?&lt;br /&gt;Ecco la lettera completa:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Torino, 2 ottobre 1860&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mio caro Salvagnoli,&lt;br /&gt;Vi ringrazio della lettera che m’avete scritta il 30 settembre, ma non sono d’accordo con voi nei consigli ch’essa contiene.&lt;br /&gt;Una dichiarazione del Parlamento che tutta l’Italia appartiene al nostro Regno sarebbe superflua per l’opinione pubblica in Italia, ed equivarrebbe a una indiretta e perciò intempestiva dichiarazione di guerra all’Austria.&lt;br /&gt;Non meno funesta mi pare, a dirvelo francamente, la proposta di far accordare dal Parlamento al Re i pieni poteri sino al completo scioglimento di ogni questione italiana. Voi rammenterete senza dubbio quanto i giornali inglesi rimproverassero gli italiani per aver sospeso le guarenzie costituzionali durante le guerre dell’anno scorso. Il rinnovare ora, in epoca di pace apparente, una tale disposizione avrebbe il più funesto effetto sull’opinione pubblica in Inghilterra, e presso tutti i liberali del continente. Nell’interno dello Stato poi, questo provvedimento non varrebbe certo a rimettere la concordia nel grande partito nazionale. Il miglior modo di dimostrare quanto il paese sia alieno dal dividere le teorie del Mazzini ed i rancori di Bertani e di Crispi, si è di lasciare al Parlamento liberissima facoltà di censura e di controllo. Il voto favorevole che sarà sancito dalla gran maggioranza dei deputati darà al Ministero un’autorità morale di gran lunga superiore ad ogni dittatura.&lt;br /&gt;Il vostro consiglio riescirebbe pertanto ad attuare il concetto di Garibaldi, che mira appunto ad ottenere una gran dittatura rivoluzionaria da esercitarsi in nome del Re, senza controllo di stampa libera, di guarentigie individuali né parlamentari. Io reputo invece che non sarà l’ultimo titolo di gloria per l’Italia d’aver saputo costituirsi a nazione senza sacrificare la libertà alla indipendenza, senza passare per le mani dittatoriali d’un Cromwell, ma svincolandosi dall’assolutismo monarchico senza cadere nel dispotismo rivoluzionario.&lt;br /&gt;Ora, non vi ha altro modo di raggiungere questo scopo che di attingere nel concorso del Parlamento la sola forza morale capace di vincere le sette e di conservarci le simpatie dell’Europa liberale. Ritornare ai comitati di salute pubblica, o, ciò che torna lo stesso, alle dittature rivoluzionarie d’uno o di più, sarebbe uccidere la libertà legale che vogliamo inseparabile compagna della indipendenza della nazione.&lt;br /&gt;Credetemi sempre&lt;br /&gt;C. Cavour&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Da Carlo Cavour, Epistolario, XVII, 4, a cura di Carlo Pischedda e Rosanna Roccia, Firenze, Olschki, 2005, pp. 2131 s.) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#cc0000;"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1&lt;/strong&gt;. Cavour in una bella fotografia della maturità. &lt;strong&gt;2&lt;/strong&gt;. Cavour giovane. &lt;strong&gt;3&lt;/strong&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#cc0000;"&gt;In trionfo (caricatura di Redenti sul &lt;em&gt;Fischietto&lt;/em&gt;, 15 dic.1855). &lt;strong&gt;4. &lt;/strong&gt;I quattro "Padri della Patria" riuniti solo nell'iconografia. In realtà, i due in piedi pensavano peste e corna dei due seduti, i quali ricambiavano, e anzi tentarono di farli arrestare. Il signore in piedi a sinistra era malvisto dagli altri tre. Quello seduto, coi baffi, cercò in tutti i modi di sbarazzarsi dell'altro signore seduto, senza baffi &lt;em&gt;(disegno di Apolloni sul Travaso, 15 ago 1945). &lt;/em&gt;&lt;strong&gt;5.&lt;/strong&gt; Cavour e Garibaldi fanno l'Italia (Foggi, &lt;em&gt;Arlecchino&lt;/em&gt;, 13 maggio 1861). &lt;strong&gt;6&lt;/strong&gt;. Cavour super-lavoratore lavora a quattro mani, mentre i suoi collaboratori crollano dal sonno (Redenti sul &lt;em&gt;Fischietto&lt;/em&gt;, 22 giu 1854). &lt;em&gt;Le caricature, colorate con Photoshop, sono tratte dal bel &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.camillocavour.com/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;sito&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; degli Amici della Fondazione Cavour, che ringraziamo.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-6827099852259518401?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/6827099852259518401/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=6827099852259518401' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/6827099852259518401'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/6827099852259518401'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/08/cavour-il-gigante-solo-in-italia-la.html' title='Il genio di Cavour. Grazie al suo caratteraccio l’Italia fu insieme unita e libera'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/THqZFg3vlgI/AAAAAAAACag/EXLmyVM66c8/s72-c/Cavour+(foto+e+mano+in+tasca).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-2248611478104615793</id><published>2010-07-31T23:14:00.008+02:00</published><updated>2010-09-10T11:58:34.345+02:00</updated><title type='text'>Il genio di Cavour. L’astuzia della Rivoluzione liberale ordita dal Governo</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIghjMmZ7rI/AAAAAAAACcw/NwQjoglKkRM/s1600/Cavour+e+Garibaldi+chimici+fanno+l"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514694632276618930" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 254px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIghjMmZ7rI/AAAAAAAACcw/NwQjoglKkRM/s320/Cavour+e+Garibaldi+chimici+fanno+l%27Italia+con+le+Regioni+(Redenti,Fischietto+10+nov+1860).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Leggevamo il geniale Gobetti a vent'anni, l'età giusta per leggerlo. E avevamo dimenticato questo brano che riguarda la figura di Cavour. Ora tutti gli articoli del settimanale di Piero Gobetti &lt;em&gt;Rivoluzione Liberale&lt;/em&gt; sono stati computerizzati e resi disponibili in un &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.erasmo.it/liberale/"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;sito&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; dedicato, e perfino - mi sembra - nei caratteri tipografici originari.&lt;br /&gt;Purtroppo i titoli posti agli articoli da Gobetti e una ricerca per argomenti troppo schematica non aiutano il ricercatore ad orizzontarsi rapidamente nel sito. Non esiste una ricerca per parole, neanche i nomi più significativi dei personaggi politici e storici. Invece, ci sono tre ricerche poco utili:  sugli autori degli articoli, che possono essere anche degli illustri sconosciuti, sui titoli degli articoli (e si sa come Gobetti faceva i titoli) e sui soggetti degli articoli. E qui si nota la manchevolezza maggiore: i soggetti (solo alcune decine) sono già prefissati: si può solo scegliere tra loro. Ma ci sono i soggetti più generici o astrusi, e mancano i nomi fondamentali. Ci sono "Albania" e "Vita politica a Taranto", ma non Cavour, Garibaldi, Mazzini, Giolitti, Sella ecc. A nostro avviso, insomma, la memorizzazione della &lt;em&gt;Rivoluzione liberale&lt;/em&gt; dovrebbe essere completamente rifatta.&lt;br /&gt;In ricordo e ad onore del maggiore protagonista del Risorgimento italiano, Camillo Benso di Cavour, di cui ricorre quest’anno il 200.o anniversario della nascita (nacque il 10 agosto 1810), riproduciamo una pagina di &lt;em&gt;Rivoluzione Liberale&lt;/em&gt; (a.II, n.13, 8 maggio 1923) in cui il giovanissimo e appassionatissimo intellettuale torinese ritrae Cavour da par suo, ricorrendo anche ad argomentazioni curiose e insolite.&lt;br /&gt;Immotivato, per esempio, ci sembra l'uso separato, quasi contrapposto, dei termini &lt;em&gt;liberismo&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;liberalismo&lt;/em&gt; a proposito della sua opera, quando la continuità naturale, perfetta, tra tutte le libertà, dal mercato alla religione, appare - anche dalla biografia del Viarengo - la caratteristica saliente della vita di Cavouir.&lt;br /&gt;E poi, l'articolo non finisce bene: tutto ci saremmo aspettati, tranne che il pragmatico e assai poco intellettuale Cavour, come egli stesso ammetteva, fosse recensito &lt;em&gt;post mortem&lt;/em&gt; a suon di citazioni di Hegel, addirittura, e inserito senza sua colpa in polemiche filosofiche o correnti di pensiero che oggi appaiono davvero provinciali (NV).&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Fu gran ventura per un popolo che non sapeva distinguere tra Cattaneo e il giobertismo, che si trovasse a guidarlo Cavour, il Cattaneo della diplomazia, che seppe evitare l'isterilirsi della rivoluzione in una tirannide. Il dissidio tra Cavour e Vittorio Emanuele II, re mediocre e negato alla comprensione dei tempi, fu in questo senso la vera Provvidenza dell'unità italiana.&lt;br /&gt;Il ministro piemontese sovrasta ai suoi contemporanei perché guarda gli stessi problemi con l'occhio dell'uomo di Stato. Tuttavia la sua figura è qualcosa di più che un esempio della coscienza di un governatore quale poteva essere offerto dai ministri del '700. Genio e costanza non insegnavano a governare l’Italia delle sette e della reazione clericale. La singolare virtù di Cavour è piuttosto nella franchezza della sua astuzia. Egli era il diplomatico che sapeva parlare alle folle e, pur senza mendicarne il favore, non avrebbe mai arrestato o attenuato la forza che proviene dall'entusiasmo di un popolo. Dominanti i costumi della demagogia e della teocrazia Cavour ha saputo incominciare il processo moderno di una rivoluzione liberale, pur disponendo soltanto di un esercito e di una dinastia. Educatore e demiurgo ha trovato l'adesione del popolo senza corromperlo. Paragonato con gli uomini politici che lo seguirono, tranne Sella, appare di un'altra razza: per Depretis e per lo stesso Giolitti, che pure, ha mente di uomo di Stato, il giusto termine di paragone non è Cavour, ma Rattazzi, modello di equilibrismo, di equivoco e di demagogia.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIghy0ivTwI/AAAAAAAACc4/irO2rQnya74/s1600/Cavour+contrastato+da+Valerio+e+Brofferio+(Redenti,Il+Fischietto+6+apr+1858).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514694900696698626" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 223px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIghy0ivTwI/AAAAAAAACc4/irO2rQnya74/s320/Cavour+contrastato+da+Valerio+e+Brofferio+(Redenti,Il+Fischietto+6+apr+1858).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Invece il possibilismo di Cavour, pur non indulgendo a professioni di fede o a programmi, non comprometteva il futuro. Seppe disarmare il radicalismo col connubio con Rattazzi, che era più una vittoria che un'alleanza e frenò il clericalismo con una politica ecclesiastica ferma, ma moderata e non demagogica.&lt;br /&gt;La libertà economica fu il perno educativo su cui egli impostò la sua azione popolare. Perché la rivoluzione trionfasse contro la reazione bisognava che sulla libertà si venisse fondando la vita privata e pubblica; combattendo il protezionismo egli apriva il Piemonte a una diretta comunicazione con l'attività economica europea e creava un movimento di attività e di iniziativa che permise allo Stato di affrontare venti anni di politica avventurosa. Il liberismo di Cavour mirava a far entrare nella vita nazionale nuove forze operose: senza giungere alle pratiche corruttrici della politica di beneficenza il suo filantropismo s'opponeva apertamente all'indifferenza dei governanti per le classi inferiori.&lt;br /&gt;Mentre creava nella vita popolare le condizioni obbiettive per una rinascita moderna fondata sugli imperativi dell'economia e non sui sogni della religione, il liberalismo di Cavour era lo strumento fondamentale della sua politica estera. Con una tradizione secolare di diplomatici troppo astuti, costretti a far conto soltanto sulla propria dignità personale perché non sorretti dal sentimento della nazione, gli italiani erano diventati estranei alla politica europea, perché non le offrivano alcuna garanzia e non potevano fondarsi su esigenze reali e su virtù positive per partecipare all'equilibrio internazionale. Cavour seppe dare all'Europa l'esempio di una pratica di governo dignitosamente liberale, capace di mantenere i propri impegni e di conquistare la fiducia del paese. Di fronte all'Austria egli mostrava la possibilità di un governo nazionale che non aveva bisogno di ricorrere allo Stato d'assedio.&lt;br /&gt;Ma il capolavoro di Cavour – bisogna riconoscerlo, dopo tanti fraintendimenti – fu la politica ecclesiastica. Egli comprese la vanità di ogni lotta contro il cattolicesimo in un paese cattolico e la necessità di combattere la Chiesa non su un terreno dogmatico, ma sul problema formale della libertà di coscienza. Intesa secondo questi principi, la formula libera Chiesa in libero Stato non è più un'ambigua trovata di filosofia del diritto, ma un'astuzia di politica internazionale e la prova delle virtù diplomatiche e della maturità costituzionale del nuovo Stato. Lasciando ai tribuni e ai capi della lotta politica il compito di combattere il dogmatismo e riservando alla cultura libera la funzione di elaborare le nuove ideologie, Cavour obbligava i paladini di una verità medioevale ad accettare per la lotta una pregiudiziale moderna. Il suo ossequio per la Chiesa poi provava soltanto il suo senso di misura e la sua profonda convinzione che l'autonomia di un popolo moderno non potesse fondarsi su una demagogica propaganda anticlericale. Non si poteva andare oltre il cattolicismo se si dimenticava la tradizione cattolica.&lt;br /&gt;Confrontata con i complessi motivi dell'opera promossa dallo statista appare aridamente dogmatica la critica opposta alla formula cavouriana dagli hegeliani teorici d'intolleranza e ancor più pedantemente dal Vera.&lt;br /&gt;G. M. Bertini fu tra i critici della politica ecclesiastica cavouriana il solo che toccò con misura i motivi più delicati e difficili postulando la necessità di una polemica inesorabile contro i residui di assolutismo inerenti in qualsiasi politica ispirata dalla Chiesa. Sennonché questi motivi di pensiero del Bertini ripresi poi dagli Spaventa e dalla Destra hegeliana erano validi per prevenire ogni rinascita di un equivoco neo-guelfo nella lotta d'idee e nella cultura nazionale, non potevano ispirare una politica di Stato che deve tener conto del Vaticano come di un elemento della vita diplomatica internazionale. In realtà l'opera di Cavour era l'opposizione più vigorosa ad ogni ingerenza neo-guelfa; la sua politica era assai più astuta di quella che gli potesse esser suggerita da una qualunque ideologia immanentista perché sconfiggeva l'assolutismo con risorse completamente realistiche. Sotto l'amministratore c'era anche qui il politico che aveva risolto modernamente i più difficili problemi dello spirito.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;PIERO GOBETTI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;IMMAGINI. 1. Cavour e Garibaldi chimici creano l'Italia mettendo nell'alambicco, ad una ad una, tutte le regioni (Redenti, &lt;em&gt;Il Fischietto,&lt;/em&gt; 10 nov. 1860). 2. Cavour contestato dalla sinistra liberale di Lorenzo Valerio e Angelo Brofferio, prima del Connubio (Redenti, &lt;em&gt;Il Fischietto&lt;/em&gt;, 6 apr. 1858). Nota: le caricature, leggermente colorate con Photoshop, sono tratte dal bel &lt;a href="http://www.camillocavour.com/"&gt;&lt;strong&gt;sito&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; degli Amici della Fondazione Cavour, che ringraziamo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-2248611478104615793?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/2248611478104615793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=2248611478104615793' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2248611478104615793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/2248611478104615793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/07/il-genio-di-cavour-lastuzia-della.html' title='Il genio di Cavour. L’astuzia della Rivoluzione liberale ordita dal Governo'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIghjMmZ7rI/AAAAAAAACcw/NwQjoglKkRM/s72-c/Cavour+e+Garibaldi+chimici+fanno+l%27Italia+con+le+Regioni+(Redenti,Fischietto+10+nov+1860).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-3758906405525482235</id><published>2010-06-27T19:05:00.008+02:00</published><updated>2010-06-27T20:17:58.227+02:00</updated><title type='text'>Il Belgio, cattolico, non è l’Italia clericale: un vescovo là è trattato come chiunque</title><content type='html'>Certe facce parlano. E non c'è solo quella del card. Sepe, coinvolto negli scandali economico-politici della Propaganda Fide. L'espressione da "duro", aggressiva, davvero assai poco mite e cristiana, del segretario di stato card. Bertone, almeno come è apparsa in questi giorni sui giornali a proposito dell'ennesimo scandalo della pedofilia cattolica, stavolta in Belgio, ci parla più di cento saggi storici dell'identificazione piena della Chiesa non con la meditazione, la preghiera, l'ammissione dei propri peccati, la rinuncia ai beni del mondo, la povertà e l'altruismo, ma con la forza, la prepotenza, il comando, il Potere. Non è una novità, ma solo una sgradita millennaria conferma.&lt;br /&gt;La Chiesa, cioè i Papi, i cardinali, la Curia romana, i vescovi, ha fatto di tutto nella sua lunga storia, ricorrendo ripetutamente alla mistificazione e alla falsificazione (a cominciare dalla la figura stessa di Gesù e dalla "donazione di Costantino" che doveva giustificare il suo potere terreno), ma anche alla violenza psicologica, alle conversioni forzate, alla tortura e al delitto. Ma guai a chi le fa il minimo sgarbo. Abituata a comandare, ad accusare, a condannare e reprimere senza appello, continua ad avere un insopportabile atteggiamento arrogante, assai poco "cristiano", e non tollera minimamente di essere - una volta tanto - accusata e trattata come tutti. Grida subito alla "mancanza di libertà". Vecchia solfa che ormai non incanta più nessuno. E, allora, la libertà delle migliaia di persone che in 2000 anni la Chiesa ha plagiato, censurato, condannato, imprigionato, torturato, ucciso? Ora, poi, ci sono anche le migliaia di bambini e adolescenti perseguitati dai tanti preti pedofili. In Belgio questi delitti sono stati numerosi e la popolazione è giustamente esasperata. Non si capisce con quale faccia di bronzo, coi tempi che corrono, la Chiesa anziché pentirsi, cospargersi il capo di cenere, ordinare ai suoi dirigenti centrali e locali di dimettersi in massa, osa addirittura fare la voce grossa.&lt;br /&gt;Basta dire: a metà Ottocento comminò la scomunica alla classe politica piemontese per una legge sui conventi, oggi accusa il Belgio di essere "peggio dei Paesi comunisti" solo perché gli inquirenti per il grave reato di pedofilia hanno trattato i vescovi allo stesso modo di come trattano gli altri cittadini sotto indagine e interrogatorio. Come mostra la dura critica del comunicato di Giulio Cesare Vallocchia per No God a commento dell'articolo di &lt;em&gt;America Oggi&lt;/em&gt; che riproduciamo, "i giudici belgi smentiscono, e conoscendo la proverbiale capacità di menzogna e mistificazione di cui sono capaci da 2000 anni i gerarchi della S.S. Vaticana, siamo più disposti a credere ai belgi che non ai gerarchi. Fra l'altro non è nemmeno vero che siano stati privati di cibo e bevande durante l'interrogatorio. Ma l'opinione pubblica belga sta con i giudici perché in un paese civile nessuno è al di sopra della legge. E il Belgio non è l'Italia, dove per indagare su un prete pedofilo o su un vescovo ladro bisogna chiedere in ginocchio il permesso ai gerarchi cattolici" (Vallocchia, No God). Ma diamo la parola al giornale in lingua italiana negli Stati Uniti, &lt;em&gt;America Oggi&lt;/em&gt; (Nico Valerio).&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;BRUXELLES. La procura respinge le accuse lanciate ieri dal segretario di Stato Tarcisio Bertone nei confronti degli inquirenti belgi ["Peggio dei Paesi comunisti", NdR], per il trattamento riservato ai vescovi durante la perquisizione dell'arcivescovado di Mechele-Bruxelles. Ai vescovi è stata data la possibilità di mangiare e bere, ha detto il portavoce, Jean-Marc Meilleur, ai microfoni dell'emittente Rtbf. Lo stesso portavoce ha precisato che le perquisizioni sono state condotte da "professionisti che conoscono molto bene il loro lavoro e che rispettano i diritti delle persone".&lt;br /&gt;Nel corso della giornata, il portavoce della conferenza episcopale belga Eric de Buekelaer ha detto che la Chiesa potrebbe decidere di avviare un'azione legale contro le perquisizioni compiute giovedì dalla polizia. L'arcivescovado ha inoltre chiesto di poter riavere i computer sequestrati nel corso della perquisizione, poiché senza queste attrezzature l'attività del quartier generale della Chiesa cattolica in Belgio è destinata a rimanere paralizzata. Davanti all'ira del Vaticano, ieri non sono intervenuti né il ministero degli Esteri belga né quello della giustizia.&lt;br /&gt;A parlare sono stati i principali editorialisti. La giustizia ha finalmente lanciato un "segnale chiaro: la Chiesa non è al di sopra della legge", ha commentato il quotidiano fiammingo ‘De Morgen', riassumendo bene la posizione espressa dalla maggior parte degli opinionisti belgi intervenuti sullo scontro tra Vaticano e Belgio innescato dalle modalità con cui magistratura e polizia hanno condotto le perquisizioni di giovedì scorso. In un Paese di antica tradizione cattolica, ma dove la laicità dello Stato è sacrosanta e inviolabile e la pedofilia é un incubo, i media - come fa anche l'altra grande testata fiamminga ‘Der Standaard' - riconoscono che in alcuni casi le iniziative prese durante le perquisizioni effettuate nell'arcivescovado di Mechel-Bruxelles e nella cripta della cattedrale di Saint-Rombaut sono state "sproporzionate".&lt;br /&gt;Detto questo, però, nell'editoriale pubblicato sul principale quotidiano francofono, ‘Le Soir', ci si chiede a quale "gioco stia giocando la Chiesa quando sostiene che nel cercare di identificare i preti che hanno abusato di minori, la giustizia si rende colpevole di una doppia violenza". E un altro commento, pubblicato sullo stesso giornale sotto un articolo dal titolo "i religiosi, una casta superiore", osserva: "Il Vaticano preferisce le tombe alle vittime". A essere messo sotto accusa è soprattutto l'accordo raggiunto da poco, sotto l'egida del ministro della giustizia, con la commissione voluta dalla Chiesa e guidata dal professor Peter Andriaenssen che ha il compito di indagare sugli abusi sessuali compiuti dai preti. Un accordo "forse lodevole nelle intenzioni" ma "sbilenco" poiché, si sottolinea su ‘La Libre Belgique', "lascia alla Chiesa un curioso margine di manovra". Esso non tiene conto che la riservatezza delle informazioni raccolte, in caso di gravi reati, passa in secondo piano rispetto alla necessità di accertamenti giudiziari. E bene ha fatto - conclude l'editoriale - il giudice istruttore De Troy (quello che ha ordinato le perquisizioni, ndr), di cui fortunatamente è garantita l'indipendenza, a riprendere in mano le redini dell'inchiesta".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-3758906405525482235?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/3758906405525482235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=3758906405525482235' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3758906405525482235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3758906405525482235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/06/il-belgio-cattolico-non-e-litalia.html' title='Il Belgio, cattolico, non è l’Italia clericale: un vescovo là è trattato come chiunque'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-933741165172558935</id><published>2010-06-10T01:55:00.008+02:00</published><updated>2010-06-10T12:00:32.048+02:00</updated><title type='text'>I siciliani chiamano Garibaldi (e i bergamaschi) contro gli odiati Borboni</title><content type='html'>LA STORIA INSEGNA. MA SOLO SE SI E' DISPOSTI AD IMPARARE. La Storia insegna? Certo, ci chiedevamo in un &lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/05/150-anni-di-unita-ditalia-la-gloriosa.html"&gt;articolo&lt;/a&gt; su Salon Voltaire del 5 maggio scorso, data dell’inizio della spedizione dei Mille, ma solo se si ha un minimo di intelligenza e di cultura. Ecco perché la nostra classe dirigente, soprattutto i politici, non hanno imparato niente.&lt;br /&gt;LA SICILIA E GLI ANTENATI DEI "PADANI" CON GARIBALDI. Le ridicole Leghe del Nord e del Sud che oggi sputano falsità da osteria sul Risorgimento, i liberali, i "piemontesi", Cavour e Garibaldi, ignorano la Storia e mostrano di non avere alcuna idealità, visto che la Storia è sempre storia di libertà. Ristretti nel loro cinismo da bottegai di villaggio che non vedono al di là del campanile, non sanno che furono proprio i siciliani – Crispi, La Masa, Rosalino Pilo, La Farina, La Loggia e molti altri – a chiedere a Garibaldi di liberare l’isola dal giogo dell’oppressore Borbone contro cui c’erano stati i gloriosi Vespri; che i Mille erano attesi a Palermo con ansia febbrile; che i siciliani che partirono da Quarto erano ben 71 (più dei piemontesi); che centinaia di siciliani si aggiunsero ai Mille in terra di Sicilia, tra cui preti e frati; che siciliano era il pilota della nave ammiraglia, il Piemonte – dov’era Garibaldi – Salvatore Castiglia (fu lui a scegliere l’approdo a Marsala); che l’unica donna era Rosalia Montmasson, moglie del siciliano Crispi; che Palermo fu la sola città ad onorare con una medaglia individuale ciascun partecipante alla spedizione; che 800 dei Mille oggi sarebbero definiti "padani", per lo più conterranei di quelli che oggi parlano male di Garibaldi, essendo originari di Milano, Bergamo e Brescia.&lt;br /&gt;LO "STATO CANAGLIA" BORBONICO E IL REVISIONISMO DEGLI STOLTI. E come "si stava bene sotto i Borboni", re oscurantisti, capricciosi e crudeli come pochi (l’Inghilterra di lord Gladstone considerò il regno delle Due Sicilie un vero "Stato canaglia" – come diremmo oggi – solo considerando le sue famigerate prigioni), ce lo dice in un vivace libro autobiografico "Pensieri e ricordi storici e contemporanei" (ed. Sellerio 1991), un aristocratico siciliano un po’ scapestrato, il Michele Palmieri di Miccichè, probabilmente antenato del politico che – vedi l’articolo precedente – oggi "parla male di Garibaldi". Il Micciché, che ben prima del ’48 sperimentò sulla propria pelle, pur essendo un privilegiato, la crudeltà pazzoide di quello Stato assolutista, clericale, corrotto e poliziesco che lo costrinse ad emigrare in Francia.&lt;br /&gt;IL CORAGGIO DEGLI INTELLETTUALI. Sull’intera vicenda dei Mille e sul genio Garibaldi, grande prima come uomo e poi come condottiero, dotato di coraggio, rapidità e freddezza nelle decisioni militari, si vedano i capitoli dedicati nel manuale che nel primo Novecento scrissero vari esperti, oggi riedito e in distribuzione gratuita ("&lt;em&gt;Il generale Giuseppe Garibaldi&lt;/em&gt;", Ufficio storico dell’Esercito, 2007). Un libro entusiasmante: mai avremmo creduto che un manuale pensato per spiegare agli ufficiali la tecnica miltare del Grande Nizzardo nelle singole battaglie potesse piacere anche a chi non si interessa di cose militari, spiegandoci meglio di tanti libri di storia che le sue vittorie erano dovute anche e soprattutto agli ideali forti di libertà degli intellettuali, e che le sconfitte borboniche erano soprattutto sconfitte ideali e morali di chi era contro la libertà, perciò contro la Storia.&lt;br /&gt;ANZICHE' "FARE L'ITALIA" LA SI DISFA. Insomma, Sicilia e Bergamo curiosamente ancora uniti? Oggi nel parlar male di Garibaldi; ieri, 150 anni fa, sotto le sue bandiere. Un’involuzione davvero meschina.&lt;br /&gt;Avevano ragione, allora, i risorgimentali: gli Italiani bisogna ancora farli.&lt;br /&gt;REGIONI E PROVINCE, COVI DI PARASSITISMO. Del resto, ci penseranno l’Europa e il mercato internazionale a considerarci nazione, anzi, un piccolissimo Stato che solo l’ottusità provinciale può pensare di suddividere ancora di più. Così piccolo che perfino regioni e province sono un lusso irrazionale, tanto più se autonome. E, a proposito, "autonome" da chi e da che cosa, visto che da sole non saprebbero fare tre passi senza cadere ancor più nel ridicolo, e che già ora si fanno pagare i loro sprechi, le loro follie da megalomani di provincia, dagli altri concittadini? Sono loro i veri prepotenti da cui noi dovremmo liberarci. Ma dove trovarlo un nuovo Garibaldi che anche questa volta li riconquisti per il loro bene?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-933741165172558935?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/933741165172558935/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=933741165172558935' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/933741165172558935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/933741165172558935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/06/la-sicilia-chiamo-garibaldi-e-i.html' title='I siciliani chiamano Garibaldi (e i bergamaschi) contro gli odiati Borboni'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-3802793490364415838</id><published>2010-06-10T01:10:00.001+02:00</published><updated>2010-06-10T11:36:22.459+02:00</updated><title type='text'>Ma la Sicilia era contro Napoli e i Borboni, con Garibaldi e il Risorgimento</title><content type='html'>Gianfranco Miccichè, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, membro della Camera dei Deputati, autorevole sostenitore del Presidente della Regione Siciliana, il quale non potrebbe reggersi senza il suo appoggio, dichiara che le "nostre disgrazie" (nostre di Siciliani, intende), "sono iniziate proprio con l'Unità" d'Italia. La frase si legge, nero su bianco, nell'intervista rilasciata l'8 giugno 2010 al giornale telematico "Siciliaoggi.net".&lt;br /&gt;Anni fa ebbi l'occasione di studiare un pregevole libro, "Ruggero Settimo nel Risorgimento Siciliano", pubblicato nel 1928 dalla Casa Editrice Laterza di Bari, scritto da un aristocratico siciliano, Carlo Avarna (1885-1964), duca di Gualtieri. Avarna è noto agli storici anche per aver pubblicato, nel maggio del 1925, un libro, titolato "Il fascismo" presso l'Editore Piero Gobetti.&lt;br /&gt;Richiamo, rapidamente, qualche passaggio storico. 11 dicembre 1816: Ferdinando di Borbone, IV come re di Napoli e III come re di Sicilia, dispone con proprio decreto l'unificazione dei due regni e diventa Ferdinando I delle due Sicilie. I Siciliani mal sopportano questa decisione, considerato che il Regno di Sicilia risaliva al 27 settembre dell'anno 1130, quando fu incoronato Ruggero II di Altavilla. Come ha scritto Carlo Avarna, il re Borbone conculcava le "secolari autonomie dell'Isola che trentacinque re avevano, per circa otto secoli, rispettate ed alle quali, per la prima volta, si era voluto attentare nel 1816" (op. cit, p. 269).&lt;br /&gt;12 gennaio 1848: inizia la rivoluzione a Palermo; i palermitani precedono ogni altro popolo europeo, in un anno in cui quasi tutta Europa sarà sconvolta da moti rivoluzionari.&lt;br /&gt;25 marzo 1848: nella Chiesa di San Domenico a Palermo s'inaugura il General Parlamento di Sicilia. Quel Parlamento esprimeva una classe dirigente di straordinaria qualità, quale, purtroppo, la Sicilia non conoscerà mai più. Ne facevano parte, tra gli altri, Francesco Ferrara, Francesco Paolo Perez, Filippo Cordova, Michele Amari, Emerico Amari, Vito D'Ondes Reggio, Matteo Raeli, Francesco Crispi, Giuseppe La Farina. Molti di loro poi sarebbero stati protagonisti della storia nazionale italiana.&lt;br /&gt;13 aprile 1848: il Parlamento siciliano proclama, solennemente, che: "Ferdinando II e la sua dinastia sono decaduti dal trono di Sicilia". La corona viene allora offerta al duca di Genova, figlio secondogenito di Carlo Alberto re di Sardegna. Secondo quanto deliberato, sarebbe dovuto diventare Alberto Amedeo I, re dei Siciliani (cfr. op. cit., p. 146). Le trattative con la Corte di Torino furono travolte dagli eventi: il 25 luglio del 1848 i Piemontesi furono sconfitti a Custoza dagli Austriaci.&lt;br /&gt;Il 3 novembre del 1860: Ruggero Settimo (1778-1863), dei principi di Fitalia, che aveva presieduto l'Esecutivo siciliano durante il glorioso biennio 1848-1849, scrive al Cavour: "Ella ha, con ragione, veduta nella politica seguita dal governo provvisorio del 1848 la tendenza alla nazionalità italiana sotto la dinastia di Savoia, sebbene si manifestasse nella forma che le condizioni politiche di quell'epoca permettevano ... Sono convinto che la libertà non può essere senza l'ordine interno, garanzia della prudente conservazione e del saggio progresso. Tutti questi beni ci può soltanto garantire la costituzione dell'Italia in monarchia costituzionale sotto quel re, che alta, incontaminata ha mantenuta la bandiera dell'indipendenza e della libertà italiana. Tutte le varie regioni d'Italia hanno sentito e compreso questo vero, e quindi la nobile gara a sacrificare sull'altare della Patria i vieti e dannosi pregiudizi del gretto municipalismo. La Sicilia non voleva, né poteva essere meno italiana delle altre regioni: il suo unanime ed entusiasta voto per l'annessione ne fu prova" (cfr. op. cit., p. 259).&lt;br /&gt;C'è sempre la tendenza a riscrivere la storia, secondo quelle che si ritengono le convenienze politiche del momento; ma dalle vicende di tutto il Risorgimento siciliano si coglie un significato che nessuno, documenti alla mano, può contestare: la classe dirigente siciliana non perdonò mai ai Borboni di avere prima giurato, poi tradito, la Costituzione siciliana del 1812. Tutti i moti furono sempre ispirati dalla pressante volontà di essere indipendenti da Napoli. A Messina, Ferdinando II di Borbone continua ad essere ricordato come "re bomba"; nomignolo conquistato per i devastanti cannoneggiamenti dell'artiglieria borbonica, ai quali la città resistette orgogliosamente per mesi e mesi nel 1848. L'adesione alla causa italiana fu avvertita come l'opportunità storica di inserire l'Isola in un contesto di più vasto respiro, dove le più ampie forze di una grande Nazione avrebbero potuto convergere e sostenersi reciprocamente, nell'obiettivo del comune progresso civile ed economico.&lt;br /&gt;Non sto a ripetere i volgari attacchi che Miccichè ha mosso contro la memoria di Garibaldi. Riportarli sarebbe attribuire loro importanza e amplificarli.&lt;br /&gt;Il Regno Borbonico cadde perché era marcio fino al midollo, minato dalla sfiducia, tradito in primo luogo da quanti, per i ruoli ricoperti, avrebbero dovuto sostenerlo e difenderlo.&lt;br /&gt;Consideriamo la battaglia di Calatafimi del 15 maggio 1860. I garibaldini sconfiggono in campo aperto un esercito regolare più numeroso, meglio armato e che combatteva in condizioni di vantaggio, avendo l'artiglieria disposta su alture da cui poteva tirare contro le camicie rosse che venivano avanti. Fu quella vittoria a dimostrare che la spedizione dei Mille era qualcosa di diverso dai falliti tentativi insurrezionali tentati in precedenza nel Meridione, quali quelli dei fratelli Bandiera, o di Carlo Pisacane. La vittoria di Calatafimi fece sì che le classi dirigenti dell'Isola ed il popolo siciliano si schierassero con Garibaldi, il quale, infatti, già dodici giorni dopo, il 27 maggio 1860, conquistava Palermo. Per essere disposti a rischiare la propria vita, per combattere e vincere, ci vuole forza morale; evidentemente, Garibaldi era capace di infondere questa forza in coloro che lo seguivano.&lt;br /&gt;Con la battaglia di Milazzo, del 20 luglio del 1860, Garibaldi ha il pieno controllo della Sicilia. Poi può attraversare lo Stretto, percorrere l'intera Calabria senza che nessuno osi attaccarlo ed entrare a Napoli, il 7 settembre 1860, accolto come un trionfatore.&lt;br /&gt;Intanto, Francesco II di Borbone si è rifugiato a Gaeta, dove ammassa ingenti forze militari. Quando tenta lo scontro in campo aperto con la battaglia del Volturno (1-2 ottobre 1860) dispone, sulla carta, di cinquantamila uomini. Ma il suo esercito è messo in rotta da quello di Garibaldi che, stavolta, vince definitivamente.&lt;br /&gt;E' vero che Garibaldi non ebbe mai grande genio politico; ma era un autentico patriota ed un cuore generoso, sinceramente amante della causa della libertà dei popoli e del progresso umano. Per dimostrarlo, basta ricordare che: accettò di porre fine alle istituzioni della Dittatura (e lui era il dittatore); consentì che il 21 ottobre 1860, nelle province napoletane e in Sicilia si tenesse il plebiscito per chiedere al popolo se voleva "l'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele II re costituzionale i suoi legittimi discendenti"; si inchinò al risultato elettorale (i SI furono pari al 78,91 % degli aventi diritto al voto nelle Province napoletane e al 75,13 % in Sicilia); il 26 ottobre 1860, nell'incontro di Teano, consegnò idealmente l'Italia meridionale e la Sicilia a Vittorio Emanuele II di Savoia, re legittimato dal voto popolare. In altri termini, Garibaldi antepose il bene dell'Italia alle proprie personali convinzioni politiche; si fece semplicemente da parte, senza contropartite, lui che, per quanto aveva ottenuto, avrebbe potuto chiedere qualunque cosa. Vanno ricordati pure quanti lo consigliarono in questo senso; in particolare, Francesco De Sanctis, oggi ricordato come insigne critico della letteratura italiana, ma che allora rappresentava la linea politica della conciliazione con Cavour, e Francesco Crispi, che allora era repubblicano.&lt;br /&gt;Può darsi che Miccichè ignori chi fosse Adolfo Omodeo, il grande storico, pure lui nato a Palermo, il 18 agosto 1889. In un "Discorso ai conterranei di Sicilia", letto alla Radio di Napoli il 15 dicembre 1943, Omodeo confutava le tesi allora messe in circolazione dai separatisti siciliani. Li accusava di interpretare una "reinvoluzione baronale", di coltivare un sentimento reazionario di isolazionismo, di falsificare la storia. Era falso, ad esempio, che "lo Stato libero fiorito tra il 1860 e il 1922" avesse precorso il fascismo nello stremare l'Isola. Al contrario, sosteneva Omodeo, "a chi non abbia la mente ottenebrata da passioni e non sia ignaro di storia appare evidente che mai, dopo il periodo normanno, l'isola ebbe una fioritura simile a quella del libero Stato italiano, quando il nostro naturale ingegno trovò più vasto campo per affermarsi, e uomini di Sicilia diressero la politica, la magistratura, le grandi assemblee politiche del Regno d'Italia". Bisognava fare l'opposto di quanto voleva il separatismo: riprendere, nella sua purezza, il grande ideale mazziniano: "la Patria unita nel consorzio di tutte le patrie libere; l'unità italiana nella confederazione europea, che consolidi l'equilibrio continentale, consacri nell'armoniosa collaborazione di molti popoli dalle molte lingue la civiltà europea che fin ora è stata la luce del mondo" (cfr. Adolfo Omodeo, "Libertà e storia. Scritti e discorsi politici", Torino, Einaudi, 1960, pp. 129-130).&lt;br /&gt;La Sicilia ha festeggiato recentemente il sessantaquattresimo anniversario dello speciale Statuto di autonomia, approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455. Le prime elezioni dell'Assemblea regionale siciliana si sono tenute il 20 aprile 1947. Non è colpa di Garibaldi se le istituzioni autonomistiche hanno dato così discutibile prova di sè, in un periodo sufficientemente lungo da poter essere valutato storicamente. Non è colpa di Garibaldi se, quando ancora non esisteva la Corte Costituzionale, l'Alta Corte per la Sicilia, con sentenza del luglio 1948, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di una disposizione di quella stessa legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, con cui lo Statuto Siciliano è stato convertito in legge costituzionale. Tale disposizione prevedeva che, nel rispetto della procedura di revisione costituzionale, entro il termine dei successivi due anni, sarebbero state apportate le opportune modifiche allo Statuto per armonizzarlo con le norme della Costituzione della Repubblica, scritta ed entrata in vigore successivamente. Il mancato coordinamento fu un drammatico errore politico, di cui portano piena responsabilità quanti affermano l'assurda tesi che lo Statuto sia frutto di un accordo, su un piano paritario, fra la Sicilia e lo Stato italiano.&lt;br /&gt;Non è colpa di Garibaldi se oggi non si è capaci di gestire correttamente il ciclo dei rifiuti e grandi città, come Palermo, sono sporche, maleodoranti ed esposte al rischio di insorgenze sanitarie.&lt;br /&gt;Sappia Miccichè che gli esseri umani non sono tutti uguali, nei gesti e negli atteggiamenti. Alcuni conservano grata memoria dei loro antenati diretti e, comunque, delle precedenti generazioni. Si sentono legati al passato da saldi vincoli ideali e culturali. Le parole possono offendere e dividere; in particolare, le parole che tendono a negare quanto per altri merita rispetto, affetto, venerazione. Parole siffatte scavano fossati che nessun interesse politico poi potrà colmare. E' una questione d'onore; almeno questo Miccichè dovrebbe essere in grado di capirlo.&lt;br /&gt;Cavalcare il sicilianismo forse farà prendere qualche voto; ma, con certezza, ne alienerà altri in modo irrimediabile.&lt;br /&gt;Come già Ruggero Settimo anch'io mi definisco "italiano, nato in Sicilia" e quando vedo una statua di Giuseppe Garibaldi sorrido, come si sorriderebbe a un vecchio amico.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;LIVIO GHERSI&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-3802793490364415838?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/3802793490364415838/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=3802793490364415838' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3802793490364415838'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3802793490364415838'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/06/ma-la-sicilia-era-contro-napoli-e-i.html' title='Ma la Sicilia era contro Napoli e i Borboni, con Garibaldi e il Risorgimento'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-3440931972226207788</id><published>2010-05-05T12:01:00.009+02:00</published><updated>2010-08-31T14:58:08.443+02:00</updated><title type='text'>150 anni di Unità d’Italia. Da Quarto il 5 maggio partono Garibaldi e i Mille</title><content type='html'>La Storia insegna? Sì, ma solo agli intelligenti, e se leggono i libri. Gli ottusi campanilisti delle varie leghe del Nord e del Sud, sul cui livello culturale e scolastico nascono ogni giorno gustose vignette satiriche, perché come tutti gli stupidi danneggiano gli altri ma anche se stessi, non sanno che i Mille garibaldini che partirono di nascosto da Genova Quarto erano molto più intelligenti e infinitamente più colti di loro. Erano quasi tutti idealisti mazziniani e intellettuali repubblicani. Tra i Mille si contavano quasi 800 "padani" (trad.: italiani del Nord), molti dei quali di Milano, Bergamo e Brescia, e ben 100 medici e farmacisti, 50 ingegneri, 150 avvocati, 500 artigiani e commercianti. C’erano anche 71 siciliani. Ed era stato proprio il siciliano Crispi, in nome dei patrioti conterranei che già si erano sollevati contro gli ottusi Borboni, a pregare Garibaldi di liberare la Sicilia dall’odiato tiranno.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Si celebra oggi la ricorrenza di un secolo e mezzo dalla partenza avventurosa - il 5 maggio 1860 - dallo scoglio genovese di Quarto, della spedizione dei Mille capitanata da Giuseppe Garibaldi. Fu l’evento davvero risolutore del nostro Risorgimento, perché condusse, anche al di là delle aspettative e contro l'attendismo dei moderati, alla tanto desiderata unità d’Italia.&lt;br /&gt;La figura dell'irregolare generale nizzardo, una delle più belle e forti del nostro Ottocento, accanto a quella di Cavour, lucido e decisivo stratega politico, è di quelle che basterebbero da sole a disegnare un'epoca.&lt;br /&gt;I Mille, liberali idealisti accorsi da tutt'Italia e perfino da vari Paesi d'Europa, erano giovani, inesperti e mal equipaggiati. Si imbarcarono su due navi a vapore, Piemonte e Lombardo, nascostamente messe a disposizione dal Regno di Sardegna, ed arrivarono a Marsala per dare inizio alla conquista del Regno delle Due Sicilie. Erano discretamente appoggiati dalla marina inglese.&lt;br /&gt;Il Regno delle Due Sicilie si disintegrò al primo urto a Calatafimi, pur avendo un esercito regolare decine di volte più numeroso, molto meglio equipaggiato e preparato. Ma debole perché corroso dalla corruzione e dall'autoritarismo ottuso dei Borbone, privo del consenso di un popolo mantenuto ignorante, offeso dall'ingiustizia, taglieggiato dai privilegi dei vassalli locali (un sottopotere anarcoide fondato su bande private che poi darà luogo alla Mafia).&lt;br /&gt;La dichiarazione dell’Unità d’Italia avvenne nel marzo 1861. E infatti nel 2011 si concluderà il &lt;a href="http://www.iluoghidellamemoria.it/area_notizie/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;ciclo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; di cerimonie commemorative che si è appena aperto, sotto il titolo di "Luoghi della Memoria". E che memoria! Mai l'Italia,&lt;br /&gt;aveva avuto, dopo l'antica Roma, glorie maggiori.&lt;br /&gt;Con la deposizione di una corona d’alloro, portata da due corazzieri, ai piedi della stele celebrativa della partenza dei Mille da Genova Quarto - riferisce La Stampa sul suo sito web - il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha avviato le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il presidente della Repubblica accompagnato dal ministro della Difesa si è recato davanti al monumento dei Mille per assistere agli interventi del sindaco di Genova e del ministro per i Beni culturali. Al termine, sulla terrazza sottostante il monumento ha visitato l’area destinata a ospitare la stele con incisi i nomi dei mille garibaldini.&lt;br /&gt;Poi il Presidente ha dato il segnale di partenza della traversata celebrativa Genova-Marsala che ricorda l’impresa dei Mille. Alla regata prenderanno parte due barche con equipaggi composti da noti velisti tra cui Mauro Pelaschier e Francesco De Angelis. Arriveranno a Marsala l’11 maggio dopo avere toccato Talamone e Porto Santo Stefano, come a suo tempo le navi che trasportavano i garibaldini. Successivamente il corteo presidenziale è giunto alla Stazione Marittima dove il Capo dello Stato si è trasferito sul ponte di volo della nave Garibaldi e accompagnato dal ministro della Difesa e dai vertici delle Forze Armate ha passato in rassegna un reparto schierato con bandiera e banda. Dopo aver visitato una mostra di reperti storici ha firmato l’albo d’onore sulla Garibaldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci piace questo Presidente ex-comunista che ricorda paradossalmente il grande presidente liberale Luigi Einaudi. Ha raccomandato in questa occasione di ritrovare la concordia e lo spirito unitario, ed ha criticato giustamente le volgari strumentalizzazioni politiche anti-unitarie e anti-risorgimentali. Ma soprattutto - ha detto - dobbiamo «incitare noi stessi ad avere un po’ più di orgoglio nazionale». Che oltretutto è fondamentale anche per ricostruire ("L'Italia è fatta, ora bisogna fare gli Italiani") la nostra immagine all'estero, immagine che le stupide contestazioni di Lega Nord e neo-borbonici del Sud contribuiscono ad abbassare in modo autolesionistico, con esiti disastrosi perfino sul piano commerciale. Ma, si sa, l'intelligenza e il buon senso non sono tipici di questi gruppi, che altrimenti non avrebbero assunto posizioni così ottuse, smentite dalla grande storiografia a cominciare da quella meridionalistica, tutta fatta di grandi intellettuali meridionali.&lt;br /&gt;Come controprova, basta vedere il diverso piglio di francesi, inglesi e tedeschi, Nazioni non diversamente travagliate e divise storicamente dell'Italia, ma con borghesie molto più colte e intellettualmente meno provinciali.&lt;br /&gt;Del resto, l'Italia già è piccola e poco influente nell'economia globalizzata dove contano solo i grandi numeri e gli Stati forti. E' una piccola provincia dell'Europa, che comincia a sua volta ad essere poca cosa rispetto ai giganti Stati Uniti e Cina. Suddividerla ancora in regioni o macro-regioni, tornare indietro nel tempo, sarebbe folle: saremmo tutti più deboli. E solo pensare che Veneto o Sicilia, Lombardia o Campania, possano da sole competere sui mercati internazionali e anche nella considerazione politica degli stranieri è ridicolo. Ma questo i provinciali sottoculturali della Lega Nord e del Sud, con tanto di patetici neoasburgici e neoborbonici, non lo capiranno mai. Per capire bisogna aver studiato la Storia, e da come parlano o scrivono al Sud e al Nord si capisce subito che il loro problema principale è l'ignoranza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-3440931972226207788?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/3440931972226207788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=3440931972226207788' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3440931972226207788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/3440931972226207788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/05/150-anni-di-unita-ditalia-la-gloriosa.html' title='150 anni di Unità d’Italia. Da Quarto il 5 maggio partono Garibaldi e i Mille'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8982677023098211740</id><published>2010-04-26T00:07:00.013+02:00</published><updated>2010-05-10T01:00:07.027+02:00</updated><title type='text'>Ipazia, prima martire della libertà di scienza, e i delitti del fanatismo cristiano</title><content type='html'>"&lt;em&gt;Quando Talebani erano i Cristiani&lt;/em&gt;" si intitola un bell'&lt;a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201004articoli/54100girata.asp"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;articolo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; di Silvia Ronchey sulla &lt;em&gt;Stampa, &lt;/em&gt;che giustamente ricorda come i primi Cristiani fossero in realtà degli estremisti. Il vescovo Cirillo, poi fatto santo dalla Chiesa, che fa assassinare, letteralmente tagliare a pezzi, dai suoi monaci fanatici, ottusi e criminali come solo certi monaci sanno essere, la grande astronoma, matematica e filosofa pagana Ipazia, un vero genio del sapere. Di questo parla il film &lt;em&gt;Agorà&lt;/em&gt;. che era stato presentato a Cannes ormai un anno fa (maggio 2009). Ma in Italia e perfino negli Stati Uniti non si trovava un &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&amp;amp;ID_articolo=730&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione="&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;distributore&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; disposto a dispiacere alle gerarchie ecclesiastiche, visto che la storia, ed è storia vera, rivela la violenza dei Cristiani, e non dei soliti islamici. Uno &lt;a href="http://www.porticinews.com/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=355:agora-lomaggio-di-amenabar-al-libero-pensiero-laico-&amp;amp;catid=127:recensione-film&amp;amp;Itemid=347"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;zelo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; eccessivo e anche ingenuo e maldestro, perché non è certo boicottando una pellicola che si riesce a nascondere una delle pagine più nere della storia del Cristianesimo. E' stato perfino firmato un appello di intellettuali per richiedere la distribuzione del film anche in Italia. Ad ogni modo, un modo umiliante se pensiamo che non siamo nel Medio Evo, come vorrebbe la Chiesa, ma nel 2010, anche nel nostro Paese è ora possibile vedere il film. La recensione è di Livio Ghersi.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;NICO VALERIO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Agora&lt;/em&gt;, del regista Alejandro Amenàbar, è un film ben fatto e intelligente. Non è solo un racconto, una ricostruzione libera ma credibile di fatti realmente accaduti; ma reca un insegnamento. E' un'ulteriore prova dei guasti determinati dal fanatismo religioso; è un ulteriore monito a stare in guardia contro la religione trasformata in strumento di governo della società. La teocrazia va sempre rifiutata; anche quando il potere è esercitato da un Vescovo in nome di Gesù Cristo.&lt;br /&gt;Gesù crocifisso; San Pietro che si fa crocifiggere con la testa rivolta verso il basso perché, anche nella morte, non vuole essere equiparato al suo Maestro, nei cui confronti si sente indegno; San Paolo che subisce pure lui il martirio. Com'è stato possibile, allora, che dopo appena trecento anni i "cristiani", resi forti dal fatto che l'imperatore di Roma professava la loro stessa fede, pretendessero, con l'uso sistematico dell'intimidazione e della violenza, che non fosse più consentito ad alcuno sostenere pubblicamente convinzioni religiose, o filosofiche, in contrasto con la loro fede?&lt;br /&gt;Con la teocrazia si realizza un sistema sociale totalitario. In Egitto, nella città di Alessandria, nell'anno 415 d.C., fu uccisa, con modalità raccapriccianti, da fanatici cristiani, la "vergine" &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ipazia"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Ipazia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Nel primo volume della sua "Storia del pensiero filosofico e scientifico" Ludovico Geymonat ha scritto che Ipazia faceva parte della scuola neoplatonica di Alessandria, era figlia del matematico Teone alessandrino, era studiosa di filosofia e di matematica e venne trucidata da "una turba di cristiani fanatici" (cfr. edizione Garzanti, 1970, p. 334).&lt;br /&gt;Quando al vescovo Teofilo successe Cirillo (370-444 d.C.), la Chiesa di Alessandria manifestò senza riserve la propria volontà egemonica sia nei confronti dei pagani, cioè degli adoratori degli antichi dei, sia nei confronti della consistente e radicata comunità ebraica.&lt;br /&gt;La pagana Ipazia dava fastidio perché, per il suo prestigio d'insegnante, aveva un ruolo pubblico. Non le potevano essere imputati costumi licenziosi, essendo il corrispondente laico di una suora: tutta votata all'amore per la sapienza e per la scienza.&lt;br /&gt;Nel film s'immagina il vescovo Cirillo mentre legge la prima lettera di San Paolo a Timoteo. Si tratta di una delle tre lettere pastorali, che l'Apostolo, in prigione a Roma, scrisse a Timoteo ad Efeso e a Tito a Creta per dare loro istruzioni e consigli circa il modo di governare le chiese locali. Il brano che qui interessa, riportato per intero, è il seguente: "Alla stessa maniera facciano le donne, vestendosi con abbigliamento decoroso: si adornino secondo verecondia e moderatezza, non con trecce ed ornamenti d'oro, oppure con perle o vesti sontuose, ma con opere buone, come conviene a donne che fanno professione di pietà. La donna impari in silenzio, con perfetta sottomissione: non permetto alla donna d'insegnare, né di dominare sull'uomo, ma (voglio) che stia in silenzio. Per primo infatti è stato formato Adamo, e quindi Eva" ( 1Tm 2, 9-13).&lt;br /&gt;Vedendo le violenze che, nella ricostruzione cinematografica, compiono dei monaci fanatici, detti "parabolani", si avverte subito proprio la nostalgia delle parole di Gesù: "Io invece vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano" (Mt, 5, 44-46). "Rimetti la tua spada al suo posto, poiché tutti quelli che mettono mano alla spada, di spada periranno" (Mt, 26, 52-54).&lt;br /&gt;Nella vicenda di Ipazia si colgono, quindi, due elementi. Il primo è la possibilità di una lettura strumentale delle Sacre Scritture, nel perseguimento di meschini obiettivi politici. Tanto strumentale che la lettera delle Scritture finisce per essere in stridente contrasto con il complessivo spirito ispiratore del messaggio cristiano. Il secondo è il radicamento, nel Cristianesimo, di una concezione che relega la donna ad un ruolo subordinato e sottomesso. Anche se tale concezione trova conferma in passi dell'Antico Testamento e, per quanto riguarda il Nuovo Testamento, in pensieri di alcuni apostoli (non nelle parole direttamente riferite a Gesù), si può ragionevolmente sostenere che in questo caso le Scritture riflettano una mentalità propria di tempi passati e, quindi, naturalmente destinata ad essere superata nel divenire storico. Mantenerla, come se si trattasse di una verità senza tempo, equivale ad un grave errore.&lt;br /&gt;Analogamente, ci deve essere pure un motivo se nei disegni della creazione è stata prevista la differenziazione tra uomini e donne ed è stata prevista la necessità dell'unione sessuale fra appartenenti a sessi diversi per la perpetuazione della specie. Senza donne, l'umanità si estinguerebbe; da questa semplice considerazione deriva almeno una pari dignità con gli uomini. Peraltro, il Cristianesimo ha esaltato il ruolo della maternità nel culto della Madonna. Se il Vecchio Testamento fa uscire Eva da una costola di Adamo, il Nuovo Testamento fa uscire il Figlio di Dio da una donna, Maria: "Benedetto il frutto del ventre tuo, Gesù", recita una preghiera familiare ai più.&lt;br /&gt;Dalla storia di Ipazia trassero argomenti sia quanti combattevano il fanatismo religioso, come Voltaire, sia quanti, professandosi liberi pensatori, arrivarono alle conclusioni più radicali e materialistiche, come il filosofo irlandese John Toland (1670-1722). Oggi la medesima vicenda può essere usata come ennesimo spunto polemico contro la Chiesa Cattolica.&lt;br /&gt;Sono comunque immuni da qualunque lettura anti-cristiana del film &lt;em&gt;Agora&lt;/em&gt; quanti, seguendo una lunga tradizione di pensiero, significativamente interna alla stessa Chiesa, sono convinti che lo spirito del Cristianesimo comandi di amare il prossimo, non di usargli violenza; che le verità della fede cristiana si affermino con la testimonianza dei comportamenti praticati, ma non si possano imporre.&lt;br /&gt;La modernità ha fatto un dono alla Chiesa Cattolica, liberandola da responsabilità ed incombenze inerenti all'esercizio del potere temporale, e consentendole di sempre meglio caratterizzarsi come punto di riferimento spirituale. Nella dialettica con i poteri costituiti, la Chiesa può dare il meglio di sè, facendo appello alle coscienze individuali, affermando le ragioni della dignità della persona umana, dell'accoglienza dell'altro, della carità, della pace. Questo è il suo ruolo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;La distinzione temporale-spirituale è alla base della concezione della laicità dello Stato. Che rispetta tutte le fedi religiose, così come tutte le concezioni filosofiche dotate di una visione complessiva del mondo umano (in tedesco, &lt;em&gt;Weltanschauung&lt;/em&gt;); questo rispetto si traduce nella libertà di culto e si sostanzia nel fatto che le leggi si applicano in modo uguale a tutte le persone soggette alla sovranità dello Stato, indipendentemente dalle fedi che professano, o non professano. I precetti religiosi valgono per i fedeli ed hanno l'autorevolezza che loro stessi gli conferiscono, osservandoli spontaneamente; le leggi obbligano tutti. Le autorità dello Stato laico hanno il dovere di impedire che i cittadini possano subire prevaricazioni o violenze per il fatto di non conformarsi alle prescrizioni della religione seguita dalla maggioranza della popolazione. In altri termini, è la tutela delle minoranze ciò che caratterizza un ordinamento improntato a princìpi liberal-democratici.&lt;br /&gt;Un pensatore liberale italiano, Benedetto Croce, è ricordato come "filosofo dei distinti" per aver sostenuto che non ci può essere un criterio unico per giudicare i diversi ambiti di attività in cui si svolge lo spirito umano. Così il giudizio estetico, il ragionare del bello, è indipendente da considerazioni utilitaristiche, dal giudizio morale, da valutazioni politiche. Il giudicare del vero, che si utilizza per valutare la coerenza logica del pensiero, non è subordinato a secondi fini. La ricerca dell'utile, ossia del proprio vantaggio individuale, ricerca tipica nei campi dell'economia e della politica, si misura in relazione all'idoneità dell'azione a conseguire il suo obiettivo. Questa ricerca indirizza gran parte dei comportamenti pratici, ma non li esaurisce. Infatti, in contraddizione con la valutazione del proprio utile particolare, si possono pure porre in essere differenti comportamenti, ispirati dal giudizio morale, cioè dall'aspirazione al bene, che perseguono finalità altruistiche.&lt;br /&gt;Invece il fanatico religioso è totalitario: vuole ridurre tutta l'attività spirituale ai criteri di giudizio che la sua fede gli ispira, così come il suo cervello, più o meno dotato, e la sua cultura, più o meno rozza, interpretano quella medesima fede. Che potrebbe portare persone dotate di animo più elevato a giudizi completamente diversi.&lt;br /&gt;Un fanatico religioso non è abilitato a giudicare della scienza di Galileo: per lui lo scienziato è eretico soltanto per il fatto di non ripetere fedelmente concezioni antiche, ma supportate dall'autorità della tradizione. La repressione della libera ricerca è repressione dello spirito umano. E' un peccato contro lo spirito. Questo il peccato commesso da chi spense l'intelligenza e la vita di una bella persona, quale fu Ipazia.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;LIVIO GHERSI&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-8982677023098211740?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/8982677023098211740/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=8982677023098211740' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8982677023098211740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8982677023098211740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/04/ipazia-la-prima-martire-della-liberta.html' title='Ipazia, prima martire della libertà di scienza, e i delitti del fanatismo cristiano'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8125836140140315371</id><published>2010-04-19T18:45:00.032+02:00</published><updated>2011-04-29T16:50:56.869+02:00</updated><title type='text'>Chiesa. Se si scopre che la religione cattolica è in mano ai maniaci sessuali</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;- Ah, se la gente sapesse quello che c’è nei conventi &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;e nelle Case Generalizie! &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;em&gt;(suor Ludovica, polacca di Roma).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;- Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;(papa Paolo VI, Montini).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;E' PEGGIORE LA REAZIONE ALLE CRITICHE O L'AZIONE STESSA? Ho faticato a far comprendere alla mia conoscente polacca suor Ludovica che gli italiani, che hanno avuto sempre la Chiesa in casa, hanno acquisito anche i relativi anticorpi, e sanno tutto da secoli. E hanno anche il &lt;em&gt;Decamerone&lt;/em&gt; di Boccaccio e i &lt;em&gt;Sonetti&lt;/em&gt; del cattolicissimo Belli che ci hanno illuminato sul contrasto tra virtù conclamate e vizi segreti. (E, a proposito, a questi ultimi, i Sonetti, e forse anche ai vizi, abbiamo di recente dedicato un &lt;a href="http://mondodelbelli.blogspot.com/"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;blog&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;Non solo la mia amica suora, ma la Chiesa stessa, sanno bene che un prete, una monaca, per il solo fatto di essere devoti, non sono certo più "buoni", più onesti e soprattutto meno maliziosi degli altri uomini. Ma ora forse si sta esagerando. Eppure, sorpresa a nascondere malamente le sue colpe, la Chiesa non si pente totalmente, come pretende dagli altri, ma prima di tutto e con una certa arroganza accusa i suoi accusatori: &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;"I nemici di sempre del cattolicesimo, ovvero massoni ed ebrei, e l'intreccio tra di loro a volte é poco facile da capire… ritengo che sia maggiormente... un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza, loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi". (mons. Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto, 9 aprile 2010). E ancora: "Bisogna chiaramente perseguire i casi di pedofilia, ma bisogna avere rispetto del peccatore. Non denuncerei alla polizia un prete accusato" (mons. Michele De Rosa, membro Commissione Cei per l'ecumenismo e il dialogo, 3 aprile 2010). Begli esempi di Cattolicesimo.&lt;br /&gt;"Proprio adesso?", si lamentò col commissario di Polizia il ladro che stava cominciando a godersi il gruzzolo trafugato. Già, perché "proprio adesso?". Come mai "solo ora" quei miscredenti anti-cattolici si accorgono dei crimini o dell'attaccamento pedofilo di molti preti verso i bambini? "Chi c’è dietro questo attacco alla Chiesa cattolica?". La Chiesa ha 2000 anni ed "è strano che negli ultimi mesi sia saltata fuori" l'omosessualità diffusa tra i preti e la tendenza alla violenza psicologica e fisica verso i minori, così come un tempo si denunciava quella verso le donne. A parte i soliti ebrei e massoni, non sarà forse "per guadagnare soldi in risarcimenti"?&lt;br /&gt;Ecco una breve raccolta di frasi che – di rado ingenue, e solo quando a parlare è la gente comune, ignara di storia della Chiesa, di diritto, di principi morali, di tutto – esprimono un grave e irreparabile cinismo di fondo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;Non è vero, innanzitutto, che la pedofilia e le violenze sessuali verso parrocchiani, seminaristi o estranei alla comunità, siano cosa nuova. Questa psicopatologia diffusa, queste deviazioni gravi del comportamento sessuale dei sacerdoti cattolici, questa violenza verso i deboli, le "anime semplici" da plasmare, sono cosa ricorrente, continua, antica, anzi antichissima, nella storia della religione cattolica. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;E i religiosi non sono, non devono essere, "persone comuni", perché sono visti dalla popolazione cattolica o non cattolica, a causa del loro grande carisma, come uomini e donne affidabili, morali, educatori dei giovani, o almeno capaci di dare un esempio agli altri.&lt;br /&gt;Quindi, è inutile, anzi sospetta quando applicata ai propri membri della casta sacerdotale, la solita solfa cattolica sul particolare beneficio da offrire al "peccatore", perché nientedimeno Gesù avrebbe avuto più riguardi verso la peccatrice Maddalena che verso i savi e onesti Farisei. Il che, infatti, era causa d’un profondo solco di incomprensione tra l’Ebraismo e il Cristianesimo, perché porta all’ingiustizia. No, le mancanze dei sacerdoti cattolici (perché quasi soltanto religiosi cattolici sono stati implicati in questi reati o mancanze gravi) non sono giudicabili alla stregua di quelle della popolazione normale, come va dicendo la Chiesa ignobilmente, ostentando una cinica neutralità statistica. I peccati della Chiesa, diciamo, valgono almeno 10 volte di più.&lt;br /&gt;Se si scoprisse, infatti, che in quanto a criminalità e devianza, o a comportamento psicotico, i sacerdoti, i frati, le monache della Chiesa cattolica fossero anche solo "nella media" della popolazione, questo sarebbe pur sempre un &lt;em&gt;vulnus&lt;/em&gt; gravissimo, che farebbe dire alla gente ed anche agli osservatori neutrali: "Ma allora, a che servono i preti, la Chiesa, la Curia, il Vaticano, la religione Cattolica, con tutto quello che ci costano in soldi e limitazione alle libertà? Non ci conviene. E loro non sono la filosofia: se con loro o senza di loro le cose restano uguali, che se ne vadano, che si sciolgano". Possibile che i dirigenti cattolici non comprendano questo sillogismo?&lt;br /&gt;Bisogna ribadirlo, per la solita casalinga di Isernia che vede solo la televisione, o per il solito pensionato che non legge giornali: le denunce, dall’interno stesso della comunità ecclesiale, cioè dal popolo cattolico, avvalorate talvolta anche da qualche prete o vescovo per fortuna di salda morale e di sani princìpi, ci sono sempre state. E negli ultimi decenni, a mano a mano che anche i credenti cattolici si sono sentiti più liberi di parlare e di denunciare, sono ovviamente aumentate. E anche le Polizie e i Giudici di mezzo mondo hanno smesso il &lt;em&gt;timor&lt;/em&gt; &lt;em&gt;reverentialis&lt;/em&gt; che evidentemente nei pochi casi denunciati a Cesare, visto che Dio tardava a provvedere, bloccava le indagini. E tutti i Papi ne sono stati messi al corrente. E tutti più o meno ipocritamente, hanno messo a tacere le denunce, preoccupandosi più del buon nome della Chiesa e dell’onorabilità o salvezza del singolo prete che delle violenze psicologiche e fisiche subite da migliaia di bambini e del dramma di tante famiglie cattoliche. A questo va aggiunta, per onestà liberale, la minore sensibilità che probabilmente esisteva tra la gente su questo tipo di reati solo qualche decennio fa. Non dimentichiamo l'analogia con gli stupri alle donne, spesso tenuti nascosti per malinteso pudore dalle stesse vittime. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;Però noi viviamo oggi, e oggi bisogna essere severi, severissimi, molto più severi con i sacerdoti, e con la Chiesa che li ha coperti o non li ha puniti in modo esemplare, che con un uomo qualunque che si fosse macchiato degli stessi delitti. Perché di delitti si tratta. E perché oggi la violenza sui minori è considerata un delitto rivoltante. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;"La Chiesa è ferita e peccatrice" ha ammesso papa Benedetto XVI pranzando coi cardinali presenti a Roma. Bene, ma perché non averlo ammesso sùbito, informandone anche cardinali e vescovi per evitare che dicessero sciocchezze? Siamo d’accordo con chiunque nella Chiesa, dal Papa in giù, combatta la politica ipocrita dei "due pesi e due misure", favorisca le indagini anche sui fatti trascorsi, ammetta le colpe dei preti pedofili o violentatori, li punisca severamente secondo un buon uso del diritto canonico, e prometta di denunciarli anche davanti ai magistrati laici. Ma condanniamo chi anziché reprimere duramente colpe così vergognose, tra l’altro troppo tardivamente ammesse, condanna invece chi quelle colpe ha denunciate. Un’ingiustizia intollerabile. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;INEFFABILI "SUPERIORI": IL CARD. LAW INSEGUITO DALLA LEGGE. E NON E' STATO IL SOLO PRELATO. Davanti al tribunale americano, nonostante documenti compromettenti, fece scena muta, a base di "&lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2002/maggio/09/cardinale_Law_pedofili_Non_ricordo_co_0_0205097574.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;non ricordo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;". Ed era il lontano 2002, quando non si era ancora scatenato quello che secondo la Chiesa cattolica sarebbe un "complotto" massonico-anticattolico-anticlericale-illuminista-capitalista-liberale-ateista-ebraico" (e gaysta-lesbista, no?). Negli Stati Uniti rischiava davvero il carcere il card. Law, malgrado il nome. Sembra poi che si sia rifugiato in Italia sotto la tonaca ricamata di papa Giovanni Paolo II, al sicuro nel Vaticano. Quasi un asilo giudiziario, un'area di comoda extra-territorialità penale, già sperimentata ai tempi dello scandalo della Banca Vaticana IOR di mons. Marcinkus, quell'affarista in tonaca nominato e poi protetto dal "papa santo" Wojtyla, banca collegata al bancarottiere Sindona, coinvolta nel delitto Calvi e tirata in ballo perfino da un pentito della banda della Magliana a proposito di riciclaggio di denaro sporco. Tanto che uno di quei banditi, spietati sì, ma cattolici, "per grazia ricevuta", chiese ed ottenne addirittura l'onore di una tomba monumentale in una basilica romana. Un po’ come un tempo (cfr Manzoni) i ricercati dalla giustizia si rifugiavano in convento o in chiesa. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;Ma anche se questo Law anti-legge fosse uscito dal Vaticano, state tranquilli, questo Stato clericale e antiliberale (di Destra o Sinistra è lo stesso) fondato sul privilegio dei soliti potenti, non gli torcerebbe un capello. Infatti, il card. Marcinkus fu spedito negli Stati Uniti, per interessamento di Craxi. Sono lontani i tempi di Cavour e Siccardi. E poi si lamentano se qualche protesta è dura: l’indignazione morale non la calcolano? Alcuni ebrei, infatti, hanno protestato per il colloquio inopportuno che due rabbini hanno avuto col card. Law, come scrive Gherushi92 nel suo polemico &lt;a href="http://gherush92.com/news_it.asp?tipo=A&amp;amp;id=2944"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;sito&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Law? Tranquilli, per evitare equivoci non è la "legge", quella vera, ma una sua imitazione. Quella della jungla.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;LA "TEMPESTA MEDIATICA". Al contrario di quanto vanno dicendo cardinali, vescovi, semplici preti, giornalisti cattolici e perfino opinionisti laici, la campagna sui media e lo scandalo dei preti pedofili che ne è derivato non sono affatto un elemento negativo, frutto di chissà quale "complotto" dei nemici del cattolicesimo, ma stanno svolgendo un ruolo positivo, chiarificatore, catartico, perché spingono sempre più vittime e colpevoli a trovare il coraggio di denunciare o confessare. E non ce lo aveva insegnato proprio la Chiesa che "&lt;em&gt;oportet ut scandala eveniant&lt;/em&gt;"? E' proprio quello che ha ammesso in una drammatica dichiarazione il vescovo di Bruges (Belgio), che si è appena &lt;a href="http://www.corriere.it/esteri/10_aprile_23/vescovo-pedofilia-bruges-dimissioni_07bf6d32-4ec4-11df-83f9-00144f02aabe.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;dimesso&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; chiedendo perdono a tutti. E' stata proprio la "tempesta mediatica" sui pedofili ad averlo colpito emotivamente e convinto al drammatico passo. E il papa Benedetto XVI ha sùbito accettato le dimissioni: segno dei nuovi tempi. Grazie alle denunce dei giornali e delle tv. Anglosassoni, &lt;em&gt;of course&lt;/em&gt;, perché se era per quelli italiani... Da lodare anche la severa nota (e i provvedimenti che seguiranno) in cui Ratzinger e la Chiesa finalmente &lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_01/vaticano-pedofilia-delitti-fondatore-legionari-cristo_a2282d40-5519-11df-a414-00144f02aabe.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;denunciano&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, dopo una accurata indagine, gli abusi sessuali e gli altri "delitti" dello scomparso fondatore dei Legionari di Cristo, che ancora nel 2004 era però ricevuto e lodato da papa Giovanni Paolo II. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;La pressione mediatica ha anche un altro effetto positivo: sta dividendo i dirigenti della Chiesa spingendo i più coraggiosi a venire allo scoperto, come ha fatto il cardinale di Vienna, allievo e amico di papa Ratzinger, che ha &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/10_maggio_08/papa-pedofilia-vescovo-mixa_1934c78e-5a8a-11df-903e-00144f02aabe.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;accusato&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; l'ex segretario di Stato, Sodano, di aver insabbiato lo scandalo scoppiato in Austria.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;I DOCUMENTI INDISPENSABILI PER SAPERE I FATTI. Innanzitutto due pagine molto documentate su "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pedofilia"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;pedofilia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;" e "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pedofilia_e_Chiesa_cattolica"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;pedofilia e Chiesa cattolica&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;", poi la voce di Wikipedia con un'estrema sintesi del &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Jay_Report"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;rapporto&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; John Jay, infine, il &lt;a href="http://www.usccb.org/nrb/johnjaystudy/"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;sito ufficiale&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; del Rapporto John Jay (commissionato dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti), un ottimo e complesso lavoro sociologico e statistico, pieno di grafici e tabelle, a cui tutti ormai ci riferiamo, e che perciò è la base per ogni discussione o articolo. Nonostante che si fermi al 2004, che sia uno studio cattolico e americano, quindi parte in causa, tra le mille cose dice che (e ognuno si scelga la percentuale che preferisce) l’81% delle vittime erano maschi, il 22% sotto i 10 anni, il 6,11% addirittura sotto i 7 anni, il 72% aveva meno di 14 anni, il 51% tra 11 e 14, il 27% tra 15 e 17 anni. I dati parlano chiaro: le vittime minorenni hanno tutte le età, da 1 a 17. Si comincia purtroppo con 4 casi di lattanti fino ad 1 anno, e il fatto che costituiscano solo lo 0,04% del totale non li rende meno gravi. Si veda la &lt;a href="http://www.bishop-accountability.org/reports/2004_02_27_JohnJay/2004_02_27_Terry_JohnJay_4.htm#incident3"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;tabella 4.3.2&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Ma poi ci sono sicuramente molti altri delitti del genere fuori dello studio di Jay, cioè dopo il 2004. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;ARTICOLI DI GIORNALI, SITI E COMMENTI. Basta scrivere &lt;em&gt;priest&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;pedophile, &lt;/em&gt;o parole simili, su Google, basta andare su Wikipedia, e si apre un mondo di siti stranieri, soprattutto americani (molti dei quali di comunità cattoliche o religiose, quindi attendibili). Sono stati loro a denunciare, perché sapevano, non i perfidi mangiapreti. Noi possiamo aggiungere qualcosa in italiano, ma è solo una inadeguata e necessariamente casuale raccolta di fatti, pareri, commenti e documenti tra migliaia. Da un &lt;a href="http://www.albanesi.it/Inchieste/Chiesa_pedofilia.htm"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;sito&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; si ricava un completo sguardo d'orizzonte sullo scandalo. L'autore ha calcolato che un prete ha un rischio di pedofilia 50 volte più alto di un cittadino comune. La percentuale dei preti cattolici coinvolta - riferisce - è molto più alta di quello che si dice. In Brasile, p. es., è coinvolto in abusi sui bambini circa il 10% dei preti. Poi si va dal moderato &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/aprile/01/CHIESA_CONTESTATA_NEL_MONDO_ITALIA_co_9_100401058.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;articolo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; del commentatore Sergio Romano sul "perché la Chiesa Cattolica è oggi contestata in Italia e nel Mondo", al &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/25/Pedofilia_Irlanda_lascia_vescovo_co_8_100325040.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;vescovo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; – &lt;em&gt;rara avis&lt;/em&gt; – che si dimette in Irlanda, ai &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/26/Quell_incontro_con_Bertone_Non_co_8_100326012.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;prelati&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; cattolici americani delusi dall’incontro col card. Bertone, all’&lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/26/accusa_del_New_York_Times_co_8_100326013.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;accusa&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; del &lt;em&gt;New York Times&lt;/em&gt; all’attuale Papa di aver coperto la pedofilia, fino al coinvolgimento dei precedenti pontefici, per esempio Paolo VI, al corrente degli scandali della &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/aprile/02/Dagli_Usa_attacchi_anche_Paolo_co_8_100402016.shtml"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;California&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, e infine, all'&lt;a href="http://gherush92.com/news_it.asp?tipo=A&amp;amp;id=2943"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;analisi&lt;/span&gt; &lt;/a&gt;dura, spietata, ma documentata, che coinvolge l’intero Cattolicesimo, citando relazioni e documenti papali, di Gerushi92: "Colpevoli senza pena, vittime senza giustizia". Ma si potrebbero citare nel dibattito globale migliaia di altre tesi e posizioni più o meno centrate, più o meno esaurienti o discutibili. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;LA CHIESA CATTOLICA IN CRISI DI CREDIBILITA'. L’impressione, vista la durata del fenomeno, ormai cronicizzato, è che siamo solo all’inizio d'uno scandalo che lede le gerarchie della Chiesa e rischia d'intaccare la credibilità stessa della religione cattolica. Infatti che accadrebbe se si scoprisse che nelle sue attività di base questa religione è nelle mani di maniaci sessuali?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-8125836140140315371?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/8125836140140315371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=8125836140140315371' title='24 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8125836140140315371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8125836140140315371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/04/chiesa-se-si-scopre-che-la-religione.html' title='Chiesa. Se si scopre che la religione cattolica è in mano ai maniaci sessuali'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>24</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-1537714790551055841</id><published>2010-03-30T21:27:00.005+02:00</published><updated>2010-03-31T00:48:17.961+02:00</updated><title type='text'>La Bonino? Quasi più forte di Dio. Solo un rosario di massa l’ha battuta e di poco</title><content type='html'>Ora si spiega. Ci siamo chiesti ieri come sia potuto accadere che la candidata più intelligente, moderna, esperta, efficientista e perfino bipartisan delle elezioni regionali italiane, Emma Bonino, fosse battuta, sia pure per pochissimo, da una scialba e insignificante Polverini, in politica una &lt;em&gt;mulier&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;foemina nova&lt;/em&gt; (eh, bisognerà pur trovare il corrispettivo femminile di &lt;em&gt;homines novi&lt;/em&gt;…), tanto virilmente risoluta quanto – mi scuserà – vaga nei programmi, e dal linguaggio e dai concetti politici, come dire, un po’ terra terra.&lt;br /&gt;Tutti avranno pensato allo zampino protettore del solito Berlusconi, che un po' Cavaliere azzurro della reclame dei detersivi e un po' Mago Zurlì trasforma con un colpo di bacchetta magica una zucca in principessa bella e intelligente. In effetti, in Italia si è visto ciò che in nessuna democrazia liberale d'Occidente si potrebbe mai vedere, se non a prezzo delle dimissioni: il Capo di Governo in persona che dà indicazioni precise agli elettori, in tv, e più volte, su come e perché votare un simbolo (quello rosso della Polverini, che mai casalinghe e pensionati avrebbero riconosciuto), visto che quello col nome "Berlusconi" non era stato presentato in tempo.&lt;br /&gt;Ma ora scopriamo che c’è dell’altro, ben altro, e viene da molto, molto più in alto.&lt;br /&gt;Un evento straordinario, scaturito direttamente dalle superne Stanze del Paradiso (o degli Inferi, non siamo così esperti di geografia del Potere Divino), ha trasformato di colpo in vittoriosa una sfigatissima candidata battuta, ancor prima di presentarsi davanti agli elettori, ben otto volte da tutte le magistrature di ogni ordine e grado. Insomma, non vale, prodigio fu, &lt;em&gt;mizzica&lt;/em&gt;. Adesso le elezioni vanno rifatte, per la evidente parzialitò dell'Arbitro.&lt;br /&gt;La preghiera, se non "arma di distruzione di massa", almeno "guerra simbolica" o "continuazione della politica con altri mezzi". Ma allora, scusate, aveva ragione Cavour quando ripeteva che con i preti (e assimilati) non si può fare politica, perché per un nonnulla ricorrono subito a Dio.&lt;br /&gt;Noi scherziamo, ma a confessare l'uso "polemico" e strumentale del rosario è un serio comunicato di Fabio Bernabei, presidente del gruppo di cattolici del Centro culturale ultra-tradizionalista Lepanto, che ha per simbolo un crociato con tanto di lungo e affilato spadone, e che si affida non ad un Cristo dolente e uimiliato sulla Croce, ma ad un Cristo Re e immaginiamo anche un po’ guerriero. Ma lasciamo la parola ai nostalgici della battaglia di Lepanto:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"La prima dichiarazione a caldo della candidata del centrodestra Polverini - inizia il comunicato - è stata: "La mia vittoria? Un miracolo"&lt;em&gt; (Corriere della Sera, 29 marzo 2010, ediz. online)&lt;/em&gt; appena i dati dello spoglio elettorale hanno sancito la sua vittoria dopo un lungo testa a testa con la radicale Emma Bonino considerata fino ad allora sicura vincitrice delle elezioni regionali nel Lazio.&lt;br /&gt;"Un miracolo è in effetti – continua Bernabei – quello che tutti i partecipanti alla Crociata del Rosario indetta dal Centro Culturale Lepanto hanno chiesto alla Madre di Dio pregandoLa affinché la Città di Roma, e con essa la Santa Sede, venisse risparmiata dal cadere sotto il governo di uno dei maggiori esponenti dell’anticlericalismo radicale.&lt;br /&gt;"Tanti amici e simpatizzanti di Lepanto hanno risposto al nostro precedente appello con la recita di rosari con questa intenzione in ogni angolo d’Italia.&lt;br /&gt;"I dirigenti di Lepanto si sono riuniti a Roma per una preghiera comune e lo hanno fatto nella Basilica di sant’Andrea delle Fratte, proprio davanti all’altare della Madonna del Miracolo.&lt;br /&gt;"Ecco la cronaca dell’evento come la riporta l’edizione nazionale de &lt;em&gt;Il Messaggero&lt;/em&gt; in un articolo sul ruolo avuto dai cattolici in questa delicata elezione:&lt;br /&gt;"Nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, davanti alla Madonna del Miracolo, proprio dove Maria Vergine apparve ad Alfonso Ratisbonne nel 1842, convertendolo, un gruppo di ultrà cattolici si sono raccolti per recitare un rosario elettorale.&lt;br /&gt;"Pregavano per chiedere la disfatta di Emma Bonino, l’antiabortista tanto temuta dalle gerarchie ecclesiastiche che sta facendo dormire male persino il cardinale Bagnasco.&lt;br /&gt;"La convocazione via email del Gruppo Lepanto parlava chiaro: "Uniamoci per recitare un rosario con l’intenzione di evitare che la città di Roma, sede della Cattedra di San Pietro, cada sotto un governo regionale controllato dalla esponente anticlericale più radicale in Italia, Emma Bonino, oltre che per la sua conversione".&lt;br /&gt;"Così i dirigenti di Lepanto, - continua il reportage della nota vaticanista Franca Giansoldati - il quarto venerdì di Quaresima, si sono trovati davanti all’icona miracolosa nel tentativo di frenare, con la forza della preghiera, la vittoria di quella che definiscono la "campionessa del relativismo".&lt;br /&gt;"A urne chiuse, coi risultati definitivi in mano, ormai è chiaro che la massiccia mobilitazione di una larga fetta del mondo cattolico, quello più strutturato, ha dimostrato di funzionare ancora una volta gli ultra’ del Centro Lepanto che hanno convocato il rosario anti-Bonino saranno sicuramente soddisfatti. Ora possono sperare in una conversione". &lt;em&gt;(Messaggero, 30 marzo 2010).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;"Dopo questa ulteriore grande grazia, infatti – conclude il comunicato del Centro Lepanto – dobbiamo continuare a sperare e pregare perchè antiproibizionisti e anticlericali di tutto il mondo si convertano e possano finalmente conoscere ed amare il Cristo Risorto di cui la Chiesa é Corpo Mistico ed il Sommo Pontefice il Vicario sulla terra".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-1537714790551055841?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/1537714790551055841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=1537714790551055841' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/1537714790551055841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/1537714790551055841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/03/la-bonino-quasi-piu-forte-di-dio-solo.html' title='La Bonino? Quasi più forte di Dio. Solo un rosario di massa l’ha battuta e di poco'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-7924939717313109381</id><published>2010-03-16T18:45:00.029+01:00</published><updated>2010-03-20T22:28:06.467+01:00</updated><title type='text'>Il laico Luigi Cascioli, lo studioso che ha dimostrato che Gesù non è mai esistito</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S6U7MlzYV9I/AAAAAAAACJ4/DqWuasCONpE/s1600-h/Luigi+Cascioli+(conf+a+Venezia)(NV+2010).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5450828011493939154" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 217px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S6U7MlzYV9I/AAAAAAAACJ4/DqWuasCONpE/s320/Luigi+Cascioli+(conf+a+Venezia)(NV+2010).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;"La Storia ha insegnato quanto ci abbia giovato quella favola su Cristo" (&lt;em&gt;Historia docuit quantum nos iuvasse illa de Christo fabula&lt;/em&gt;), avrebbe scritto papa Leone X in una lettera a Luigi, fratello del Cardinale Bembo.&lt;br /&gt;Ebbene, un cristologo davvero fuori del comune si è messo in testa di capire e di spiegare le Sacre Scritture solo in base alla logica, alla ragione, all'intelligenza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ha studiato per decenni sulla scorta di tutti i documenti possibili e di una stringente razionalità quanto fosse vera quella cinica frase papale. Ed ha svelato le manomissioni di testi, le sostituzioni di personaggi storici, le pure e semplici invenzioni e ogni altro genere di imbrogli che stanno dietro alla creazione del personaggio storico Gesù.&lt;br /&gt;Quest’uomo è Luigi Cascioli, nato a Bagnoregio (Viterbo) nel 1934, bella figura di uomo onesto, idealista, laico, libero pensatore e anticlericale, scomparso ieri a Roccalvecce all’età di 76 anni.&lt;br /&gt;Il suo libro “La favola di Cristo”, bel dono che ci lascia in eredità, è l’unico che dimostra effettivamente, con centinaia di documenti, compresi i manuscritti di Kimberth Qumran (1947) e le cronache di Giuseppe Flavio, Filone Alessandrino, Plinio il Vecchio e altri, che tale personaggio non è mai esistito. Fu inventato a posteriori dai Padri di una Chiesa ormai dominante che non aveva più motivo per essere insieme rivoluzionaria e spiritualista, ma aveva bisogno di un mito più “terreno”, di un personaggio in carne ed ossa da dare in pasto ai fedeli, e anche d’un eroe “buonista” e non-violento. Secondo la ricostruzione di Cascioli, si dovette, perciò, creare dal nulla un “Dio in Terra”, confezionando su misura una nascita plausibile – anche se miracolistica, avventurosa e troppo simile a quelle di tanti altri Dei-quasi-uomini dell'epoca – efficace pendant al “Dio nel cielo” che ormai aveva avuto successo. Pare infatti che prima di questa “creazione” biografica, Gesù fosse stato proposto come “disceso dal cielo all’età di 30 anni”. I sapienti cristiani provvidero, perciò a creare dal nulla, ma anche ad adattare, interpolare e falsificare documenti preesistenti.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S5_EYz3Dq9I/AAAAAAAACJI/1dgk8vcmEB0/s1600-h/Libro+La+Favola+di+Cristo+di+Luigi+Cascioli+(copertina)+copia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5449290004658629586" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 181px; CURSOR: hand; HEIGHT: 270px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S5_EYz3Dq9I/AAAAAAAACJI/1dgk8vcmEB0/s320/Libro+La+Favola+di+Cristo+di+Luigi+Cascioli+(copertina)+copia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Si scopre così che la figura del Gesù "inventato" – nella ricostruzione di Luigi Cascioli – coincide in modo impressionante con Giovanni di Gamala (villaggio della regione del Golan), figlio di Giuda il Galileo e nipote del rabbino Ezechia, a sua volta discendente della stirpe degli Asmonei fondata da Simone, figlio di Mattia il Maccabeo. &lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;Quello che scandalizza è che si trattava di un nazareo, ma non nel senso che vorrebbe la Chiesa (abitante di Nazareth), bensì nel significato proprio del termine: un rivoluzionario, dunque un violento. I discepoli cercarono in seguiito di far derivare l’appellativo da Nazareth - è l'accusa - per confondere le acque. Ma dai Vangeli si vede che Nazareth è in cima a un monte e vicina al Lago di Tiberiade, mentre la vera Nazareth è in collina e dista quaranta chilometri dal lago. E la città di Gamala corrisponde perfettamente alla descrizione evangelica stranamente sfuggita alla censura lessicale e alla omologazione dei Vangeli ufficiali.&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;Dunque questo Giovanni di Gamala alias Gesù - secondo la stringente ricostruzione di Cascioli - era un fanatico rivoluzionario capo-banda degli Zeloti, vicini agli Esseni (quelli dei rotoli di Qumram), sorta di banditi ebrei armati (oggi li definiremmo terroristi) che uccidevano senza pietà anche donne e bambini, e si opponevano al dominio dei Romani con ogni mezzo. I discepoli erano in realtà i capi banda di tale movimento politico-militare. Lo scopo era evidentemente quello di cacciare i Romani e di instaurare un Regno di Israele con a capo come re la fazione zelota, cioè il Cristo stesso. Non per caso ironicamente definito dai soldati romani “Rex Judeorum”. In realtà era un pretendente, un candidato al Regno. &lt;/p&gt;Nonostante le censure, altre tracce eloquenti sono restate per errore nei Vangeli. Come l’episodio dei “discepoli” armati di spade all’Orto dei Getzemani, così non-violenti che uno di loro taglia di netto un orecchio ad un soldato. Naturalmente, erano duramente osteggiati anche dagli Ebrei. Praticavano il battesimo (Giovanni Battista), la comunione dei beni e vivevano secondo riti monastici sotto la guida dei Nazir o Nazirei o Nazareni. Siamo nel periodo delle Guerre Giudaiche.&lt;br /&gt;D’altra parte, tutto torna storicamente: il padre di Giovanni da Gamala-Gesù era Giuda il Galileo, personaggio realmente esistito citato dallo storico ebreo Giuseppe Flavio (che invece non cita Gesù), fondatore del movimento ribellistico zelota, ucciso durante una rivolta antiromana. E Giovanni-Gesù aveva, guarda caso, tre fratelli chiamati Giacomo, Simone e Kefas (ossia Pietro), come i principali apostoli. Giovanni di Gamala costituì con essi una banda armata in rivolta contro l'occupazione romana. Gli apostoli sarebbero stati in realtà dei guerriglieri, accoliti del movimento zelota e chiamati banda dei Boanerghes. Come se non bastasse, Giuda Iscariota deriverebbe il suo appellativo da sicario, mentre Simone zelota denuncerebbe l'appartenenza alla setta zelota.&lt;br /&gt;I soldati Romani davano loro la caccia, ma quelli affrontavano con gioia il patibolo o la croce nella certezza di avere come ricompensa dopo la morte una vita eterna di beatitudine, un po' come oggi i terroristi dell’Islam. Finché quel Giovanni-Gesù fu catturato nell'orto del Getsemani e crocifisso.&lt;br /&gt;Molte rivolte e azioni violente i primi Cristiani le organizzarono anche a Roma, dove a detta degli storici romani erano considerati come banditi rivoluzionari. Però, come capita a tutti i rivoluzionari, decenni dopo, una volta al potere, furono gli stessi capi della Chiesa che cancellarono ogni riferimento alle imbarazzanti origini rivoluzionarie e violente del loro movimento.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Dopo le prove fornite dalla “Favola di Cristo” sulla non esistenza di Gesù, come si può ancora credere che i racconti riportati sui Vangeli, pieni di contraddizioni e grossolanità, siano la biografia di un personaggio storico? Seguendo una fede cieca molti cristiani preferiscono mettere l'accento sul simbolismo contenuto nei testi. [E forse lo stesso papa Leone X sopra citato era tra questi. NdR]. Ma se tutto è simbolico – conclude Johannès Robyn, presidente dell'Unione degli Atei di Francia – che cosa resta allora del personaggio?" Di un personaggio-Dio, aggiungiamo, dal cui nome deriva la parola e la fortuna del Cristianesimo.&lt;br /&gt;Complemento efficace al lavoro di Cascioli ci è sembrata la &lt;a href="http://digilander.libero.it/marcoguidocorsini/neotest4.htm"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;ricostruzione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; di Marco Guido Corsini, secondo il quale sarebbe fondata l'origine egiziana del capopopolo sedicente Messia.&lt;br /&gt;La Chiesa cattolica, in risposta, obietta che non ci sono sicure fonti storiche su Giovanni di Gamala, e che quindi contrapposta alla "favola di Cristo" c'è la "favola di Cascioli".&lt;br /&gt;In quanto al libro “La favola di Cristo”, si può aggiungere che è molto avvincente, concatenato come un "giallo" storico "scientifico" e si rivela una miniera di notizie concatenate impressionanti. Un vero puzzle nel quale i vari tasselli vanno a inastrarsi in modo apparentemente perfetto. Se ne consiglia la lettura. Può essere acquistato presso la famiglia dell’&lt;a href="http://www.luigicascioli.eu/ita_come_acquistare.php"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;autore&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, insieme agli altri suoi libri.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo la scomparsa di Luigi Cascioli, riteniamo che questo ricordo possa essere l’omaggio più giusto a lui dovuto. Fu un grande uomo. Grazie alla sua tenacia, al rigore razionale, e all’erudizione di questo studioso coraggioso, profondo conoscitore dei testi dei Vangeli e della Bibbia, che proprio lui ha dimostrato essere stata scritta in tempi molto più recenti di quanto racconta la leggenda. A lui va il nostro ricordo e la nostra ammirazione.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;IN MEMORIA DI LUIGI CASCIOLI&lt;br /&gt;di Peter Boom .&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Luigi Cascioli, nato il 16 febbraio 1934 a Bagnoregio (VT) è deceduto ieri nella sua casa di Roccalvecce (VT), e con lui abbiamo perso un appassionato ed erudito storico, specializzato soprattutto nel primo periodo cristiano.&lt;br /&gt;Aveva scritto e pubblicato tre libri "La favola di Cristo" (inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù), "La morte di Cristo" e "La statua nel viale", dei quali sono stati stampati versioni in diverse lingue.&lt;br /&gt;Attraverso approfonditi studi aveva dimostrato che Cristo non era mai esistito ed aveva a proposito denunciato la Chiesa Cattolica, nella persona di Don Enrico Righi, parroco-rettore della ex.Diocesi di Bagnoregio per abuso della credulità popolare (Art. 661 C.P.) e per sostituzione di persona (Art. 494 C.P.).&lt;br /&gt;Ateo convinto, Luigi Cascioli (http://www.luigicascioli.eu) aveva voluto attaccare il cristianesimo con questa denuncia contro la Chiesa Cattolica, sostenitrice di un'impostura costruita su falsi documenti, quali la Bibbia ed i Vangeli, che aveva imposto con la violenza dell'inquisizione e con il plagio ottenuto con l'esorcismo, il satanismo ed altre superstizioni. Ultimamente Luigi Cascioli stava preparando un nuovo libro riguardante Fatima, da lui denominato altro grande imbroglio superstizioso-finanziario.&lt;br /&gt;Luigi Cascioli, un uomo coraggioso, fino all'ultimo sulla breccia per divulgare le Sue idee, le Sue tesi storiche, delle quali si parlerà ancora a lungo.&lt;br /&gt;Il Libero Pensiero vola ben oltre la morte terrena e questa consapevolezza ci dà la forza di esporre sempre con grande apertura mentale e la massima onestà le nostre idee. Non abbiamo dogmi e sappiamo tutti di poter sbagliare, ma siamo ben convinti che non si possa imbrigliare il nostro pensiero. Di questo fu grande testimone il filosofo Giordano Bruno, immolato dopo atroci torture sul rogo dall'Inquisizione cattolica. Oggi il rogo o la pena di morte, almeno nei paesi di civiltà occidentale non esiste quasi più, ma altri metodi perniciosi per bloccare il Libero Pensiero persistono, bloccando l'informazione su certe idee, frutto di lunghi studi, come quella di Luigi Cascioli sulla non esistenza di Gesù. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;FOTO. Il cristologo Luigi Cascioli in una conferenza a Venezia dello scorso anno.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-7924939717313109381?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/7924939717313109381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=7924939717313109381' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7924939717313109381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/7924939717313109381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/03/il-laico-luigi-cascioli-lo-studioso-che.html' title='Il laico Luigi Cascioli, lo studioso che ha dimostrato che Gesù non è mai esistito'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S6U7MlzYV9I/AAAAAAAACJ4/DqWuasCONpE/s72-c/Luigi+Cascioli+(conf+a+Venezia)(NV+2010).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8904740841179993668</id><published>2010-03-08T18:37:00.010+01:00</published><updated>2010-03-25T00:36:50.801+01:00</updated><title type='text'>L’intelligenza di Pannunzio, liberale coraggioso, creatore di idee e grandi giornali</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S5U2lhPvkBI/AAAAAAAACII/tpuahplw3pk/s1600-h/Il+Mondo+primo+numero+mezza+pag.jpg"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446319342581944338" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 203px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S5U2lhPvkBI/AAAAAAAACII/tpuahplw3pk/s320/Il+Mondo+primo+numero+mezza+pag.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;Chi crede che un liberale non debba essere coraggioso e anticonformista, e che anzi la razionalità, cioè senso critico ed equilibrio, si risolva alla fin fine in una moderazione dell'intelligenza – come accade ai troppi conservatori che per vergogna oggi si definiscono "liberali" – non ha capito nulla del Liberalismo, e neanche di Cavour e Pannunzio.&lt;br /&gt;Li accostiamo a ragion veduta, e non solo perché Pannunzio teneva dietro la scrivania tra i lari protettori il ritratto di Cavour, come del resto anche Parri. Ma perché ebbero molto in comune, compresi una vita intensa e breve che li abbandonò poco dopo i 50 anni, il coraggio e la fantasia senza limiti, la versatilità e il pragmatismo, e soprattutto il Liberalismo come ragione di vita, nutrito non di egoismo, interessi personali o visioni grette e meschine della società e dell’economia, ma di alti e severi ideali etici, apertura verso tutti i nuovi diritti di libertà, riformismo concreto, altruismo sociale, rispetto pignolo per le "regole". &lt;br /&gt;Ed entrambi, Cavour e Pannunzio, pur essendo ufficialmente dei moderati, con intelligenza arrischiata e spregiudicata, nient’affatto moderata, crearono e diffusero idee nuove, originali formule ideologiche e politiche, programmi, scenari, e giornali innovativi. E per questo entrambi piacquero a tanti, tantissimi, i più intelligenti e aperti, ma dispiacquero con la propria modernità e il pensiero di tipo "europeo", assai poco italiano, ai molti provinciali di casa nostra, ancorché sedicenti "liberali", affetti da quella ben nota ottusità municipale che ci portiamo dietro dal Medioevo.&lt;br /&gt;Ed entrambi nacquero a 100 anni esatti di distanza, Cavour nel 1810, Pannunzio nel 1910. E in fondo, a ben vedere, sono stati il primo e l’ultimo esponente del Risorgimento.&lt;br /&gt;Cosicché appare felice l’intuizione del Centro Pannunzio di Torino di celebrarli insieme, in un anno che oltre al centenario della nascita di Pannunzio (nato il 5 marzo) vede anche il bicentenario di Cavour (10 agosto), vero e unico geniale Padre della Patria che fece 150 anni fa, quasi da solo, per la Nuova Italia quello che ancora o perfino oggi - scusate il paradosso - non sarebbe possibile fare.&lt;br /&gt;Due modelli esemplari, Pannunzio e Cavour, del vero essere, pensare e soprattutto "fare" liberale, che domani, martedì 9 marzo, alle ore 17,30 nell’Aula Magna dell’Università di Torino saranno al centro d’un importante convegno organizzato dal Centro Pannunzio (istituto di cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati nel 1968) sul tema "Pannunzio, il Risorgimento, Cavour", con l’alto patronato del Presidente della Repubblica.&lt;br /&gt;Con l’occasione, le Poste italiane hanno stampato un francobollo commemorativo di Mario Pannunzio (vedi immagine), con uno speciale annullo negli uffici postali di Torino e Lucca, sua città natale.&lt;br /&gt;In attesa di adeguate celebrazioni per Cavour e per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la figura di Mario Pannunzio, ingiustamente considerato da alcuni solo "un grande direttore di giornali", meritava questo ricordo.&lt;br /&gt;Grande direttore di giornali, certo, ma soprattutto politico originale (tra l'altro fu tra i fondatori del Partito liberale italiano e poi del Partito Radicale), uomo di cultura grande e di grande versatilità, dotato di un non comune senso etico ed estetico, Pannunzio dimostrò che essere liberali (e liberali veri, non conservatori mediocri, come molti oggi in realtà sono) vuol dire anche essere pieni di creatività, intuizione ed eleganza, cioè di intelligenza. Un modello per tutti noi.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S5U3SigSfyI/AAAAAAAACIQ/AkrIvWPpKBc/s1600-h/Francobollo+centenario+Pannunzio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446320116013891362" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 300px; CURSOR: hand; HEIGHT: 223px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S5U3SigSfyI/AAAAAAAACIQ/AkrIvWPpKBc/s320/Francobollo+centenario+Pannunzio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un uomo, poi, di personalità complessa e di molteplici interessi. Non come alcuni che non sapendo far nulla nella vita si buttano in politica o nel giornalismo, perché in questi due campi in Italia non ci sono filtri di merito se hai le raccomandazioni adeguate. Insieme italiano e anti-italiano, pigro amante delle comodità, ma al bisogno febbrilmente attivo e senza risparmio, bon-vivant, frequentatore di caffè ed esteta, ma non come il solito italiano parolaio, inconcludente e pronto a tutto – Franza o Spagna, purché se magna – bensì come un anglosassone severo, perfezionista, idealista e attivista, amante certo dei piaceri ma dotato di altissimo rigore morale, insomma semmai della pasta dei Salvemini, degli Einaudi, degli Ernesto Rossi, dei Cavour. Dopodiché, diamogli pure l’etichetta del versatile dilettante di genio, ma non con l’ironia sbagliata che vi mettono certi Italiani.&lt;br /&gt;A chi sa vedere, basta non leggere ma guardare le vecchie copie del &lt;em&gt;Mondo&lt;/em&gt; per dimostrare che Pannunzio era anglosassone. Quel carattere tipografico con le "grazie" quadrate larghissimo e nero, che poi passò quasi per il tipico carattere "razionale" e quindi "liberale", al centro della testata un disegno grafico inusitato in Italia, l’uso degli spazi bianchi e delle grandi foto, non sempre collegate all’articolo, ma spesso esse stesse articoli di contrappunto, e infine l’accostamento pragmatico di autori diversi e tesi diverse in un continuo confronto dialettico, pur nei confini dell’idea liberale. Il più bel settimanale che l’Italia abbia mai avuto, così come il &lt;em&gt;Risorgimento liberale&lt;/em&gt; era stato a detta di tutti, perfino degli avversari, il più bel quotidiano politico.&lt;br /&gt;Il &lt;em&gt;kalos kai agathos&lt;/em&gt;, il bello è buono, erano connaturati alla sua personalità. Del resto faceva tranquillamente il regista quando la caduta del Fascismo lo colse - guarda caso, al posto giusto - nella redazione di un giornale. Fu lui a stilare nell’Italia appena risvegliatasi dopo la caduta del fascismo il primo comunicato del &lt;em&gt;Messaggero&lt;/em&gt; "libero", un comunicato del resto stupendamente crociano, al tempo in cui anche i liberali che non erano Croce sapevano scrivere almeno i comunicati stampa. Così cambiò la sua vita: lasciò la manovella della macchina da presa e creò il più bel quotifiano di partito mai visto in Italia.&lt;br /&gt;Poi sarebbe venuto il &lt;em&gt;Mondo&lt;/em&gt; (1949), il settimanale o piuttosto il "centro-studi" di una vera, nuova, Nuova Italia erede del Risorgimento, fondata sulla laicità, sulle riforme liberali, sulla dignità, sull'Europa, sulla scienza, sull'estensione dei diritti e delle libertà anche ai nuovi ceti emergenti, sul superamento dei falsi steccati politici che giustificavano già allora un bipolarismo illiberale: da una parte i democristiani (in realtà spesso clerico-fascisti), dall'altra i comunisti infiltrati dall'Unione Sovietica. Con liberali, repubblicani, socialdemocratici, post-azionisti e radicali, ottusamente divisi da posizioni sbagliate (si pensi all'alleanza del PLI con l'Uomo qualunque), rissosi, intimiditi, frazionisti, l'uno contro l'altro armati, anziché fare fronte comune.&lt;br /&gt;Più di qualsiasi altro partito, il "partito" del &lt;em&gt;Mondo&lt;/em&gt; colpì a Destra e a Sinistra, sul corporativismo della mefitica "società all'italiana", sulle speculazioni dei "palazzinari", la corruzione del boom economico, la distruzione dell'ambiente (Cederna), l'equivoco sottoculturale e provinciale del "conservatorismo" verniciato di finto iberalismo, sulla Sinistra estrema spacciata per "progresso" e "libertà", sulla sintesi tra le varie anime della tradizione liberale, da Croce a Einaudi, l'azionismo e il radicalismo democratico, da Rossi a Salvemini.&lt;br /&gt;Una sintesi che riuscì solo a Pannunzio, non solo sul piano giornalistico ma anche ideologico e culturale, prova che il &lt;em&gt;Mondo&lt;/em&gt; e il suo direttore non erano scatole vuote, &lt;em&gt;empty boxes&lt;/em&gt;, come i giornali fatui, buonisti perché opportunisti di oggi, pronti a cambiare articolo e tesi per volere del pubblicitario o del politico di turno, ma avevano idee forti, orizzonti aperti, vasta cultura, poderosa intelligenza, e i mezzi della psicologia della comunicazione che solitamente difettano nell'Italia della Controriforma, ancorché sedicente "liberale".&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Ma fu l'apertura al costume, alle idee e alla migliore cultura europea e americana, comprese la musica e il cinema, come testimoniano le grandi firme di collaboratori stranieri e italiani (anche Ennio Flaiano, nato lo stesso giorno e lo stesso anno di Pannunzio, e a lui molto simile per alcuni tratti), le rubriche e le corrispondenze degli inviati, oltre ai famosi "Convegni del Mondo", a fare del &lt;em&gt;Mondo&lt;/em&gt; il giornale italiano più aggiornato e di maggior prestigio, anche se non certo il più diffuso.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;E perciò, oggi appaiono patetici, anzi provocatori, i tentativi da Destra e Sinistra, e perfino da qualche conservatore clericale che ai tempi del &lt;em&gt;Mondo&lt;/em&gt; avrebbe letto certi suoi editoriali e commenti con aperto fastidio, di accaparrarsi le spoglie imbalsamate dell'unico uomo geniale che ha espresso l'editoria politica in Italia. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;IMMAGINI. 1. Il primo numero del settimanale Il Mondo. 2. Il francobollo commemorativo di Pannunzio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-8904740841179993668?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/8904740841179993668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=8904740841179993668' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8904740841179993668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8904740841179993668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/03/lintelligenza-di-pannunzio-liberale.html' title='L’intelligenza di Pannunzio, liberale coraggioso, creatore di idee e grandi giornali'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S5U2lhPvkBI/AAAAAAAACII/tpuahplw3pk/s72-c/Il+Mondo+primo+numero+mezza+pag.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-5932038197208023083</id><published>2010-02-05T23:22:00.003+01:00</published><updated>2010-03-08T23:30:47.047+01:00</updated><title type='text'>Veronesi: la religione impedisce di ragionare ed è incompatibile con la scienza</title><content type='html'>Tra qualche secolo l'uomo si meraviglierà di come i suoi antenati possano per migliaia di anni aver creduto, i più per ignoranza e irrazionalità, ma altri per cinico calcolo di potere, alle favole delle religioni, a tal punto da invadere nuove terre per colonizzare in nome di un Dio inventato, inviare esploratori e missionari per convertire con la violenza, scatenare guerre, uccidere, torturare, o anche semplicemente condannare chi non credeva o credeva in modo diverso, e sempre comunque censurando, limitando le libertà, condizionando la vita sociale, politica, economica o civile degli esseri umani, in base a contraddittorie, mai provate e infantili leggende, così improbabili che se avessero riguardato altri campi del pensiero sarebbero state derise come cosa da stupidi.&lt;br /&gt;Ebbene, questa è la Storia degli uomini, e non è certo un aspetto entusiasmante del nostro "pensiero".&lt;br /&gt;Anzi, c'è da stupirsi se in qualche modo la logica, la razionalità e le scienze abbiano potuto sopravvivere e, almeno negli ultimi secoli, progredire. Perché - storia e psicologia lo dimostrano - la religione porta al non pensare, anzi presuppone fin dall'inizio l'impossibilità di ragionare liberamente, com'è tipico dell'intelligenza umana, che è libera, sempre critica, fondata sul dubbio, sulle scoperte da accertare o smentire in continuazione.&lt;br /&gt;La religione, perciò, come tipica "cosa da stupidi", nel senso letterale, in quanto porta al non pensiero. Infatti, che cosa si può ritenere, per fare un esempio, di chi crede che davvero una vergine Maria sia stata fecondata, pur rimanendo vergine, dopo l'annuncio di un angelo, e partorendo per di più un uomo-dio che poi resusciterà dopo la morte? Solo un centesimo di tali fantasie, se applicato ad una qualsiasi attività umana, porterebbe al discredito totale della persona, con conseguenze anche drammatiche per il suo lavoro (non superamento dei test attitudinali, licenziamento) e per la sua stessa vita (ospedali psichiatrici, carcere ecc).&lt;br /&gt;La religione, qualunque religione, è invece ancor oggi un assurdo porto franco delle fantasie più sfrenate e infantili, senza conseguenze di nessun tipo per i credenti. Anzi, anche se in calo, appare ancora sorretta da consenso sociale e valutazione positiva. Certo, sarebbe sbagliato e inutilmente offensivo prendersela con l'ultimo dei credenti, ma è evidente una disparità iperbolica di trattamento e di reazioni psico-sociali tra le religioni e, per esempio, le ideologie, le credenze filosofiche, perfino la conoscenza scientifica.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E a proposito del confronto tra religione e scienza, lo scienziato Umberto Veronesi in un'intervista a Sky Tg24 Pomeriggio ha di recente affermato che "la religione impedisce di ragionare".&lt;br /&gt;"La religione, per definizione, è integralista - ha spiegato Veronesi - mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità. La religione impedisce di ragionare mentre la scienza vive nella ricerca della verità. Sono mondi molto lontani".&lt;br /&gt;Umberto Veronesi, nel corso di Sky Tg24 Pomeriggio, ha spiegato i motivi che, da scienziato, lo hanno portato ad allontanarsi dalla fede. "Scienza e fede non possono andare insieme - ha affermato il chirurgo oncologo, secondo una nota dell'agenzia Ansa - perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti".&lt;br /&gt;Secondo Veronesi, infatti, la religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. In sostanza - è la sua tesi - si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l'uno dall'altro, che non possono essere abbracciati tutti e due contemporaneamente.&lt;br /&gt;Nel corso della trasmissione l'oncologo ha poi rivelato di venire da una famiglia religiosissima. "Ho recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni", ha ricordato. Ma ha detto di aver deciso di allontanarsi, nei primi tempi con grande difficoltà, dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni. "Perché - ha concluso - mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico". (da Ansa, 4 feb 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-5932038197208023083?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/5932038197208023083/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=5932038197208023083' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/5932038197208023083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/5932038197208023083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/02/veronesi-la-religione-impedisce-di.html' title='Veronesi: la religione impedisce di ragionare ed è incompatibile con la scienza'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8604094758210976494</id><published>2010-01-27T14:36:00.006+01:00</published><updated>2010-02-24T11:07:27.994+01:00</updated><title type='text'>“Ebrei italiani salvi in Palestina? Meglio di no” disse il futuro papa Giovanni, il “buono”</title><content type='html'>La Giornata della Memoria, nata per ricordare l’Olocausto degli Ebrei, senza loro colpa perseguitati dai nazisti (antisemiti), così come in precedenza erano stati perseguitati dalla Chiesa cattolica (antigiudaica, più che antisemita), è diventata uno stanco rituale che ricorda più l’ingiustizia subita e il dolore delle vittime che le azioni concrete e l’odio dei persecutori. Insomma, è una memoria che finisce ancora una volta per riaprire ferite e ritorcersi paradossalmente contro le vittime.&lt;br /&gt;Sarà bene, perciò, proprio oggi, ricordare le opere o le omissioni di coloro che a qualunque titolo, soli davanti alla propria coscienza, contribuirono alla tragedia. Sono noti i silenzi, malgrado i messaggi allarmati di nunzi e vescovi, di papa Pio XII Pacelli, non giustificabili da nessuna "prudenza". Ve lo immaginate Gesù il Nazareo, ammesso che sia mai esistito, che non parla per non inimicarsi i giudici del Sinedrio o i mercanti del Tempio?&lt;br /&gt;Meno note, invece, sono le reazioni di altri prelati cattolici. Anche di quelli più insospettati.&lt;br /&gt;Per esempio, il futuro "Papa buono" Angelo Roncalli – non ricordiamo se fatto già "beato" o "santo", visto che la Chiesa di Roma, in piena crisi, elargisce gratificazioni post mortem a quasi tutti i papi recenti – era nunzio apostolico di papa Pio XII a Istanbul. Ebbene, il 4 settembre 1943, in piena occupazione nazista, rispose con una lettera a dir poco imbarazzante, se non terribile, alle richieste insistenti che giungevano da tutte le parti al Vaticano perché si adoperasse per favorire l’esodo degli ebrei dall’Italia, allo scopo di salvarli facendoli rifugiare nella Terra dei loro avi, dov’era l’antico Israele.&lt;br /&gt;La sconvolgente lettera al cardinal Maglione, Segretario di Stato vaticano, da parte di colui che in vecchiaia sarebbe diventato papa Giovanni XXIII, "il papa buono" tanto caro alle vecchiette e ai bambini, giudicata a posteriori rappresenta obiettivamente un contributo non volontario ma certo non secondario alla fine ingiusta di molti ebrei italiani. Fatto sta – ricorda crudamente il &lt;a href="http://www.blogger.com/“Ebrei%20italiani%20salvi%20in%20Palestina?"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;sito&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; di Gherush92 che ha l’ha diffusa – che un mese dopo la lettera di Roncalli furono deportati per finire nei forni crematori nazisti molti ebrei del Ghetto di Roma. Per tacere degli altri ebrei italiani e di tutta Europa.&lt;br /&gt;Ecco il testo (tratto, riporta il sito, da &lt;em&gt;"Actes et documents du Saint Siège relatifs à la seconde Guerre Mondiale", vol. 9, n.324&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Le délégué apostolique à Istanbul Roncalli au cardinal Maglione&lt;br /&gt;Rap. Nr. 4344 (A.E.S. 6077/43. orig.)&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Instanbul, 4 septembre 1943&lt;br /&gt;Demande d’une démarche en faveur des Juifs Italiens; doutes du Délégué sur l’utilité d’une immigration en Palestine.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Faccio seguito al mio devoto rapporto n. 4332 in data 20 agosto u.s. trasmettendo altre domande che mi vengono sottoposte a favore di israeliti.&lt;br /&gt;La seconda di queste tende ad ottenere l'intervento della Santa Sede perché sia facilitata l'uscita di numerosi ebrei dal territorio italiano: e modifica le altre già fatte nelle mie note precedenti ai numeri 1, 3, 4, 5.&lt;br /&gt;Confesso che questo convogliare, proprio la Santa Sede, gli ebrei verso la Palestina, quasi alla ricostruzione del regno ebraico, incominciando al farli uscire d'Italia, mi suscita qualche incertezza nello spirito.&lt;br /&gt;Che ciò facciano i loro connazionali ed i loro amici politici lo si comprende. Ma non mi pare di buon gusto che proprio l'esercizio semplice ed elevato della carità della Santa Sede possa offrire l'occasione o la parvenza a che si riconosca in esso una tal quale cooperazione almeno iniziale e indiretta, alla realizzazione del sogno messianico.&lt;br /&gt;Tutto questo però non è forse che uno scrupolo mio personale che basta aver confessato perché sia disperso. Tanto e tanto è ben certo che la ricostruzione del regno di Giuda e di Israele non è che un'utopia.&lt;br /&gt;Angelo Rocalli"&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E in quanto alla "utopia" della "ricostruzione del regno di Giuda e di Israele", neanche papa Giovanni, magari "santo" ma certo antigiudaico, è stato buon profeta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-8604094758210976494?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/8604094758210976494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=8604094758210976494' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8604094758210976494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/8604094758210976494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/01/ebrei-italiani-salvi-in-palestina-mai.html' title='“Ebrei italiani salvi in Palestina? Meglio di no” disse il futuro papa Giovanni, il “buono”'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-1139942112038121883</id><published>2010-01-21T23:57:00.010+01:00</published><updated>2010-01-23T18:05:57.342+01:00</updated><title type='text'>Addio (è il caso di dirlo) Stato laico e liberale. La Croce privilegiata, ma fuori legge</title><content type='html'>Una pagina nera per la laicità dello Stato italiano che ci porta indietro di secoli, un duro colpo alla libertà religiosa che è fatta soprattutto di uguaglianza formale tra le confessioni e le idee filosofiche, uno schiaffo al liberalismo che è &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;la teoria del limite dei diritti perché tutti i diritti siano riconosciuti a tutti&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. Se un ateo, un islamico o un buddista non può imporre agli altri nei luoghi pubblici, coattivamente, non solo il proprio credo ma anche i suoi simboli esteriori, perché solo al cattolico dovrebbe essere consentita questa &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;prepotenza&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;?&lt;br /&gt;Che è accaduto? In pratica, il CSM, organo di autotutela dei giudici, condannando il giudice Luigi Tosti alla massima pena, la radiazione dalla magistratura, ha stabilito in pratica che la religione cattolica è l'unica religione che può esporre il proprio simbolo, anche coattivamente, nei luoghi pubblici, come sono le aule dei Tribunali in udienza.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;L'ostensione forzata del crocifisso nei locali pubblici, recente costume italiano e solo italiano, è un privilegio inaccettabile&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt; per qualunque liberale: di destra, di centro o di sinistra che sia. Perché tocca la base stessa del Liberalismo: la libertà religiosa, la libertà delle idee, la libertà di propaganda delle idee. Tanto più, poi, se la contestazione di questo assurdo monopolio è accompagnata da sanzioni, e gravissime, come questa.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ma deve essere problematica anche per un vero cattolico, il quale sa che il Dio in cui crede non ha certo bisogno di imporsi con la violenza, né di ostentare simboli, croci, immagini e abiti talari che a lui più o meno abusivamente si collegano. E, anzi, se davvero esistesse, se la riderebbe del "paganesimo" dei suoi adepti, che come i selvaggi della Patagonia adorano feticci materiali fatti di legno, carta, marmo e bronzo, anziché sentire la religione nella propria coscienza. Un vizietto antico: l'accusa alla Chiesa di Roma di idolatria e feticismo fu una delle cause della separazione dei Protestanti.  Dice infatti la Bibbia: "Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo... Non ti prostrare davanti a loro e non li adorare" (Esodo 20,1-17).&lt;br /&gt;In quanto al giudice Tosti, da quattro anni senza funzioni e senza stipendio, deve essere uno di quei pignoli moralisti e ostinati "provocatori" che fanno di tutto per cercarsele. Qualcosa deve essersi rotto in lui se ha deciso di immolarsi per dare scandalo. Non erano i primi cristiani a sostenere che è opportuno che gli scandali avvengano?&lt;br /&gt;Per niente accomodante, questo piccolo grande uomo ha condotto la sua difesa all'antica, solo sui princìpi. Con la conseguenzialità logica e ingenua d'un &lt;em&gt;Candide&lt;/em&gt; che però sa tutto di diritto e ha letto il Platone che parla di Socrate. Sembra uno di quegli eroici protestanti che fecero la Riforma. Sono queste le persone che portando le cose alle estreme conseguenze rendono le ingiustizie insopportabili anche all'ottuso uomo della strada e scatenano i cambiamenti.&lt;br /&gt;Luigi Tosti si era più volte rifiutato di tenere udienza sotto il simbolo del crocifisso. E non certo in odio o spregio di questo simbolo, ma perché consapevole della violazione patente dell'uguaglianza tra le religioni che l'esposizione di quel simbolo rappresenta. Il crocifisso nei locali pubblici, che non c'era nell'Italia liberale, oltretutto è fuori legge, in senso letterale. Infatti, &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;non è previsto da nessuna legge&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;, ma da un vecchio regolamento ministeriale che parla nientemeno di "arredi".&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Che fare? Se non si vuole eliminre il tipico crocifisso cattolico - ha argomentato Tosti col lucido buonsenso che ricorda Voltaire - allora lo si affianchi in modo liberale con i simboli delle altre religioni, per esempio la menorah ebraica, la mezzaluna islamica, la croce dei protestanti, e così via fino a comprendere buddismo, induismo, confucianesimo e anche l'ateismo.&lt;br /&gt;Macché, deve essere monopolio, posizione dominante (con relativi abusi, da decenni, da secoli), violenza psicologica, convincimento e suggestione forzata verso i bambini delle scuole. Una persuasione occulta, subliminale che davvero ricorda i secoli bui del fanatismo medievale.&lt;br /&gt;Per capire a quale analogia deve riferirsi la ratio liberale, invece, si ricordi che nel mercato libero i monopoli e le posizioni dominanti sono lo spauracchio numero uno, il nemico vero del liberalismo (cfr Einaudi, Ernesto Rossi ecc). E infatti vengono perseguite molto severamente dal Garante e dalle norme di legge. La concorrenza, quindi, deve esserci anche nell'ostensione dei simboli nei locali pubblici: è un principio fondamentale del liberalismo.&lt;br /&gt;Il liberalismo stesso nacque e si rafforzò proprio come libertà religiosa.&lt;br /&gt;Quindi il coraggioso giudice Tosti, al quale va l'ammirazione e la solidarietà del &lt;em&gt;Salon Voltaire&lt;/em&gt;, ha fatto benissimo a incaponirsi su una questione di principio di tale portata. E ci meravigliamo che i giudici del CSM siano ingenuamente caduti nel tranello costituzionale. Adesso il giudice Tosti adirà la Corte di Cassazione, e poi la Costituzionale, dove ha buone probabilità di vincere. Ma se non bastasse c'è sempre il Tribunale europeo per i Diritti dell'Uomo che ha già condannato lo Stato italiano per una questione analoga.&lt;br /&gt;Dispiace, però, che ancora una volta, la cosiddetta "patria del diritto" collezioni brutte figure giuridiche a livello internazionale, neanche fosse diventata il Nicaragua o il Burkina Faso.&lt;br /&gt;Ma come, con tutti i mali prodotti dal fondamentalismo islamico, ora la religione cattolica si mette ad imitarlo, tornando ai suoi, mai dimenticati, nefasti, tempi passati?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;NICO VALERIO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha rimosso il giudice Tosti dall'ordine giudiziario. Di fronte all'alternativa postagli dal coraggioso giudice di rimuovere i crocifissi dalle aule giudiziarie o di rimuovere lui, ha scelto di cacciarlo fuori dall'ordine del magistrati. Questo gravissimo avvenimento che segna di lutto per la laicità dello Stato la giornata di oggi è contemporaneo al ricorso del governo italiano, a suo tempo annunziato dal Ministro Gelmini, alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che dava ragione ai genitori di Padova che avevano contestato la presenza del Crocifisso in una aula scolastica.&lt;br /&gt;Non ho dubbi che il giudice continuerà la sua battaglia, e spero moltissimo in un grande sostegno popolare, dal momento che difende la nostra stessa libertà.&lt;br /&gt;Il Paese in cui avviene questo è lo stesso in cui medici cattolici dei pubblici ospedali del servizio sanitario nazionale possono rifiutarsi di praticare l'aborto perchè obiettori di coscienza, senza dover rinunziare al loro posto di lavoro ed al loro stipendio. La pretesa di imporre i crocifissi nei pubblici uffici è stata sempre talmente priva di ragione da essere giustificata come parte dello "arredo" dei locali, oppure come espressione della "cultura" nazionale. Questa seconda giustificazione è ufficialmente sostenuta dal Vaticano il quale si rende conto che non esistono ragioni per imporre erga omnes il simbolo della religione cattolica.&lt;br /&gt;La religione è essenzialmente un fatto privato e non può essere imposta a tutti. Gli uffici pubblici sono aperti a persone di ogni fede religiosa e convincimento filosofico. Tutti non possono subire la presenza di un simbolo che appartiene soltanto ai credenti cristiani.&lt;br /&gt;In Italia, dal 1870 al 1929 [il crocifisso] non è mai esistito nei pubblici uffici, ed in Europa non esiste quasi dappertutto. La pretesa tutta italiana di imporne la presenza arrivando financo a punire coloro che non lo espongono è coerente con la ossessione identitaria della destra, con la voglia di fare del crocifisso un simbolo del conflitto di civiltà, uno strumento per affermare la primazia dell'Occidente sull'Islam e su ogni altra cultura.&lt;br /&gt;La decisione del CSM contribuisce oggettivamente a dare manforte agli attacchi contro la laicità dello Stato ed i diritti delle persone che si sono manifestati ed hanno provocato momenti di grande tensione nella questione del testamento biologico, dei diritti delle coppie omosessuali al loro riconoscimento giuridico, del diritto ad una procreazione sana e libera da oscurantismi religiosi.&lt;br /&gt;Il fronte della laicità è indebolito ed in preda al marasma. Il Partito Radicale che è stato tra i più coerenti sostenitori di Tosti probabilmente non interverrà con la dovuta forza dal momento che la signora Bonino, candidata al governatorato del Lazio, dovrà blandire l'elettorato cattolico, ed il PD non è più in grado di connettere e di stare dietro una razionale linea di condotta, essendo in preda a pulsioni diverse e contrapposte. L'operazione Crocifisso diventa pienamente una operazione della destra ed un momento dell'affermazione della sua "cultura" oscurantista e lesiva dei diritti.&lt;br /&gt;Meraviglia non poco il comportamento del CSM, che difende a spada tratta l'indipendenza del potere giudiziario dal Governo e dallo stesso Parlamento ed allontana dai suoi ranghi un suo coraggioso esponente che la vorrebbe indipendente anche dal dominio clericale. Rifiutandosi di rimuovere i crocefissi dalle aule giudiziarie compie una prevaricazione sul senso di giustizia e sulla indipendenza del servizio giudiziario dello Stato.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;PIETRO ANCONA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;.&lt;br /&gt;Fonti: &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_22/csm-rimozione-giudice-tosti-crocefisso-aula_152fed4c-0753-11df-8946-00144f02aabe_print.html"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo471887.shtml"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;TgCom Mediaset&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/%20http://www.spazioamico.it/"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;BlogAncona&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19314804-1139942112038121883?l=salon-voltaire.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/feeds/1139942112038121883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=19314804&amp;postID=1139942112038121883' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/1139942112038121883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/19314804/posts/default/1139942112038121883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salon-voltaire.blogspot.com/2010/01/addio-e-il-caso-di-dirlo-stato-laico-e.html' title='Addio (è il caso di dirlo) Stato laico e liberale. La Croce privilegiata, ma fuori legge'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-19314804.post-8178079334136900073</id><published>2010-01-21T22:25:00.011+01:00</published><updated>2010-01-25T14:10:26.830+01:00</updated><title type='text'>Via Craxi? Non solo, ma via anche il craxismo, e per sempre, dalla politica italiana</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:verdana;font-size:70%;color:#3333ff;"&gt;L'Italia può insegnarci qualcosa? Dopo le celebrazioni per il decennale della morte di Bettino Craxi, la domanda appare più che mai legittima. Si potrebbe pensare a Craxi come a una figura scomoda che i leader italiani di oggi vorrebbero dimenticare. Ma, invece di cancellarne il ricordo, le autorità di Roma hanno deciso di onorarlo con una cerimonia a cui ha partecipato anche il presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Forse non c'è nessun altro episodio che illustra altrettanto bene la tolleranza italiana nei confronti della corruzione e dell'illegalità. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2010/jan/24/italy-corruption-wealth-gdp-berlusconi"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:70%;color:#3333ff;"&gt;THE GUARDIAN&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:verda
